Nodier Charles

La monaca insanguinata

Autore: 
Nodier Charles

Dodici racconti di Charles Nodier (1780-1844), bibliotecario e scrittore francese decisamente dimenticato, curati e tradotti da Riccardo Reim: sono pezzi caratterizzati da un discreto moralismo gotico, espressione d'un'epoca in cui si cercava disperatamente di tornare all'ordine dopo le violenze e gli omicidi del periodo rivoluzionario francese. Figlio d'un giudice del tribunale del Terrore, scosso sin dalla giovinezza da tutto quel sangue e dalla quotidianità atroce delle morti violente, Nodier sembra cercare di esorcizzare il male dandogli senso nella fantasia: riallineandolo, per così dire, e controbilanciandolo, mostrando sempre una vittoria del bene, della temperanza, dell'onestà, del rispetto e della correttezza. Per questo, va da sé, i suoi spettri sono molto più credibili, terreni e quotidiani: chi muore non si dà pace sin quando non si ripristina l'equilibrio, chi muore non dà pace a chi tradisce o a chi fa del male. Confortante, vero?

“L'uomo” - scrive Antonio Veneziani, nella sua bella prefazione - “cerca l'immortalità e Charles Nodier lo sa bene, e da creatore di parole l'ha valorizzata, tanto da inoltrarsi oltre l'esistenza e fare dell'immateriale qualcosa di assolutamente materiale”. Scopriamo come. Il racconto eponimo è una storia spettrale classica, di grande impatto; il topos dell'anima in cerca di pace, del fantasma che infesta e spaventa soltanto per poter essere restituito all'eterno riposo, è giocato con disinvoltura e intelligenza. Corrisponde, idealmente, a “La strana apparizione”, in cui il padre di un aristocratico spagnolo appare al figlio soltanto per ordinargli di restituire il maltolto, e “Lo spettro e suo figlio”, in cui il padre di un borghese di Marsiglia torna dall'aldilà per rassicurare il rampollo: nessuno gli deve del denaro, veda di comportarsi con onestà. “Lo spettro di Olivier” gioca sulla stessa falsariga: due grandi amici, separati dalla morte, si ritrovano a combattere fianco a fianco per restituire verità e dignità a chi è stato ucciso. Nel sesto pezzo, “Storia del marito assassinato”, l'ucciso si fa capire dal fratello e pretende e ottiene giustizia, a dispetto del pallore della malafemmina che aveva sposato. Insomma: la giustizia è di questo mondo. Volendo.
 
“La cagnetta bianca”, il secondo pezzo, punta invece sul clichè del mistero del bosco: la morale sembra essere “non superate certi limiti”, sia nel territorio che nel vostro coraggio. In agguato c'è il demonio, stavolta puparo d'una feroce e misteriosa cagnolina. Stessa macabra tiritera nel “Castello sul lago”: inutile fare ironia e fare gli eroi, se il male c'è va rispettato e lasciato in santa pace, c'è poco da fare. Prenderne atto, ecco. Al limite. Ulteriore variazione del tema nel “Fantasma rosso”. Con tanto di espulsione a termine, come in certi sport odierni.
 
Il mio preferito rimane “La ragazza fiamminga strangolata dal diavolo”, il terzo racconto, ci accompagna ad Anversa, nel 1582: è una favola nera, gotica e moraleggiante, memento a evitare lussi, sprechi e capricci. Altrimenti il diavolo ti fa finire male (ci risiamo). Andrebbe consegnata in certe scuole borghesissime di mezzo Occidente, nell'età in cui le ragazzine sono ancora impressionabili e influenzabili. Diciamo tredici anni, forse dodici. Potrebbe rivelarsi un gran bel babau.
 
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In appendice, per la rubrica “Il nero e il fantastico in Italia”, ecco “La confessione postuma” di Remigio Zena (1850-1917), originariamente apparso sull' “Almanacco delle famiglie cristiane” nel 1897. Invece, per la rubrica “I classici a fumetti”, a cura di Paolo Di Orazio, c'è un omaggio al “Nosferatu” di Murnau scritto da Alfredo Castelli e Marco Baratelli e illustrato da Grugef, apparso su “Horror” numero 4 del marzo 1970. Paura, eh?
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Charles Nodier (Besançon, Doubs 1780 – Parigi, 1844), bibliotecario e scrittore francese.
 
Charles Nodier, “La monaca insanguinata”, Coniglio, Roma 2010. A cura di Riccardo Reim. Con un'appendice a fumetti di Paolo Di Orazio. Prefazione di Antonio Veneziani. Collana “Racconti di fantasmi”, 2.
 
Approfondimento in rete: WIKI It
 
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Aprile 2010.
ISBN/EAN: 
9788860632371

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Dodici racconti di Charles

Dodici racconti di Charles Nodier (1780-1844), bibliotecario e scrittore francese decisamente dimenticato, curati e tradotti da Riccardo Reim: sono pezzi caratterizzati da un discreto moralismo gotico, espressione d'un'epoca in cui si cercava disperatamente di tornare all'ordine dopo le violenze e gli omicidi del periodo rivoluzionario francese. Figlio d'un giudice del tribunale del Terrore, scosso sin dalla giovinezza da tutto quel che sangue e dalla quotidianità della morte violenta, Nodier sembra cercare di esorcizzare il male dandogli senso nella fantasia: riallineandolo, per così dire, e controbilanciandolo, mostrando sempre una vittoria del bene, della temperanza, dell'onestà, del rispetto e della correttezza. Per questo, va da sé, i suoi spettri sono molto più credibili, terreni e quotidiani: chi muore non si dà pace sin quando non si ripristina l'equilibrio, chi muore non dà pace a chi tradisce o a chi fa del male. Confortante, vero?

[nodier] escono i suoi

[nodier] escono i suoi "crimini letterari" per Duepunti:


charles nodier

crimini letterari

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Collana Terrain vague (24.); pagine 112; prezzo € 9,00; isbn 978-88-89987-41-4; anno di pubblicazione: 2010. Traduzione dal francese di Andrea L. Carbone.

 

in libreria il 7 LUGLIO 2010

 

Nodier e la Repubblica dei criminali

 

Proprio quando non si sono ancora sopite le polemiche su Luttazzi sorte dalle accuse di contraffazione, tanto inattese quanto documentate, che lo hanno recentemente colpito, esce in Italia il 7 luglio la prima traduzione delle Questions de littérature légale di Charles Nodier: un libro fondamentale che introduce nella trattazione moderna l’argomento del plagio e che propone un’arguta definizione dei molteplici “crimini letterari” perpetuati nella storia delle lettere.

 

Il libro tradisce sin dalla sua premessa l’intento di giocare con il genere della scrittura legale, con codici e classificazioni, ma l’impostazione apparentemente arida si svela pian piano essere un abile camuffamento di intenti critici e talvolta derisori, sia mettendo alla berlina gli autori classici, ammantati di un’aura di sacralità (Omero, Virgilio, Cicerone), sia regolando qualche conto personale con i contemporanei e con i mostri sacri della letteratura francese di tutte le epoche (e l’elenco è davvero sorprendente, un nome tra gli altri Pascal).

 

La verità ultima che finisce con il suggerire questo trattato è che la Repubblica delle lettere è fatta soprattutto di criminali, perché anche il più originale degli autori ruba: fa man bassa dell’immaginario condiviso e se ne appropria, riscrive sempre ciò che non ricorda più di aver letto, ridice sempre ciò che non ricorda più di aver udito, dispone dell’altrui come se fosse suo. Ed è suo, ma non gli appartiene.

Riflessioni che si estendono ancor più nell’era di internet.

 

l’autore

Charles Nodier (Besançon, 1780 – Parigi, 1844) è unanimemente considerato uno dei massimi autori francesi. Il grande pubblico lo apprezza per le sue novelle, ma fu anche un infaticabile innovatore e sperimentatore di generi. Oltre ad aver introdotto nella temperie romantica il racconto fantastico, importando dall’Inghilterra il genere gotico e vampiresco, fu un pioniere nell’utilizzo dei sogni come materiale letterario.

La sua vasta competenza di bibliofilo fa da sfondo a questa appassionante “inchiesta”, pubblicata per la prima volta in Italia, che astutamente cela il crimine commesso dall’autore stesso: già nel 1958 Roger Caillois, pubblicando il celebre Manoscritto ritrovato a Saragozza ha dimostrato che lo stesso Nodier – nel suo Infernaliana – aveva plagiato Potocki.