Nimier Roger

Histoire d'un amour

Autore: 
Nimier Roger

Quella narrata da Nimier è la storia di Michèle, e la storia di Anne. E di Philip. Tre vite e tre destini intrecciati: non solo per il calcolo di una donna; non solo per l’innocente incoscienza di una giovane; non solo per il lasciarsi vivere, senza aprire mai gli occhi, di un uomo. Tutto questo insieme e molto altro, però, crea il perimetro di un’opera che si estende fino ai limiti del sentimento. D’amore o di amicizia poco importa.

Michèle Valmain sembra apparire come la protagonista fin dall’inizio.

Un’attrice, Michèle, con la volontà ferma di calarsi nelle parti che lei stessa si assegna, o che le assegna la società che ruota intorno alla sua persona: centro perpetuo della mondanità, donna buona per definizione, ma seducente quel tanto che basta per renderla oggetto di invidie e di ammirazioni incondizionate.

Michèle agisce per volontà di servire, di rendersi utile e sentirsi ammirata dagli occhi che la osservano quando a Salonicco presta assistenza ai soldati, eleggendosi a madrina di quelli derelitti perché l’Echo de Paris lo trova importante.

Michèle ha un amore: Philip Walden; uomo vivo, ma solo perché respira; uomo descritto come incapace di amare, incostante, malvagio, amareggiato. Pittore deludente, poco ispirato, molto poco ambizioso, senza aspettative, almeno all’apparenza. Si lascia vivere disgustato dalla società che lo circonda, annoiato e perennemente lontano da sé stesso e dalla propria realizzazione. Un personaggio nimieriano. Un personaggio larochelliano.

Philip si allontana da Michèle, la quale tenta il suicidio con il gardenal senza riuscirci e, per dirla tutta, senza volerci riuscire. Inizia allora la convalescenza; a prendersi cura di lei è la giovane Anne Chevalier, una ragazza di provincia non ancora infermiera, ma che studia medicina sotto la tutela del professor Séverin.

Anne è una ragazza semplice, sprovveduta per certi versi; una giovane che non sa nulla della vita in società e che per questo è idealmente opposta a Michèle che, senza troppo esitare, la sceglie come amica. La ragazza diviene così un diversivo, uno strumento per fuggire lontano dal tentativo di suicidio, dall’amore per Philip. Diviene un’invenzione di Michèle che la spinge tra le braccia dell’uomo che ama. Per poterlo poi riavere, e sentirlo ancora una volta nella sua vita, in fondo, vuota.

Philip e Michèle sono amanti che non riescono mai a sincronizzarsi: lui la ama e lei no; lui si allontana e lei si scopre “vittima” dell’amore. Una vittima che però sceglie di esserlo lasciando che Anne si innamori di lui, quasi come se l’amore vero si potesse esprimere solo nei momenti di sofferenza: il dolore della possibile perdita scuote la donna dal torpore di una vita che la annoia, che la lascia spesso indifferente.

Ecco quindi che tutto quello che fa Michèle diviene un ulteriore tentativo di dimostrare di essere una donna capace di amare. Anne, da parte sua, adora Michèle: la ammira perché con la sua amicizia le ha aperto la società parigina presentandole tutti i suoi amici;  l’ha fatta diventare quello che una donna dovrebbe essere in società insegnandole ad essere alla moda, seducente. Anne considera un regalo della sua amica anche la storia con Philip, penalizzando così il suo merito nei due mesi trascorsi con lui, il vortice di vita che li tiene stretti, almeno per un po’.

Michèle muove i fili delle vite degli altri: è lei a riprendersi il suo uomo non appena vuole, è lei a “liberare” la piccola ragazza di provincia da un amante che l’avrebbe resa infelice. Solo questa donna sembra in grado di “dipingere” i destini di chi la circonda più di quanto Philip sappia creare delle opere d’arte. Sembrerebbe così, ma Michèle, infine, non appare più come la protagonista assoluta. Il posto d’onore spetta alla piccola Anne: delicata, dipendente, a volte succube, a volte semplicemente troppo poco scaltra e troppo sincera. È l’unico personaggio che, in conclusione, trae qualcosa di vero dai rapporti umani intessuti prima di lasciare per sempre la Francia: porta con sé la purezza dell’unico amore mai provato, vero e reale ai suoi occhi. La sua allora non è, come afferma Michèle, una storia d’amore, ma la storia di un amore.

Anne fugge verso una terra nuova, con occhi nuovi vicino, quelli di un giovane americano. Occhi di una terra lontana e diversa, una terra in cui sembra possibile anche il sogno: un’America neonata ed ottimista, un’America senza storia e cultura, senza il passato ingombrante della vecchia Europa: ingombrante ma con radici ben solide. Anne lascia dietro di sé il fiume che scorre nel cuore di Parigi. Rimpiangendolo. Perché quel fiume è la vita, e non somiglia affatto alle acque profonde ma sicure che portano verso la nuova patria; perché ormai Anne è consapevole di quello che lascia e di quello che non avrà mai più: la passione e la sofferenza se ne vanno per lasciare il posto ad una calma piatta, ad una culla di illusioni accanto ad un uomo troppo illuso.

Tre personaggi che appaiono come un quadro vivo. E il richiamo all’arte è forte in questo libro, non soltanto perché Philip è un pittore, ma anche perché lui ama più i personaggi dipinti che le persone vive: è spinto nella solitudine proprio per l'ammirazione di spazi «dove la vita è limitata dai quattro lati di una cornice e ci si sente prigionieri, sì, ma liberi dentro di sé» (pag. 149).

Anne si trova spesso ad ammirare i quadri “selvaggi” di Philip e nei suoi quadri si perde. E si perde amando un giovane che, a tratti, sembra avere l’aria «malinconica e onesta dei giovanotti che appaiono, a mani giunte, nei quadri antichi» (pag. 170). E come non ricordare, leggendo queste righe, la descrizione del «ragazzino senza età» (pag. 104, Le spade), l’Angelo Triste di Filippino Lippi, presente nel romanzo Le spade, opera prima di Nimier. Philip, come questo angelo e come gli angeli di Botticelli vive «nel mondo del dolore che non grida» (pag 105, Le spade).

Nimier ha creato un’opera armonica, apparentemente semplice e nello stesso tempo estremamente profonda. Un’opera in cui l’autore limita la sua invettiva, la sua analisi sprezzante e manifesta della società, ma non la elimina del tutto: Nimier è sempre presente tra le righe di questo romanzo.

La prosa è semplice, ma scattante, agile, comunicativa, anche se molto meno pungente di quella de Le spade; la lettura risulta scorrevole, piacevole. L’analisi dei sentimenti e delle paure e delle debolezze umane diventa lo specchio di una società parigina delineata con tratti sicuri, precisi e riferimenti puntuali.

La guerra che si è conclusa da pochi anni, appena quattro; la voglia di diventare uomini degni di servirsi delle macchine; la moda; le abitudini che restano e quelle che se ne vanno; l’Esposizione di Parigi del 1925. E poi il cinema, con i film del famoso Abel Gance; il cabaret, i locali parigini con la musica, il ballo, lo champagne; Le Paris, la nave ultramoderna.

Una visione del mondo, dunque, in cui Nimier crea uno splendido mosaico di vite.

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Roger Nimier (Parigi, 31/10/1925 - Garches, 28/09/1962), scrittore, giornalista e sceneggiatore cinematografico francese.

 

Roger Nimier; “Histoire d’un amour”; Longanesi & C., La gaja scienza; Milano; 1962. Traduzione di Elisa Morpurgo.


Prima edizione: “Histoire d’un amour”, Gallimard, 1953.

In Lankelot: Roger Nimier, "Le Spade", recensione a cura di franchihttp://www.lankelot.eu/letteratura/nimier-roger-le-spade.html

 

Claudia Pianura; 18/01/2011

ISBN/EAN: 
0000000000

Commenti

[nimier, histoire] A 18 €,

[nimier, histoire] A 18 €, prima edizione italiana, Cart. Ed. sovr. Ill. col., 1962, disponibile qui: http://www.maremagnum.com/libri-antichi/histoire-un-amour-storia-un-amore-longanesi-1962/92368905

[nimier] ma grande,

[nimier] ma grande, Claudia:). Questa sì che è una riscoperta. Più tardi torno a leggere e commentare a dovere. Intanto, grazie per questa scheda.

[nimier] Beh, direi che è

[nimier] Beh, direi che è stato un piacere occuparmene! Aspetto un commento allora. :)

[nimier, film] Esiste un

[nimier, film] Esiste un film, tratto da "Histoire d'un amour". 1960, di Jean Valère, con Maurice Ronet (attore che interpreta Alain in "Fuoco fatuo" di Malle). Tradotto in italiano con l'improbabile titolo di "Desideri proibiti", sembra essere irreperibile; credo non esista neppure in dvd. Se qualcuno lo ha mai visto o saprebbe come scovarlo... ne dia notizie :).

[nimier, histoire] Diversi

[nimier, histoire] Diversi toni sotto “Le spade”, a mio modestissimo parere. Dopo la soda caustica, la camomilla.

Ridotte all’osso le tipiche escursioni nell’aforistico e vellutate le rare stoccate.

Un Nimier quasi irriconoscibile se confrontato a quello del suo folgorante esordio (e di “Giovani tristi”, nel quale la cifra stilistica de “Le spade” è addirittura centuplicata) ci regala poco più che un teatro di damine annoiate, ma pur sempre incantevoli, francesissime, frivolissime damine annoiate. E un gran, bel, teatro.

 

[nimier, philip] questo passo

[nimier, philip] questo passo mi suona piacevolmente famigliare: "Philip Walden; uomo vivo, ma solo perché respira; uomo descritto come incapace di amare, incostante, malvagio, amareggiato. Pittore deludente, poco ispirato, molto poco ambizioso, senza aspettative, almeno all’apparenza. Si lascia vivere disgustato dalla società che lo circonda, annoiato e perennemente lontano da sé stesso e dalla propria realizzazione. Un personaggio nimieriano. Un personaggio larochelliano."

> Davvero molto buono, e molto ben fatto. Funziona bene.

[nimier, histoire] Scheda

[nimier, histoire] Scheda davvero ben fatta: incluso il giudizio finale "La prosa è semplice, ma scattante, agile, comunicativa, anche se molto meno pungente di quella de Le spade; la lettura risulta scorrevole, piacevole. L’analisi dei sentimenti e delle paure e delle debolezze umane diventa lo specchio di una società parigina delineata con tratti sicuri, precisi e riferimenti puntuali".

> Un piacere poterti leggere. Bel lavoro, Claudia. E grazie a nome di tutti quelli che hanno letto "Le spade" di Nimier e si chiedono come sia il resto della sua produzione. Merci:)


 

[nimier] Un ringraziamento

[nimier] Un ringraziamento anche da parte mia, per i commenti positivi e per l'attenta lettura che hai riservato al mio pezzo. Una soddisfazione sapere che chi ama Nimier potrà "passare" tra le righe della mia recensione. Il romanzo è davvero molto diverso per certi aspetti da Le spade, ma in fondo il Nimier di sempre non perde occasione per palesarsi: lo fa semplicemente in modo diverso. Ritengo che Storia di un amore sia un buon libro, da leggere insomma.

[nimier- teatro] Un bel

[nimier- teatro] Un bel teatro, hai ragione. Con personaggi che recitano per sé stessi e per gli altri. Mi piace il tuo commento. Damine annoiate: molto, seppure cercano di nascondere la noia dietro gli impegni di una vita sociale piena di appuntamenti, incontri, serate. Damine frivole e deliziose e che creano un'atmosfera splendidamente parigina. :)

(Nimier) Che chicca, Iaia!

(Nimier) Che chicca, Iaia! Lieto davvero che tu scriva su Lankelot. Intanto ho ordinato "Le spade", in rete, che era da tempo in lista (e che colpevolmente avevo dimenticato) grazie alla discussione dell'altro giorno a margine del tuo pezzo su "Fuoco fatuo" di Drieu.

[nimier] Felice che tu abbia

[nimier] Felice che tu abbia rimediato, Léon. Io l'ho risfogliato stamattina, pagina a caso: "In fondo, se ho sparato a caso a un ragazzo, non sarà una cosa seria. Ragioniamo: quel tizio è un simbolo. Le astrazioni non sanguinano". Che libro... Ci saprai dire :).