Niffoi Salvatore

La vedova scalza

Autore: 
Niffoi Salvatore
Cronache di dolori annunciati, ma senza essere indifesi, ma anzi.
Terra dura, rocciosa, con il sole e poi la neve fino a tornare al sole.
Una ciclicità terribilmente naturale, dove la miseria si tinge di nobile ma si sporca anche di bestialità. Non è naturale, ma è la Natura che viene a a farla da padrone. Quella Natura sporca e cattiva che, anche se con gioielli e condizioni agiate, domina le vite. Perchè Lei sa, Lei può, Lei.
Però proviamoci.
Noi non siamo solo piccoli segnaposto di cartapesta che giochiamo ad andare avanti nel gioco dell'essere umano, ma rimaniamo tali anche quando ci viene in mente di essere.
Di più. Di diverso. Di continentale o isolano che sia.
Questa è  la vita. Ma anche la morte. Insomma. Non fate domande.
La Sardegna qui nel romanzo è un’isola. Spaccata dai raggi di sole, affascinata dalla luna, si dibatte fra gioia e dolore come una danzatrice di lap-dance.
Questo è un romanzo tutto baldanzosamente sardo, fitto di lancinanti canti isolani, pieno di intromissioni in lingua che molti ignorano, insomma un'opera con delle intenzioni.
E, per rigore logico, compattezza, profondità, commistione di passate letture, anche con dei risultati.
 
Girls just want to have fun (Cindy Lauper).
Divertimento, amore, sensazione, bacio sulle labbra e via andare. Nel 1930 non era possibile, ma qualcuno c'ha provato.
Mintonia Savoccu è colei che ha ereditato dal nonno la mania di studiare e sistemare il meccanismo senza rotelle che regola l'esistenza. Ama Micheddu, anarchico senza paura e senza futuro, spacciato dalla nascita, non sembra per un determinismo di stampo naturalistico che lo dirige poco mansuetamente al suo tragico destino, ma sembra legato come un filo ad una fine che somiglia ai raggi di sole che spezzano e si spiegazzano sulle poche pianure della sua terra.
Sarà destinato all'inverno. Lui e le sue mai mielose ambizioni. E' figlio di buona famiglia ma si darà alla macchia per istinto. Ed una sorta di cocciuta e testarda ribellione al nulla. Volontà di avere
E sentire, come meglio si crede. Sentire il proprio cuore battere, la propria anima librare. Non è fatalità è libero arbitrio, quantomai consono per un anarchico non per fede politica ma per connotazioni umane.
Pieno di sé e allergico alla rigida gerarchia fascista dove egli è condannato a vivere , trangugia ricambiato molte sveltine che si spacciano per amore ed in realtà sono amore, sono semi per un venire tutto bene, per un vissero felici e contenti.
Ma qui intorno abbiamo anche sassi che non rispondono alle leggi della fisica, qui ci sono pascoli denominate terre che si seccano, o vengono invase, donne che reclamano uomini che latitano, oppure semplicemente accettano o mettono ragnatele dove qualunque invadente bestia di sesso maschile possa essere impigliata, un sorta di marqueziana solitudine ma venata regionalisticamente, con voglia e anche sconfitte che vengono digerite senza colpo ferire, ma confidando nella vita.
Abbiamo fiumi e torrenti che ingoiano innnocenti, abbiamo una civiltà primitiva dove tutto è lasciato al destino, quasi fosse il vero padrone.
Nessuno ci crede, ma tutti gli obbediscono. Non aspettatevi una malavogliata verghiana, una fatale epopea dell’ingiustizia che sopravvive ad ogni anelito umano, un tragico e spassionato consumo di ogni fervore, ardore e tremore ai fini di un superiore intento di entità, od ontologicamente enti, metafisici o comunque superiori all’umano.
Siamo nella Sardegna vista da uno scrittore. Una regione con le sue asperità del mondo interiore con particolari connotazioni geofisiche. Una regione che come altre pare avere una sua densità, un suo orizzontale e progressivo svolgimento nel tempo ed una sua verticale e innata interiorità che solo volgarmente potremmo tratteggiare naturalisticamente.
La grande capacità di Niffoi autore è che seppur con vari e profondi debiti con tradizioni diverse e comunque ben radicate nell’italiota ars scrivendi, di avere uno spessore stilistico e non solo formalmente parlando che regala emozioni ed una certa accuratezza di approfondimento, senza che ciò vada a cadere nel tortuoso e calpestato sentiero del banale, del già visto, del caducamente tradizionalista o moralisteggiante.
Lo scrittore, seppur non sempre giunge nell’olimpo dell’eternità letteraria, si distingue dal mero e magari famoso scriba per la sua capacità di dare vita e forma sostanzialmente coerenti nello spazio immenso eppur chiuso e limitato di un libro.
 
L'ambientazione è negli anni trenta del scorso secolo, per favore, non dimenticatelo, fascismo e guerra imperano anche sulle isole più refrattarie. Ma ci sono vie di scampo, anche se così scampanti non sono. Sono semplicemente respiri di libertà.
Inebrianti e che durano lo spazio di un attimo.
 La libertà non è il semplice gesto di distruggere ogni retaggio passatista o abbattersi a valanga, costi quel che costi, contro ogni probabile o inconsistente muro che si frappone fra la vita vissuta e l’essere vissuto da leggi di altri.
"L'abitudine a leggere e scrivere era diventata un'abitudine e lavorava per accorciarmi l'esistenza, come un tumore invisibile che ti scassa la testa e porta un terremoto nei pensieri".
La personalità di un autore e non un semplice compositore di testi a volte si rivela in piccole magiche frasi dispiegate a sorpresa, quando di contrario  il perfetto prodotto di consumo non abbisogna di sterzate ma di far convolare il lettore a semplice puri sogni rassicuranti e senza peso.
Mintonia trova la sua via nella lettura, una poetica lettura fra stagioni che non ti si addicono, fra varie ed eventuali dicerie che ti assalgono perchè tu, Mintonia, ti sei data a quel pazzo di Micheddu.
Sarà un' impressione. Ma nella stessa struttura, oltre che nei significati torna Marquez, quello di "Cronaca di una morte annunciata", con inizio che è poi prologo alla fine, con il sapore aspro e sanguigno della vendetta "anema e core" che sottende e fuoriesce a tratti nella narrazione come insolubile e predestinata catarsi della vita della protagonista. E questa preponderante commistione fra tradizione, sogno, magia e realtà che permea gran parte dello scritto.
Si annusa anche qui il denso odore che può sprigionare una terra e la sua gente, ci si può addentrare in dinamiche che magari non tutti possono condividere, anche gli stessi conterranei, ma di certo si ha la sensazione di leggere.
Il leggere è conoscere, anche se senza lasciarsi infiltrare e possedere, ma il mantenere il tutto in posizione critica e distaccata e nello stesso tempo accrescente.
Niffoi mescola con sapiente misura la lingua sarda all'italiano, la sforzo di comprensione a volte è compito improbo per chi non ha gli elementi di base, ma questa iniezione di mimesi realistica rappresenta un'eccellente intelaiatura per questo racconto che si dipana tra realtà e fantasia, tra ricordo e presente, tra letteratura e azione.
E tanto per rimanere nel solco
"Un'altra maschera non serve a niente, complica solo le cose, rende amara la vita".
La vicenda attrae. Personaggi densi come vino e puri come l'acqua nelle loro dissolutezze. Micheddu, Itriedda Munisca , tziu Imbece, Centini. Tutta gente che vive e si solidifica nel testo.
"Morire senza vedere il mare è una cosa molto triste, perché uno s'immagina il mondo come una immensa crosta impestata da verruche di calcare e granito, con alberi, cespugli e case a condimento". E già, forse in quell'isola così bella tutto diventa così, o tutto allora diventava.
"Ci vorrebbe un'enciclopedia per ognuno di noi, perché siamo gente strana in terra strana…noi siamo zente che vuole istrumpare a terra il mondo e poi ci lasciamo futtire da magie e superstizioni…io ho imparato a capire la mia gente anche prima di leggerla sui libri di grazia Deledda"
Splendido romanzo.
Lascia senza parole. Fatto di crude, arse ed inevitabili verità, di soliloqui in dialetto, strofe di canti ancestrali, tutto senza che ci sia una prigione che non permetta un'evasione dall'isola. Anche se quella lingua è difficile e quegli innesti dialettali sono di difficile facilità.
E come chiusa un richiamo a Tomasi di Lampedusa che innerva il tutto di quel senso aureo di continuità discontinua, di lettura dei precedenti per architettare una propria contemporanea presa di posizione.
 
BREVI NOTE
 
Si ristruttura qui opinione pubblicata sul sito Ciao.it
 
 
 Salvatore Niffoi vive e lavora in Sardegna. Autore fuori dal circuito mainstream, con questo romanzo ha vinto il famoso e famigerato premio "Campiello" nel 2006. Per Adelpi ha già pubblicato "La leggenda di Redenta Tina"
 
Si analizza "LA VEDOVA SCALZA", Adelphi, 2006
ISBN/EAN: 
9788845920394

Commenti

A bandidare vi cherete astuzia/ a istudiare volontade / a trabagliare vi cherete passenzia /a campare libertade. Che vuol dire: Per fare i banditi ci vuole astuzia, per studiare ci vuole volontà, per lavorare ci vuole pazienza (ma) per campare ci vuole libertà. Libertade è la parola che trovi su tutti i muri a secco di Barbagia. E sul collo sentono ancora il giogo degli invasori, il fascismo ha segnato questa terra senza clamori, la terra di Emilio Lussu e di Cesare Mastino, antifascisti. E' bello vederlo letto, capito e amato anche da un'istranzu (uno straniero).

Grazie per l'omaggio a Niffoi, già promesso. La tua recensione è molto sensibile e ispirata, sembra che tu abbia colto nel libro quel senso di barlume insopprimibile di radici fossilizzate che corrispondono all'istinto reduce da una terra semi-vergine (possibile? Sì), la consanguinea per me Sardegna. Io amo questa terra, perché l'amore respirato perpetuamente nella vita quotidiana ha tante di quelle parole che non bastano quelle di un libro per conservarlo uguale. Però a volte spendono nel dare un intuibile sentore. Non ho letto il libro, ma se Niffoi è riuscito nell'infondere senso letterario alla crudezza fatata della mia isola penso che dovrò affrettarmi. Se davvero poi scansando retorica, sevizia di destino-Natura, rousseauismi, luoghi comuni, è un genio; ma per questo voglio davvero leggere.

Alcuni pezzi da antologia, fra i quali prediligo: "La personalità di un autore e non un semplice compositore di testi a volte si rivela in piccole magiche frasi dispiegate a sorpresa quando il perfetto prodotto di consumo non abbisogna di sterzate ma di far convolare il lettore a semplice puri sogni rassicuranti e senza peso."

Forse c'è ancora speranza per un latteratura che colga la vita e ne assuma le veci, fiorendo magari di profumi ugualmente inimitabili. Spero che ogni lettore che non abbia toccato con mano la Sardegna abbia i tuoi stessi sensi, e magari oltre alla Costa Smeralda ci sarà altro da segnare.
Ripetuto grazie, davvero grande.

Aspettavo questa pagina e speravo di leggere parole di elogio per Niffoi. Ho comprato "La vedova scalza" convinta che le parole di Onofri andassero interpretate al contrario, le tue righe sono una conferma: a quanto pare il critico ha preso tre sviste.

"L?abitudine a leggere e scrivere lavorava per accorciarmi l?esistenza, come un tumore invisibile che ti scassa la testa e porta un terremoto nei pensieri".
Ci sono frasi più preziose di altre, poche parole che creano spessore e scavano conquistandosi un posto privilegiato nella memoria.

?Sarà destinato all?inverno. Lui e le sue mai mielose ambizioni. E? figlio di buona famiglia ma si darà alla macchia per istinto. Ed una sorta di cocciuta e testarda ribellione al nulla. Volontà di avere
E sentire, come meglio si crede. Sentire il proprio cuore battere, la propria anima librare. Non è fatalità è libero arbitrio, quantomai consono per un anarchico non per fede politica ma per connotazioni umane?.

Le tue parole sono schizzi a carboncino, segni un po? selvaggi come i personaggi che ritrai, ma che solo il carboncino sa rendere così veri.

?Splendido romanzo.
Lascia senza parole. Fatto di crude, arse ed inevitabili verità, di soliloqui in dialetto, strofe di canti ancestrali, tutto senza che ci sia una prigione che non permetta un?evasione dall?isola. Anche se quella lingua è difficile e quegli innesti dialettali sono di difficile facilità?

Sì, questo romanzo è un canto sardo, spesso incomprensibile nella lingua, ma struggente che ti incatena, che si fa capire comunque e seduce con la sua musicalità da ballata, con la sua notevole forza espressiva, come la tua presentazione.

Raffaella

Molto bella come recensione, molto interiore, per così dire. Come tutti i romanzi con un lato regionale, forse andrebbero letti una volta visti i posti. Non so, è un'impressione confermata da altre letture...

"La Sardegna qui nel romanzo è un?isola. Spaccata dai raggi di sole, affascinata dalla luna, si dibatte fra gioia e dolore come una danzatrice di lap-dance.
Questo è un romanzo tutto baldanzosamente sardo, fitto di lancinanti canti isolani, pieno di intromissioni in lingua che molti ignorano, insomma un?opera con delle intenzioni."

> Leggo e penso subito: vediamo cosa ne pensano i sardi. Leggo i primi commenti e dico a posto. Andiamo oltre, excellent.

"Lascia senza parole. Fatto di crude, arse ed inevitabili verità, di soliloqui in dialetto, strofe di canti ancestrali, tutto senza che ci sia una prigione che non permetta un?evasione dall?isola. Anche se quella lingua è difficile e quegli innesti dialettali sono di difficile facilità.
E come chiusa un richiamo a Tomasi di Lampedusa che innerva il tutto di quel senso aureo di continuità discontinua, di lettura dei precedenti per architettare una propria contemporanea presa di posizione".

Tomasi te l'ho appena riproposto. Non so - soltanto - quanto sia esterno al mainstream chi pubblica per Adelphi, che arriva in tutte le librerie italiane e tendenzialmente viene bene accetta in tutte le redazioni. Al di là dell'autore, dico, come editore - mica questione da poco;). Ma insomma: va bene, l'entusiasmo può indurre agli errori...

Prigione, evasione dall'isola. Mmm. "Le menzogne della notte", Bufalino. "Mercurio", Nothomb. E ora vado a dormire, per oggi ho dato, e in fin dei conti non ho troppo ancora da dare;)

1...4 non so, leggendo i vostri commenti ringraziavo la vostra attenzione e magari il mio entusiasmo. Confermo che trattandosi di un contemporaneo mi ha emozionato a fondo.

5. si Ilde, comprendo. Ma a volte la letteratura fantastica. E stimola fantasia. Non pretendo che Niffoi mi racconti la Sardegna quale essa è per me quando ci vado, ma che io ne percepisca una sua propria coerente essenza di natura poetica nel senso più ampio del termine

7. La risposta qui sir Lanke sarebbe lunga e logorroica. Anche io mi butto nel "alla prossima" :-)

"Si annusa anche qui il denso odore che può sprigionare una terra e la sua gente, ci si può addentrare in dinamiche che magari non tutti possono condividere, anche gli stessi conterranei, ma di certo si ha la sensazione di leggere."
Già questo è notevole.

"Personaggi densi come vino e puri come l?acqua nelle loro dissolutezze" bellissima definizione.
Credo avrei qualche difficoltà almeno iniziale per il dialetto, in ogni caso l'isola in sè, come luogo, mi ha sempre affascinato.
Ogni isola è un mondo a sè probabilmente. Vederla.....questo mi piacerebbe, per ora utopia.

11. E' un romanzo regionalistico, sicuramente, ma sprigiona forza e letteratura a mio parere. Prima o poi la vedrai, l'isola, dico :-)

copertina & auspici (che si

copertina & auspici (che si scriva ancora di Niffoi)

[niffoi] auspici ribaditi.

[niffoi] auspici ribaditi.

[niffoi] Devo dire la verità,

[niffoi] Devo dire la verità, Niffoi per ora non mi piace. Ho iniziato questa vedova scalza e ho smesso dopo venti pagine.

[niffoi] confezionato a

[niffoi] confezionato a tavolino?

[niffoi] Calasso si è

[niffoi] Calasso si è innamorato di lui strappandolo al Maestrale (in realtà pare che il suo primo Adelphi fosse un manoscritto rifiutato dalla casa editrice nuorese. Non vorrei dire una fesseria ma forse si tratta proprio di questo libro). Diciamo che non mi piace la sua lingua letteraria, uno stile molto frequente da noi (forse obbligatorio se si vuole usare il realismo in letteratura). Per il resto non mi espongo, dato che il libro non l'ho finito ;)