Nietzsche Friedrich, von Salomé Lou, Rée Paul

Triangolo di lettere

Autore: 
Nietzsche Friedrich, von Salomé Lou, Rée Paul

Banale quanto si vuole ma tant’è, succede anche ai grandi uomini di finire intrappolati nelle spirali della passione amorosa e perdere quei tratti – è proprio il caso di dire qui – superomistici che ne hanno caratterizzato se non l’autentica biografia almeno l’ambizione e la pubblica rappresentazione, tanto più facendo scalpore  o suscitando sarcastiche risa proprio per la distanza fra le altezze siderali dei propositi e gli abissi in cui sono crollati. Perciò appassiona l’affaire Nietzsche-Lou Salomé, per quanto “intellettuale” si voglia definire questo amore, per di più “aggravato” dalla presenza di un terzo incomodo che risponde al nome di Paul Rée.

Il volume Adelphi Triangolo di lettere, ora in edizione economica, ne dà esaustiva contezza attraverso una mole impressionante di lettere passate dagli uni all’altra, la femme fatale che disorienta il filosofo più citato-amato-odiato degli ultimi due secoli, uomo che della tragedia del divenire si fece cantore e che poteva soccombere, banale quanto si vuole, solo in presenza di una donna non comune, altera e forte più di quanto lo stesso Nietzsche potesse augurarsi, evidentemente. Impressiona vederlo scivolare verso quel tono compiacente, a tratti arrendevole, del ragazzo innamorato – e non lo era già più, un ragazzo, quando incontrò Lou nel 1882 -, entusiasmarsi per insperate e forse non proprio solide affinità elettive che credette di trovare in lei. Peraltro, lui era Nietzsche, e non dovette essere semplice mettersi in gioco tenendo conto anche del povero Rée, fautore di una psicologia positivistica che procurò un iniziale interesse al grande filosofo ma forse nessun ricordo avrebbe lasciato di sé, fuori di questa vicenda, ma che poteva vantare sufficienti atout se non intellettuali come pretendeva, umani molto umani, per non dispiacere alla nobile russa. Donna straordinariamente indipendente, si dava il caso, e alla prova dei fatti, con tanti bei saluti ai migliori e più eroici propositi dell’allergica riluttanza di Nietzsche ai legami duraturi e formalizzati una volta per tutte. Confessare invece come fa il filosofo decisivo della storia d’Occidente (“Perché io sono un destino”, scriveva in Ecce Homo, e nessuno potrebbe dargli torto) che la sua è una ferita amarissima, rimproverare alla donna la sua freddezza, adombrarne un’insufficienza morale e filosofica insieme, lascia sgomenti. Come la delusione di non essere riuscito a essere sino in fondo il mistagogo che avrebbe voluto – Lou era pur sempre una donna, ossia un esemplare di quel genere umano che a suo avviso favoriva nascita e consolidamento delle religioni, per intrinseca debolezza, va da sé.

E invece. Pure alla luce degli scritti che la donna successivamente dedicherà a Nietzsche, sembra che l’intuito l’avesse aiutata a cogliere in lui il carattere frammentario, temporale, direi “liquido” e finanche patologico della sua personalità, come se le tracce della malattia potessero già far capolino in quelle sue richieste “borghesi” così difformi dal discorso che sembrava a lui più proprio. Perché a qualcuno potrebbe rimanere il maligno sospetto che l’ideale di vita a tre prospettato per qualche tempo da Nietzsche fosse più tattico che strategico – Mario Carpitella, nella prefazione al volume, nega che si possa mettere la parola fine alle interpretazioni del caso.

Per intanto, va ricordato come le vicende che intrecciavano i rapporti fra i tre costituivano materiale gossipparo per l’intellighenzia europea e una spina nel fianco dell’insopportabile sorella del filosofo, ovviamente ostile a Lou, e già allora tutta presa dall’alacre macchinazione per fare, dal suo punto di vista, il bene del fratello. Il che contribuisce a fare di questa storia una vicenda a suo modo romantica, basandosi probabilmente e per lo più su una serie di atti mancati. Ché forse il ménage a trois restò solo sulla carta, cosa che queste lettere non chiariscono sino in fondo. Poiché in tutte le buone storie che si rispettano non riusciamo a non pensare al finale, ricordiamo i sentimenti amari con cui si chiude la vicenda – campeggiano inimicizia e odio, dice Nietzsche, qualcosa “di incompatibile  con tutta la mia filosofia”. Lo scrive alla sorella, e alla perfida antisemita che contribuirà a una lettura drammaticamente distorta del suo pensiero, non pare vero.

Edizione considerata e brevi note

Friedrich Nietzsche, Lou von Salomé, Paul Rée, Triangolo di lettere A cura di Ernst Pfeiffer, Mario Carpitella  gli Adelphi  2011, pp. XIX-492. Euro 18,00.  

Approfondimento: http://www.literary.it/dati/literary/izzi_rufo/il_carro_di_dioniso.html 
http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/990807.htm  http://xoomer.virgilio.it/fnietzsche/_private/salome.htm 

Michele Lupo

ISBN/EAN: 
9788845925900

Commenti

[triangolo di lettere] scrive

[triangolo di lettere] scrive il professor Lupo: "Banale quanto si vuole ma tant’è, succede anche ai grandi uomini di finire intrappolati nelle spirali della passione amorosa e perdere quei tratti – è proprio il caso di dire qui – superomistici che ne hanno caratterizzato se non l’autentica biografia almeno l’ambizione e la pubblica rappresentazione, tanto più facendo scalpore  o suscitando sarcastiche risa proprio per la distanza fra le altezze siderali dei propositi e gli abissi in cui sono crollati. Perciò appassiona l’affaire Nietzsche-Lou Salomé, per quanto “intellettuale” si voglia definire questo amore, per di più “aggravato” dalla presenza di un terzo incomodo che risponde al nome di Paul Rée."

> buona lettura!

[nietzsche, salomè] tutti i

[nietzsche, salomè] tutti i dati:

Friedrich Nietzsche, Lou von Salomé, Paul Rée

Triangolo di lettere A cura di Ernst Pfeiffer, Mario Carpitella  gli Adelphi  2011, pp. XIX-492. Euro 18,00.  

Approfondimento: http://www.literary.it/dati/literary/izzi_rufo/il_carro_di_dioniso.html 
http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/990807.htm  http://xoomer.virgilio.it/fnietzsche/_private/salome.htm

(Nietzsche, Salomé, Ree) "Il

(Nietzsche, Salomé, Ree) "Il che contribuisce a fare di questa storia una vicenda a suo modo romantica, basandosi probabilmente e per lo più su una serie di atti mancati. Ché forse il ménage a trois restò solo sulla carta, cosa che queste lettere non chiariscono sino in fondo. Poiché in tutte le buone storie che si rispettano non riusciamo a non pensare al finale, ricordiamo i sentimenti amari con cui si chiude la vicenda – campeggiano inimicizia e odio, dice Nietzsche, qualcosa “di incompatibile  con tutta la mia filosofia”."

Di romantico la storia aveva ben poco, a mio avviso. Il ménage a trois infatti era solo sulla carta, dato che in due consumavano (Salomé e Ree) e uno si struggeva (Nietzsche) cantando lodi e scrivendo inni a chi in sostanza si prese gioco di lui (Salomé). Si può ben dire che molto dell'ultimo Nietzsche - indagatore dell'inconscio più che filosofo, a ben guardare -, quello che culmina con Ecce Homo, è influenzato dall'incontro con questa donna, alla quale suo malgrado siamo tutti debitori, perché involontario innesco alla deflagrazione del pensiero più potente e profetico dell'era moderna. La vicenda peraltro  è  emblematica nel tracciare la netta differenza tra il Nietzsche uomo (umano, troppo umano) e il Nietzsche pensiero (il martello): egli fu in effetti un uomo pavido e indeciso, gravato dai molti problemi di salute e da un'educazione familiare da cui non s'emancipò' mai veramente. Ma come tutti i genii, Nietzsche fece volare le sue idee e una volta trasfigurato in pensiero, il suo corpo è diventato un potere immateriale assoluto, o un cervello senza forma, fate voi (la definizione, decisamente calzante, non è mia ma di Massimo Fini). Proprio Massimo Fini, nel suo splendido Nietzsche. L'apolide dell'esistenza, ha indagato come nessun altro, a mio avviso, il rapporto Nietzsche, Salomé, Ree. Come sua consuetudine Fini non usa mezzi termini o metafore, e restituisce in modo netto e limpido, anche crudo per certi versi, il disagio e l'illusione di un uomo che, a contatto con gli altri della sua specie, era poco più che un bambino cresciuto ma che poteva volare alto, al riparo nella sua solitudine (non quieta come avrebbe voluto, dato che soffriva di fortissime emicranie, ma comunque sufficiente a distanziarlo dal resto), e banchettare al tavolo degli Dèi, per usare un'immagine che trovo calzante. Certo la follia era dietro l'angolo, e venne a prenderlo in forma di cavallo, di lì a poco tempo. Ma chi ci dice - e mai come in questo caso ne abbiamo una prova quasi tangibile - che la follia di un genio non sia un sintomo, o comunque una via che lo trascenda completamente e lo direzioni verso l'Assoluto?    

[nietzsche, salomé] Se pensi

[nietzsche, salomé] Se pensi che "romantico" significhi volare alto, in qualche siderea via lattea di eroi, è un conto - se nella nozione vi leggi invece proprio  la diagnosi del Nietzsche più caustico, che sprezza il ridicolo, purtroppo questa storia (ripeto, di atti mancati, ossia di fallimenti) è quanto di più romantico vi sia, malgré Nietzsche, intendo

(Nietzsche) Si si , letto in

(Nietzsche) Si si , letto in questo senso, ha senso (scusa il gioco di parole). Intendevo romantico nel senso di titanico, o comunque alto, eroico (insomma, non dico arrivare ai livelli del Werther, che anch'egli non consumò ma incarnò comunque l'amore romantico per antonomasia), da quelle parti li.   

[Nietzsche] Su questo

[Nietzsche] Su questo triangolo ricordo un film della Cavani del 1978 "Al di là del bene e del male", lo vidi in quell'anno, ero troppo giovane, fu un'esperienza un po' così per certe scene (altri tempi, ricordo che il film fece discutere per vari motivi, forse brontolò anche la censura)

[nietzsche] Marina, il film

[nietzsche] Marina, il film fece discutere perché era una solenne stronzata

(Nietzsche) Concordo con

(Nietzsche) Concordo con MIchele, il film della Cavani è una vera boiata.

[Nietzche] Sì, mi pare di

[Nietzche] Sì, mi pare di ricordare anche questo, certo io non ci sono tornata su e di anni ne sono passati un bel po'.

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