Karl-Erik Hermansson, sessantacinque anni e Rosemarie Wunderlich Hermansson, sessantatre anni, entrambi ex professori di liceo alla scuola di Kymlingevik e neopensionati, denunciano la scomparsa di due famigliari. Il figlio Robert, scrittore mancato e protagonista di una squallida esibizione in un reality show, sparisce nella notte tra il 19 ed il 20 dicembre, mentre il nipote Henrik Grundt, diciannove anni, ragazzo modello e studente universitario al primo anno presso la facoltà di giurisprudenza di Upssala, la notte successiva dopo aver confidato alla zia Pristina Hermansson di ritenersi omosessuale. Entrambi si trovavano a Kymlinge in occasione di una doppia ricorrenza: il 20 dicembre Karl-Erik Hermansson compiva sessantacinque anni e sua figlia Ebba, la madre di Henrik, quaranta. Nessuno della famiglia è in grado di fornire all’ispettore Gunnar Barbarotti la benché minima ipotesi sulla doppia scomparsa, né se le sparizioni a loro avviso possano in qualche modo essere collegate.
Terminata la lettura de “L’uomo senza un cane” ci si chiede se un libro poliziesco possa avere altresì i requisiti di un buon romanzo e si ha la sensazione di poter rispondere di sì. Dopo il successo di “Carambole”, che ha vinto nel 1999 il prestigioso premio Glasnyckeln come miglior romanzo poliziesco scandinavo dell’anno, la casa editrice Guanda torna a pubblicare una nuova opera dello scrittore svedese Hakan Nesser. Il romanzo è articolato in maniera simile alla struttura di un poema sinfonico di struttura classica: cinque capitoli, un movimento centrale, le riprese, i ritorni, il crescendo finale verso il baratro. Una narrazione capace di scandagliare la sofferta umanità dei suoi personaggi beffati dai rigori di un crudele destino. La vicenda assume contorni assolutamente reali ed i personaggi che la animano sono uomini di questo scorcio di secolo.
Gunnar Barbarotti indaga. Ed anche noi che abbiamo un po’ troppo presto in sentore, circa a metà del libro, del tragico destino dei due scomparsi. E poco importa tuttavia, poiché ci succede di seguire, attraverso le pagine di Nesser, l’evoluzione delle indagini di questo ispettore malinconico e romantico, con la stessa buona disposizione di spirito con cui incontrando una brava persona, si abbassa volentieri la guardia dell’analisi critica. Compiacendoci piuttosto di rinvenire in lui caratteristiche, abitudini ed atteggiamenti che ce lo rendono accattivante. Dopo aver atteso impazienti per molte pagine che la storia dia un qualche segno di dinamismo o che l’autore ci fornisca almeno un’indicazione del tragitto che intenda percorrere, il lettore si lascia abbacinare dall’ipnosi di una narrazione dilatata e da un ritmo angoscioso che gradualmente lo introduce all’interno di una galleria di personaggi attentamente scrutati.
Il libro è dunque tutto tranne che un noir asciutto, privo di digressioni e di concessioni alla suggestione fascinosa delle atmosfere scandinave. E non è nemmeno sorretto da una scrittura tesa, capace di tenere il lettore con il fiato sospeso fino alla fine. La scrittura di Hakan Nesser è al contrario incantevolmente leggera, benché contenuta nei limiti di un vocabolario tradizionale. No, il complesso intreccio de “L’uomo senza un cane” si rivela esattamente come l’opera stessa di cui Robert Hermansson non riusciva a venire a capo. E’ una storia di destini, che alterna il ritratto di una fosca vicenda familiare al thriller e alla commedia spicciola della vita quotidiana di Barbarotti. Dove il modo garbato dell’ispettore, quando finalmente scopre la verità, una verità difficile da accettare e da nascondere per un poliziotto, ancorché umanamente giustificabile, convergono infine nella pietas per una persona che ha infine maturato il sogno di un’opportuna vendetta. Come si fa, quando i fatti sono raccontati in questi termini a non provare solidarietà?
Gian Paolo Grattarola
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE :
Hakan Nesser – L’uomo senza un cane – traduzione di Carmen Giorgetti Cima – Guanda Editore, 2008
Hakan Nesser è nato nel 1950 a Kumla, in Svezia. Dopo essere stato insegnante liceale di lettere, da anni si dedica alla scrittura a tempo pieno. Guanda ha pubblicato alcuni suoi romanzi polizieschi che hanno per protagonista il commissario Van Veeteren : “La rete a maglie larghe”, “Una donna segnata”, L’uomo che visse un giorno”, “Il commissario e il silenzio” e “Carambole” (vincitore nel 1999 del Premio Glasnyckeln come miglior romanzo poliziesco scandinavo dell’anno). Sempre da Guanda è uscito anche “Il ragazzo che sognava”.
Commenti
Amices, nuovo articolo di Gian Paolo!
"La scrittura di Hakan Nesser è al contrario incantevolmente leggera, benché contenuta nei limiti di un vocabolario tradizionale"
Come fai a parlare di limiti di un vocabolario tradizionale? Lo hai letto in lingua originale?
L'impressione, leggendoti, è che la pagina sia una stroncatura mancata. E' stata la solidarietà per la vicenda narrata a farti "abbassare la guardia dell'analisi critica"?
2. Ovviamente intendevo dire che la scrittura - nella traduzione italiana - si mantiene nei limiti di un vocabolario tradizionale.
Leggendolo non ho incontrato affato uno stile ricercato.
3. Quello che mi premeva sottolineare è che già a metà del racconto avrei potuto abbandonare la lettura del libro in quanto risultava evidente la risoluzione del caso. Ciò che può indurre il lettore a proseguire la vicenda è l'interesse per la vicenda umana dei protagonisti e per la figura accattivante del commissario.
Gian Paolo
3. Scusa Angela dimenticavo di rispondere fino in fondo al Tuo quesito. Da un giallista conclamato e accreditato di un premio mi attendevo un ritmo più incalzante e serrato, uno stimolo a divorare le pagine per conoscere la risoluzione del caso.
Invece ho trovato un romanzo che scava nel dramma di una serie di personaggi del tutto reali e credibili.
Grazie come sempre della Tua attenzione e dei Tuoi preziosi interventi.
Gian Paolo