“Rickard Berglund era per molti aspetti un ragazzo razionale, eppure odiava i martedì.” (Pag15)
Così Håkan Nesser ci presenta il personaggio fondamentale de “L’uomo che odiava i martedì”, la nuova indagine dell’ispettore svedese, di origini italiane, Gunnar Barbarotti, un romanzo giallo di quasi 500 pagine dalle tinte fosche che ruota tutto attorno al contrasto fra razionalità e irrazionalità, fede e dubbi spirituali.
L’ispettore Barbarotti, accompagnato dalla collega Eva Backman, si trova costretto ad indagare su due strane morti accadute nello stesso punto a distanza di 35 anni, due episodi catalogati in un primo tempo come suicidi o fatalità ma che passo dopo passo riveleranno torbidi segreti nascosti nel passato.
Nel 1975, nel burrone dei suicidi situato nel bosco di Kymlinge (una cittadina di fantasia), viene trovata morta la giovane Maria Winkler che insieme a sei amici era appena uscita in cerca di funghi; nel 2010, Germund Grooth, allora compagno di vita della ragazza, viene trovato morto nello stesso punto. La prima morte fu classificata come probabile suicidio, più per l’impossibilità dell’allora ispettore Sandlin di trovare nuove piste che per vere e proprie conferme, il secondo invece appare sempre più come un mistero insolubile e ci vorrà tutta la tenacia dell’ispettore per raggiungere una soluzione, seppur dolorosa.
Håkan Nesser, dà vita ad un affresco narrativo che spazia dal finire degli anni ’50 per arrivare fino ai giorni nostri, ricostruendo da un lato la vita della cerchia dei più stretti amici delle vittime e dall’altro segue passo dopo passo le indagini sempre più difficili che coinvolgono la polizia.
Il giorno della sua morte Maria era infatti compagnia di altre sei persone: il fratello Thomas Winkler, diventato negli anni un uomo di successo nel campo dei viaggi; la moglie Gunilla Rysth, traduttrice, che dopo una serie di aborti che le minano la salute psicofisica, è riuscita a portare a termine 3 gravidanze ma senza aver mai ritrovato la tranquillità di un tempo; Germund Grooth, un uomo tormentato e solitario che cova nel passato un segreto terribile; Rickard Berglund, un pastore che una volta conquistata la fede, abbandona la Chiesa per trovare lavoro in un’impresa funebre; Anna Jonsson, sposata a Rickard, giornalista, con un passato di militanza a sinistra che nel 2010 sta morendo di tumore; Elisabeth Martinsson, che poca importanza ha nell’economia della storia.
Cosa lega queste persone? Cos’è successo quel giorno del 1975? Quali segreti covano nella vita di ciascuno di loro?
Per non rovinare il piacere della lettura, rinuncio ad addentrarmi eccessivamente nella trama perché rivelare anche un solo particolare potrebbe togliere agli amanti del genere il gusto di seguire pagina dopo pagina l’indagine di Barbarotti.
Certamente l’aspetto principale della storia non è certo capire chi è stato ma cosa e come è successo, le motivazioni di quanto accaduto e badate bene, leggendo questo libro, capire come la ricerca del colpevole passi in secondo piano. Håkan Nasser con una narrazione dal vago retrogusto metafisico si addentra, a mio parere anche eccessivamente, nella vita di ciascun personaggio, raccontandoci tutti i loro dubbi, i loro sconvolgimenti, le pieghe più sottile delle loro anime, il rapporto con Dio e l’esistenza. Ciascuno dei personaggi si interroga sulla bontà delle proprie azioni, si confronta con Dio o la sua assenza, lo ricerca, lo supplica, lo stesso investigatore Barbarotti ha stretto una sorta di patto di reciproca assistenza con Dio. Ci si interroga sulle colpe da espiare, sul senso di vendetta e sulla necessità o meno del perdono, sui fondamenti dell’amicizia e dei legami sentimentali. Trapela una certa malvagità da queste pagine, si respira il male più che la presenza di Dio, con gli uomini che sembrano destinati ad una dannazione eterna impossibile da evitare. È la morte a regnare ovunque in questo libro, sono i dubbi che sconvolgono l’anima quelli che vengono disseminati pagina dopo pagina e nemmeno quando verrà risolto il caso si potrà conquistare la serenità.
“L’uomo che odiava i martedì” è un romanzo giallo dove l’investigatore e la sua collega passano in secondo piano, anche per una decisa mancanza di fascino che emanano i due (almeno per quanto mi riguarda) e i veri protagonisti sono la cerchia di amici che si ritrovano e si perdono per anni, in particolare la figura della tormentata Maria, bellissima e inconsolabile, che flirta col suicidio senza mai veramente ricercarlo, che non sa cosa vuole della propria vita e che troverà la morte in un burrone.
Insomma non si tratta certo di un romanzo memorabile, destinato in particolare a coloro che divorano un libro giallo dopo l’altro ma che scorre via senza mai riuscire a conquistare veramente forse anche per colpa dell’eccessiva lunghezza, dei dialoghi filosofico-religiosi che appaiono artefatti e pretenziosi, di episodi trascurabili e troppo smaccatamente funzionali alla storia che appesantiscono notevolmente la storia e tolgono molto del fascino perverso che le prime venti pagine sembravano far presagire.
Edizione esaminata e brevi note:
Håkan Nesser (Kumla, 1950), scrittore svedese. Dopo aver insegnato lettere in un liceo, con lo straordinario successo ottenuto dai polizieschi della serie del commissario Van Veeteren e dell'ispettore Barbarotti si è dedicato esclusivamente alla scrittura. Nel 1999 Carambole ha vinto il prestigioso premio Glasnyckeln come miglior romanzo poliziesco dell’anno di tutta la Scandinavia.
Håkan Nesser, "L'uomo che odiava i martedì", Ugo Guanda Editore, Parma, 2011. Titolo originale "De ensamma", 2010. Traduzione di Barbara Fagnoni.
Tutto Nesser in Lankelot qui:
Andrea Consonni, giugno 2011
Commenti
[L'uomo che odiava i martedì]
[L'uomo che odiava i martedì] Un giallo svedese non memorabile.
[and] Secondo te perché i
[and] Secondo te perché i nordeuropei scrivono tutti questi gialli?
[l'uomo che odiava i martedì]
[l'uomo che odiava i martedì] carico in home!
[più che scrivere tanti gialli, diciamo piuttosto che è l'editoria italiana che ha deciso di puntare forte sui gialli scandinavi, dopo la famigerata questione di Stig Larsson]
[L'uomo che odiava i martedì]
[L'uomo che odiava i martedì] Franchi mi ha anticipato. Diciamo che si sta cavalcando l'onda...ma se ne potrebbe davvero fare a meno.
[L'uomo che odiava i martedì]
[L'uomo che odiava i martedì] Capisco... devo ammettere però che almeno il titolo è curioso. Ma a quanto pare non è sufficiente.
[L'uomo che odiava i martedì]
[L'uomo che odiava i martedì] Per me, per trattare certi argomenti ponderosi in un romanzo o si è geni assoluti, oppure si tende a creare libri pesanti, come questo, che non pare granché.
Non è che il freddo nordico, i mesi di buio favoriscono l'immaginazione di atmosfere cupe e delittuose e le riflessioni esistenziali e filosofiche? :)
[il freddo nordico, il buio e
[il freddo nordico, il buio e i gialli] ispirano anche Paasilinna: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?P/Paasilinna+Arto
quindi forse no:)
[Nasser] Da cattivo, potrei
[Nasser] Da cattivo, potrei dire che in un modo o nell'altro bisognerà pure riempirle 500 pagine. Oggi la filosofia, domani l'erboristeria, dopodomani la religione. E non c'è mai il sabato. Una catena di montaggio continua. Senza distinzione di provenienza.
[Gialli nordici] Un lungo
[Gialli nordici] Un lungo articolo di Gianni Biondillo su Nazione Indiana:
http://www.nazioneindiana.com/2012/04/28/indagine-su-un-genere-al-di-sopra-di-ogni-sospetto/