Il fantasma di Francis Scott Fitzgerald infesta questo romanzo. È lo spettro della decadenza economica, sociale e politica d'una generazione, e d'una nazione, che non credevano di poter ritrovarsi a camminare sull'orlo del baratro con tanta facilità, e tanta impotenza. Chi scriveva questa storia leggeva Fitzgerald nel momento giusto; forse inconsciamente, o forse con un pizzico di malizia. Stiano come stiano le cose, in ogni caso questo è un libro che fa male, fa piangere di rabbia e di tristezza, fa sperare in qualcosa di diverso – nel popolo che torna a camminare per le strade, rivendicando giustizia, dignità, lavoro e diritti.
“Storia della mia gente” (Bompiani, 2010) è il memoir dello scrittore, regista, traduttore (David Foster Wallace) ed ex imprenditore tessile Edoardo Nesi, pratese, classe 1964. Uno che aveva capito che all'Italia non conveniva affatto sprofondare nel disordine dell'apertura mondiale degli scambi commerciali, “e non per ragioni ideologiche ma per puro pragmatismo, per la semplice paura che a gran parte dell'Italia non solo non convenisse ma potesse persino risultare letale” (p. 56). Da qui sarebbe derivata la precarietà del lavoro: quindi, la cancellazione del lavoro stesso, previ licenziamenti e cassa integrazione. “I soldi che oggi risparmiamo comprando i prodotti cinesi sono quegli stessi soldi che servivano a pagare gli stipendi degli operai italiani, i mutui delle loro case e le loro pensioni, i loro ricoveri in ospedale, le scuole dei loro figli, le loro macchine e i loro vestiti. La loro vita, la nostra vita” (p. 142).
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L'azienda tessile famigliare, fondata da Omero e Temistocle Nesi, è stata venduta da Edoardo nel 2004. Era stata fondata “non tanto per il presente quanto per il futuro, per i figli che sono nati e per quelli che verranno”: la terza generazione di imprenditori Nesi, quella di Edoardo, Federico e Lorenzo, era quella alla quale “era stato promesso il mondo”. Non c'erano limiti diversi da quelli che ciascuno di loro si voleva imporre: se uno aveva capacità, coraggio e forza d'animo sfondava, punto.
Edoardo passò molte estati in America, come fuggendo dal suo “destino già scritto”, dalla sua vita pratese: passò per Harvard, si ritrovò a Firenze, a studiare Legge. Durò poco. Subito in azienda. L'apprendistato, che doveva servire a conoscere tutti gli aspetti del lavoro in fabbrica, “in pratica ti fa passare anni preziosi a farti coccolare dagli operai e a svolgere senza grande impegno mansioni minime dalle quali si impara poco o nulla: fui assistente reparto materie prime, assistente allupino, assistente magazziniere, assistente commerciale. Assistente a tutto, pareva” (p. 18).
Dall'apprendistato alla dirigenza il passo è breve. Nesi fa esperienza. A trent'anni si ritrova sposato, presto padre, il primo romanzo in stampa. Pensa che il mondo sia suo. Pochi anni più tardi, l'azienda sparisce: venduta. Assieme alla sua storia. Storia di un'azienda risorta dalle sue ceneri alla fine della Seconda Guerra Mondiale, post distruzione idiota per mano nazista; rinata vendendo coperte, e poi stoffe – principalmente, paradosso ma non troppo, alla nuova Germania. Ecco il boom.
“Immaginate un prodotto che per trent'anni non ha bisogno di essere cambiato. Immaginate un'azienda che fabbrica solo quel prodotto e, se soffre di un problema, è quello di non riuscire a produrne abbastanza per soddisfare un mercato così ampio e vitale da rendere trascurabile l'impatto della concorrenza. Immaginate di poter rimettere gli orologi sulla puntualità con cui le fatture venivano pagate a dieci giorni, nessuna contestazione, nessuna trattenuta per reclami ingiustificati, nessun fallimento, con assegni che ogni mattina arrivavano per posta dentro letterine quadrate color pastello. Azzerate ogni costo di ricerca e sviluppo, di fiere, di pubblicità, di consulenze stilistiche. Cancellate il concetto di rimanenza di magazzino. Ridete a crepapelle dell'idea di dover assumere un dirigente esterno per fare il lavoro che svolgete perfettamente voi” (p. 26).
E tutta Prato si fondava sull'industria tessile; e tutta Prato aveva fortuna economica – la distribuzione della ricchezza, se non equa, era certamente capillare. Non è poco. Il rumore della tessitura, scrive Nesi, era il canto più antico della città: era la ninnananna dei bambini (p. 94).
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Le cose adesso son un po' diverse. C'è chi cerca di chiudere senza rimetterci tutti i guadagni di una vita, ci sono migliaia di lavoratori che perdono o hanno perso il posto, e Nesi osserva la decadenza e la distruzione d'un sistema con il disperato idealismo di chi sogna che sia la cultura a salvare l'Italia. “Sarebbe un sogno. Se i romanzi e i film e i quadri e le poesie e le opere e le canzoni e persino la moda – sì, anche la moda – potessero aiutare tutti a non perdere il lavoro e a non scivolare prima nella depressione e nella povertà” (p. 49). Oppure, come gli dice Richard Ford, amico di Raymond Carver, spera che “alla fine, in qualche modo, l'economia soccomberà a un atto dell'immaginazione” (p. 77).
Intanto, Nesi vive scrivendo, ripetendosi – come fosse un mantra – che vivere “senza lavorare” è un grande privilegio. Ma ha capito che non potrà durare per sempre. Che molto presto avremo un duro prezzo da pagare. Tutti. Le nostre aziende hanno goduto di tutta una serie di circostanze “straordinariamente favorevoli e irripetibili”, la loro è stata “una lunghissima e fortunatissima cavalcata sull'onda di una crescita epocale che era nata dalle rovine del dopoguerra e aveva trasportato tutti, capaci e incapaci, industriali e dipendenti, ben oltre i loro limiti” (p. 137). Altro che capitani d'industria: erano artigiani, pronipoti di artigiani. E adesso non c'è quasi più niente. Siamo per tornare alle vecchie botteghe. Speriamo di poterle tenere in piedi. Con dignità.
La sua Prato, un tempo orgoglio tessile d'Italia, sconfitta dalla “libera circolazione mondiale dei tessuti cinesi”, è oggi sede di una delle comunità cinesi più grandi d'Europa: una comunità che “si mantiene e prospera arruolando manodopera clandestina e confezionando capi d'abbigliamento con tessuti che importa dalla Cina, perché i tessuti prodotti dai pratesi son troppo cari, e ha tutto il diritto di marchiare i propri cenci Made in Italy” (p. 106).
L'incubo di Nesi è che prima o poi, per disperazione, i disoccupati italiani e gli sfruttati – sino all'osso – lavoratori cinesi si ritrovino a darsele di santa ragione, senza capire bene perché. La speranza è che l'economia turbocapitalista venga distrutta prima. Prima la distruggiamo prima risorgiamo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Edoardo Nesi (Prato, 1964), scrittore, regista e traduttore (“Infinite Jest”). Ex imprenditore.
Commenti
“Storia della mia gente”
“Storia della mia gente” (Bompiani, 2010) è il memoir dello scrittore, regista, traduttore (David Foster Wallace) ed ex imprenditore tessile Edoardo Nesi, pratese, classe 1964. Uno che aveva capito che all'Italia non conveniva affatto sprofondare nel disordine dell'apertura mondiale degli scambi commerciali, “e non per ragioni ideologiche ma per puro pragmatismo, per la semplice paura che a gran parte dell'Italia non solo non convenisse ma potesse persino risultare letale” (p. 56). Da qui sarebbe derivata la precarietà del lavoro: quindi, la cancellazione del lavoro stesso, previ licenziamenti e cassa integrazione. “I soldi che oggi risparmiamo comprando i prodotti cinesi sono quegli stessi soldi che servivano a pagare gli stipendi degli operai italiani, i mutui delle loro case e le loro pensioni, i loro ricoveri in ospedale, le scuole dei loro figli, le loro macchine e i loro vestiti. La loro vita, la nostra vita” (p. 142).
[nesi] leggetelo.
[nesi] leggetelo.
[Nesi] fa una tristezza
[Nesi] fa una tristezza vedere la morte di tante industrie nazionali e di tanto artigianato... a Prato come ovunque (penso alle vetrerie di Murano in questo momento, erano un motivo d'orgoglio per tutto il paese e adesso è quasi tutto made in China). Io non so quale potrebbe essere la via d'uscita, certo il passato non torna in nessun modo, forse ci avvieremo a fornire servizi e non più prodotti (per ora fatti dove costano meno,in Oriente ad esempio, almeno finché anche lì non impareranno a ribellarsi allo sfruttamento).C'é una svolta in atto, ma non vedo quali possano essere i risultati, per adesso non buoni.
Qualche sera sono stato ad
Qualche sera sono stato ad ascoltare serge latouche, che ha coniato questa parola "decrescita". Si è anche candidato alla presidenza francese. Ma ha vinto Sarkozy. Ha detto, come prima cosa, riprendendo una battuta di woody allen, ci sono due strade: una è quella dell'estinzione della specie, l'altra quella della disperazione permanente. Ha detto che, fortunatamente, abbiamo intrapreso la seconda. Poi ha detto: c'è una terza strada, no, non è una strada, è un sentiero, piccolo piccolo. La decrescita.Ha detto che l'economia, ahinoi, non tiene in considerazione il fatto che si svolge su un pianeta "finito", che ha dei limiti. Per cui la crescita infinita è impossibile, da cui segue che ad un periodo di crescita c'è una crisi, più o meno ogni dieci anni, che fa milioni di disoccupati etc etc, da cui se ne esce in due, tre, quattro anni...comunque. L'unica svolta giusta sarebbe far pagare, semplicemente, il costo dell'impatto ambientale sui prodotti. Se la mia camicia deve fare 60 000 km per arrivare fino a me, il suo costo, anche se cucita da schiavi (esagero, eh) considerato l'inquinamento prodotto, sarà probabilmente più alto di una camicia fatta nella regione. Quando un oggetto ci si rompe, si tende a comprarne uno nuovo, piuttosto che ripararlo. L'acqua, si compra quella imbottigliata che magari viene dalla puglia, o dal trentino, se non dalla francia. Ma chi tiene le redini non è disposto ad un discorso di questo tipo, il pianeta non lo vuole considerare come qualcosa da preservare, ma da sfruttare (da qui la privatizzazione dell'acqua, etc etc).Comunque oltre a Latouche consiglio i libri delle Edizioni Ambiente. (-:
[andrea] eccole qui
[andrea] eccole qui http://www.edizioniambiente.it/eda/home/ ;)
[nesi] l'autore fa tutto un
[nesi] l'autore fa tutto un [triste] elenco di eccellenti piccole e medie industrie nazionali decadute o in crisi, città per città. E' una delle pagine di narrativa più cupe, da questo punto di vista, e oneste e credibili, mai lette sull'argomento. Nelle ultime battute - questa è la cosa più spiazzante - Nesi ci mostra l'ex padrone in strada con gli ex lavoratori. Sembra il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, per capirci. Soltanto che i protagonisti sono un po' imprevisti...
[Nesi] Giusto il discorso di
[Nesi] Giusto il discorso di Andrea,
C'é un altro aspetto però: molti imprenditori semplicemente se ne vanno da qui, chiudono qui e impiantano altrove, dove costa meno (penso alla recente Bialetti, pure la caffettiere ci siamo persi, le faranno in Cina). Creano disoccupazione qui e lavoro sfruttato altrove, loro ci guadagnano comunque, è giusto che che siano così liberi di mollare tutto e via, lasciando a spasso un sacco di gente? Problemi grossi, eh...
[nesi] esatto, questo è un
[nesi] esatto, questo è un altro dei nodi terribili della globalizzazione. Lo spiega bene anche Nesi. Traduciamolo: una minoranza assoluta di ricchi imprenditori privilegiati ha continuato a moltiplicare i suoi guadagni. Nel frattempo, hanno privato del lavoro e del salario decine di migliaia (sono ottimista?) di nostri compatrioti. Una delle ragioni del crollo dei consumi è anche la sparizione del potere d'acquisto.
[Nesi] naturalmente, come si
[Nesi] naturalmente, come si può pensare che la gente comperi se è intrigata ad arrivare a fine mese ed è sempre precaria? Meno ancora può pensare a far figli: se anche riesce a mantenerli, dopo dove li mette con la scuola a tempo pieno che sparisce? La genenrazione precedente aveva i nonni, adesso spesso o i nonni sono troppo vecchi, vista l'età media in cui si fa il primo figlio, oppure lavorano a sua volta e non ce la fanno. è tutto un casino.
[Nesi] La scuola a tempo
[Nesi] La scuola a tempo pieno sparisce, inizia ad ottobre e finisce a maggio, con tre settimane di vacanze a Natale e Pasqua per aiutare il turismo...ahahah! Sul resto, beh, lascio stare.
[nesi] meglio lasciar
[nesi] meglio lasciar stare.,sì...... e soprattutto c'é questa puntualità nello sparare troiate nei momenti clou di approvazione di certe leggi, così si distrae l'opinione pubblica dall'essenziale e la si attrae altrove.
La scuola tende a offrire sempre meno, in compenso chiede di più, la pubblica è sempre più sfasciatae la privata gongola, anche perchè spesso i genitori, presi da disperazione finiscono per scegliere le private, facendo anche grossi sacrifici.
[nesi] bellissima intervista
[nesi] bellissima intervista di Andrea Consonni: http://www.lankelot.eu/letteratura/nesi-edoardo-intervista-edoardo-nesi-...
[storia della mia gente]
[storia della mia gente] finalista allo Strega. ANSA: "ROMA - Cinquina a sorpresa con tre autori a pari merito, per il Premio Strega 2011, stasera alla prima votazione alla Fondazione Bellonci a Roma. Con 70 voti è primo Edoardo Nesi con il suo romanzo 'Storia della mia gente' (Bompiani). Con un distacco di 11 voti lo seguono il tris di autori Bruno Arpaia con 'L'Energia del vuotò (Guanda), Mario Desiati con 'Ternitti' (Mondadori) e Mariapia Veladiano con 'La Vita accanto'(Einaudi), che hanno avuto 49 voti a pari merito. All'ultimo posto Luciana Castellina con 'La Scoperta del mondo' (Nottetempo), 45 voti, che era stata data alla vigilia per super favorita. Primo degli esclusi Fabio Geda con 37 voti per il suo 'Nel mare ci sono i coccodrilli' (Baldini Castoldi Dalai) e subito dopo l'esordiente Viola Di Grado con 'Settanta acrilico trenta lana' (e/o), che ha avuto 20 voti. Su 400, 30 votanti hanno espresso il loro voto in 393. Una scheda nulla."
[nesi, prato] un bel libro,
[nesi, prato] un bel libro, scritto con sentimento e orgoglio.
[Nesi] E' la prima volta in
[Nesi] E' la prima volta in assoluto che mio padre tifa per uno scrittore.
[nesi] speriamo che tra
[nesi] speriamo che tra qualche anno possa tifare per la tua candidatura all'unico premio letterario di cui gli italiani parlano:)
[Nesi] Il sogno di mio padre
[Nesi] Il sogno di mio padre era quello di potermi applaudire su un campo da calcio. :)
[andrea, sogni dei padri]
[andrea, sogni dei padri] sospetto sia stato il sogno di parecchi papà di quella generazione. Può essere un effetto di Italia-Germania 4-3, oppure - più semplicemente - una questione di buonsenso. Si lavora poco, si guadagna tanto, ci si diverte, si combatte per una buona causa e con la maglietta giusta... quella giallorossa, della magica...
[Nesi] Libro vincitore del
[Nesi] Libro vincitore del Premio Strega. Assurdo saperlo da un sms di mio padre alle 5 e 15 di mattina.
[Nesi - Strega] Leggevo
[Nesi - Strega] Leggevo giusto pochi minuti fa sul giornale. Bene. Stavo pensando che i libri poi diventati Premi Strega qui hanno buone recensioni. Certo che fare i conti sul gruppo editoriale a cui tocca vincere svilisce un po' il tutto.
[nesi, strega] negli ultimi
[nesi, strega] negli ultimi due anni - vero - abbiamo anticipato il vincitore parlandone bene con molto anticipo, come in questo caso, o con un po' di anticipo, come nel caso di pennacchi. E' chiaro che il sogno è che vinca un libro pubblicato da un editore piccino e coraggioso, e non certo da rcs o da mondad. ...
[strega - giordano] Anche con
[strega - giordano] Anche con La solitudine dei numeri primi di Giordano. (va a finire che leggono le recensioni qui dentro per scegliere il vincitore, ahahahah!!!)
[nesi. strega] felice per
[nesi. strega] felice per questo libro - ruvido, semplice, sentimentale, italiano - e per averne scritto bene, per tempo. Devo la scoperta del libro al direttore del quotidiano per cui allora lavoravo - oggi siamo ex entrambi - vale a dire, Luciano Lanna. E' stato lui a segnalarmi che era il caso di leggerlo. Letto e apprezzato, questa scheda è stata prodromica all'intervista a Nesi e Pennacchi sul lavoro:).
[strega] già - oppure,
[strega] già - oppure, diciamo così, che stiamo sperimentando sul campo che pure nel paese in cui escono 60mila novità ogni anno, esistono quei 5-10 libri che quasi tutti hanno letto, inclusi noi lettori forti e selettivi e cattivissimi...
[strega] E quasi tutti hanno
[strega] E quasi tutti hanno letto per la pubblicità che ne è stata fatta. (magari ad alcuni arrivano più per passaparola che per i soliti spot, ma va beh, ci sta)
[strega] pubblicità, e
[strega] pubblicità, e abnorme visibilità. Vale a dire che in qualsiasi libreria entri, piccola o grande, quel libro c'è - lo vedi tra quelli esposti, sai che esiste, ne hai già sentito parlare, pensi di doverlo comprare. Insomma, sì, è una situazione decisamente drogata.
[nesi] Mi risulta che Nesi
[nesi] Mi risulta che Nesi sia - o sia stato - anche un politico. Assessore in provincia, se non erro. In quota pd. Riflettiamo anche su questo dato...
[nesi, pd] è vero: assessore
[nesi, pd] è vero: assessore alla cultura, a Prato. http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/127745/il_mio_libro_politico_al... - Europa ne parla per bene.
[nesi] Ecco, possiamo dire
[nesi] Ecco, possiamo dire che il paracadute si è aperto e anche la discesa è andate bene;)
[nesi] mi viene in mente la
[nesi] mi viene in mente la storia dietro quella vecchia canzone dei Radiohead. "Ripcord". Ti ricordi?
You’re free until you drop
You’re free until
You’ve had enough
And you don’t understand
You’ve no ripcord.
[nesi, ripcord] Eh già, mio
[nesi, ripcord] Eh già, mio ottimo. Io penso spesso alla Cuba di Gutiérrez, a quanto l'Italia le assomigli sempre più. Meglio che mi fermi qui sennò Bersani mi fa una class action.
[paracadute, ripcord] mio
[paracadute, ripcord] mio magnifico paul, ho sempre più la sensazione che sta a noi contaminare tutto quel che ci circonda, per stabilire i presupposti dell'imprevedibilità, dell'alogicità, dell'a-italianità. Sempre di più. Io ho la sensazione che tra De Benedetti e Berlusconi ci si avvicini molto al motto di Tornatores quando era ispirato, "una faccia una razza" - e quindi mmm... quindi non credo molto a repubblica come non credo molto al giornale [compro soltanto quotidiani sportivi o di cronaca locale. basta]
* Però questo libro di Nesi, per quanto tutt'altro che capolavoro, era e restava un libro sicuramente buono e dignitoso, e pieno di sentimento, e di storie che andavano meditate a dovere. A suo tempo mi aveva colpito tanto. E se posso dirti una cosa m'era sembrato più un libro da giovane liberale [destro] che da giovane ex comunista neo-democratico postdiessino. Si vede che Bersani è elastico forte.
[nesi, ripcord] Sono
[nesi, ripcord] Sono assolutamente d'accordo con te. Tra l'altro, condivido molte delle cose dette da Nesi e lo reputo un buon scrittore e questo è un libro importante. E' il suo punto di vista che non mi convince. Sarà che invecchio e più invecchio e più divento integralista per certi versi. E vorrei che gli scrittori si limitassero a creare dubbi e non risolvere problemi.
Ma sai cosa? Da piccolissimo imprenditore e piccolissimo scrittore avrei voluto che Nesi avesse pubblicato questo libro senza le spalle coperte di una poltrona. In fondo uno scrittore -e così un imprenditore- è credibile solo se ha le spalle scoperte.
[paolo, nesi] è vero. è la
[paolo, nesi] è vero. è la ragione per cui io non vedo l'ora di leggere il tuo nuovo romanzo. Manca poco, spero: vero? Col passare del tempo diventi sempre più importante proprio perché sei così perfettamente e onestamente fuori dai giochi, Paul. E non è solo questione di stile e di prospettiva - è questione di essenza. Abbiamo un gran bisogno di un nuovo Mascheri.
[nesi, mask] grazie.
[nesi, mask] grazie. chissà cosa ci riserva il futuro?
Ti dico solo, pubblicamente, che tu sei un punto di riferimento fondamentale per me- e così per tanti. e non parlo solo di stile. ma di etica, di indipendenza e limpidezza morale in questi tempi così difficili.
Avanti!
[Nesi-Paul Mask] Attendo
[Nesi-Paul Mask] Attendo anche io una bella notizia dal futuro, prossimo o lontano che sia. Anche fra dieci anni o più, va sempre bene.
Sul mondo editoriale e altro io non ho mai riposto alcun tipo di fiducia o aspettativa...e ormai, giorno dopo giorno, sto sempre più maturando l'idea di allontanarmi sempre di più, costi quel che costi. Forse sono troppo pessimista, riduttivo, egoista ma m'importa poco.
[mondo editoriale, andrea] in
[mondo editoriale, andrea] in questi giorni dovresti essere più contento e fiducioso: il tuo nuovo libro sta cominciando a circolare e piace e trascina e coinvolge - sei uscito per un piccolo editore d'avanguardia. E poi in questi giorni stai vedendo nascere una cosa bella con intelligenze come quella di cortellessa, di carbone, di barillari, con spiriti matti come quello di santoni - e cioè la tq. Porterà cose belle per tutti: nasce con principi che da queste parti conosciamo bene. Ho letto e riletto il TQ 2 ed è semplicemente santo. E prima non esisteva, non con tante adesioni, erano principi condivisi genericamente di qua e di là. Insomma, c'è speranza, anche da queste piccole cose.
[andrea, tq 2] Andrea:
[andrea, tq 2] Andrea: complimenti e auguroni per il libro, gli stralci che ha postato il franchi in recensione sono geniali. Sarà il mio primo ebook :)
Franchi, TQ2: dicono sostanzialmente quello che tu sostieni da anni...
[Mondo editoriale] Guarda
[Mondo editoriale] Guarda quelli di Area51 sono persone splendide, niente da dire, anzi. E' una cosa più generale, complessa da spiegare. In una recente discussione, mi sono sentito (dico ci, perchè anche la consorte era lì) affine alle posizione di Paolo. Lo ascoltavo parlare e mi sentivo a casa. Ecco, direi che sposo le sue posizioni.
Su TQ, ci devo ancora riflettere e leggere il manifesto. Tendezialmente sono ostile ai manifesti collettivi, è una cosa mia, di pelle. Credo che quello che manchi sia una maggiore presa di coscienza individuale, maggiore autonomia, più disponibilità a pagare sulla propria pelle le proprie scelte. Non sto parlando di purezza però certe volte quando leggo di queste cose è come sentire i politici dibattere del disastro di un paese affossandolo giorno dopo giorno sempre di più.
[paul mask] ti ringrazio
[paul mask] ti ringrazio fraternamente, caro paul. Davvero. Ce l'ho sempre messa tutta, e mi sono anche decisamente bruciato un sacco di possibilità, negli anni. Ieri leggendo "Grazie per il fuoco" di Benedetti leggevo una sua osservazione terribile e veridica sulla purezza, sul fatto che la società occidentale è incapace di mantenere e preservare la coerenza degli individui - portava tutta una serie di esempi su ruoli e mestieri in totale contraddizione con gli ideali e i principi di x e y. E mi ha fatto pensare che ogni giorno è una battaglia - per difendersi dal male e dal disordine e dalla società, perché alla fine di quello si tratta: quando la corruzione è così diffusa e radicata noi neanche ce ne accorgiamo più, neanche potremmo accorgercene più, di esserne diventati parte, o di esserne complici, pure in minima parte. Questo mi angoscia moltissimo - forse proprio perché sono solo un letterato, certo. La mia fantasia di purezza assoluta è diventata l'ascesi. Vedo macchie dappertutto. Roma è proprio sporca. Roma come l'economia come troppe altre cose. Allora penso - basta - e mi accorgo che i pensieri successivi non mi piacciono, non costruiscono più niente. Però ci penso ogni santo giorno, amico mio.
L'indipendenza, invece, è una cosa diversa e a portata di mano. Basta rivendicarla - e difenderla. Avanti sempre. Finché si può - perché si deve.
[hammer, tq2] già - il tq2 è
[hammer, tq2] già - il tq2 è totalmente, incredibilmente e piacevolmente famigliare. Molto. Speriamo che contribuisca a cambiare un sistema finto, e sbagliato.
[Nesi] Quelle del libro di
[Nesi] Quelle del libro di Nesi sono poche pagine ben scritte, che ho letto in un baleno. A parte considerazioni su favoritismi, probabili, e paraculate di contorno, va detto che una volta tanto il premio è andato ad un'opera comunque di livello. Quindi non c'è troppo da rammaricarsi. Aggiungo che come fiorentino il racconto mi ha fatto pensare. La realtà pratese, malgrado sia città a pochi km dal capoluogo toscano, è decisamente diversa da quella di Firenze, tipica di una città d'arte mal governata e assediata dalla speculazione. Prato, anche se ha un centro storico di livello, sottovalutato e poco conosciuto, ha semmai avuto la fama di cittadina industriale, laboriosa......lo è sicuramente anche adesso, ma - pare - con protagonisti diversi e ben più sfruttati (cinesi).