David Golder è la storia di una vita arida che si intreccia con storie di vite altrettanto aride: il modo in cui i protagonisti sono invischiati nel denaro (col denaro e dal denaro) in alcuni punti del romanzo è addirittura disgustoso. Volgare, direi. E non perché si tratta di gente arricchita che come tale ha un rapporto con la ricchezza quasi bulimico, arraffone, pretenzioso. Non è solo questo. È piuttosto questo incessante parlare di soldi, questo continuo ridurre il proprio orizzonte alla “roba”, questo sordido balenio in occhi che calcolano, misurano, pesano.
Un deserto umano, una povertà umana ammorbano la vita di David (che fa Golder di cognome, perché «far soldi per gli altri e poi crepare, è perciò che sono in questo dannato mondo»): le furberie maliziose della figlia, che gli si avvicina solo quando deve batter cassa; l’astio che per lui prova la moglie, ed il fastidio per i soldi che le sembrano sempre troppo pochi; ma soprattutto la solitudine in una casa sempre piena, troppo piena di ospiti indesiderati e cinici.
E quando si ammalerà, macerato senza ammetterlo anche dai sensi di colpa per aver negato un aiuto al socio in affari poi suicida, la solitudine si farà ancora più grave e una stanchezza profonda trapelerà dal suo volto.
Trapelerà per il lettore, ma non per chi gli sta accanto. Ci sono pagine stupende sull’orgoglio, le recriminazioni, le lamentazioni su di sé che di fronte a lui moribondo la moglie saprà fare sue: e con quanta lucidità Nemirovsky saprà cogliere questo vittimismo del sano al capezzale del malato! Finisce che ha pietà di se stessa, finisce che rimugina sul disagio che prova, sul tempo sprecato, sulle seccature che le tocca subire, e le sofferenze dell’altro le diventano indifferenti: son poca cosa, dopotutto. «Se quel fiume di soldi in movimento si fosse inaridito…E per giunta quell’uomo, quell’inutile moribondo sul gobbo…».
Non le resterà sul gobbo, perché morirà lontano nell’estremo tentativo di rendere felice una figlia capricciosa. La parole che scambia con un giovane ebreo, che parte per cercar fortuna in America e che gli ricorda se stesso di tanti anni prima, misurano il vuoto sterile della sua vita:
«Alla fine…si diventa ricchi…»
«Alla fine si crepa,» disse Golder «soli come cani, così come si è vissuti…».
Irene Nemirovsky aveva 26 anni quando scrisse questo libro, e appena 39 quando morì ad Auschwitz: viene da chiedersi allora quanto altro abbiamo perso, e quanto altro ancora…
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Irene Nemirovsky è nata a Kiev nel 1903 e morta ad Auschwitz nel 1942. Ha scritto Il ballo e Suite francese.
Irene Nemirovsy, David Golder, Adelphi, 2006.
Commenti
"«Alla fine si crepa,» disse Golder «soli come cani, così come si è vissuti?». > beh. Questo passo non riesco a mandarlo giù. Mi sembra talmente poco adelphiano che stento a credere al paragrafo "edizione esaminata e brevi note". Ti chiedo una gentilezza: potresti campionare qualche altro frammento della scrittura di Nemirovsky?
E invece è un libro sul disfacimento di un?anima, o meglio, di un corpo su cui un?anima disfatta non risparmia di palesare le proprie ferite: ?Girò bruscamente la testa verso il grande specchio sopra il caminetto spoglio, e per un istante, sentendosi a disagio, osservò i suoi lineamenti tirati, lividi, chiazzati di macchie bluastre, e i due solchi ai lati della bocca, incisi profondamente nella carne grassa, come le guance cascanti di un vecchio cane.
Mormorò con rancore: Si diventa vecchi, altroché, si diventa vecchi?.?.
E la moglie avida, che recrimina sull?infelicità provata accanto ad un uomo di cui non ha mai disdegnato il denaro, si abbandona a pensieri che sembrano misurare le lacrime versate su di sé con il peso della propria ricchezza: ?«Ah!» proruppe Gloria con voce cupa. «Non lo posso vedere?Non mi ha mai capita, mai amata?I soldi, i soldi, per tutta la vita?Una specie di macchina?senza cuore, senza passione?Per anni ho condiviso il letto con lui?È sempre stato come adesso: duro, gelido?I soldi, gli affari?Mai un sorriso, una carezza?Grida, scenate?Ah, quanto sono stata infelice.
Tacque. A un suo movimento, il riflesso del lampione sospeso sul viale le fece scintillare gli orecchini di diamanti.?
Non avrà misurato la sua vita con cucchiaini da caffè, come il povero Prufrock: ma è pur sempre un computo scarno quello che emerge dalle pagine della Nemirovsky, un prendere, un ammassare che inquieta con il suo, infine, estremo ed insensato squallore.
Possibile - mi chiedo solo - che il termine "estremo" possa significare "insensato", contestualmente?
http://www.lankelot.eu/index.php/2007/10/09/deresh-ljubko-kult/
un altro ucraino. Se passi di qua...
Lo sto leggendo giusto adesso. Qualcuno potrebbe consigliarmi un percorso per iniziare a conoscere la Nemirovsky?
Marina Monego!
guarda, io ho iniziato, per caso, da Come le mosche d'autunno, in verità penso sarebbe meglio partire da David Golder e lasciare per ultimo Suite francese, che è il più impegnativo.
http://www.lankelot.eu/index.php/2007/11/12/nemirovsky-irene-david-golder/
archivio IN e copertina
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