A) Mi piacerebbe sapere, per cominciare, una piccola tua presentazione e da dove è nato l'amore per i nativi americani.
P) Sono un semplice appassionato delle culture e dei Popoli Nativi Americani, che ha avuto la fortuna, ormai diversi anni fa, di assistere ad una conferenza di Ola Cassadore e Michael Davis, Apache della Riserva San Carlos, venuti in Italia per rivendicare la loro contrarietà alla costruzione di un mega telescopio sulla loro montagna sacra, il monte Graham. Quella sera ha segnato l’inizio del mio interesse verso questi Popoli, fino ad allora non mi ero mai interessato ai Nativi Americani ma il loro coraggio, la loro difesa delle Tradizioni e soprattutto il pianto di Ola quando, alla fine del suo intervento, tutti noi del pubblico che avevamo ascoltato in silenzio ci siamo alzati in piedi onorandoli con un lungo e spontaneo applauso, mi ha colpito profondamente. Mi sono chiesto come poter fornire loro un aiuto e la risposta è stata che potevo lavorare informando le persone su questa e altre vicende legate agli Indiani d’America. E’ seguito poi un periodo di studio di queste culture, della loro storia ma soprattutto della loro attualità.
A) Com'è nata l'idea di creare un sito? Com'è strutturato? Di quali notizie fa uso e come le reperisci? E qual è la visibilità e frequentazione del sito?
P) L’idea di creare un sito è nata in modo semplice, dovevo e volevo fare informazione e un sito web era lo strumento che mi permetteva di fare questo nel modo più immediato, sfruttando le mie conoscenze informatiche e dando maggiore visibilità a quanto volevo proporre. Ho creato quindi Wayaka, il mio primo sito, un buon lavoro dalle cui esperienze, positive e negative, è nato Nativi Americani.it, il mio attuale sito. Si tratta di un Blog d’informazione sulle culture e i popoli Nativi Americani, redatto con la collaborazione di mia moglie Bianca, che si propone di sviluppare il lavoro fatto in questi anni, nell’ottica di far capire che i Nativi esistono ancora e chiedono di venire ascoltati, attraverso non solo l’attivismo, ma anche con la loro musica, la pittura, l’arte, in tutte quelle forme che caratterizzano le loro culture e tradizioni, passate sotto secoli di dominio ma mai dimenticate e cancellate, seppure in molti casi a rischio di estinzione. Per questo motivo il Blog è strutturato concentrandosi soprattutto sulla loro attualità e sulle notizie provenienti dal Paese Indiano, che attingiamo da quotidiani Nativi Americani on-line, newsletter e vari altri siti Nativi; sono infatti le voci dei Nativi Americani che ci interessano, le loro opinioni e i loro articoli, e poi grazie anche all’aiuto dei lettori che non mancano di segnalarcele dandoci un notevole contributo. Nativi Americani.it inoltre offre informazioni anche sugli eventi e sulle manifestazioni che si svolgono in Italia che hanno come oggetto gli Indiani d’America, le loro culture e Tradizioni e che li vedono protagonisti in prima persona. Ma l’informazione, che è lo scopo principale del Blog, non è l’unica direzione da noi seguita; infatti cerchiamo anche di essere propositivi, occupandoci non solo di pubblicare petizioni e azioni concrete in supporto a questi Popoli, ma anche di sviluppare proposte educative e costruire una coscienza nelle persone improntata al Rispetto e alla conoscenza reale della loro esistenza e dei loro problemi, che non sia tratta dall’immaginario comune, spesso stereotipato e distorto. E questi sono per noi propositi del tutto primari. La candidatura nella categoria Educational del Premio Yahoo Rivelazione del web 2007, venuta nel primo anno di vita del Blog, è stato un riconoscimento proprio della parte educativa che cerchiamo di sviluppare. Dall’aprile 2007, data della messa ufficiale on-line, la visibilità del Blog è cresciuta notevolmente, diventando un po’ il punto di riferimento per tutti gli appassionati dei Popoli Nativi Americani, arrivando agli 80.500 accessi attuali. Ma il dato più significativo è la partecipazione dei lettori, che vedo davvero notevole sia per le email che riceviamo che per i loro contributi scritti attraverso i commenti, che spesso sono approfondimenti molto interessanti agli articoli pubblicati, oltre che singole opinioni. Per un Blog strettamente tematico come il nostro questo non è poco. Il ringraziamento a tutti coloro che ci aiutano è quindi più che doveroso. L’apertura alla collaborazione dei lettori, la tutela della loro libertà nell’esprimere le opinioni, sono strumenti essenziali del nostro lavoro. Un’ultima cosa da dire in merito alla frequentazione del sito è che sempre di più è visitato dai lettori non solo europei ma soprattutto provenienti dagli USA, cosa che ci onora, e ci fa piacere, lo confesso candidamente. A) Dei Nativi Americani si sa ben poco, la maggior parte delle informazioni le si reperisce dai film che passano in tv, dai fumetti, da qualche libro (per chi li legge), magari anche dall'ingresso in qualche negozio che vende artigianato (e anche qui ci sarebbe qualche distinzione da fare), e soprattutto si sa ben poco della loro situazione attuale. Come vivono attualmente le popolazioni native? Come si comporta la legislazione statunitense e le altre sui cui suoli le popolazioni risiedono? Quali sono le maggiori problematiche attuali? E quali possono gli insegnamenti e le idee ancora validi della loro cultura e spiritualità?
P) Mi fa piacere poter rispondere a queste precise domande, ti ringrazio per avermele poste. Hai perfettamente ragione, dei Nativi Americani si sa davvero molto poco, e dato che le fonti maggiori sono quelle che hai citato, c’è ben poco da stare allegri. Le informazioni sui Nativi Americani che giungono in Italia sono molto scarse, spesso distorte o farcite di stereotipi, e anche sul piano dell’editoria non stiamo, a mio parere, molto bene, almeno riguardo i Nativi Americani di oggi; vi sono molti scrittori Nativo Americani, ma quasi nessuno di essi trova spazio in Italia o in Europa. I media si ricordano dei Nativi Americani a comando e sempre attraverso le immagini legate alla loro storia, i popoli Nativo Americani, quindi, per la stragrande maggioranza delle persone, non esistono, sono popoli dimenticati o sepolti in un limbo immaginario inesistente.Questo è un altro dei motivi che mi ha spinto nel tempo a dedicarmi all’attualità di questi popoli, che oggi vivono dislocati in varie riserve sia in USA che in Canada, senza contare i Nativi dell’Alaska. Ovviamente, molte comunità Native Americane vivono anche nelle città. La loro situazione è molto varia, in merito alle riserve alcune godono di situazioni economiche migliori, altre invece con situazioni di emergenza quasi a tutti i livelli. Anche la situazione sociale è altrettanto disomogenea, non è facile fare un analisi poiché stiamo parlando di Nazioni e Tribù assai diverse, con patrimoni culturali e storici che spesso influiscono anche sulle loro condizioni attuali. Ma tutti, comunque, non abitano nei tepee, non vanno a cavallo abitualmente, usano le auto e tutti i confort che possono permettersi. Sono persone come noi, che ambiscono ad avere pari dignità civile, sociale, ed economica, riuscendo in molti casi a coniugare perfettamente la modernità, il proprio ruolo sociale, con le proprie Tradizioni. Questo è il loro punto di forza. Il comportamento dei Governi è spesso ambiguo e con un operato caratterizzato da luci ed ombre. Sono stati fatti passi da gigante rispetto alla loro storia anche recente e vi è certo una maggiore attenzione nei loro confronti, ma purtroppo prosegue anche una politica che troppo spesso ignora i loro Diritti e il Rispetto delle loro Terre, la cui proprietà è spesso violata. Anche se diverse leggi tutelano la loro sovranità su queste terre, ne sanciscono il governo e l’uso, compagnie minerarie, industrie varie e imprenditori privati violano, con la complicità dei governi, questi diritti, generando conflitti anche duri con le popolazioni Native, che dimostrano quanto l’ipocrisia dei governi, locali e nazionali, non sia molto diversa da quella della loro triste storia. Inoltre, la mia sensazione è che vi sia una sorta di gara a fare pubblici annunci di riconciliazione e ammende di vario tipo su colpe storiche, ma che poi tutto questo non corrisponda ad una reale volontà di cambiare politica nei loro confronti. Voglio ricordare che sia gli USA che il Canada, a tutt’oggi, non hanno firmato la Dichiarazione dei Popoli Indigeni e Tribali approvata dell’ONU, il che la dice veramente lunga su questa questione. Ma questo si verifica non solo in questo ambito, ma anche in altri, come le scuole, dove assistiamo ancora oggi ad episodi di razzismo, tipo l’imposizione di tagliarsi i capelli. E’ davvero incredibile questo, sono episodi per fortuna poco frequenti ma molto più vasta è in generale l’incomprensione verso queste culture, figlia dell’ignoranza, e, peggio ancora, dell’indifferenza. I problemi attuali sono molti, oltre quelli citati direi che il conto che questi popoli ancora oggi pagano per la loro sradicalizzazione forzata è il problema più pressante, con un alto tasso di suicidi, alcolismo e violenza domestica che solo oggi si è capito essere conseguenza del disadattamento e della pesante eredità di quanto accaduto nella loro storia. Vi sono studi che non lasciano dubbi in merito, e progetti molto validi che cercano di affrontare e risolvere il problema, ma è ovvio che il processo di guarigione da queste profonde ferite sarà lungo e difficile. I Nativi Americani hanno ancora un grande patrimonio culturale e spirituale che può insegnarci maggiore attenzione verso Madre Terra e nel rapportarsi con tutti gli elementi che ci circondano. I loro insegnamenti possono ancora aiutarci molto in ogni ambito della nostra vita, a patto di saperli ascoltare e metterli in pratica in modo corretto e rispettoso. Penso a chi, per il solo fatto di aver fatto qualche Sun Dance con loro, si sente al di sopra di essi e in dovere di parlare al loro posto, oltre che vantarsi di essere danzatore del sole. Atteggiamenti come questi sono l’opposto degli insegnamenti dei Nativi, basterebbe ascoltare veramente queste persone con un po’ di attenzione, anziché pendere dalle loro labbra, per starne alla larga.

A) Se penso all'occupazione di Wounded Knee avvenuta negli anni '70, luogo di un massacro ai danni dei nativi nel 1890, mi sembra di poter dire che fra le popolazioni native l'idea di staccarsi o comunque di vivere in maniera più tradizionale, non è ancora sopita del tutto. Le ultime dichiarazioni di Russell Means, poi fanno pensare. Come vedi tu la situazione?
P) Questo è un argomento veramente complesso che richiederebbe un capitolo intero per rispondere in modo esaustivo. Posso affermare, o meglio confermare, che l’idea di una propria e vera sovranità in senso completo non è mai stata abbandonata dai Nativi Americani, anche se, fino all’azione della Republic of Lakotah, guidata tra l’altro non solo da Russell Means, ma anche da altrettanti validi esponenti Nativi, non si è mai assistito a niente di particolarmente concreto. Io penso che questo possa costituire il primo passo verso una maggiore concretezza e sensibilità per riappropriarsi di una sovranità oggi poco reale e inconsistente, ma che il processo per la sua piena affermazione sia lungo, molto lungo. Ma, credo che l’azione di Russell Means e compagni sia stata doverosa. Pochi hanno la percezione che essa sia reale, ma in tutta franchezza penso e spero davvero che lo sia, ed è un bene che sia lenta, poiché, se riuscirà un giorno a diventare realtà, sarà frutto di una coscienza e di una volontà costruita nel tempo, stabile e forte nei convincimenti del Popolo Lakota, questo è oggi il lavoro della Republic of Lakotah, a cui va tutta la nostra solidarietà e il nostro supporto. Sappiano che gli Indiani sanno aspettare, forse siamo noi ad avere bonariamente poca pazienza. E se un giorno la vedremo in tutta la sua realtà, stavolta i governi dovranno prenderne atto, a meno che non rispolverino i cannoni. Ma l’arma in più per i Nativi sarà l’opinione pubblica, assai diversa per cultura da quella che ha assistito indifferente al massacro del 1890.
A) Io per esempio sono un po' perplesso sull'arrivo nelle riserve dei casinò, che, se è vero portano introiti, nello stesso tempo però rendono del tutto simili i nativi agli statunitensi. Tu come la vedi?
P) Anche qui la risposta è articolata, da un lato i casinò hanno portato benefici concreti, ove ovviamente i governi tribali hanno saputo veicolare correttamente e onestamente i loro proventi economici, creando benefici per tutta la comunità, e anche riuscendo a ricomprare i terreni confinanti le riserve, allargando così i loro territori. Dall’altro, la loro presenza ha innescato fenomeni negativi, senza dubbio, ma non tanto, secondo me, nel rendere gli Indiani simili agli statunitensi, la cui influenza e modelli di comportamento erano già sufficientemente forti e purtroppo infiltrati abbondantemente anche prima della nascita dei casinò e del loro seguente sviluppo; nel corso della lunga e difficile storia, I Nativi Americani hanno infatti dovuto forzatamente già mediare la loro completa Indianità, per intenderci, anche se questa definizione, usata spesso, non ha molto significato secondo me. Gli indiani di oggi sono indiani quanto quelli dei tempi di Toro Seduto e Cavallo Pazzo. Quando vengono, troppo spesso, definiti gli eredi di questi grandi uomini, si commette l’errore di pensarli meno indiani dei loro antenati. Cosa che trovo davvero ridicola. Piuttosto, gli effetti per così dire perversi sono stati e sono i conflitti sorti all’interno delle comunità Native dopo la loro istituzione e la nascita di Gangs e infiltrazioni mafiose e traffici illegali. La domanda se i casinò possono promuovere una cultura tribale mediata a livello federale a scapito della loro nazionalità Indiana, o piuttosto che l’industria tribale del gioco d’azzardo possa contribuire a difendere le identità e le tradizioni Native può trovare diverse risposte, a seconda di come vengono affrontati questi conflitti e le situazioni da essi generati. Ma non sempre la strategia dei Casinò si è rivelata vincente, alcune tribù li hanno chiusi dopo una gestione poco redditizia. Insomma, le perplessità possono starci tutte. Ma molti capi tribali li hanno visti e li vedono come la via più semplice per avere introiti economici, e forse questa è, a mio parere, una visione un po’ riduttiva.
A) Decine di nativi sono nelle carceri americani e sono perseguitati continuamente, in continuità perfetta con quanto accaduto nel passato, penso solo a Leonard Peltier. Com'è attualmente la situazione?
P) Purtroppo è così, ed è una situazione che i Nativi Americani condividono con altre minoranze etniche. Il caso di Leonard Peltier è il più conosciuto, il più imbarazzante e incredibile per un paese che si ritiene civile e culla della democrazia nel mondo, ma molti altri Nativi finiscono in carcere con provvedimenti esagerati rispetto a identiche colpe commesse da cittadini americani bianchi. La mancanza di assistenza legale adeguata per motivi economici, spesso, concorre a rendere più problematica la loro difesa, in molti stati ancora vige scarsa tutela dei loro diritti, anzi, una deliberata oppressione e repressione anche delle loro semplici manifestazioni pacifiche. Con la connivenza dei non nativi. Uno studente Nativo di una cittadina in California, ha ricevuto minacce di morte per il semplice fatto di aver sollevato la questione delle immagini stereotipate sui Nativi presenti all’interno della sua scuola, i Mohawks in Canada stanno vivendo una vera e propria repressione armata della polizia locale e da forze paramilitari senza che nessuno denunci questo pubblicamente. Gli Yankton Sioux hanno intrapreso una lunga resistenza contro la costruzione, vicino alla loro riserva, di una fattoria di maiali dai liquami altamente inquinanti. I Navajo da molto tempo fanno purtroppo i conti con i residui radioattivi delle miniere, per non parlare dello scempio di Bear Butte..Questi sono solo degli esempi di fatti molto gravi che accadono sotto gli occhi di tutti, ma ve ne sono molti altri. Ma che nessuno può leggere sui giornali o ascoltare nei media, ad esclusione di quelli Nativi Americani, o su Internet. Una cosa vergognosa.

A) Cosa pensi della politica delle scuse, per esempio come le ultime portate da Papa Ratzinger, nei confronti delle popolazioni native in tutto il mondo? Cosa si nasconde dietro queste manovre?
P) Questo è un'altra questione che mi fa accapponare la pelle. Per noi che seguiamo da anni e denunciamo pubblicamente la storia e i crimini commessi nelle scuole residenziali canadesi e nelle boarding school americane ad opera delle varie istituzioni religiose, tra le quali la chiesa cattolica romana è in prima fila, le ultime e recenti scuse di Papa Ratzinger sono solo un maldestro ed ennesimo tentativo di mettere una pietra sopra la storia, un’azione però condotta in assoluta ipocrisia e mancanza di sincerità. Chi ha seguito la vicenda, leggendo il Blog, sa bene che è stata un’operazione che fin dall’inizio ha voluto far credere ad un pentimento della chiesa cattolica, ma nessuno dei Nativi sopravvissuto alle scuola residenziali e nessuno dell’Associazione Friends and Relatives of the Disappeared, l’Associazione dei familiari delle vittime decedute in queste scuole, ha mai avuto alcun colloquio con Phil Fontane, l’acclamato capo Nativo che è stato ricevuto in Vaticano dal Papa per queste scuse. Nel discorso di Papa Ratzinger poi, salta subito all’occhio, nell’ammissione che sui bambini delle boarding scool c’erano stati alcuni casi di violenza fisica e sessuale da parte dei preti cattolici, per poi far intendere che complessivamente la chiesa ha fatto un buon lavoro in Canada, una palese e vergognosa falsità di comodo. Qui non parliamo di alcuni casi ma di almeno 50.000 bambini scomparsi e mai più ritrovati, di centinaia di testimonianze ormai pubbliche di violenze sessuali, abusi e torture di ogni genere. Questi crimini li hanno commessi funzionari religiosi della Chiesa Unita del Canada, della Chiesa Anglicana e della Chiesa Cattolica Romana, che gestivano le scuole. Sul mio Blog, grazie all’aiuto e all’amicizia di Kevin Annett, ho una lista di tutte le scuole residenziali gestite dalla chiesa cattolica in Canada, erano 79, su un totale di 118 che hanno operato in Canada tra il 1831 e il 1996. Una scandalosa auto-assoluzione quella del Papa. Ad Ottobre Kevin Annett sarà in Italia, a Roma, nell’ambito della manifestazione eVENTI NATIVI, la sua presenza e le sue parole, se potrete ascoltarle, vi apriranno le porte dell’inferno, quello però terreno creato, gestito e oggi nascosto proprio dai portatori della parola di Dio. Cosa si nasconde dietro queste manovre? Molto semplice, la volontà di nascondere all’opinione pubblica le gravi responsabilità nei crimini commessi sulla pelle delle popolazioni Native. Di renderle cosa passata, finita, mentre gli effetti devastanti di quanto è stato commesso a loro danno sono purtroppo molto vivi ancora oggi.
A) Qualcosa è mutato nella visione che viene data attraverso film, documentari, libri? L'impressione è che una certa interpretazione non si sia ancora persa ed inoltre è subentrata anche questa presenza di nativi quasi sempre visti come "spirituali" quasi come se fossero dei santoni buddhisti. E spesso poi il protagonista è quasi sempre un bianco che diventa amico dei nativi.
P) L’immagine dei Nativi Americani divulgata attraverso film, documentari e i libri, e aggiungo i programmi televisivi, tranne qualche lodevole eccezione, rispecchia ancora troppo l’immaginario che più sembra attrarre il pubblico, quello cosiddetto del buon selvaggio, intrinseco di infinita saggezza. Non é che questo non sia vero, la loro cultura costituisce un patrimonio immenso, ma i Nativi Americani non sono solo questo. Non sono solo Uomini di Medicina, sono poeti, scrittori, film - maker, registi, cantanti, attori, musicisti, avvocati, attivisti, e, soprattutto, uomini come noi, con vizi e non solo virtù. Ma il pubblico, poco incline ad approfondire, e troppo voglioso di visioni alternative, è ancora molto legato solo alla visione spirituale, più affascinante e suggestiva, così solo questo viene commercializzato e questo consumato. Perché di vero e proprio consumo si tratta, non solo quando si acquistano libri che promettono di svelare la loro Spiritualità, o che descrivono le storie a cui accenni nella domanda, ma anche quando si partecipa alle cerimonie spirituali diffuse in Italia e in tutto il mondo. Che siano condotte da Nativi Americani, o da non nativi, quando diventano un commercio e una vera e propria attività con tanto di pubblicità, con slogan più o meno accattivanti, che le fanno sembrare autentiche, sono solo una messa in vendita della loro cultura, uno sfruttamento di essa, una cosa che giudico abominevole e che è ritenuta sbagliata anche da molti Nativi. Purtroppo, non tutti la pensano così, preferiscono pensare che la diffusione di queste cerimonie sia un metodo per preservarle; pur rispettando queste opinioni, non posso che assistere ogni anno al fiorire delle Inipi, la cerimonia Lakota più imitata e diffusa, di tutti i tipi e in tutte le salse e questo, a mio parere, è solo commercio. Dovremmo tutti riflettere su questo. E fare un passo indietro.
A) Quali film e libri proporresti a chi si vuole avvicinare alla cultura e storia dei nativi americani?
P) Tutti quelli che non li descrivono con copricapo e sonagli, che parlano della loro attualità, anche contraddittoria, e, per chi conosce l’inglese, tutti i libri e i film scritti, diretti e prodotti da Nativi Americani. Se è quasi impossibile trovarli in Italia, basta cercare su Internet e si aprirà un mondo di proposte valide. Un film senza dubbio interessante è comunque "Cuore Di Tuono", di Michael Apted, facilmente reperibile, altri sono "Incident at Oglala", reperibile con i sottotitoli in italiano, e il film documentario "Trudell, the movie", oggi tradotto anche in italiano. Ma non voglio fare dei torti a nessuno, magari dimenticandomi qualche buona proposta, un po’ tutte le letture e i film possono essere interessanti, se si riesce ad avere spirito critico e soprattutto se si ha una buona conoscenza di questi Popoli. Per la storia, voglio invece citare il libro "Seppellite il mio cuore a Wounded Knee" di Dee Brown. A mio giudizio resta tutt’oggi un capolavoro. Ma sono la persona meno adatta per dare consigli, come ho detto le mie letture prevalenti sono le voci dei Nativi che sono pubblicate e diffuse sulla Rete.

A) Prospettive future per il sito?
P) Ho decine di idee che vorrei realizzare, ma il tempo è sempre tiranno, ho una famiglia, due splendidi bambini da crescere ed educare, e nonostante tutto l’aiuto dei lettori, dei preziosi aiuti nelle traduzioni più difficili che mi vengono forniti da loro, molte notizie, molti problemi sono difficili da pubblicare per mancanza di tempo; tutti noi lavoriamo volontariamente nell’ambito del nostro tempo libero, ma l’impegno che cercheremo di sviluppare sarà quello di un maggiore contatto con i Nativi Americani oltre quelli che già ci conoscono, la creazione, per quanto possibile, di un rapporto più stretto, e magari anche di articoli scritti da loro per il nostro Blog. E quello di intensificare, ove possibile, il lavoro educativo con le scuole. In questo senso, le collaborazioni che abbiamo avuto con due insegnanti che hanno creato progetti per far conoscere il Genocidio degli Indiani d’America sono stati incoraggianti, c’è stato grande entusiasmo e partecipazione degli studenti. La speranza è che siano d’esempio e fonte d’ispirazione per molti altri insegnanti, affinché anche questo argomento entri nelle scuole e venga conosciuto dai ragazzi, che sono le nostre future generazioni. Ma anche senza allargarsi, c’è già molto lavoro ancora da fare e mi auguro che un giorno molti Nativi Americani possano direttamente essere intervistati nella Rete, sui media e sui giornali, molto meglio di me potrebbero colmare tutte le lacune informative. Ti ringrazio per l’opportunità che mi hai comunque concesso…
A) Grazie a te di cuore!
Brevi note:
Il sito internet di riferimento è: www.nativiamericani.it
Commenti
Una piccola cosa ma molto importante per me.
grazie per la condivisione, intanto, Andrea;).
Aggiungo qualche tag...
1. Non è certamente una piccola cosa questa, ma un contributo di valore, anche per contribuire nel nostro piccolo, alla diffusione di certi lati della storia che non sono da tutti conosciuti.
Personalmente non credo che la situazione dei Nativi Americani non sia sconosciuta ai più, o almeno me lo auguro. Forse lo è meno quella attuale, forse ci si immagina queste grandi(ma lo sono?) riserve che mi hanno sempre dato l'idea di uno zoo e niente altro. E personalmente questa cosa mi ha fatto sempre andare il sangue alla testa. Nel mio piccolo conosco la situazione attuale, le discriminazioni, l'alcolismo, lo sforzo di brutali assimilazioni (un esempio forse banale nel taglio dei capelli), ma un necessario approfondimento non può che essere accolto se non come un sacrosanto dovere.
Intanto mi segno anche il titolo del libro citato nell'intervista. Il film Cuore di Tuono l'avevo visto, non un film eccezionale, ma interessante perché si sentiva la mano di un regista indubbiamente appassionato ed aggiungerei forse anche sincero. Visiterò il sito ed intanto ti ringrazio.
Sai che mi hanno regalato questo libro un mesetto fa.
A proposito di film interessanti e magari un po' dimenticati, cito "Manto Nero" di Bruce Beresford, proprio sull'incontro fra due culture completamente diverse. In particolare sul problema della conversione religiosa dei nativi.
Non è un capolavoro ma è un film diverso proprio come punto di vista ed esiti.
http://www.nativiamericani.it/?p=1213
Pagine sui Navajo interessanti in "De America" di Piovene, capitolo "Traversata South-West", p.335 circa e ss. Edizione Garzanti, 1953.
[nativi americani] segnalo un
[nativi americani] segnalo un libro che sembra parecchio interessante: "Vite di riserva" di Sandro Onofri, Fandango, 2006. Si tratta - leggo nel catalogo - di un reportage narrativo scritto tra 1992 e 1993, con foto. Viaggio nell'America dei Nativi.