Naspini Sacha

I Cariolanti

Autore: 
Naspini Sacha

Drammatica e cannibalica allegoria della sofferenza del popolo italiano nei primi cinquant'anni del secolo scorso, “I Cariolanti” è un'opera letteraria che sprofonda nel male – e dal male lascia discendere e derivare una narrazione viscerale, rabbiosa e violenta, storia di miseria nera e di fame assoluta, di povertà e ignoranza, di straordinaria e incontrovertibile sconfitta del bene, e della speranza. È ambientata in Toscana, ma potevamo tranquillamente ritrovarci tra i poveri braccianti emigrati nelle paludini pontine che così bene ha descritto Guerri nel suo studio sulla stravagante santità di Maria Goretti, “Povera santa, povero assassino”, o in Veneto, o in Abruzzo. La povertà e la grettezza, nelle campagne, erano esattamente le stesse; comprenderle fino in fondo, per noi contemporanei, è davvero difficile. Immaginarle è estremamente faticoso e doloroso al contempo. “I Cariolanti” è una terribile vicenda di umiliazione dell'essere umano, della pietà, e dell'intelligenza, ideata e scritta da un narratore ossessivamente ispirato dai nostri lati oscuri (cfr. “I sassi”), Sacha Naspini da Grosseto, classe 1976, qui al suo esordio nell'editoria mainstream dopo anni di militanza nell'underground: il romanzo è stato pubblicato nella collana Heroes della Elliot, diretta da Massimiliano Governi. Entriamo adesso nel cuore della vicenda...
“Se non mangio tutto poi arrivano i Cariolanti. Quando li sogno sono in due, un uomo e una donna vestiti male, scavati fino all'osso e con tutti i capelli appiccicati sulla faccia. Camminano strascicando i piedi nudi, sporchi di sangue e terra. E dita bitorzolute, e braccia lunghe, anzi lunghissime, fino alle ginocchia. Lunghissime e secche. I Cariolanti si chiamano così perché si tirano dietro un carrettino sgangherato, sopra c'è un lenzuolo che una volta era bianco ma che adesso è tutto zozzo e logoro, pieno di patacche schifose. Da là sotto a volte spuntano dei piedini di bimbo. I Cariolanti hanno sempre fame. Se a cena qualche bimbo viziato non mangia tutto, di notte arrivano loro, ti prendono e ti portano via per mangiarti vivo nella loro tana” (Incipit de “I Cariolanti”, p. 5).
Da qualche parte in Toscana, 1918. Il narratore, Bastiano (nove anni), e i suoi genitori, si sono nascosti e sono convinti di essere introvabili. Vivono in un buco, da quattro anni, sottoterra. Il soffitto è un tavolaccio e qualche trave, nient'altro. Là fuori c'è la Guerra, nessuno deve scoprirli. Altrimenti impiccano il papà, che ha disertato. Sul soffitto c'è un buco, serve per cacciare gli animali, per metterli in trappola e colpirli con una lancia. A volte la trappola funziona. Quando il babbo e la mamma accendono il fuoco il loro piccolo si sente male, s'addormenta oppure dà di stomaco. Il primo nemico è la fame. Ma a volte la caccia va male...
“Io non lo so se hai mai provato la fame quella brutta, quella che neanche ti fa dormire e se per caso ci riesci, non fai che sognare quello: di mangiare. La fame quella che ti fa impazzire, tanto che cominci a guardare il secchio dei bisogni, o scavi con un dito per terra, in mezzo a una fessura delle tavole, alle volte ti capitasse un baco tra le mani. Giuro che ti metteresti in bocca di tutto, se piangi non fai che leccare le mani per sentire il salato” (p. 16).
… e allora in famiglia finiscono per mangiarsi un pezzo della mamma. La coscia. La ferita si infetta. Per quella gamba le cose si metteranno molto male. Finirà amputata. Passa del tempo. Passano anni. Il piccolo adesso porta ogni tanto il suo branco di randagi a riempirsi lo stomaco, forzando le serrature delle gabbie dei polli e dei conigli. A questo punto a narrare la storia, per un po', è una ragazza di sedici anni, Sara, che scrive il suo diario e parla di un giovane aiutante dello stalliere, Bastiano, che le piace tanto. “La sua famiglia vive nella miseria più nera e lui si deve spaccare la schiena sette giorni su sette, visto che suo padre comincia ad avere un'età e sua madre è malata” (p. 51). I due fanno amicizia, nasce una strana complicità. Passa del tempo. Lui ha 22 anni, suo padre piange. La mamma è morta. Il narratore ricorda che una volta si sono mangiati un neonato, e lei non voleva. Il narratore racconta che con Sara le cose andavano bene, loro due si erano innamorati. Un giorno stavano facendo l'amore, poi lei s'è tirata indietro, lui senza volere le ha fatto male – e l'ha ammazzata – e i suoi cani randagi si sono spartiti il corpo di lei. Passano molti anni. Bastiano – superata la gattabuia, dove impara a leggere e scrivere un po' – ha 34 anni e sta combattendo, sono i giorni della Seconda Guerra Mondiale. Il nemico è crudele come lui, con la stessa incoscienza. Lui soffre la fame. “L'unica cosa buona che impari dalla guerra è che siamo tutti uguali, se la mia pancia brontola rischio di non arrivare a domani, è un po' come la tua” (p. 110). Scapperà, verrà ritrovato, ricomincerà a vivere ex novo, cercando di ricostruirsi come niente fosse, dopo nuovi massacri... fermiamoci qua.
                                 
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Quando un artista decide di consegnarsi alla narrazione del male, deve rinunciare – e con difficoltà, e con dolore – ad attenuarlo con artifici e gentilezze; deve avere coraggio di andare fino in fondo, dimentico di sé, dimentico del spirito della nostra specie. Sacha Naspini riesce in questa terribile impresa, e non da ieri, con una facilità abnorme. Si rimane incollati nella lettura di questa mostra delle atrocità e si cerca di resistere all'orrore – è impressionante e difficile a credersi, ma questo libro fa paura: quel sangue è reale, è vivo – cercando infine di trovare un senso. Il senso che io trovo è che mi sembra sia necessario non dimenticare il baratro di pazzia e di morte che hanno affrontato e superato i nostri bisnonni e i nostri nonni, per consegnarci una società più civile e democratica, e un'Italia finalmente estranea alle guerre. Non alla violenza – e questo giustifica ampiamente la vecchiaia di Bastiano (nome verghiano, ma non credo serva glossare...) nell'Italia repubblicana: perfettamente ambientato e perfettamente memore di ciò che è stato, di come è cresciuto, dell'uomo di cui era figlio, del futuro che sempre gli è stato negato.
Scrivere che questo è un bel romanzo non è giusto; ha la bellezza del macabro, dell'orrido, di tutto ciò che è sconcertante: bisogna avere una particolare inclinazione all'orrido per poterci riconoscere bellezza. Ma è un'opera letteraria trascinante, coinvolgente, cupa, buia, morbosa. E – last but not least – è una creazione originale. Pizzicatemi la fonte d'ispirazione, scartando quella immediata ma vaga di “Io non ho paura” di Ammanniti – ché il respiro qui è ben diverso. Ve ne sarò grato.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Sacha Naspini (Grosseto, 1976), scrittore italiano. Ha esordito pubblicando “L’ingrato” (Effequ, 2006).

Sacha Naspini, “I Cariolanti”,
Elliot, Roma 2009. Collana “Heroes” di Massimiliano Governi. Copertina di Maurizio Ceccato.

Approfondimento in rete:
Wiki it / Sito Ufficiale di SN

In Lankelot:
Naspini Sacha - Cento per cento - marina monego
Naspini Sacha - I Cariolanti - franchi
Naspini Sacha - I Cariolanti - nic
Naspini Sacha - I sassi - franchi
Naspini Sacha - Il risultato - Gordiano
Naspini Sacha - L'ingrato - Gordiano
Naspini Sacha - Never Alone - marina monego

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Ottobre 2009.

ISBN/EAN: 
9788861921054

Commenti

Drammatica e cannibalica allegoria della sofferenza del popolo italiano nei primi cinquant?anni del secolo scorso, ?I Cariolanti? è un?opera letteraria che sprofonda nel male ? e dal male lascia discendere e derivare una narrazione viscerale, rabbiosa e violenta, storia di miseria nera e di fame assoluta, di povertà e ignoranza, di straordinaria e incontrovertibile sconfitta del bene, e della speranza. È ambientata in Toscana, ma potevamo tranquillamente ritrovarci tra i poveri braccianti emigrati nelle paludini pontine che così bene ha descritto Guerri nel suo studio sulla stravagante santità di Maria Goretti, ?Povera santa, povero assassino?, o in Veneto, o in Abruzzo...

Lo compro insieme a "Tanatoparty"!

(Certo che Ceccato non ne sbaglia una...)

3, è un mostro:).
2, e secondo me lo preferirai al Tanatoparty - ma saprai dirmi;)

sempre un piacere leggere recensioni così. e sapere che scrittori di questa terra. ecco.

Grosso And;).
*
Domenica 25 ne parlo su RADIO CAPODISTRIA
tra le 14 e le 14.30 ( www.radiocapodistria.net/ per streaming) nel corso del programma di RICKY RUSSO Agenda in Orbita.
Buon ascolto!

Credo che lo cercherò. Alla fine Il Foglio lancia anche lui dei bei talenti.

e uno di quei talenti sei tu;)

Lo diranno i nostri pronipoti.

ah:) ne avremo, allora. bene...

Sacha Naspini l'ho scoperto io. Qualcuno me ne renderà merito?

Gordiano Lupi

ave caro!
Tu ed Effequ!
Ti cito: parli de "L'ingrato":

"Questo libro poteva essere nel catalogo delle Edizioni Il Foglio, ma alla fine abbiamo scelto di pubblicare un altro romanzo di Sacha Naspini che dovrebbe vedere la luce nel 2007. La valutazione di non accettare "L?ingrato" esulava da motivi di merito: eravamo di fronte a due testi ottimi e abbiamo optato per quello che si avvicinava di più alla nostra linea editoriale. Le solite valutazioni di opportunità ci avevano convinto a pubblicare due racconti di Sacha nelle antologie del Foglio Letterario ("Cattive storie di provincia" e "Antologia del Fantastico Underground"), ma non questo romanzo. Ci eravamo detti che in un panorama letterario che consacra nell?olimpo narrativo gente come Aldo Nove, Paolo Nori e Tiziano Scarpa, un romanzo vero, di quelli che si scrivevano una volta, non poteva trovare spazio. Abbiamo sbagliato tutto e adesso che rileggo "L?ingrato" me ne rendo conto. Ha fatto bene Effequ a pubblicare Naspini, perché bisogna avere il coraggio di dare in pasto al pubblico belle storie e non flussi di pensieri, ragionamenti di bambini scemi e poesie-racconto stile sesso e corpo. Sacha Naspini non poteva fare esordio letterario più convincente."

che avesse una capacità di raccontare il male lo sapevo (anche dal punto di vista degli adolescenti o dei bambini, ma stavolta mi stupisce, è una storia a dir poco allucinante, di una miseria assoluta da tutti i lati.

La differenza tra me ed Effequ è palese e te la potrà spiegare bene Sacha. In ogni caso, Naspini l'ho premiato al Licurgo Cappelletti quando non aveva mai pubblicato niente.

Bene, allora integriamo questa notizia a quelle d'antan. Complimenti, in ogni caso - primo o primo a pari merito è comunque grande soddisfazione e merito.

Leggo Tuttolibri e m'incazzo come ai tempi di Quasi quasi, in compenso. Pare che in Italia si leggano i tiramenti di gente che va in treno (editi da Mondadori) e le storie di padri divorziati milnaesi (edite da Guanda). La critica letteraria è ormai diventata cricca letteraria.

Lankelot è qui per questo, Gordiano. Altrimenti non servivamo a niente... - e qui si può contestare e criticare l'articolista, liberamente, e chiedergli spiegazioni su ciò che ha scritto e perché ne ha scritto. Qui c'è dialettica. Altrove, no.

Vero. Gli inserti letterari italiani sono diventati illeggibili. Il problema è che io scrivo per La Stampa, sono nella loro busta paga, curo il blog di Yoani Sanchez, traduco i pezzi che fa per il quotidiano. Non posso mettermi a sparare su Tuttolibri...

La famiglia Agnelli è rimasta democratica, vedo... :)))

La cricca letteraria è il sale dell'illegibilità di tutti gli inserti culturali. Non c'è più nessuna attenzione al libro nelle recensioni. Quello che preoccupa di più i miei colleghi è l'adulzione dei soliti noti. Il panorama è desolante. Il D'Orrico pensiero è diventato il marchio di fabbrica di un certo modo di fare della critica letterararia.Che è poco critica e per niente letteraria.

Qualche mese fa ho scritto un articolo sulla questione.

http://www.lankelot.eu/index.php/2009/02/17/vacca-nicola-sulla-critica-l...

Cari Gordiano e Nicola,
bene fate a ribadire che spesso sembra certi articoli siano promozioni pubblicitarie, sulla carta stampata... Ma voi due siete protagonisti anche sulla carta stampata, avete rubriche fisse su diversi quotidiani... quindi potete fare la differenza, dall'interno del sistema, mostrando una linea di condotta esemplare ed estranea alle marchette. Facile, considerando la concorrenza. Quando avrò anch'io qualcosa in più di lankelot o di rubriche in radio, terrò alta la bandiera.

Alè,
gf

Caro Gianfranco,
come tu ben sai è quello che faccio quotidianamente e continuerò a farlo. Recensire un libro è per me una questione importante.Non mi lascio mai prendere la mano da interessi di parte. Questa onestà intellettuale nel sistema la paghi. Me ne accorgo a mie spese. Ma questa è la strada giusta da percorrere. La bandiera la teniamo alta e come. Non si può lasciare nulla d'intentato. Soprattutto continuerò a recensire e stroncare libri, soltanto dopo averli letti interamente.Per fare bene questo mestiere non ti devi accontentare della quarta di copertina. I recensori che si accontentano hanno tradito la lo missione: scrivere per orientare il lettore nella scelta di un libro.

A tal proposito, volevo dirti che mi hanno preso come recensore dei quotidiani locali del Gruppo Espresso. Di certo non passerò recensioni di nani, bellerine, vip, mezzibusti, scrittori del niente. Cercherò di farne buon uso.

gran bella notizia.
e grazie anche a Nicola per queste sue parole. Forza ragazzi.

Secondo me gli inserti letterari non sono del tutto negativi. Magari non avranno grosse recensioni di libri "laterali", ma io ci trovo sempre qualche segnalazione interessante. Il problema non è l'inserto letterario, a mio avviso, il problema è che le persone non sanno dove cercare altro. C'è una sproporzione immensa tra la diffusione di un inserto (che lo dice la parola stessa, è un inserto in mezzo a tante altre cose) e quella anche solo delle riviste cartacee che si occupano di letteratura. Ma l'esistenza dell'inserto, anche così come è oggi, a me non sembra del tutto negativa. Riguardo le cricche letterarie, non saprei. Bisognerebbe sapere come nascono, ad esempio. Perché uno può venire anche qui su Lankelot, e pensare che le persone che scrivono qui facciano parte di una cricca letteraria. Ed il fatto che sia diventata associazione potrebbe far pensare ancora di più a questa cosa. Così, ad un primo sguardo, dico. Poi uno può fare i distinguo: ah, ma con cricca io intendo questo e quello, etc etc.
Va beh.
A me non danno fastidio le cricche, in sé, è la sperequazione di mezzi. Poi, voglio dire, Gianfranco è apparso sull'inserto di Repubblica con un racconto, ha avuto recensioni, Rolling Stone...non comincerà a far parte di una cricca? (-:

Poi non so, la mia esperienza di cricche credo sia nulla, quindi. Magari intendo altro da quello di cui parlate.
ciao! (-:

ah beh:). Io sarei il primo a esser parte di una cricca senza avere dietro né partito né movimento né chiesa, sarebbe un vero evento:).
Diciamo una cosa, su Lankelot. Che qui - a differenza di quotidiani, periodici: forse perché non siamo né l'uno né l'altro? - si può interagire, ripeto. Uno si iscrive, democraticamente legge, democraticamente commenta, democraticamente critica o approva. Non solo. Chiunque può proporsi come collaboratore. I nostri criteri unici di selezione riguardano lunghezza di un pezzo - adeguata ai nostri standard - buona competenza linguistico-lessicale, adeguata competenza letteraria. E ciò significa anche che, se mai qualcuno credesse che qui c'è una prevalenza di comunisti/socialisti/qualunquisti/liberali/anarchici, etc, può iscriversi e contribuire a bilanciare gli equilibri.
Ecco che la democrazia si fa compiuta. E trasparente.

Ma questo non piace ai dogmatici.
Dogmatica è qualsiasi ideologia che si sente detentrice del vero, e non discute quel vero.
Dogmatica è quella stampa che esclude ogni interazione diversa dalla lettera al direttore; rubrichetta sterile. Dogma è il giornale che scrive e ti impone una notizia e un taglio critico: il lettore è un poveraccio che deve prenderne atto. Questo è assurdo, ma questa è la carta stampata. Un tempo era una rivoluzione, ora è qualcosa di molto reazionario.
Dogmatica è quella testata giornalistica o quella agorà web in cui si entra per cooptazione o per invito, e non spontaneamente candidandosi: tutte le volte in cui l'interazione si dissolve e il collaborazionismo democratico si disintegra allora là c'è una direzione che vuole imporre una linea.

La mia linea è quella che voi ogni giorno mi date.
I miei pensieri si confrontano coi vostri.
Le mie convinzioni estetiche, politiche, letterarie, vivono nello scambio con le vostre.

Quale linea? Quella dello spirito critico, e della ricerca.

27. 28.
Mi sa che non c'intendiamo, stavolta. Cricca letteraria, o cricca partitica?
Poi, Lankelot può funzionare in certo modo perché è diviso nettamente nelle sue parti, sito=recensioni, forum=tutto il resto. Ci sono siti dove, invece, all'interno del sito non vengono proposte solo recensioni, e secondo me in questi casi è giusto dare le chiavi solo a persone di cui si ha completa fiducia. Che poi magari hanno collaborazioni e pubblicano pezzi anche di altre persone e così via. Che ci siano anche luoghi nel web più, diciamo, chiusi, è vero, ma credo anche uno se ne accorga leggendoli.

Quello che dicevo, è che a me sembra che basti molto poco per essere detti "cricca", e che io trovo anche negli inserti culturali dei quotidiani delle cose interessanti, e delle segnalazioni che mi interessano. Ripeto, magari non il paginone centrale, però.

Il problema a me sembra che non ci sia nessuno che insegni a cercare. A cercare, a provare.

Comunque meglio parlare de "I cariolanti", via.
Mai letto Naspini, dovrò pur cominciare!
(-:

sì, sospetto sia argomento da forum;)

Torniamo IT: a proposito dei Cariolanti, poco fa ne ho parlato a Radio Capodistria. Forza Naspini!

è segnalato nell'inserto libri di Repubblica.

Se ci pensiamo bene quanti sono gli scrittori che non abbiamo mai letto e che dovremmo leggere... Per dirne uno: Domenico Starnone lo reputo un grande scrittore. Eppure sono anni che non leggo un suo libro, credo dai tempi del suo Diario di scuola... Ecco, mi domando, se io non trovo il tempo e la voglia di leggere un libro di Starnone, perchè qualcuno dovrebbe trovare la voglia e il tempo di leggere un mio libro o un libro di Naspini? In definitiva, troppo spesso mi chiedo per quale cazzo di motivo continuiamo a scrivere narrativa. E infatti non ne scrivo più. Riciclo roba vecchia e traduco chi è più bravo di me. Poi leggo che Mondadori pubblica i racconti di Giulio Mozzi in treno che parla con i controllori e mi domando: ma chi se lo comprerà mai un libro simile? E perchè mai Mondadori l'avrà pubblicato? Perchè tra un mio libro che parla di un cannibale di bambini reduce dalla guerra d'Angola e i tiramenti di un passeggero di treni, Mondadori sceglie i tiramenti? Misteri della fede. Rendiamo gloria a Mozzi.

Si scrive perché si legge e per far venire voglia di leggere altro. Di quanti scrittori ho saputo leggendo libri di altri scrittori. Sulle scelte editoriali, quelle sono sempre abbastanza misteriose, per quel che mi riguarda. Detto questo, a me Mozzi piace.
Detto questo, io 18 euro per un libro è molto molto raro che li tiri fuori. Almeno fosse carta riciclata, dico io (che tra l'altro con le tecniche di oggi non costa, mi sembra, neppure molto di più - ed il fatto che Hacca pubblichi tutti i suoi libri così mi sembra stia a dimostrarlo. Dico, almeno per i medi editori, mi sembra).
Sarò uno che rimane sempre indietro sulle ultime uscite (a parte rare eccezioni).
Ma dicevo, se un libro fa venir voglia di leggere altri libri, per me è quello il suo valore.

A parte l'apprezzamento su Mozzi (che a me fa davvero cacare)condivido tutto. Ricordo ancora un romanzo di Moravia che mi fece venir voglia di leggere l'Ulisse di Joyce....

Aggiungo che non è così importante restare indietro sulle ultime uscite. Per me almeno non lo è. Mi vanto di non aver letto nessun premio Strega da cinque anni a questa parte. Preferisco scegliere da me cosa leggere. Per esempio è uscita la raccolta delle storie di Cocco Bill per Stampa Alternativa, un volumone gigante da 28 euro. Volete mettere tra quello e l'ultimo di Ammaniti?

Uniformato il carattere,

Uniformato il carattere, aggiunti tags ed archivio.

[naspini] una bella

[naspini] una bella intervista; http://www.toscanalibri.it/news_autori.php?ID=3978