"Tendo a una brutale deformazione dei temi che il destino s’è creduto di proponermi come formate cose ed obbietti, come paragrafi immoti della sapiente sua legge. Umiliato dal destino, sacrificato alla inutilità, dalla bestialità corrotto (….) vorrò dipartirmi un giorno dalle sfiancate sèggiole dove m’ha collocato la sapienza e la virtù dei sapienti e de i virtuosi , e, andando verso l’orrida solitudine mia, levarò in lode di quelli quel canto, che, se ben grattato, potrà dare bellezza nel ghigno”. Così s’apre Tendo al mio fine, prosa d’arte al principio del Castello di Udine apparso a puntate su Solaria e raccolto per la prima volta nel 1934, secondo volume pubblicato dal Gadda.
Il re dei camosci e il suo cacciatore. Antagonisti e, per questo, intimamente legati. Avvicinati dalla stanchezza dell’età. Il bracconiere che ruba “sotto gli occhi del padrone di tutto” e il camoscio cresciuto da solo “senza freno e compagnia”. Due creature accumunate dalla diversità e dalla solitudine costruita per indole e per prendersi riparo dal resto.
L’animale è re e patriarca, ha conquistato la sua supremazia in duelli mortali, non risparmiando cornate micidiali agli avversari di stazza inferiore e di peggior talento. L’uomo discende da una vita tra gli uomini, approdato al bracconaggio “dopo la gioventù passata in città tra i rivoluzionari, fino alla sbando”.
Marilù Oliva debutta nella narrativa con Perdisa Pop nel 2009 pubblicando l’ottimo Repetita, nerissima storia di nevrosi e sesso che racconta un’infanzia di abusi e solitudini, ma scrive da tempo per riviste letterarie e web-magazine come Thriller Magazine e Carmilla.
Conrad F. Mayer, grande scrittore svizzero dell'Ottocento, praticamente ignorato in Italia, perlomeno negli ultimi decenni, è sicuramente una delle figure più fulgide della letteratura in lingua tedesca del suo secolo. La produzione assai vasta ci consente comunque di soffermarci con facilità, o non troppa difficoltà sulle sue opere maggiori, parlo delle lunghe novelle degli ultimi anni, Angela Borgia, e sopratutto: La tentazione del Marchese di Pescara, raccolte dalla Utet negli anni Sessanta.
Esordio letterario di Ugo Mattone, alias Ugo Pirro (1920-2008), scrittore e sceneggiatore cinematografico, padre di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” e di “La classe operaia va in Paradiso”, “Le soldatesse” (Feltrinelli, 1956; Bompiani, 1962; Sellerio, 2000) è un romanzo nato dalla sua esperienza di soldato al fronte, in Grecia. È una delle testimonianze letterarie più intense, crude e toccanti relative alla nostra scellerata occupazione d'una nazione libera, povera e culturalmente gemella, sin dagli albori della civiltà.
“All’improvviso e per sempre” è una lunga lettera. Unica voce narrante quella di Daniel Vento, uomo poco più che cinquantenne. Egli desidera raccontarsi, con totale sincerità, ad un interlocutore di cui si scopre l’identità solo al termine del libro. A lui Daniel scrive e descrive, passo dopo passo, ogni evento della sua esistenza.
Osannato dalla critica come una delle ennesime future promesse, se non già certezza, della narativa statunitense, Wells Tower dà alla luce "Tutto bruciato, tutto devastato", una raccolta di racconti (in parte già pubblicati, seppur in una differente versione, sulle principali riviste di letteratura d'oltreoceano) che si inserisce nel solco della strada tracciata da maestri come Ernest Hemingway, Raymond Carver, John Cheever, Breece D'J Pancake e da scrittori più recenti come Thom Jones , senza dimenticare Sam Shepard e il sommo maestro del racconto Anton Checov.
“Io aspetto con ansia un'epoca in cui noi uomini non avremo più nulla da fare e ce ne staremo a letto fino a mezzogiorno, leggeremo due romanzi al giorno, ci ritroveremo tutti insieme per dei deliziosi tè delle cinque, e non ci affaticheremo il cervello con argomenti più ponderosi dello studio degli ultimi modelli di pantaloni e delle disquisizioni attorno alla giacca del signor Jones e sulla stoffa di cui era fatta e se gli stava bene o no. È una prospettiva gloriosa... per i pigri” (Jerome Klapka Jerome, “Pensieri oziosi di un ozioso”, capitolo “Sull'essere pigri”, p. 16).
Libro testamento a cui Shabtai lavora fino all'ultimo anno della propria vita, lasciando la responsabilità di revisione e pubblicazione alla moglie, “In fine” è il risultato di un'assidua ricerca di perfezione stilistica, che porta l'autore ad una tripla stesura, seguendo una concezione del romanzo come contenitore di varie versioni alternative. Quella definitiva è frutto della scelta di Yaakov per ciò che concerne la seconda e la terza delle parti in cui l'opera si divide.
Esordio letterario della scrittrice e femminista italo-svizzera Silvia Ricci Lempen, “Un homme tragique” (1991, Prix Michel-Dentan 1992) appare oggi in prima edizione italiana col titolo “Una famiglia perfetta” (Iacobelli, 2010). L'artista – racconta Silvia Rorato nella prefazione – nata a Roma nel 1951, è stata educata in ambiente francofono. Vive nella Svizzera romanda dal 1975, e si serve del francese come lingua di studio e di lavoro.
Romanzo fantasatirico di un'esordiente tedesca, Eva Baronsky, classe 1968, “Il signor Mozart si è svegliato” (Elliot, 2010) è un divertissement giocato sulla falsariga d'un espediente classico della letteratura tedesca: quello della favola di Peter Klaus, pastore che s'addormenta e si risveglia vent'anni più tardi in un mondo che stenta a riconoscere. È una favola presente, con ovvie varianti, in molte letterature; è tornata a scintillare di vitalità, in Occidente, post “Rip van Winkle” di Washington Irving. Era il 1819.
«Non avrete scelta se non quella di divertirvi» (pag. 32)
Rileggere le opere di David Foster Wallace dopo il suo suicidio avvenuto per impiccagione il 12 settembre 2008 è un'operazione dolorosa per me.
Lo incontrai quasi per caso nel 1999 con l'acquisto del suo romanzo d'esordio ''La scopa del sistema'' pubblicata allora dalla Fandango Libri con quella frase riportata sul retro ''Mi manca chiunque'' che finii poi per riportare su una maglietta di mia produzione.
“Sono un fumatore, un sorvegliato a vista, un nemico pubblico potenziale. Da me, del perché lo sono, non ho coscienza, mi sento innocente. Eppure sono tanti anni che fumo. A farmi sapere o a voler farmelo credere che sono un individuo pericoloso sono gli altri, ormai sempre più di frequente...” (Incipit di “Memorie di un fumatore”).
Edward Everett Tanner III, come scrittore, amava rifugiarsi negli pseudonimi. Uno di questi è Virginia Rowans. Nel 1956 il suo nome figurava nella classifica degli autori più venduti del New York Times con “The loving couple: her story (and his story)” (Un’adorabile coppia), poco più in basso di quello di Patrick Dennis che era presente con due titoli: “Auntie Mame” (Zia Mame) e “Guestward, Ho!”. Da lì a un paio di anni, però, qualcuno svelò l’arcano: la Rowans e Dennis erano la stessa persona.
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