Némirovsky Irene

I cani e i lupi

Autore: 
Némirovsky Irene

"Veramente tu sei un dio nascosto…"(Simone Weil – Quaderni).

Alla prima edizione de "I cani e i lupi" l’autrice premetteva un’avvertenza in cui, presentando il romanzo come una vicenda che non poteva essere altro che “una storia di ebrei”, ribadiva la propria intenzione di descrivere il popolo a cui apparteneva così com’era, “con i suoi pregi e i suoi difetti: giacché in letteratura non ci sono argomenti tabù”. (tratto dalla quarta di copertina del libro edito da Adelphi, 2008).

Com’è vero che i cani somigliano ai padroni, e che i lupi sono i loro fratelli selvaggi, anche il Dio degli ebrei ucraini e polacchi riflette le loro sembianze. Il loro Dio è lupo e cane in uguale misura. Entrambe le sue facce sono vere.
Nel ghetto di Kiev, situato nella città bassa, vivono gli ebrei miserabili, quelli che considerano una fortuna vedere passeggiare gli scarafaggi sul pavimento di casa poiché quale scarafaggio perderebbe il suo tempo in un posto dove non è possibile rimediare neppure una briciola di pane ammuffito?
La città disprezza e tollera gli ebrei. Disprezza apertamente i poveri, quelli chiusi nel ghetto e sottoposti a severi limiti di libertà di movimento. Tollera gli ebrei ricchi che abitano residenze lussuose, in virtù della ricchezza accumulata. La ricchezza eleva gli ebrei ad una condizione privilegiata ma non ne cancella le origini. I tratti somatici dei vecchi arricchiti sono quelli dei piccoli usurai della città bassa o dei maekler che parlano ancora yiddish. Questi vecchi godono dell’invidia che la loro condizione privilegiata suscita negli ebrei del ghetto. Ma gli uni e gli altri si riconoscono a fiuto e si assomigliano. Gli uni e gli altri vivono una perenne condizione di provvisorietà: il loro dio può apparire benevolo e mostrare il volto di un cane o di un cagnolino oppure quello feroce e selvaggio di un lupo a seconda dell’umore mutevole che lo caratterizza.
Può dunque accadere che una grande ricchezza si disintegri con la velocità con la quale si è conquistata e così pure che un miserabile ebreo del ghetto, un maekler, venga elevato ad un rango fino a quel momento solo sognato.
Il sogno ha un posto di primo piano nel modo di sentire degli ebrei. Il sogno e la favola meravigliosa, l’incubo e l’abisso più profondo, coabitano in ugual misura nel fertile humus onirico di questo popolo. L’ebreo del ghetto non può attendersi come premio una vita normale. Non può perché non ha terreno dove farla germogliare. Non ha radici che lo trattengano saldamente ad un territorio per il fatto che non ha un territorio, una terra da lavorare, da curare, da crescere a propria immagine e somiglianza.
Questa è la cornice entro la quale Iréne Némirovsky sviluppa il romanzo che ha per protagonisti i cani e i lupi.
Forse non si tratta del romanzo più bello di questa scrittrice, nata a Kiev nel 1903 e morta ad Auschwitz nel 1942, a soli trentanove anni. Credo che “Suite francese” sia la più matura e complessa delle sue opere.
Tuttavia il romanzo “I cani e i lupi” mi ha colpito in modo particolare, per l’acutezza con cui l’autrice esamina, senza remore, gli aspetti nobili e quelli miserabili della sua gente.
Al di là dei tratti somatici, della comune religione, un legame unisce i miserabili del ghetto a quelli della città alta. Questo legame è il calore del sangue. Némirovsky ha pure scritto un romanzo che porta espressamente questo titolo. Ma questa espressione si ripete con frequenza nei suoi scritti. Dunque, il calore del sangue accomuna la narratrice ai suoi protagonisti. Il fuoco che circola nelle vene della sua gente le appartiene. A quel calore lei attinge per scrivere i suoi romanzi.
Il libro “I cani e i lupi” converge tutto intorno alla stirpe dei Sinner. A questa radice appartengono i Sinner che vivono la vita miserabile del ghetto, come i due bambini, Ada e Ben, e i ricchi banchieri che grazie all’astuzia, alla pazienza, al servilismo, sono riusciti a smarcarsi dalla miseria. Il ricco patriarca Sinner potrebbe tranquillamente essere scambiato per un piccolo mekler poiché ne possiede in pieno i caratteri: il naso semitico, il colore giallastro della pelle, i capelli crespi. I Sinner della città alta di Kiev ignorano l’esistenza dei parenti che vivono nel ghetto. Il figlio Harry gode dei privilegi che il denaro concede a chi lo possiede. E’ ebreo ma è ricco. La sua stirpe, in virtù del denaro, potrà mescolarsi con quella di agiati gentili.
Harry somiglia in modo impressionante a Ben, il cugino povero. Il denaro eleva Harry a rango di signore ma allo stesso tempo ne annacqua il sangue. Harry è un cagnolino che discende da una progenie di lupi. Non ne è consapevole fino al fortuito incontro con Ada e Ben.
Due cose terrorizzavano gli ebrei del ghetto: i pogrom e il colera. Entrambe furie devastatrici. E per la prima volta nella loro vita, Ada e Ben, debbono sperimentare il più ributtante dei due mali: l’orrore del pogrom. I due si avventurano nella città alta, per sfuggirvi. I cuccioli di lupo battono il territorio per trovare riparo. E il riparo esiste nella città alta, laddove le urla selvagge del pogrom non giungono. Si avventurano dunque ove risiedono i ricchi Sinner per trovare salvezza e cibo. Si presentano alle dame che portano il loro cognome. Signore ben nutrite, che vestono abiti fin troppo sfarzosi e si avvicendano come chiocce intorno al loro cucciolo, il piccolo Harry. L’incontro tra i cugini avviene mentre lui si appresta a far colazione. Ada e Ben sono davanti al cuginetto ricco. Sono vestiti di stracci, hanno ferite alle gambe e alle braccia. Nei loro occhi arde un fuoco divorante che il cucciolo ricco non aveva mai visto prima di allora. E tuttavia sa per istinto che quel furore del sangue è lo stesso che circola nelle sue vene.
Dal momento dell’incontro, la vita dei tre cugini dovrà intrecciarsi necessariamente. Ada, la piccola lupa, s’innamora all’istante di Harry. Lui ne è attratto per ragioni che non riesce a comprendere e che nega prima di tutto a se stesso.
L’amore di Ada per Harry non avrà mezze misure. Diverrà irrimediabile, estremo, assoluto. Dello stesso segno è l’amore che Ben nutre per la cugina Ada. Questo ragazzino ha gli occhi aperti e lucidi davanti al futuro, quasi che l’infanzia sia un’età a lui non concessa. Ma è pur sempre un bimbo e i moti del suo cuore si riversano, come fuoco liquido, nelle mani di Ada. Da lei, il piccolo lupo si lascia guidare. Per lei è pronto a tutto, malgrado abbia la consapevolezza che Ada ama solo ed esclusivamente Harry.
Quando scoppia la rivoluzione del ’17. I Sinner ricchi si rifugiano in Francia. Per vie meno comode, giungono a Parigi anche Ada e Ben. Ada dipinge. Lo fa per istinto. I suoi quadri richiamano i paesaggi dell’Ucraina. Paesaggi cupi e allo stesso tempo brulicanti di vita.
Ben convince Ada a sposarlo per il semplice motivo che la ragazza non ha altre alternative. Lei accetta ma mette subito in chiaro che il suo sarà un matrimonio d’interesse, l’unico modo a lei concesso per sfuggire ad una vita di dura miseria.
Harry e Ada torneranno ad incontrarsi. Lui, sposato con una giovane francese benestante, cederà alla furia d’amore che lo attira verso la cugina. Ben verrà accettato presso i ricchi Sinner. Loro gli apriranno le porte perché vedono in lui quello che loro sono stati: lupi. Creature selvagge e libere, pronte a battere il territorio ostile per afferrare il sogno della ricchezza. Questa è la ragione per la quale i vecchi Sinner elevano Ben al loro rango. Questa ragione si chiama Nostalgia del sangue caldo, che loro, pur vecchi e rinsecchiti, non hanno mai dimenticato.
Ben ne è consapevole. Nessuno dei Sinner ha la sua audacia, la sua astuzia e la sua ferocia, tanto meno il loro unico rampollo Harry. Dunque, che emerga il giovane Ben, che mostri loro ancora una volta come sanno agire i lupi.
Ben li servirà a dovere. E in quel servizio nasconderà il veleno della sua vendetta contro Harry, colpevole di avergli rubato il cuore di Ada.
Ben, il cinico, il disincantato, ama pure lui senza vie di mezzo. Il suo amore è estremo e disperato. La sua abilità sta tutta nel non mostrarlo. Ben sarà la causa, quasi sicuramente consapevole, della rovina dei Sinner. Alcune speculazioni azzardate in borsa faranno crollare i titoli dei banchieri che si troveranno nel lastrico da un giorno all’altro.
Ada, a sua volta, pur disposta a rinunciare ad Harry, in favore della giovane francese da lui sposata, vince su tutti. Il suo amore è ricambiato. E’ quanto le basta. I lupi hanno combattuto e hanno vinto. Indifferenti al fato, accettano di cadere di nuovo nella rovina. Il loro personale destino conta poco o niente. Contano i sogni, i sogni estremi: la vendetta di Ben e l’amore di Ada.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Iréne Némirovsky nasce a Kiev nel 1903 e muore ad Auschwitz nel 1942.
Tra le sue opere:Come le mosche d’autunno; David Golder; Il ballo, Jezabel; La moglie di don Giovanni, Suite francese.

Némirovsky Irene, "I cani e i lupi", Adelphi.

Les chiens et les Loups, edito sempre da Adelphi, apparve in volume per la prima volta nel 1940.

IN LANKELOT:
Némirovsky Irene - Come le mosche d'autunno - marina monego
Némirovsky Irene - David Golder - marina monego
Némirovsky Irene - David Golder - emma
Némirovsky Irene - I cani e i lupi - cir8110
Némirovsky Irene - Il ballo - monnalisa
Némirovsky Irene - Il ballo - marina monego
Némirovsky Irene - Suite Francese - marina monego

Renata Adamo, dicembre 2009

ISBN/EAN: 
9788845922541

Commenti

Nuovo articolo di Renata

Nuovo articolo di Renata Adamo!

E' sempre una gioia

E' sempre una gioia ritrovarti tra noi. La regia mi segnala che questo è il tuo 17° articolo in 3 anni e un mese dal tuo arrivo in Lankelot. Grazie per tutto quel che hai condiviso sin qua;). buone feste.

 

Grazie amico mio, ospite

Grazie amico mio, ospite sempre caro! Io sono orgogliosa e felice di far parte nel mio piccolo del Vostro clan di anarchici un po' pazzi, un po' felici, a volte disperati...ma sempre con gli occhi aperti sulla vita! Auguri a tutti voi, auguri e fortuna, Lankelot!


Un abbraccio, Renata

a te, cara:)

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Impaginazione e archivio.

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