Pubblicato nel 1939 e definito dall’editore Albin Michel “il primo romanzo d’amore di Irène Némirovsky”, Due lascia davvero stupiti per la modernità dei temi trattati: da inquadrare certamente in un’epoca storica e sociale abbastanza lontana dalle attuali tendenze (lo spartiacque degli anni Sessanta del secolo Diciannovesimo è impensabile per l’Autrice e imprescindibile per il lettore contemporaneo), la storia dell’educazione sentimentale di un gruppo di giovani durante gli anni Venti del secolo scorso fotografa atteggiamenti e stati d’animo che fanno ancora parte del codice genetico della nostra società.
I due protagonisti principali sono un giovane borghese, Antoine e la ragazza che diverrà poi sua moglie, Marianne. Nei personaggi femminili del romanzo spesso si intravede la protagonista (cui l’Autrice sembra prestò buona parte della propria biografia) di David Golder. Famiglia ricca, genitori con vite parallele, figli (qui: figlie) un po’ allo sbando, liberi di agire, sì, e liberi altrettanto di compiere scelte sbagliate.
Il grande desiderio della gioventù è godere del presente, cogliendo l’occasione offerta dalle possibilità economiche. Gite notturne, feste, attrazioni fatali e ingenue, baci, piccole storie e grandi passioni, tutto va assaporato e colto alla svelta, perché dentro l’anima ogni giovane sa che quel momento non durerà per sempre e allora è meglio procurare per il futuro incerto bei ricordi e qualche rimorso, piuttosto che ritrovarsi a rimpiangere ciò che non si è vissuto. Le epoche passano, ma quell’età non muta – per destino biologico suppongo – e non è solo una guerra appena finita che giustifica l’ansia di vivere. Tuttavia, come recita l’antico adagio, la gioventù non prevede il proprio destino e spesso lo ipoteca pesantemente con scelte che poggiano sull’istinto del momento.
Al tempo di Irène Némirovsky gli innamorati tendono a sposarsi: talvolta per amore, talvolta per noia, talvolta per scelta obbligata legata ai patrimoni familiari in dissolvenza. Mai per gioco. Qui forse sta la differenza sostanziale con l’attualità: il matrimonio è percepito come un passo da cui quasi mai c’è ritorno, anche quando ci si accorga di aver commesso un gravissimo errore di valutazione. Il senso di responsabilità verso i propri compagni e verso i figli e il codice di comportamento sociale indiscusso obbligano a mantenere unita la famiglia, anche quando il cuore è altrove. Eppure, e qui l’analisi dell’Autrice è straordinariamente moderna, anche là dove ormai nulla sembra più giustificare lo stare insieme, perfino nella scoperta di tradimenti e infedeltà, c’è una complicità sotterranea che impedisce di fatto scelte drastiche. Nel momento in cui sembra di odiare il proprio compagno, ci si accorge di non poter davvero vivere in altro modo, con altre persone. Allora come ora (con le eccezioni dovute alle mutate possibilità economiche e giuridiche), il sospetto è che manchi il coraggio di guardarsi dentro. O forse manca il coraggio di sovvertire regole antiche, certe, sicure, che non riguardano solo un contratto ma un intero sistema sociale.
A soccombere non è la coppia, quindi, ma quelli che per destino vi si imbattono in qualità di “terzi”. È accaduto ai genitori, accade ai figli: Irène Némirovsky sembra dirci che al di là del tempo e delle mode, la vita delle famiglie si ripete di generazione in generazione, con modalità assolutamente simili.
Sarebbe interessante avere un punto di vista maschile su questo romanzo, perché l’Autrice si sofferma particolarmente sui comportamenti del protagonista, riservando alle figure femminili un ruolo a mio avviso più marginale indulgendo perfino a qualche luogo comune, come a dire cioè che le donne lei le conosce, son fatte così: fragili ed estreme, appassionate e volubili. Indissolubilmente legate agli uomini che segnano i loro destini.
Il sapore amaro che deriva da questa lettura non può lasciare indifferenti rispetto alle dinamiche molto attuali della vita a due. Valori come sacrificio, sopportazione, perdono, così poco di moda oggi, percepiti come catene inutili, quasi lesive del diritto personale, trovano in questo romanzo una cornice valida per tutti i tempi e spiegano bene il persistere di comportamenti che nessuna rivoluzione culturale o sessuale potrà mai cancellare del tutto.
"Quelle pareti chiare, decorate con stampe inglesi, avevano racchiuso le sue speranze più ardenti, le sue gioie più vive, momenti di sconforto tali che mai niente, in seguito, avrebbe potuto uguagliare. Dopo il matrimonio, era diventato il posto più banale, più quotidiano dove darsi appuntamento: a volte lei si incontrava lì con Antoine dopo l’ufficio; e spesso vi andavano a prendere un tramezzino e una coppa di champagne uscendo da teatro. A poco a poco tutti i ricordi si erano cancellati, come, nella memoria, i volti dei morti". (p. 234)
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Irène Némirovsky (Kiev, 1903 – Auschwitz, 1942) scrittrice ucraina di lingua francese e cultura ebraica, vittima dei totalitarismi. Fuggì in Francia, con la sua famiglia, post Rivoluzione d'Ottobre. Esordì pubblicando “David Golder” nel 1929: si tratta della storia d'un banchiere ebreo nella Russia sovietica. Fu assassinata dai nazisti ad Auschwitz.
Commenti
[nemirovsky] ILDE racconta...
[nemirovsky] ILDE racconta... "Pubblicato nel 1939 e definito dall’editore Albin Michel “il primo romanzo d’amore di Irène Némirovsky”, Due lascia davvero stupiti per la modernità dei temi trattati : da inquadrare certamente in un’epoca storica e sociale abbastanza lontana dalle attuali tendenze (lo spartiacque degli anni Sessanta del secolo Diciannovesimo è impensabile per l’Autrice e imprescindibile per il lettore contemporaneo), la storia dell’educazione sentimentale di un gruppo di giovani durante gli anni Venti del secolo scorso fotografa atteggiamenti e stati d’animo che fanno ancora parte del codice genetico della nostra società."
> buona lettura!
[nemirovsky] per ulteriori
[nemirovsky] per ulteriori letture, consultate il nostro archivio IN qui: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?N/N%C3%A9mirovsky+Irene
[nemirovsky] è una delle
[nemirovsky] è una delle autrici che vorrei studiare con più calma e lentezza durante il 2011. Qui nel sito ne avevate già parlato, da anni e negli anni, con amore e con grande trasporto: ma mi sembrava, non so perché, cose stupide dell'inconscio credo, un'autrice troppo "femminile", e invece mi sono accorto, leggendo quel racconto curato da via del vento e rileggendo i vostri pezzi, che non è affatto così. E' una grande studiosa dell'anima e delle dinamiche dell'anima, non una romanziera sentimentale. E ha un messaggio sociale e culturale, da quanto ci racconti anche oggi, di un certo peso e di grande attualità. Quando scrivi "Valori come sacrificio, sopportazione, perdono, così poco di moda oggi, percepiti come catene inutili, quasi lesive del diritto personale, trovano in questo romanzo una cornice valida per tutti i tempi e spiegano bene il persistere di comportamenti che nessuna rivoluzione culturale o sessuale potrà mai cancellare del tutto" hai detto una cosa bellissima e vera che va meditata. Sacrificio e sopportazione sono parole che abbiamo perso per strada, ma non solo nella famiglia o nei legami di coppia. Le abbiamo sostituite con lamento e pretesa (privilegio).
devo nutrirmi della Nemirovsky.
[intanto, ovviamente, come sempre: grazie Ilde]
[némirovsky] grazie a te, Gf.
[némirovsky] grazie a te, Gf. Tu mi chiedevi dove avessi sentito tacciare la N. di poca modernità. Su un sito frequentato da donne, naturalmente. Il romanzo piace, ma quello che esprime è roba della nonna. Così credono loro, però. Immagino serva a giustificare soprattutto a se stesse che le cose non vanno come vorrebbero (con mariti, amanti e compagnia) per motivi soprannaturali e invocano il rispetto - degli altri - che non riescono ad avere di loro stesse.
[némirovsky] credo di aver
[némirovsky] credo di aver capito, sì. Va a finire, insomma, che senza averne coscienza né averne avuto volontà la nostra Némirovsky diventa una missione culturale, non soltanto una lettura edificante. Questo sì che sarebbe piaciuto alla mia professoressa di sociologia, qualche anno fa. Molto interessante. Molto costruttivo. Degno di meditazione.
[Nemirovski- Due] anche
[Nemirovski- Due] anche questo l'ho visto in libreria e mi aveva incuriosito. Molto interessanti le considerazioni che fai, Ilde, profonda come al solito.
Sui giovani: vale il motto "Ogni lasciata è persa", credo che sia quasi fisiologico di una certa fase, l'importante è che non esagerino.
Sul matrimonio; beh, al tempo della N. non c'era il divorzio, il contesto sociale era molto diverso, i matrimoni andavano avanti in ogni caso, spesso a svantaggio della donna. Adesso, per me, c'è il contrario, troppa facilità nel fare e soprattutto disfare i legami, sembra tutto un gioco, ma invece ci sono in ballo le vite. Se per certi versi le donne possono decidere di più e in autonomia, dall'altro si ritrovano altri problemi e tantissimo lavoro.
Gf: la N. non è affatto una troppo femminile, è un'autrice più che degna,, ti sei fatto fuorviare :)
[Nemirovski -Due] Gioventù
[Nemirovski -Due] Gioventù negli anni Venti: proponibile pensare a un confronto con Fitzgerald, all'altro capo dell'oceano?
[Némirovsky-Due] Sì Marina, a
[Némirovsky-Due] Sì Marina, a me è venuto in mente . Ci sono delle straordinarie affinità, forse dovute a una stessa epoca , forse al legame ancora forte tra l'Europa e i suoi figli d'Oltreoceano, chissà...
[Némirovsky] Per Gf. Letto
[Némirovsky] Per Gf. Letto l'editoriale, posto qui una considerazione. Si noterà che assai raramente do conto della trama di un libro. A mio parere è fuorviante e mi viene il dubbio che certi (pre)giudizi sulla N. nascano proprio da recensioni dove troppo si dice del contenuto e poco dell'inquadramento generale stilistico, storico, letterario, sociale: non è vero sempre, ma qualche peccatuccio di questo genere io l'ho rilevato anche per molti altri autori.
Il resto vado a scriverlo sotto l'editoriale...
[némirovsky] sì, sì, siamo
[némirovsky] sì, sì, siamo pienamente in linea. Fondare una scheda sulla trama di un film o di un libro non serve a molto: la trama è un aspetto complementare, non marginale ma nemmeno essenziale. Non può essere l'unico.
[Nemiroviskj] Interessante
[Nemiroviskj]
Interessante perchè probabilmente un po' sui generis rispetto alla produzione della medesima autrice, già su livelli eccellenti ma, alla lunga, con temi un po' ripetitivi.
Mi riprometto di leggerlo.