Rifuggo in genere dalle novità librarie (e in ogni caso, prima di fare qualche acquisto di cui poco abbia inteso prima, mi procuro il libro in biblioteca), ma questa volta ritengo utile presentare la tenera storia di un gatto speciale e molto famoso dal punto di vista di un’addetta ai lavori. Il gatto in questione ha abitato infatti per diciannove anni la biblioteca di Spencer, piccolo centro agricolo dell’Iowa, cambiando in qualche modo con la sua presenza non solo la vita delle persone che hanno condiviso con lui luogo di lavoro ed esistenza, ma anche della stessa comunità cittadina. Non stiamo parlando di un capolavoro letterario, ma di una vicenda veramente accaduta, narrata con ironia e leggerezza, testimonianza dolcissima di un grande amore tra un gatto e moltissimi umani, documento quasi inconsapevole della condizione d’oltre Oceano di una professione abbastanza misconosciuta (le leggende metropolitane sul nostro lavoro si sprecano, ma appare chiaro che l’America in questo campo è molti decenni più avanti di noi).
In una rigida mattina del gennaio 1988, nella cassetta delle restituzioni (collegata con l’esterno, una cosa che da noi quasi non esiste, state tranquilli, sarete sempre costretti a pazze corse in orario preferibilmente di lavoro per poter restituire ciò che avete preso in prestito), la direttrice della biblioteca di Spencer, Vicky Myron, trova un piccolissimo gattino semi-assiderato. Con il resto del personale comincia a prendersene cura, conquistando da subito l’infinita gratitudine del micio per essere stato salvato e diventandone a tutti gli effetti la “mamma” adottiva. Il nome scelto subito, istintivamente, è un nome da bibliotecari (confermato poi dagli utenti nel simpatico concorso indetto dalla stessa biblioteca). Melville Dewey infatti ideò nel secolo diciannovesimo il sistema di classificazione decimale del materiale librario tuttora utilizzato nella maggior parte del mondo anche per collocare i volumi (ecco svelato il mistero dei numerini che trovate sulle etichette dei libri di biblioteca). Dewey (il gatto), cui verrà in seguito aggiunto il significativo "cognome" Readmore Books, è chiaramente attratto dagli umani, anche perché quelli con cui ha a che fare sono all’unanimità dispensatori di carezze e moine: rassicurata sulla possibilità anche igienica di tenere un gatto in biblioteca, Vicky prepara luogo e (se ce ne fosse bisogno) personale a convivere con il rosso gattino trovatello.
Da abitante semi-abusivo di un posticino riservato negli uffici, presto Dewey diviene incontrastato padrone dell’intera biblioteca, interagisce a meraviglia con tutti e sembra avere un sesto senso per chi ha davvero bisogno di conforto (bambini disabili, anziani soli), diventando argomento di dialogo fra figli e genitori incapaci di parlarsi, riuscendo a calmare le scolaresche chiassose durante gli appuntamenti con la lettura, interrompendo alcune noiose routine degli impiegati, sostanzialmente divertendosi, lui per primo, un mondo. Perfino chi non l’ha mai visto, come gli amministratori locali mai entrati in biblioteca (come quasi ovunque, anche qui, anche oggi), si trova a fare i conti con quella che negli anni diventa una vera attrazione, in grado di richiamare turisti, emittenti radiofoniche e televisive (su youtube, digitando “Dewey the cat” vedrete un filmato registrato dalla CBS con una bella intervista alla direttrice Vicky Myron e le prodezze “lavorative” del micione).
I capitoli alternano la storia e le imprese di Dewey (la sua unica fuga, le sue passioni, i gusti bislacchi, le manie grandi e piccole tipicamente gattesche, i casi divertenti e umanissimi nei quali viene coinvolto, il suo comportamento sempre assolutamente delizioso o discreto a seconda dell’umano che incontra) alla storia della comunità di Spencer (sperduta nell’immenso Iowa, interamente distrutta da un incendio nel 1931 e ricostruita con grande determinazione dai suoi abitanti) a quella della vita di Vicky Myron, una donna forte nonostante una vita davvero non facile.
Sullo sfondo della vicenda, alcune riflessioni importanti: l’estrema mobilità lavorativa che porta a impiegare in biblioteca figure professionali provenienti da svariati campi, senza che questo incida per altro negativamente sull’andamento delle attività (penso all’immobilismo tutto nostrano, alla logica dei concorsi e del posto fisso “eterno” mai in discussione, a certi posti di responsabilità raggiungibili solo in avanzata vecchiaia, al disprezzo strisciante delle “alte sfere” – dirigenti e docenza universitaria - per un lavoro ritenuto nel migliore delle ipotesi non fondamentale…); la ricerca continua di soluzioni che migliorino i servizi all’utenza attraverso lo studio della comunità locale per capire che cosa potrebbe servire in biblioteca, dove l'informazione al cittadino comprende ad esempio la compilazione dei curricula all’indomani della crisi agraria degli anni Ottanta che aveva lasciato molte persone disoccupate, o i libri sulle opportunità lavorative nella zona; gli orari di apertura ampi e flessibili (neppure immaginabili in Italia per comunità civiche della stessa grandezza, alle volte il servizio non è garantito neppure durante l’intera giornata!) comprendenti il sabato ed estesi dalle sette e mezza del mattino alle dieci di sera come norma. Il tutto senza grandi finanziamenti, ma con una scelta politica corretta di adeguare la forza lavoro alle necessità reali e con la consapevolezza dell'importanza culturale ma anche sociale della biblioteca sul territorio.
Dewey attraversa con la sua lunga vita diciannove anni (dal 1987, anno stimato della sua nascita, al 2006) di storia della piccola città: vede i cambiamenti tecnologici e il personale avvicendarsi mentre inesorabilmente, come tutti, anche lui invecchia e diventa simile a un anziano signore, meno desideroso di giocare con i bambini ma sempre disponibile a dare conforto e a farsi coccolare, mentre la sua fama varca i confini dell’America e perfino dal Giappone giunge una troupe per riprenderlo.
La sua presenza ha rallegrato le visite in biblioteca, ne ha aumentato il volume, ha insegnato a tante persone quanto l’istinto felino sia talvolta raffinato e misterioso, ha invogliato alla lettura due generazioni di bambini, è diventato icona di un’integrazione straordinaria tra un ambiente prettamente umano e la saggezza impalpabile di un animale. Ha dato a Vicky Myron e a tutti coloro che lo hanno incontrato un amore gratuito e difficilmente ricambiabile (caso abbastanza raro trattandosi di un felino), che ha fatto sentire i protagonisti umani di questa storia senza dubbio onorati di aver incrociato le proprie strade con una simile straordinaria creatura.
"E in effetti quando Dewey ne ha avuto bisogno io ci sono stata, l'ho stretto fra le braccia e mi sono assicurata che tutto andasse bene. Ma questo è soltanto un frammento della realtà. La verità è che per tutti quegli anni, nei giorni duri, nei giorni buoni e in tutti quelli dimenticati nelle pagine del libro della vita, è stato Dewey a tenermi fra le braccia, e lo fa ancora." (p. 273)
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Vicky Myron ha lavorato per venticinque anni presso la Spencer Public Library dei quali venti come direttrice.
Bret Witter è editor e scrittore (in realtà ha sempre collaborato con altri autori).
Myron, Vicky - Witter, Bret. Io e Dewey. Sperling & Kupfer, Milano 2008
Titolo originale: Dewey. Traduzione di Giulia Balducci
APPROFONDIMENTI IN RETE
Vita e "opere" di Dewey Readmore Books sul sito ufficiale
Ilde Menis, settembre 2009
Commenti
Storia di un gatto che ha abitato per diciannove anni nella biblioteca della cittadina di Spencer (Iowa). Non un capolavoro letterario, ma una tenerissima storia vera. Ovviamente dedicata e consigliata ai gattofili. E ai bibliotecari :)
!
Che chicca:).
Stasera leggo e commento. Grazie per questa nuova scheda, intanto. E' sempre piacevole leggere i tuoi articoli.
"Ha dato a Vicky Myron e a tutti coloro che lo hanno incontrato un amore gratuito e difficilmente ricambiabile (caso abbastanza raro trattandosi di un felino), che ha fatto sentire i protagonisti umani di questa storia senza dubbio onorati di aver incrociato le proprie strade con una simile straordinaria creatura".
Adoro i gatti. Grazie per questo pezzo, Ilde, di un testo e - soprattutto - di una storia che, diversamente, non avrei conosciuto. Tu dici "caso abbastanza raro trattandosi di un felino", eppure io ti dico che tanto raro non è, avendo vissuto coi mici fin da bambino (ora ne ho 3, ma credo di aver convissuto negli anni con una ventina di gatti circa). Adoro anche i cani, con cui ho anche convissuto (insieme ai mici, ovviamente), ed è logico che siano animali più fedeli e manifesti, ma sfaterei questo luogo comune del gatto totalmente opportunista. I gatti sono esseri di intelligenza e capacità d'adattamento fuori dal comune, e molto più empatici di quello che si crede, non avendoci vissuto insieme. In più - come anche tanta letteratura ha svelato -sono esseri a cavallo tra i due mondi, quello immanente e quelle trascendente. Non cosa da poco, mi sembra;)
Eh, eh... Lèon, sfondi una porta aperta, io vivo con i gatti dalla culla :)) Credo che si possa distinguere tra il gatto maschio e la gatta femmina, tra il gatto cucciolo e il gatto anziano. Ho una gatta di nove anni non particolarmente interessata a noi umani, ma certamente in simbiosi con il nostro mondo. Dei gatti adoro la capacità di non farsi soprendere o turbare da quasi nulla, e come tu dici il loro grandissimo spirito di adattamento. Ma apprezzo anche la loro indipendenza. E' vero, sono esseri straordinari!
ho trovato addirittura commovente la storia del gatto che vive in biblioteca e regala affetto agli umani, e poi il nome! Più gatto da biblioteca di così!!!! Essendo anch'io notoriamente gattofila ho apprezzato molto, inoltre parli dei problemi delle nostre biblioteche, ingiustamente bistrattate e spesso poco valorizzate.
Un vero delitto culturale.
"La sua presenza ha rallegrato le visite in biblioteca, ne ha aumentato il volume, ha insegnato a tante persone quanto l?istinto felino sia talvolta raffinato e misterioso, ha invogliato alla lettura due generazioni di bambini, è diventato icona di un?integrazione straordinaria tra un ambiente prettamente umano e la saggezza impalpabile di un animale."
bellissimo, la mia stima per i felini aumenta ancora di più.
Grazie Marina: in realtà il problema non riguarda tanto le biblioteche come luoghi (spesso anche in Italia, soprattutto al Centro-Nord, ricche di inziative con lodevole coraggio di chi va molto oltre le proprie mansioni da manuale e gli orari di lavoro per garantire servizi utili) quanto la professione. E' in atto una grande riflessione, molto scoraggiata, sul tema, da qualche anno. E ci troviamo davanti a veri muri di gomma che non fanno male solo a noi (bene o male il posto ce l'abbiamo no?) ma soprattutto alla comunità...
(ho inserito la copertina;) )
8 che carino!!!!!!
7 in effetti la biblioteca centrale di Mestre ha avuto belle iniziative per coinvolgere la gente e farle conoscere la struttura e sulla professione mi giunge qualche notizia da un paio di persone che conosco e che lavorano in biblioteca. In effetti c'é chi si attiva oltre l'orario canonico, ma immagino che spesso si debba combattere anche solo per fare qualcosa.
Uniformato il carattere.
Uniformato il carattere.
[Dewey il gatto]ho letto:
[Dewey il gatto]ho letto: carinissimo nelle parti riguardanti il gatto, un po'meno quando diventa modo, per la bibliotecaria, di raccontare le sue vicissitudini private, comunque rispettabili se non altro perché davvero tragiche.Direi che qui lo inquadri benissimo: "Non stiamo parlando di un capolavoro letterario, ma di una vicenda veramente accaduta, narrata con ironia e leggerezza, testimonianza dolcissima di un grande amore tra un gatto e moltissimi umani".
Le considerazioni che fai tu sul sistema bibliotecario sono ottime . insieme a quelle sull'importanza di Dewey per le persone. Evidetemente il gattone ci sapeva proprio fare!