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Blu quasi trasparente”, opera prima di Murakami Ryū, aveva scavato una voragine nella letteratura giapponese, disancorandosi dalla tradizione ed aprendo un nuovo capitolo grazie alla dissacrante immagine di una generazione che infrange ogni genere di tabù, dalla droga alla promiscuità sessuale, con un particolare inciso sul contatto con gli uomini di colore appartenenti alla base americana (barriera insuperabile per il Giappone dell’epoca, tema sviluppato poi nelle opere della scrittrice Amy Yamada). Niente poteva essere come prima, nessuna lettura poteva ripristinare il precario equilibrio della società culturale giapponese degli anni ’80. La frattura era avvenuta e questo grazie a Murakami Ryū che aveva saputo traghettare la letteratura giapponese verso il nuovo Millennio, infrangendone i canoni. Non mi stancherò mai di ripetere quanto importante sia la scrittura di Ryū, capace di scavare nelle alienazioni umane e di restituirne poi, nel momento in cui meno te lo aspetti, una visione addolcita in pagine di pura poesia. Il suo nichilismo non è mai totale perché lascia sempre uno spiraglio alla speranza, anche nelle visioni più immonde in cui coinvolge la sua sfibrata umanità.
Murakami avrebbe potuto smettere di scrivere e quell’opera sarebbe comunque rimasta impressa nella memoria storica collettiva, ma ha preferito osare utilizzando nuovi temi sociali che conservano la stessa potenza della prima, fino ad arrivare a “Topaz” (1988), ovvero,“Tokyo Decadence”, in cui strappa con violenza la maschera alla società economica mettendola completamente a nudo. La scena ritratta in copertina, tratta dal film omonimo e di cui ha curato la regia, tra l’altro artigianalmente, è già di per sé simbolo di questa sua prospettiva, con una donna di schiena appoggiata alla finestra di un albergo di Tokyo. I simboli del potere economico del Giappone sono alle spalle, invisibili sulla scena. Le luci della città in movimento sono al di là del vetro. Lo sguardo della donna è rivolto verso di loro. L’ambientazione è tipicamente urbanistica con l’utilizzo centrale dell’affascinante quartiere Shinjuku che ospita da un lato la zona affaristica di Tokyo (Nishi-Shinjuku), con la concentrazione dei grattacieli del potere economico e degli alberghi più lussuosi, mentre nella zona est, superata l’immensa stazione e l’ampia zona dei ristoranti e dei centri commerciali, si colloca Kabuki-cho, il distretto a luci rossi che aveva progressivamente sostituito nel dopoguerra il tradizionale Yoshiwara adiacente ad Asakusa. Due mondi all’apposto che si popolano in senso inverso di giorno e di notte. La facciata asettica e minimalistica che di giorno si riempie di abiti dai colori neutri si contrappone a quella piena di luci e di paillettes della zona est. La stazione più grande e popolata al mondo è la linea di confine. La mecca dei divertimenti del dopolavoro convive oggi con le altre zone famose di Tokyo, affermatisi successivamente. Ed infatti Murakami, nelle pagine finali, traghetta la protagonista fino all’apertura di una sua società nel quartiere di Roppongi.
Il libro, oltre ad essere diventato un cult del genere sadomaso, su cui effettivamente l’autore non tralascia dettagli di alcun genere, segue i viaggi di una prostituta tra un albergo e l’altro, al seguito di ricchi clienti, salaryman, capi d’azienda, o anche uomini della yakuza, la mafia giapponese, che trovano una valvola di sfogo nella sottomissione dell’essere debole. Secondo i loro canoni, è una via di salvezza dal ritmo stressante del lavoro giapponese, un prodotto dell’istinto vendicativo alla sottomissione perenne ad un superiore (c’è sempre qualcuno che ha più potere nella scala gerarchica); ed è, ancora, una valvola di sfogo che si estrinseca in vari modi in una società fortemente conformista. Di casi ce ne sono tanti, a partire dalla divisa scolastica a cui i giovani contrappongono uscite modaiole al limite dell’assurdo. Murakami offre un esempio e continua ad offrirne in tutta la sua letteratura conservando la lucidità necessaria nel fornire un ritratto fortemente realistico che sconfina, a volte, nelle allucinate visioni dei suoi protagonisti.
È un mondo di decadenza morale, in cui domina il culto del denaro e delle infinite possibilità di successo. È il risultato del boom economico, della disgregazione degli affetti familiari che si allontanano sempre più da casa, ma è anche la risposta ad esigenze di mercato. Alla forte domanda di passatempi improbabili e perversi, fuori dagli schemi, si contrappone ogni genere di intrattenimento serale: dai normali pub con tanto di karaoke si finisce lungo la schiera di club in cui lo straniero non è ben accetto e, quindi, nei love hotels che offrono una vasta gamma di scenografie per il sesso veloce fino agli hotel di lusso, destinati agli avventori che possono permetterseli. Il concetto d’immoralità della perversione sessuale non fa parte della cultura nipponica, piuttosto è il biasimo sociale ad essere temuto. In uno degli incontri narrati nel romanzo s’intromette un uomo della yakuza che ricatta il cliente minacciandolo di rivelare i suoi “giochi” alla società per cui lavora. Non c’è accenno alla famiglia, si badi bene, ma all’azienda, con quel biglietto da visita prelevato dagli abiti del malcapitato.
A differenza dell’opera prima, la narrazione si presenta più lineare, seppur incesellata in racconti prettamente notturni, di vorticosa claustrofobia. La protagonista rivela i suoi sogni fin dal primo capitolo, con l’acquisto di quel topazio che dà il titolo all’opera, per poi progressivamente svelare dettagli di sé, del suo annichilimento selvaggio, fino a restituire di se stessa un ritratto di commovente solitudine. Le incredibili performance a cui si sottopone forniscono spunti di riflessione a cui non c’è alcuna morale da contrapporre. È il ritratto spietatamente realistico delle devianze prodotte da un sistema sociale. La sua dedizione al lavoro è assoluta e, nonostante la nausea per buona parte dei clienti, o la paura per quello che potrebbe accadere ad ogni incontro, è sempre pronta alla telefonata della mama-san che annuncia un nuovo appuntamento.
Il seguito, “Topaz II”, è stato tradotto cinematograficamente in “Love & Pop” (1998) con alla regia Hideaki Anno (“Neon Genesis Evangelion”), in cui fornisce un ritratto di una delle realtà più diffuse e sconvolgenti della nuova gioventù nipponica, l’enjo-k?sai, il mondo delle studentesse che si prostituiscono per procacciarsi borse, vestiti, accessori firmati e costosi. In via teorica non è prevista una vera e propria relazione sessuale, ma non lo si esclude a priori. Si tratta per lo più di giovani accompagnatrici di uomini facoltosi, quasi sempre anziani, nei locali di karaoke, pub, o club contattate mediante gli annunci sui giornali, sulle cabine telefoniche, per strada, o su internet. È una pratica questa che si sta diffondendo a macchia d’olio anche in altre zone dell’Asia, tra Taiwan, Corea del Sud e Cina, dove il benessere economico inizia a diffondersi, ma non v’è dubbio che questo è un prodotto made in Japan su cui riflettere, anche per gli effetti che un giorno potrebbe avere sulla nostra società. Le ragazze coinvolte nei giri di prostituzione appartengono per lo più a classi medie, a cui in fondo non manca nulla, ma la solitudine interiore, l’abbandono della famiglia troppo occupata con il lavoro, la pressione della moda, specialmente quella occidentale, riesce a produrre deviazioni davvero allarmanti.
“Aspetto che le uova si schiudano. Come il padre dell’uomo che mi ha legato, aspetto che le uova di salmone si schiudano da qualche parte nel mio corpo, e che i piccoli salmoni mi saltino fuori dalla bocca. Voglio farli crescere. I salmoni ritornano al fiume dove sono nati. Torneranno nella mia pancia. E allora io deporrò altre uova. Gli uomini che mi aspettano per comprarmi nelle camere degli alberghi di Nishi-Shinjuku vedranno che so sputare migliaia di salmoni. Così nessuno potrà più dire che sono un insetto” (pag. 154).
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Ryū Murakami (il vero nome è Ryunosuke) nasce il 19 febbraio 1952 a Sasebo (Nagasaki). È scrittore e regista giapponese.
Murakami Ryū, “Tokyo Decadence”, Mondadori, Milano, 2004, pag.166. Traduzione dal giapponese di Yuko Otake e Marco Fiocca.
Edizione originale: “Topazu”, 1988.
Commenti
Tralascio i passi salienti...:)
?Aspetto che le uova si schiudano. Come il padre dell?uomo che mi ha legato, aspetto che le uova di salmone si schiudano da qualche parte nel mio corpo, e che i piccoli salmoni mi saltino fuori dalla bocca. Voglio farli crescere. I salmoni ritornano al fiume dove sono nati. Torneranno nella mia pancia. E allora io deporrò altre uova. Gli uomini che mi aspettano per comprarmi nelle camere degli alberghi di Nishi-Shinjuku vedranno che so sputare migliaia di salmoni. Così nessuno potrà più dire che sono un insetto? (pag. 154).
Mi sembra di ricordare un capitolo "Salmoni" altrove...:P
domani me la pappo a dovere:)
("Salmoni"! Eh...)
"Non mi stancherò mai di ripetere quanto importante sia la scrittura di Ry?, capace di scavare nelle alienazioni umane e di restituirne poi, nel momento in cui meno te lo aspetti, una visione addolcita in pagine di pura poesia. Il suo nichilismo non è mai totale perché lascia sempre uno spiraglio alla speranza, anche nelle visioni più immonde in cui coinvolge la sua sfibrata umanità. "
> Memorizzato;)
"Il concetto d?immoralità della perversione sessuale non fa parte della cultura nipponica, piuttosto è il biasimo sociale ad essere temuto. In uno degli incontri narrati nel romanzo s?intromette un uomo della yakuza che ricatta il cliente minacciandolo di rivelare i suoi ?giochi? alla società per cui lavora. Non c?è accenno alla famiglia, si badi bene, ma all?azienda, con quel biglietto da visita prelevato dagli abiti del malcapitato."
> ... e se ne fosse derivato un film di Kitano? Ce lo vedi Takeshi Beat alle prese con TD?
"Il seguito, ?Topaz II?, è stato tradotto cinematograficamente in ?Love & Pop? (1998) con alla regia Hideaki Hanno (?Neon Genesis Evangelion?), in cui fornisce un ritratto di una delle realtà più diffuse e sconvolgenti della nuova gioventù nipponica, l?enjo-k?sai, il mondo delle studentesse che si prostituiscono per procacciarsi borse, vestiti, accessori firmati e costosi."
> Qualcosa mi dice che presto tu o Leon ci spiegherete per bene com'è questo film...;)
bene bene. Un uccellino mi dice che manca poco:)
6.Anno e non Hanno, ho sbagliato, vado troppo a memoria...
Love & Pop non è animazione, ma un live action, quindi un film con attori in carne ed ossa che poi sono diventati,tra l'altro, famosi.Uno di loro ha persino incrociato nella sua carriera il tuo Takeshi K. Non ce lo vedo il Takeshi alla regia di TD, non è il suo genere. L'avrebbe trattato diversamente o poetizzandolo in modo eccessivo,come so che è capace di fare oppure avrebbe puntato su altri aspetti. Forse potrei vederlo alla regia di In the miso soup, sempre di Murakami (con sua sceneggiatura però). Murakami è anche regista ed è meglio così, se la suona e se la canta da solo.
4.Soffro al pensiero che non gli siano riconosciuti i suoi meriti.