“Da ragazzo ero un tipo esile, dall’aria vulnerabile, spesso con la testa fra le nuvole. Adesso, a quarant’anni, sono rimasto su per giù lo stesso. Prima però cercavo di dare un senso alla mia vita, vivere al passo con i tempi. Ora spendo i miei giorni infischiandomi di tutto quello che mi succede e succede intorno a me. Se qualcuno mi accusasse di non avere più ideali, essermi emarginato, non m’importerebbe. Ho capito che è inutile ostacolare il corso del proprio destino. La vita va come deve andare. I vari tentativi che in passato ho compiuto per condurre la mia esistenza secondo il mio modo di concepirla, sono tutti falliti”.
Questo l’autoritratto del protagonista e narratore de “Il ruolo dei gatti”, romanzo con un incipit e un finale polizieschi, ma che di fatto indugia piacevolmente sulle vicende esistenziali del narratore.
Franco Narracci è il quasi-direttore dell’albergo Torre Diroccata, in Puglia, e si dibatte tra le prepotenze di Eriberto, il suo superiore, i tradimenti della moglie Rossana, una veronese trapiantatasi al Sud con il matrimonio, i contrasti con il fratello e vari altri problemi famigliari e relazionali.
Narracci è disincantato e stanco, ex-idealista sessantottino, vive ora non poche frustrazioni, ma è un osservatore attento della gente e della realtà che lo circonda. Tra avventure sessuali – passate e presenti – vicende di denaro, liti, rivalità e ingiustizie nel mondo del lavoro (sempre più precario), viene a trovarsi implicato in un misterioso caso di cronaca nera.
Un mattino trova il suo collega e vicino di casa ,Mario, morto, riverso sul pavimento del salotto con una busta di plastica in testa, attorniato dai suoi numerosi gatti. Omicidio o suicidio? Franco chiama subito il commissario Jervolino, un personaggio che per certi versi gli somiglia. Prossimo alla pensione, ha un’espressione apatica e non ha voglia di troppi grattacapi.
Il caso offre al protagonista l’occasione non solo per rievocare la sua giovinezza con tanto di avventure erotiche in stile hippy, ma per descrivere e presentare un gran numero di gustosi personaggi che in svariati modi entrano in contatto con lui. Nascono così tanti cammei con scene spesso divertenti, che compongono un quadro della realtà che lo circonda, fatta di 978meschinità, tradimenti coniugali, rivalità famigliari, problemi di gestione dell’albergo e tipologie di clienti.
La trama poliziesca sfuma in secondo piano per poi riapparire nel finale con un nuovo caso, simile al primo, e la soluzione.
Sullo sfondo la Puglia, meta turistica molto richiesta.
Quanto ai gatti, la loro funzione è davvero inaspettata e non va rivelata affinché sia il lettore a scoprirla.
Sornioni e numerosi, i gatti costituiscono un piccolo esercito e finiscono anche nei quadri che Narracci si diletta a dipingere. Sembrano suggerire un modo di vivere piuttosto indifferente e lontano dai ritmi esagitati della società contemporanea.
Il protagonista, sempre più disilluso, affronterà con fatalismo la sua sorte.
Romanzo che intrattiene, “Il ruolo dei gatti” manifesta abilità d’osservazione, vivaci dialoghi e sopratutti i ritratti rapidi e incisivi dei numerosi personaggi che lo popolano.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Felice Muolo (Monopoli, Bari), giornalista pubblicista e scrittore italiano. Da ragazzo ha viaggiato con l’autostop per l’Europa e lavorato nei campi di lavoro del Servizio Civile Internazionale. Suoi romanzi: “Magda”, “Angelo”, “Complanare putta”, “Cristo non si corica”, “Il ruolo dei gatti”.
Felice Muolo, Il ruolo dei gatti, Roma, Azimut 2008.
Muolo in lankelot.eu:
Marina Monego, gennaio 2010
Commenti
Stavolta, gatti!!!!!!!!!
Stavolta, gatti!!!!!!!!!
(Muolo) Gatti, Marina? Questo
(Muolo) Gatti, Marina? Questo libro va acquistato e letto e poi torno a commentare.
Lo leggerò sottovoce, così sente anche Smilla... Ti ringrazio intanto del suggerimento.
Raffaella