“La stanza degli animali” è un racconto mosaicale, nero e lirico. È una discesa nell'abisso psichico di un personaggio che ha conosciuto la ferocia dei rovesci della sorte e ha saputo restare in piedi, sostenendosi forse soltanto con qualche verso. I versi sono questi qui: “C'era e non c'è la rosa: / ci resta della vita / questa memoria vana, frana rovinosa. //. C'era e non c'è la rosa: / cade nell'infinita / fine ogni cosa umana, / cade precipitosa. // Sotto perenne inverno / vive l'umana carne, / nulla verrà a salvarne / - tantomeno l'eterno. / C'era e non c'è la rosa / c'era e non c'è ogni cosa”. E questi versi suonano come un apocrifo di Dino Campana.
“La stanza degli animali” sembra visionario ma si rivela invece incubotico. È un racconto che conosce accessi cupi e ossessivi che sembrano derivare dalla vena più malata (ma sempre esatta) di McEwan: Mozzi sa rappresentare il male con una freddezza che può ricordare, fatte le debite proporzioni, il gran Ketchum di “
The Girl Next Door”. Sono le sue virate nella poesia a distanziarlo dallo sguardo gelido che infine penalizza quelle scritture, che sembrano estranee all'umanità.
L'ossessione della stanza nasconde un segreto. Proviamo a raccontarlo senza rivelarlo. “Nella stanza non c'è più niente. C'è la stanza. Io sono nel centro della stanza. Non guardo niente. La stanza invasa dalla luce. Una giornata luminosissima. Un gennaio limpido, un'aria trasparente, una luce che scotta. Dentro la stanza è freddo. Chiudo gli occhi. Volto la faccia verso la luce. Vedo il rosso delle palpebre. Sento il caldo della luce. Mi volto. Apro gli occhi. Ora la stanza è buia. Aspetto che qualcosa appaia. Non appare niente. Niente può apparire. La mia mente è deserta” (p. 19).
Questa stanza si va riempiendo di mistero. È una stanza degli animali – la stanza degli animali del papà del narratore – ma è qualcosa di diverso. Il narratore sta provando a dire ciò che dicendo può distruggerlo. E va vellicando la perdita della coscienza – la perdita di sé. Così: “La stanza degli animali è nella mia mente. La stanza degli animali è la mia mente. La stanza degli animali, quando c'erano gli animali, era la mente di mio padre. La stanza degli animali, ora che non ci sono più gli animali, è la mia mente. La mente di mio padre era una stanza piena di animali. La mia mente è una stanza vuota” (p. 55).
Insomma – andate cauti, nella lettura. Siamo dalle parti dell'indagine sul male. Dell'ossessione che nasconde un segreto. Un segreto non è mai niente di buono. Nessun segreto ha qualcosa di buono. Siamo dalle parti della narrativa che scandaglia il passato cercando di ricordare il momento esatto in cui la felicità è andata perduta e tutte le favole si sono perdute, e il narratore, tutto a un tratto, ha preso e ha sognato (che la vita fosse diversa: forse. Una fuga, forse. Qualcosa di parallelo, forse).
La stanza degli animali potrebbe non esistere più. Potrebbe essere diventata qualcosa d'altro. Potrebbe essere vuota. Potrebbe non essere mai esistita. Il rompicapo si risolve sprigionando un dolore sordo. E a un tratto, “tutto ciò che vive dentro la mia mente è morto, tutto ciò che è dentro la mia mente non può morire” (p. 59).
**
Il quarto libretto della collana
Zoo-Scritture Animali della Duepunti di Palermo è come una filastrocca che David Lynch avrebbe potuto ascoltare da bambino, mentre decideva che senso avessero la linearità e la realtà, e cosa significassero certi dialoghi che ascoltava senza capire (altro che non fosse: suono). La violenza assurda e implosiva che si sprigiona è invece una sorta di strascico di certa inquinante cronaca nera italiana, giocata sulla descrizione di dettagli sordidi e inutili. La poesia è quella di un autore che ha pubblicato un libro come “
Il culto dei morti nell'Italia contemporanea”, e ha cercato di cantare e interpretare l'essenza e le apparenze della morte. È un terreno già battuto, già frequentato. Sempre fertile rimane.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Giulio
Mozzi (Camisano Vicentino, 1960), scrittore, poeta e consulente editoriale italiano (ex Theoria, ex Sironi, oggi Einaudi Stile Libero).
Commenti
[mozzi] Il quarto libretto
[mozzi] Il quarto libretto della collana Zoo-Scritture Animali della Duepunti di Palermo è come una filastrocca che David Lynch avrebbe potuto ascoltare da bambino, mentre decideva che senso avessero la linearità e la realtà, e cosa significassero certi dialoghi che ascoltava senza capire (altro che non fosse: suono). La violenza assurda e implosiva che si sprigiona è invece una sorta di strascico di certa inquinante cronaca nera italiana, giocata sulla descrizione di dettagli sordidi e inutili. La poesia è quella di un autore che ha pubblicato un libro come “Il culto dei morti nell'Italia contemporanea”, e ha cercato di cantare e interpretare l'essenza e le apparenze della morte. È un terreno già battuto, già frequentato. Sempre fertile rimane...
[duepunti-zoo-mozzi] da
[duepunti-zoo-mozzi] da questo articolo si possono prendere almeno tre strade, in Lankelot.
La prima è editoriale: DUEPUNTI in Lankelot. http://www.lankelot.eu/Duepunti
La seconda è quella della collana: ZOO-SCRITTURE ANIMALI in Lankelot: http://www.lankelot.eu/zoo-scritture-animali-0
La terza (che va tracciata meglio, nel tempo) è autoriale: MOZZI in Lankelot: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?M/Mozzi+Giulio
[stanza degli animali, mozzi,
[stanza degli animali, mozzi, palermo]
Abbiamo il piacere di segnalarVi la presentazione del libro di Giulio Mozzi La stanza degli animali, che si terrà giovedì 3 febbraio alle ore 18,00 presso la libreria Modusvivendi di Palermo (via Quintino Sella 79). Con l’autore dialogherà Ambra Carta, critica letteraria e ricercatrice c/o l’Università di Palermo.
In occasione della presenza a Palermo di Giulio Mozzi verrà realizzata una video-intervista con l’autore, a cura di Matteo Di Gesù e con la collaborazione di Gabriele Ajello, nelle suggestive sale del Museo di zoologia “Pietro Doderlein”, per gentile concessione dell’Università di Palermo e il supporto di Astrid Onlus. Il video sarà pubblicato sul web la prossima settimana,
Gli animali rappresentati da Mozzi sono inconsueti esseri marini in formalina, raccolti dal padre in giro per il mondo: sono reperti scientifici e al tempo stesso i cimeli di una vita. Nella finzione narrativa, la stanza che accoglie una miriade di vasi e di flaconi finisce col rappresentare l’oscuro e affascinante universo paterno, un mondo familiare eppure inafferrabile. Ombre vibrano sulle pareti di una nuova casa, come processioni abissali di pesci, meduse, spugne, granchi e alghe fluttuanti, mentre la stanza degli animali – ora – è vuota.
Mozzi gioca sapientemente con le forme narrative e con gli schemi di composizione, ripartendo il testo in dieci quadri che, come danze di una suite, ripercorrono e confondono i temi e le atmosfere restituendo una realtà livida e alienata in bilico tra realtà e alienazione.
GIULIO MOZZI (Camisano Vicentino, 1960), scrittore, consulente editoriale di Einaudi Stile Libero ed esperto di didattica della narrazione. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Abitare. Un viaggio nelle case degli altri, Terre di Mezzo 2010 e Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili), 2009. Sin dal 2000 cura il pionieristico Vibrisse Bollettino. Recentemente Laurana ha ripubblicato Il male naturale.