Il critico e saggista Angelo Moscariello affronta, in tutte le sue variegate sfaccettature, il culmine dell’universo comico: la gag. Si intitola appunto Gag questo saggiotto, ed è una disamina quasi enciclopedica per la moltitudine di studi, confronti ed esempi che contiene. Già a partire dalla concezione di gag Moscariello conduce una ricerca proustiana della definizione più calzante, attraverso le pagine dei pensatori del passato. E tra i nomi celebri che hanno dedicato le proprie riflessioni al misterioso miracolo della comicità, spunta Pasolini come uno dei pionieri – anche se il suo saggio è datato 1970 – della rivalutazione del comico. Ed è l’accostamento che hanno soprattutto i poeti, di reverenziale ammirazione, che Moscariello mette in risalto, sottolineando come Ungaretti o Montale non esitassero a riverire altrettanti poeti di celluloide, come Charlie Chaplin. Già prima di Pasolini, e del suo riscatto del comico (effettuato sul grande schermo con il suo capolavoro, Che cosa sono le nuvole?) Artaud ringhiava asserendo che i film “più riusciti” erano appunto quelli comici, e di Malec in particolare. Del resto lo stesso Kafka amava andare al cinema a vedere Stanlio o Ollio (pag.11). Poco, aggiungiamo noi, visto che ci ha lasciati prima che il cinema parlasse.
Il gag è dunque “un’illuminazione improvvisa che ci fa vedere la realtà quotidiana in maniera stranita e straniata” pag. 10. Del resto la gag nasce con il cinema, si veda L’innaffiatore annaffiato dei Lumiérè.
Il percorso di analisi del saggio prosegue con una panoramica che va dallo strutturalismo ai saggi filosofici, non mancando di citare i più celebri come il saggio sul riso di Bergson e le riflessioni di Bateson; particolarmente ispirata è una frase di Gianni Celati, che dice “Si può fare in modo da produrre per iscritto l’effetto di una smorfia di Stan Laurel?”.
La bella domanda trova una risposta nel suo, decisamente malriuscito, tentativo di ripristinare su carta una ipotetica sceneggiatura dei fratelli Marx in La farsa dei tre clandestini (Baskerville, 1987).
Il cinema comico, da William Fry felicemente riassunto con dolce follia (pag. 29), nell’evoluzione della gag e nelle sue innumerevoli varianti è pazientemente analizzato, a suon di esempi e fotogrammi, lungo una filmografia che conta tutti i grandi nomi, da Sennett a Zucker, passando per Keaton, i Marx e Tati. Ecco una cosa che fa un gran piacere: finalmente si conferisce il giusto credito all’autore di Una pallottola spuntata e Hot shots, due esempi straordinari di cinema comico anni Novanta.
E ritorna prezioso l’aneddoto già citato altrove, nel quale Jacques Tati insegna a Nichetti come scoprire un grande comico di cinema:
“Quando mi invitò a casa sua, Tati dopo aver visto il mio primo film, all’inizio non mi disse niente e poi, notando la mia impazienza, mi disse «Quando vado al cinema e vedo un comico, non lo guardo mai negli occhi, non gli guardo la faccia, gli guardo le gambe, perché se si muove con le gambe è un comico di cinema, se le gambe restano ferme è un comico di televisione»” (pag. 107). Le gambe di Groucho nei film erano delle molle sempre pronte a scattare. Chaplin non aspettava che l’occasione per allungare un calcio. Quelle di Lewis sembravano staccarsi dal corpo da un momento all’altro. Quelle di John Cleese...be’, parlano da sole. Guida alla comicità slapstick è un manuale, quasi tascabile, da usare come promemoria per ripassare la storia del cinema comico in tutte le sue sfumature.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Angelo Moscariello, critico e saggista, attualmente collabora con “L’indice” e “La rivista dei libri”. È docente di Storia del Cinema presso l’Accademia dell’Immagina (dal 1996) e l’Università di L’Aquila (2003-2005). Ha pubblicato Colpi di cinema (Dino Audino, 2006), Come si guarda un film (2007), Nouvelle Vague (2008). Fonte: quarta di copertina.
Angelo Moscariello, Gag, guida alla comicità slapstick. Da Stanlio e Ollio ad Aldo, Giovanni e Giacomo, Dino Audito Editore, 2009, Roma.
Luca Martello, 5 maggio 2009
Commenti
neo HAMMER!
(stanotte leggo & commento a dovere)
"Guida alla comicità slapstick è un manuale, quasi tascabile, da usare come promemoria per ripassare la storia del cinema comico in tutte le sue sfumature."
> E per un neofita?
Per un neofita può essere un invito al cinema comico, però non è un saggio sui vari autori, il percorso segue le mutazioni della gag. Per forza di cose è un testo consigliabile soprattutto a chi già conosce molti dei film trattati. Non è un testo facile, in ogni caso.
Per me va bene, quindi. Prendo nota.
un mio professore universitario, se ricordo bene, diceva IL gag.
Perché?
6, è indifferente. Anche l'autore dice "il" gag; più che altro si usava molto in passato (anche se lo stesso Pasolini diceva "la" gag).
si vabbè pasolini lascia il tempo che trova. in una biblioteca di arezzo ho trovato un saggio di pasolini sui pannolini.