"Uomini e amori" è il primo romanzo di Guido Morselli, di ampio e disteso respiro (almeno per i canoni dell'autore, circa cinquecento pagine), scritto, ripreso ed elaborato per un decennio, fino al deliberato abbandono.
Morselli non si decise mai per proporlo a un editore. Probabilmente rimase sempre lui stesso perplesso e incerto dinanzi a questa sua opera prima. La stessa totalità della critica è concorde nell'attribuire a questo romanzo un valore secondario, non solo rispetto ai racconti più significativi degli anni '70, ma anche a quelli appena successivi. «L'opera è in un certo modo un affresco di un periodo, uno spaccato della società anni '40, con i suoi costumi e la sua mentalità»1. Incroci sentimentali, amori non corrisposti, lunghe passeggiate e posati dialoghi salottieri. Ma naturalmente non solo, è soprattutto l'edificazione degli obiettivi artistici già argomentati che Morselli, fino ad ora, non aveva ancora realizzato. Fa parlare i personaggi con la voce del suo cosmo filosofico e teoretico. Utilizza l'impianto proustiano nei riguardi della memoria e della sua forza creatrice2, ma non solo, per bocca di uno di essi esplica col massimo della chiarezza e della concisione una delle tecniche di rappresentazione psicologica più adoperata: «“Se fossi un romanziere” si diceva “certi personaggi io non dovrei inventarli. Mi basterebbe descriver me stesso dopo averli pensati”»3, attinge dai propri ricordi e distribuisce porzioni del suo vissuto ad ogni singolo protagonista. Contrapponendone gli spiriti antitetici cerca il dibattito tra i disagi e i problemi teorici che affollano il suo mondo interiore. In certi frangenti questa suddivisione così netta dei personaggi-tipo risulta eccessivamente schematica, e questo può essere considerato come uno dei maggiori dispregi di questa prima prova narrativa.
Il linguaggio, la struttura, il palcoscenico sentimentale e il gioco relazionale delle figure mette in luce un romanzo che pare dagli stilemi un po' troppo anacronistici. La nostalgia per la letteratura del secolo precedente è marcata, e se ne può trovare una testimonianza anche nelle letture del periodo. Sono gli anni di Goethe, Poe, Fogazzaro, Flaubert, Maupassant, Montaigne, Voltaire, Novalis, Stendhal, ma naturalmente Proust e soprattutto un autore francese che farà profondamente suo, H. Frederic Amiel, col suo "Journal"4. Le notizie sulle influenze e le letture di Morselli in questo periodo ci sono note grazie all'alacre lavoro di una delle sue più autorevoli studiose, Valentina Fortichiari5.
Tra triangoli sentimentali e divagazioni teoriche l'azione è ridotta all'osso, preferendo un ritmo contemplativo e riflessivo. Solo nella fase finale ci sarà un'accelerazione, fino alla morte violenta di uno dei due protagonisti. Qui abbiamo le ultime parole di costui che, senza alcuna fatica, è facilissimo attribuire a Morselli, alle sue insicurezze che, proprio in questo periodo, iniziano una lunga gestazione, in un rimpianto che apparirà quasi profetico:
"Io non ho mai fatto sul serio, né da uomo né da artista. Diciamola pure la temuta, l'odiata parola: sono un dilettante […] Non sono mai stato capace di sfruttare la vena sincera, come non ho saputo amare la donna di cui avevo bisogno"6.
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1 M. Lessona Fasano, Guido Morselli. Un inspiegabile caso letterario, Napoli, Liguori, 2003, p. 23.
2«La memoria, diceva Saverio, e in ciò, forse senza saperlo, si accordava col Vico e con Proust, è una cosa con la fantasia. Di conseguenza, ricordare è creare» (G. Morselli, Diario..., p. 35). La frase è tratta dal Diario, così come sarà poi inserita in Uomini e amori successivamente. Come già indicato, il Diario sarà sempre luogo anche di “officina” per le sue opere di narrativa. Qui annoterà interi brani che andrà talvolta poi ad assemblare nei lavori via via in costruzione.
3G. Morselli, Uomini e amori, in G. Morselli, Romanzi I..., p. 402.
4Il cosiddetto Journal di Amiel è un diario sterminato di circa diciassettemila pagine, nel quale l'autore scava fino al parossismo i propri moti interiori. Questo modo di affrontare le infinite pieghe della psiche affascinerà Morselli e sarà un utile termine di paragone nella costruzione dei singoli personaggi.
5V. Fortichiari, Introduzione, in G. Morselli, Romanzi I..., pp. XVIII-XX.
6G. Morselli, Uomini e amori..., p. 425.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Guido Morselli (Bologna, 15 agosto 1912 – Varese, 31 luglio 1973), giornalista, romanziere e saggista italiano.
Guido Morselli, “Uomini e amori” in "Romanzi I", Adelphi, Milano, 2002.
Gianluigi Pala. 01/03/2012.
(Articolo tratto e adattato dalla mia tesi di laurea dal titolo "Dall'utopia del sentimento alla distopia della solitudine. Lettura di Dissipatio H. G. di Guido Morselli").
MORSELLI in Lankelot: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?M/Morselli+Guido ]
Commenti
[uomini e amori] scrive il
[uomini e amori] scrive il Pala: ""Uomini e amori" è il primo romanzo di Guido Morselli, di ampio e disteso respiro (almeno per i canoni dell'autore, circa cinquecento pagine), scritto, ripreso ed elaborato per un decennio, fino al deliberato abbandono. Morselli non si decise mai per proporlo a un editore. Probabilmente rimase sempre lui stesso perplesso e incerto dinanzi a questa sua opera prima..."
> buona lettura!
[morselli] Bello questo
[morselli] Bello questo passo:
"Io non ho mai fatto sul serio, né da uomo né da artista. Diciamola pure la temuta, l'odiata parola: sono un dilettante […] Non sono mai stato capace di sfruttare la vena sincera, come non ho saputo amare la donna di cui avevo bisogno"
> grande arpa. grazie.
[uomini e amori] ripreso qui:
[uomini e amori] ripreso qui: http://pastrufazio.tumblr.com/post/18571514279
[letture di morselli] amice
[letture di morselli] amice Pala, scrivi: " [...] letture del periodo. Sono gli anni di Goethe, Poe, Fogazzaro, Flaubert, Maupassant, Montaigne, Voltaire, Novalis, Stendhal, ma naturalmente Proust e soprattutto un autore francese che farà profondamente suo, H. Frederic Amiel, col suo "Journal""
> Ti andrebbe di raccontarci qualcosa di Amiel, o di schedare il suo "Journal"? E' una di quelle imprese in cui tu, tu solo sapresti riuscire.
[Amiel] Purtroppo è un autore
[Amiel] Purtroppo è un autore che ho incrociato solo studiando Morselli. Credo, da quel che lessi, che fu contiguo al romanticismo d'area tedesca, con quel che comporta in termini di stile, tematiche, valori. Più che altro i critici di Morselli lo indicano come fonte simile - per influssi e suggestioni - a Proust, riguardo al tipo di influenza (sentimentale, contemplativa, psicologica), dei primi lavori, non ancora "strappati" dalla tradizione ottocentesca e primo novecentesca. Altro non so. Come sfida potrebbe andare, ma non penso sia un artista adatto per me in questo momento. Per dire, ora sto leggendo Heidegger (faticosamente, grande soddisfazione ma ostico per me) e, con godimento, Bolano. Non è periodo di romanticismo :)
[Heidegger, Bolano]
[Heidegger, Bolano] ammazza:). Periodo di grande ricerca. Splendido. Condividerai, da queste parti? [ricevuto su Amiel, e ti ringrazio per la delucidazione - ti aspetto tra qualche anno, allora:) ]