Morselli Guido

Il comunista

Autore: 
Morselli Guido
Dal titolo evocativo, altisonante per certi versi, in ogni caso specifico, diretto, “Il comunista”, di Guido Morselli fu pubblicato nel 1976, benché fosse stato scritto ben venti anni prima, per la forse nota parabola esistenziale ed editoriale dello scrittore, morto suicida nel 1973 e meritorio di fortuna letteraria solo all’indomani del tragico gesto.  Abbiamo di fronte un'opera di cui forse si è parlato poco, ma che rappresenta un desueto ma ben  congegnato romanzo, mirato, avente a priori un obiettivo annunciato fin dal titolo, ma indubbiamente recante in sé la natura e la forza di una preziosa testimonianza di natura letteraria, forte ma non altero, con  una lungimiranza e  una pacata ma non per questo meno incisiva onestà intellettuale. Morselli tratteggia infatti un quadro completo, distaccato ma non asettico e per certi versi impietoso di un partito simile ad una enorme sfinge, dai rituali quasi ecclesiastici e dalla sostanziale freddezza, senza aver mai avuto a che fare con lo stesso  e senza che esistessero plausibili motivi di eventuale accidia o rimostranza. E' dunque meramente la scrittura e la tesi di fattura letteraria di un autore sui generis magari, ma indubbiamente dotato di una lucida e accurata capacità di analisi del suo tempo, con uno stile comunque levigato, esssenziale, abilmente manovrato.
 
Credo infatti in questa ottica vada letto l’atteggiamento di Morselli verso un argomento delicato e nello stesso tempo impegnativo quale il manifestarsi di una crisi di coscienza in un militante  comunista a suo modo atipico quale il Ferrarini, autodidatta ma non istruito, fervente ma non passivo nella prassi politica, alla ricerca di un'identità "collettiva" ma nello stesso tempo individuo pensante. Reggiano, immigrato di ritorno dagli Usa, cooperativista e militante, baciato dalla fortuna elettorale ed eletto deputato a Roma, Ferrarini è un uomo che studia e riflette, dubita e si lascia vincere dal dubbio, c’è del marcio in Parlamento, c’è l’obsoleto o il compromissorio di vago sapore di tradimento nel partito che rappresenta.
Indiscusso protagonista principale della vicenda narrata, Ferrarini riesce a simbolizzare nel suo dissidio interiore problematiche di vasta portata ed esulanti dalla mera vicenda personale, con una testarda caparbietà non sarcastica o propagandistica, emblema di una certa fase storica di determinati ambienti politici, segnala un approccio alla realtà ed alla vita contemporanea invero di rara e scaltra misura, che però condanna inevitabilmente alla solitudine e all’isolamento, poiché la fede e la fiducia nei propri istinti e nelle proprie idee, senza cercare una più o meno pacifica convivenza con il mondo circostante, da sempre sono un paradigma di un futuro esilio e di un progressivo abbandono e ostilità anche se benevola da parte del mondo esterno e/o circostante.  
Morselli fu, dalle notizie in nostro possesso, uomo a suo modo isolato, culturalmente onnivoro e fervido lettore di classici della narrativa e della filosofia, con atteggiamento distaccato verso le mondanità e le eventuali prese di posizione teoriche dell’intellettualismo coevo, mettendo in atto un approccio al narrato ed alla Letteratura  intesa come esplorazione del reale e scomposizione ed approfondimento di diversi punti di vista, metodo conoscitivo oltre che oggetto di mera fruizione estetica, illuminismo di fondo ma pienamente calato nel contingente contemporaneo, idealismo e idealità maturate e convinte, ma mai issate come bandiere, come simbolo di arroccamento intellettuale intransigente, inviolabile, puramente a titolo di contrapposizione, perlomeno in questo romanzo, dove l’aspetto problematizzante prevale in maniera netta.
Tutto questo però con un’indagine personalissima e per così dire autodidatta, esiliata, non superba o rivoluzionaria, ma semplicemente isolata, lontana dalle solitudini teoriche e pratiche ad esempio di quelle poste in essere dal Calvino più maturo, pur sempre uomo profondamente  a contatto con "l’ambiente” letterario pur nelle sue scelte coraggiose, futuristiche o velleitarie che dir si voglia.
Dunque, in ogni caso, un approccio al mondo dialettico, con  scomposizione e ricomposizioni effettuate alla luce di un procedere ragionato e ragionevole, mai con digressioni devastanti ed imperiose.
Un illuminismo insomma mai acerbo ma sollecitamente rinvigorito da letture ed approfondimenti, la elusione di tentazioni estremiste ed estremizzanti, militanti ovvero non mediate (numerose in ogni caso le citazioni letterali di classici del marxismo, come da nota dell'autore al romanzo).
 
Questo si desume (o può desumersi) da una lettura attuale del romanzo, che, pur essendo scritto da un irregolare appartato ed acculturato scrittore, denota inoltra in se alcune intuizioni di carattere moderno e incredibilmente preveggenti o in ogni caso quasi profetiche.
C’è un senso di sconfitta e di invincibile disillusione ed impotenza, dalle tinte mai cupe ma vivide, e nello stesso tempo un continuo e permanente orgoglio, di rimettersi in discussione e discutere il mondo artefatto ma tutt’altro che granitico che circonda. Nessuna claustrofobia ma nemmeno un procedere eccessivamente meccanico, anche se però trattarsi di uno di quei romanzi a tesi, una serie di ragionamenti e considerazioni sono il vero humus per la narrazione, di per sé mero espediente esemplificativo per poter meglio esporre concetti, impressioni, sentimenti.
Mi piace estrapolare almeno tre elementi portanti di indubbia e motivata modernità, che si affacciano con evidenza mai grossolana o velleitaria, quali ad esempio il rapporto fra donna e società, politica e non politica nel contempo, dove la relazione illegale fra Ferrarini e Nuccia arriva addirittura a minare la posizione dell’uomo nel seno del partito rappresentato, una tematica già sviscerata negli anni ’50 e che ancora oggi risulta pienamente e inconsolabilmente simbolo di una società non ancora sprovincializzata sotto molti punti di vista. Poi la burocrazia di partito di contrasto ed in profonda antitesi netta allo spontaneismo della base all’interno del Partito comunista italiano, un dilemma trascinatosi credo negli anni ed alla fine mai risolto, se si pensa ad alcuni fatti di cronaca ancora oggi attuali. Questo in una persistente e pervicace ottica di insopprimibile arrivismo, insito in tutti gli uomini ed ancor più in coloro i quali hanno posizioni di prestigio nell’ambito del vivere civile. Ancor di più di tutto quanto esposto degne di menzione, e francamente avvincenti seppur ingessate nella logorrea teorica ed ammantate da citazionismi sicuramente ostici al lettore comune, sono le riflessioni sul lavoro come sofferenza comunque e dovunque, anche ove, e quando, il socialismo dovesse trionfare. Tali riflessioni di Ferrarini peraltro, enunciate da lui in un saggio non adeguatamente vagliato dalle kafkiane strutture di partito, saranno all’origine di un’insanabile disaffezione che il finale aperto lascia intendere di difficile ricomposizione.
Un romanzo dunque atipico, considerati gli anni della sua stesura, che mette in luce una personalità che persegue lucidamente una propria originalità e interpretazione dl mondo, mai caustico ma nemmeno conciliante ma non per questo solipsistico, con alcune notazioni, direi, di sorprendente e validità atemporale, valide ad essere lette e ripensate ancor oggi.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
 
Guido Morselli (Bologna, 1912-Sasso di Gavirate, 1973), narratore e saggista italiano.
 
Guido Morselli, “Il comunista”, Milano,  Bompiani, 1988. 
 
Per approfondire: (a cura di) Borsa, Elena; D’Arienzo, Sara(1998) “Guido Morselli: i percorsi sommersi – Immagini, manoscritti, documenti”, Interlinea edizioni, Novara, 1998.
 
Consigliata la lettura del saggio dedicato a Guido Morselli ospitato in:
Giuseppe Pontiggia, “L’isola volante”, Mondadori, Milano, 1996.
 
Fondamentale: Guido Morselli, “Diario”, Adelphi, Milano, 1988. Il “Diario” ospita frammenti composti tra 1938 e 1973
 
Su Lankelot.eu:
 
 
Paolo Pappatà, su Internet Baol70, per Lankelot.eu, 1 giugno 2007
ISBN/EAN: 
88845908378

Commenti

"un approccio al narrato ed alla Letteratura intesa come esplorazione del reale e scomposizione ed approfondimento di diversi punti di vista, metodo conoscitivo oltre che oggetto di mera fruizione estetica, illuminismo di fondo ma pienamente calato nel contingente contemporaneo"

Perfettamente rappresentativo delle mie anche letture del Morselli di altri titoli. Illuminismo evidente, anche se geneticamente divergente: nessun ottimismo, sembrerebbe pessimismo ma che può esemplificarsi infine solo lucidità. "Scomposizione" è davvero un termine combaciante brillantemente con il cosmo razionale dei libri di Morselli. Fino alle cause prime del pensiero sulla realtà, oltrepassando le difese emozionali.

Al di là del "dannatismo" fascinoso del personaggio, resta uno scrittore massicciamente ricco e deliberato nella sua idea di intelligenza letteraria. Io l'ho amato molto anche se spesso mi ha fatto del male :)

"idealismo e idealità maturate e convinte, ma mai issate come bandiere, come simbolo di arroccamento intellettuale intransigente, inviolabile, puramente a titolo di contrapposizione, perlomeno in questo romanzo, dove l?aspetto problematizzante prevale in maniera netta."

Mmm, Morselli idealista è di difficile discutibilità. Forse dal toccato fondo; che sia delusione vitale causata dal suo carattere oltranzista il germe della finale sua disperazione?

quando mi rimetto dal rivederti qui con me, dico qualcosa :-). Per ora festeggio l'inusuale compresenza.

***
Scherzi a parte. Non è una lettura facile, ma nemmeno eccessivamente intelletualoide. Ho esordito con questo perché mancava dall'archivio. Credo, avendo letto più o meno le altre, che forse è il suo romanzo meno "disperato", nel senso che dici te. In ogni caso alcune sue intuizioni storico- sociologiche, per così dire, sono a mio parere incredibili. Dubito che nel 1954-5 ci fossero scrittori di cotanta lungimiranza. P.s.idealismo non in senso hegeliano o comunnque filosofico. In senso di ricerca del vero e del giusto. Questo ho assorbito.

E' che sono pigro, tutto qui :)

Sì, idealismo in senso di "sognatore idealista", intendevo anch'io questo.

sulla tua pigrizia non mi esprimo rischio un largo OT :-). In ogni caso bene, grazie, contento di averti qua oggi. Mi leggerà pure qualcos'altro di Morselli e magari ci confrontiamo. Per ora sono un soddisfatto neofita.

"Morselli fu, dalle notizie in nostro possesso, uomo a suo modo isolato, culturalmente onnivoro e fervido lettore di classici della narrativa e della filosofia, con atteggiamento distaccato verso le mondanità e le eventuali prese di posizione teoriche dell?intellettualismo coevo,"

> Borghese, visse post lauream isolato nei suoi possedimenti terrieri, campando di rendita, a Sasso di Gavirate. Librofago, amò poche donne senza legarsi a nessuna mai. Da quel che so rapporti coi famigliari ridotti all'osso o giù di lì.
Distacco da tutto.

"C?è un senso di sconfitta e di invincibile disillusione ed impotenza, dalle tinte mai cupe ma vivide, e nello stesso tempo un continuo e permanente orgoglio, di rimettersi in discussione e discutere il mondo artefatto ma tutt?altro che granitico che circonda."

> questa la decisero altri per lui, ma inevitabilmente è così. Se leggi i Diari trovi conferma a tutto.

"Un romanzo dunque atipico, considerati gli anni della sua stesura, che mette in luce una personalità che persegue lucidamente una propria originalità e interpretazione dl mondo, mai caustico ma nemmeno conciliante ma non per questo solipsistico,"

> il solipsismo - immenso - arriverà dopo. Ma memorabile, e seriamente.

7. beh, ne avevo conversazioni in privato che me lo indirizzavno verso :-). Comunque ultimamente adotto il Ferroni come base per spunti biografici. Stavolta non l'ho inserito, però l'avevo sottomano

8. -9. tu dici sconfitto? messo da parte? questo che ho letto credo che sia la sua seconda prova narrativa in ordine cronologico ( o comunque antecedente a molte altre). Mi sembra ancora un lucido esploratore. Poi...

Beh, ti citavo tra virgolette:). commentavo dopo il segno >

non sono abituato ad essere virgolettato :-)

"un partito simile ad una enorme sfinge, dai rituali quasi ecclesiastici e dalla sostanziale freddezza, senza aver mai avuto a che fare con lo stesso e senza che esistessero plausibili motivi di eventuale accidia o rimostranza"

a me è sembrato che i motivi invece esistessero, tanto che nella lettura mi è sembrato di rivedere il film "Mio fratello è figlio unico"

"segnala un approccio alla realtà ed alla vita contemporanea invero di rara e scaltra misura, che però condanna inevitabilmente alla solitudine e all?isolamento, poiché la fede e la fiducia nei propri istinti e nelle proprie idee, senza cercare una più o meno pacifica convivenza con il mondo circostante, da sempre sono un paradigma di un futuro esilio e di un progressivo abbandono e ostilità anche se benevola da parte del mondo esterno e/o circostante"

o al qualunquismo ideologico, un po' come è successo al protagonista di "mio fratello è figlio unico"

"ma non per questo solipsistico, con alcune notazioni, direi, di sorprendente e validità atemporale, valide ad essere lette e ripensate ancor oggi."

invece io il solipsismo lo vedo eccome! perchè - come hai giustamente fatto notare - ragionando con il senno di poi, i tempi in cui l?autore scrive il libro (1966) erano molto diversi da quelli attuali: erano i tempi in cui negli ideali ? giusti o sbagliati che fossero ? si credeva: si credeva nella Rivoluzione del popolo, nelle lotte sindacali, si credeva di poter cambiare il mondo, si dichiarava guerra al padrone, quindi quella di Morselli ? considerati i tempi ?è una voce fuori dal coro, indubbiamente premonitrice, ma fuori dal coro e quindi destinata alla solitudinen ed al solipsismo, un po' come tutti gli intellettuali e scrittori che rifiutavano la realtà (Gunther Grass ad esempio e il suo Tamburo di latta), ma qui le tinte sono chiaramente più fosche.

"dubita e si lascia vincere dal dubbio, c?è del marcio in Parlamento, c?è l?obsoleto o il compromissorio di vago sapore di tradimento nel partito che rappresenta."

Infine un'annotazione a carattere personale ed amichevole: premesso che non appartengo a nessuno schieramento politico attuale e che non so quale sia il tuo credo ideologico, dico che se metti un commento del genere su un libro indubbiamente "sui generis", contenente una frase come quella da me sopra riportata, passi, volente o nolente, a rappresentare lo schieramento dell'opposizione. Considerato poi la contingenza politica attuale, il commento ed il libro appaiono chiaramente "schierati", un po? come ha fatto il nostro attuale Governo che impelagatosi con la questione dei DICO, ha tirato fuori ? per bocca di Santoro ? la questione dei preti pedofili scovati in USA.

Non me ne volere amico Baol, l'ho scritto solo perchè ti stimo e ti rispetto molto!

Salerno io non te ne voglio mai, altrimenti manco ti risponderei :-).
allora .
***
16. Non era il 1966 ma il 1955. 11 anni, in quell'Italia fanno un secolo :-)- per quel che ne so, ma su Lankelot abbiamo esperti migliori di me, "Il comunista" è romanzo a tesi che non viene a declarare il grido di dolore di un singolo autore, ma in realtà descrive una situazione approfondendo da "lontano" con capacità di intuizione tipica dei "sensibili".

15. non trovo assolutamente comunanze con quel film che abbiamo visto e credo apprezzato. Qui bisogna pur fare differenze e distinguo. Dico quel che osservi valeva la pena di scriverlo se parlavamo che ne so, di De Carlo :-)

17. questa magari ma le spieghi meglio. Io ormai non sono da nessuna parte e ti dico, ed affermo con forza, che non mi sento qualunquista. nessuna parte mi merita :-). per quanto riguarda Santoro dovrei scrivere una scomunica ante post e ad libitum. Su i Dico e circostanze ed ingerenze sono furioso :-)

Per finire ho volutamente cercato di smussare la politica, nella opinione. Facevo osservazioni, pienamente motivate su pratice scrittorie. La politica, in Italia, credo sia morta da tempo :). Almeno (ma almeno) 15 anni. My opinion.

18)e 19):errore mio! ho letto male: erano venti anni prima, io avevo letto 10! Comunque la mia perplessità era dovuta al fatto che è strano o quanto meno singolare trovare un romanzo del genere in un periodo in cui c'era molto più attaccamento ai credo-ideologici dei vari partiti e associazioni sindacali rispetto ad oggi. Ovvio che essendo i periodi diversi le comunanze con il film si riducono sensibilmente.

20) e 21)condivido in pieno e mi è piaciuta tantissimo: "nessuna parte mi merita" aggiungi pure "ci merita". Quanto al contenuto della mia affermazione, intendevo dire che se qualcuno che non ti conosce, leggesse l'opinione, potrebbe pensare ad una tua appartenenza "destrorsa", per quanto te abbia cercato (e lo si nota) di smussare la politica.

22. infatti a mio parere la grandezza o comunque la "notevolezza" del testo sta in questo. E' assolutamente atipico, nella sua autonomia. In questo senso ho deciso di parlarne e vedrai che differenze di proposizione si avranno, in altro sito a noi comune :-)

23. vedi da anni mi interrogo da quale parte sto :-). Io ho lavorato in politica e so quel che dico :-). Non considero offensivo o sbagliato né destrorso né sinistrorso, ma nello stesso tempo non mi ci riconosco in entrambi. Già a venti anni entrambe le parti mi hanno rifiutato, etichettandomi "irregolare", tanto per dire. Non sono anarchico e nemmeno qualunquista. Ritengo che sebbene l'ideologia sia importante, non debba essere necessaria nella critica. Apprezzo, stimo, valuto e considero di mio. Non so se sia una fortuna o una disgrazia. Un giorno magari mi colloco. Non starò al centro, te lo garantisco :-)

7. Ecco, magari. Ma magari. Almeno al 99,9%.

"...denota inoltra in se". Da correggersi: " denota inoltre in sé".

25. Eh.