Mi si darà del pazzo se comincio questa recensione confessando che le pagine migliori dell’ultimo libro di Gianluca Morozzi “Chi non muore” sono tre: le due iniziali, pagina 13 e 14 e l’ultima, la 278 ma purtroppo non saprei come altro cominciare e perdonatemi per questa libertà che mi prendo.
Probabilmente io e questo libro o forse io e l’autore viviamo in mondi così distanti che è stato impossibile ritrovarsi durante la lettura, forse non sono davvero tagliato per romanzi di questo genere, eppure mi ero fidato dei giudizi trovati in rete, anche qui su Lankelot, sfogliando giornali e ne parlavano come di un promettente autore italiano, di un autore quantomeno pop e perciò pensavo che quantomeno si sarebbe trattato di una lettura capace di allietarmi qualche ora notturna ed invece no, proprio no.
Forse per conoscere la produzione del bolognese Gianluca Morozzi ho cominciato dal libro sbagliato o forse è successo perché sono afflitto da quella strana e alcune volte pericolosa deformazione mentale che mi rende faticoso ed indigesto leggere libri “rock” italiani (ma faccio comunque fatica a leggere di libri dove ci sono gruppi musicali o almeno un certo genere di libri ma anche no perché identici problemi li ho avuti con il Don De Lillo di “Great Jones Street” ma anche con “Non mi ami ancora” di Jonathan Lethem che a ben vedere è anche l’autore de “La fortezza della solitudine” che oltre ad essere uno dei romanzi custoditi nel mio cuore è anche uno dei romanzi musicali più belli che io abbia mai letto) o forse più in generale certo genere di libri italiani, lo so è un problema tutto mio, perdonatemi, forse si tratta anche di pregiudizi, in parte giustificati, ma confesso che ho fatto una fatica del diavolo ad arrivare a pagina trenta di questo libro ed è stata dura arrivare fino alla fine e l’ho fatta anche se ne sono uscito distrutto come dopo l’ascolto di un qualunque brano dei Queen.
Le prime due pagine sono belle (mi hanno fatto pensare al cadavere di William Holden che galleggia in piscina nella pellicola di Billy Wilder “Viale del tramonto” ma anche ad “Amabili resti” di Alice Sebold) con quelle prime quattro frasi che me le ricorderò per tanto tempo:
“Non affezionatemi a me, che tanto muoio presto. Muoio giovane, come le cantanti tossiche di un tempo. Tipo Janis Joplin. Non so cantare come Janis Joplin e non sono neanche tossica, ma comunque muoio giovane.” (pag.13)
A pronunciarle è Angie (come una canzone dei Rolling Stones, ma anche come Angela, uno stupefacente brano cantato da Luigi Tenco), una studentessa fuorisede in una Bologna cupa e in mutazione costante, aspirante cantante in gruppo come tanti altri e con un sorriso che ricorda Angelina Jolie. Una ragazza che vuole sfondare nel mondo del rock e comprarsi una moto e che darebbe chissà che cosa per avere qualche taglia in più di seno e che pensa e parla tanto, troppo e ripete spesso le solite frasi che se all’inizio fanno sorridere e l’autore non riesce mai a farla mai stare zitta. Durante le prove del gruppo Angie incontra Mizar, l’unico sopravissuto di una band bolognese di progressive rock che anni prima per tre quarti è stata massacrata in circostanze mai chiarite, e tastierista dalle incredibili doti ma anche taciturno, silenzioso, un incrocio fra Brian Wilson dei Beach Boys e Syd Barrett dei Pink Floyd e con un volto alla Eddie Vedder, il cantante dei Pearl Jam. L’incontro con quest’anima tormentata sarà di quelli capaci di cambiare la vita di Angie in tutti i sensi e le indagini che intraprenderà insieme all’amico gay Lucio, unica vera e fidata spalla, per scoprire il responsabile dell’omicidio tre ragazzi e quali terribili segreti si nascondano nel passato di Mizar porteranno Angie ad aprire porte che forse avrebbe fatto meglio a tenere chiuse.
“Chi non muore” (il titolo suggerisce molte cose) sembra non ingranare mai, come quando si inanella un disco che ti presentano come una bomba e invece non fa che inanellare un pezzo inutile dietro l’altro. Forse la colpa sta nel linguaggio utilizzato che in molti passaggi ho trovato eccessivamente piatto e discorsivo senza mai un guizzo che risulti convincente (e i lamenti interiori di Angie pagina dopo pagina si fanno sempre più estenuanti e ripetitivi), forse nei personaggi (compresa Valentina, la sorella di Mizar, assolutamente senza fascino) che sembrano figurine esclusivamente d’inchiostro o forse anche per la mancanza di una vera e propria storia che appassioni il lettore e che non si riscatta nemmeno col macabro colpo di scena finale eppure l’ultima pagina, che non riporto per non rovinare la sorpresa a quei lettori che decideranno di leggere questo libro, a mio avviso incontro in maniera liberatoria l’anima genuinamente più rock (o progressive rock), quella che è capace di fare tabula rasa di tutto quello che c’è stato prima e di farti sentire vivo ma anche morto.
Fosse stato tutto così, “Chi non muore” sarebbe stato un gran bel romanzo, peccato che Morozzi non ci sia riuscito, sarà per la prossima volta, questa è la speranza.
Edizione esaminata e brevi note:
Gianluca Morozzi (Bologna, 1971), scrittore e musicista.
Gianluca Morozzi, "Chi non muore", Ugo Guanda Editore, Parma, 2011.
Tutto Morozzi su Lankelot:
Andrea Consonni, ottobre 2011
Commenti
[Chi non muore] "Chi non
[Chi non muore] "Chi non muore" di Gianluca Morozzi.
[Chi non muore] Anche se
[Chi non muore] Anche se penso che uno dei più trascinanti e strani romanzi rock o come diavolo li si può chiamare, meglio romanzi e basta, che ho letto in questi anni lo ha scritto l'autore di cui Luca da quanto ho capito recensirà l'ultimo libro.
[morozzi] carico in home! E
[morozzi] carico in home! E ricordo che qui: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?M/Morozzi+Gianluca trovate tutto MOROZZI in Lanke.
[andrea, non l'hai proprio digerito:). Peccato. Devi provare "Blackout", vale a dire Morozzi che non ripete Morozzi]
[morozzi] Gianfranco dice che
[morozzi] Gianfranco dice che Blackout è un buon libro. L'ho sentito dire pure da qualcun altro. Ma arrivare a pag 30 su questo è da eroi. Giovanilismo stucchevole. Se è rock, è l'ennesima conferma che il rock è stramorto - le eccezioni poi confermano le regole.
[Morozzi-Gianfranco-Michele]
[Morozzi-Gianfranco-Michele] Sì, non mi è proprio piaciuto, è stata una lettura incredibilmente faticosa però Blackout se riesco a trovarlo lo leggo. Per quanto poi riguarda il rock, a dispetto di quanto si dice, io lo sento ancora vivo.