… ovvero, come imparare ad amare quella letteratura che parla dell’amore per la letteratura: e trovare ragione d’esaltarla.
“Parnassus on Wheels” è il più celebre romanzo dello scrittore americano Christopher Morley (1890 – 1957), giornalista, poeta e romanziere dallo stile immediato, leggero e gentile. È uno di quei libri che non dovrebbero mancare, per nessuna ragione, negli scaffali dei letterati del tempo nuovo: perché ha grazia e intelligenza, composto com’è d’amore e di sogno e di libertà: è una sorsata d’acqua fresca, limpida e cristallina a dispetto dei quasi cento anni d’età del libro.
Morley mostra d’avere l’archetipico talento del cantastorie: e la storia rubata agli dèi è quella di un misterioso ometto, Mifflin, luciferino professore dalla barba rossa e dagli occhi azzurrissimi, che andava viaggiando on the road per le campagne americane, a bordo del suo Parnaso Ambulante: la libreria d’un nomade messianico, destinata a regalare cultura, intelligenza e sentimento alla povera gente. “Sto facendo qualcosa che nessun altro, da Nazareth, Maine, a Walla Walla, Washington, ha mai pensato di fare. È un nuovo campo d’azione, ma per le ossa di Whitman, ne vale la pena! È questa la cosa di cui ha bisogno questo Paese: più libri! (…) Sa, è comico – aggiunse, – persino gli editori, che stampano libri, non sono capaci di vedere ciò che sto facendo per loro. Alcuni di loro mi rifiutano il credito perché io vendo libri per quello che valgono, invece che per il prezzo di copertina. Mi scrivono delle lettere sulla necessità di sostenere i prezzi, ed io rispondo sulla necessità di sostenere la qualità. Pubblicate un buon libro, ed io riuscirò ad averne un buon prezzo!, dico. Qualche volta penso che gli editori ne sappiano meno di qualsiasi altro sui libri. Ritengo però che questo sia naturale. La maggior parte degli insegnanti non conosce molto i ragazzi (…)” (p. 39)
Mifflin è un tusitala e un sognatore: l’evangelista del verbo della Letteratura.
È un visionario, carismatico e dai segreti talenti; non disdegna la rissa – quando necessario – e conquista con uno sguardo gli avventori.
È un liberatore, come vedremo: e non soltanto per la ragione più prevedibile.
Elena è la sorella, quasi quarantenne, d’uno scrittore di grande successo, Andrea McGill: da quindici anni vive al suo fianco, in una fattoria; gli è riconoscente per essere stata riscattata da una bigia esistenza da governante, ma al contempo è seccata per la sua totalizzante passione per la scrittura, che ha macchiato la quiete e l’armonia che avevano condiviso nei primi tempi della nuova vita agreste. Quando un giorno riceve la visita del misterioso Mifflin, a bordo d’un calesse celeste che somiglia a un furgone, la sua vita cambia; Mifflin voleva vendere il suo Parnaso – voleva affidare il testimone della sua avventura – allo scrittore vivente che più amava; finisce invece per condividere il Parnaso con un’inattesa acquirente, una donna che non sapeva di sognare la libertà e che la letteratura l’aveva solo annusata, senza studiarla e senza capirla – restando sempre vivo in lei il desiderio dell’incontro vero, sì, con la più splendida tra le arti.
Perché il coraggioso Mifflin vuole liberarsi del Parnaso?
Perché è giunta l’ora di scrivere. “Non ho facilità che per il grande stile. Ho sempre avuto la convinzione che sia meglio leggere un buon libro che scriverne uno cattivo, ed ho fatto nella mia vita una tale miscela di letture, che la mia mente è piena degli echi delle voci di uomini migliori. Ma questo libro per il quale ora mi sto tormentando, merita di essere scritto, io credo, perché ha un suo messaggio (…)” (p. 71)
E così, dapprincipio accompagna Elena, quasi per sincerarsi che sappia stabilire confidenza con lo strabiliante wunderwagen letterario; le avventure condivise, tuttavia, implicano una rotta diversa e comune. Nonostante l’opposizione del furibondo e gelosissimo fratello artista, quell’Andrea McGill involontario innesco dell’incontro, e una dedica scritta col sangue, come vedrete, il sogno figlio della Letteratura s’avvera: e chi liberava si trova compreso e condiviso e capito, e chi viveva nel giogo d’un figlio della letteratura riesce a divincolarsi e a ritrovarsi, felice come una bambina, a donare arte a chi non aveva che terra.
Con la stessa dolcezza mostrata spiegando il senso della condivisione dell’arte letteraria con il popolo, così Morley – per bocca della sua narratrice, Elena – sa essere romantico, tenero e buffo parlando d’amore: “Pensa al taccuino del povero ometto. Pensai ai suoi modi coraggiosi ed amabili, al suo patetico berretto di tweed, al bottone mancante della sua giacca, ai rammendi mal fatti sulla sua manica logora. Mi apparve come un paradiso il poter rotolare strisciando sul Parnaso lungo le vie di campagna, col professore sul sedile vicino a me. Che cosa sarebbe accaduto se lo avessi conosciuto prima? Ma da quanto tempo lo conoscevo? Aveva portato lo splendore d’un ideale nella mia vita monotona. Ed ora (…)” (p. 138).
Al termine di questa felice lettura, si ritrova armonia ed equilibrio interiore: è il talento segreto e splendido di quelle favole che nascondono segreti, e propongono rivoluzioni. Questo è uno di quei misteri che solo chi è iniziato alla bellezza conosce, e vorrebbe tanto fosse patrimonio di tutti.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Christopher Morley (Haverford, Pennsylvania, 1890 – Roslyn Heights, New York, 1957), giornalista, poeta e romanziere americano.
Christopher Morley, “Il Parnaso ambulante”, Sellerio, Palermo, 1992.
Traduzione di Rosanna Pelà ed Enrico Piceni.
Prima edizione: “Parnassus on Wheels”, 1917.
Gianfranco Franchi, luglio 2005. Prima pubb: Lankelot.com
A Raffaella Brusati, con riconoscenza.
Commenti
grazie R.B.!
Non ho facilità che per il grande stile. Ho sempre avuto la convinzione che sia meglio leggere un buon libro che scriverne uno cattivo, ed ho fatto nella mia vita una tale miscela di letture, che la mia mente è piena degli echi delle voci di uomini migliori. Ma questo libro per il quale ora mi sto tormentando, merita di essere scritto, io credo, perché ha un suo messaggio (?)? (p. 71)
E ora, cara Raffaella, sto leggendo il seguito. "Desidero dare alla gente un'idea completamente nuova dei librai. Il granello di gloria che spero curerà a un tempo la mia febbre e il mio letargo, è la mia concezione della libreria quale centrale elettrica, posto di irradiazione della verità e della bellezza. Insisto a dire che i libri non sono assolutamente cose morte: sono altrettanto vivi di quei favolosi denti di draghi, e disseminati qua e là possono..." (Morley, "La libreria stregata". Sellerio, p. 130. Grazie!)
"Io non traffico come un mercante, sono uno specialista nell'indicare il libro adatto al bisogno di un essere umano ... Non esiste in astratto un buon libro ... Non c'è uomo più riconoscente di quello a cui si è dato proprio il libro che la sua anima desiderava inconsciamente." Morley, "La libreria stregata
"... I libri contengono i pensieri e i sogni degli uomini, le loro speranze e i loro sforzi e tutti i loro ruoli immortali. E' attraverso i libri che la maggior parte di noi arriva a comprendere quanto la vita sia magnificamente degna di essere vissuta."
Non è bello e originale come il Parnaso, ma può piacevolmente essere letto per concludere la vicenda dei Mifflin, che rimangono una coppia affascinante nella loro ottimistica gioia di vivere.
Grazie di farmi partecipe.
Raffaella
(grazie a te per avermi fatto scoprire il gran Morley!)
grazie. piacevole sorpresa mattutina!-)
E pensa che ti trovi nella splendida condizione di dover ancora affrontare tutte e due le avventure, quella del Parnaso Ambulante e quella della Libreria Stregata. Io sto a uno sbuffo dalla fine del secondo, tra i Morley arretrati ho il "Tuono a Sinistra" di cui non so niente:).
Ma senti qua cosa ti attende nel secondo (che non recensirò, mi limito a prendere appunti e a condividerli qui, per richiamare intelligenze alla causa):
"Sa lei perché ora la gente legge più libri di quanto non abbia mai fatto prima? Perché la terrificante catastrofe della guerra le ha fatto comprendere di avere la mente ammalata. Il mondo soffriva di ogni sorta di febbri cerebrali, e dolori, e disordini, e non lo sapeva. Ora le nostre angosce mentali sono anche troppo manifeste. Leggiamo tutti avidamente, in fretta, cercando di scoprire, passato il disturbo, che cosa c'era che non andava nella nostra mente" (pp. 14-15, Ed. Sellerio Palermo 1992 Trad Rosanna Pelà Enrico Piceni)
oggi c'è guerra, solo che la viviamo inconsapevolmente. magari tra un po' la gente leggerà. io non leggo molto, devo dire. nè scrivo molto. non sono vizi, sono piaceri. mah. sottofondo "motion picture soundtrack" fine.
Radiohead.
La buona musica rimane sempre.
Oggi c'è la guerra e la viviamo inconsapevolmente. Ma basta poco per essere parte della scacchiera, qualche piccolo movimento della Regina e ci ritroviamo a essere ufficialmente piattaforma aerea e quindi piattaforma bombardabile. Ma non intendo Cassandrare.
ci sono stati giorni durante le feste in cui ho giocato a scacchi per ore con mio fratello (quello più piccolo)...anche fino all'una di notte. mai stati giocatori di scacchi. però è stato divertente;-)
(mi insegnò un nonno marinaio, un uomo silenzioso che fumava la pipa e mangiava pesce a colazione. Non ho mai imparato a giocare da campione ma ho imparato le regole e lo spirito; e poi ho letto Maurensig nell'esordio adelphiano e ho capito altre cose ancora;) ).
*
Morley è talmente innamorato della letteratura e ha letto così tanto che non può essere sgradevole. Questo è il punto di partenza per discutere del seguito del Parnaso, questo "La libreria stregata". Senza dubbio è un propagandista della lettura e della buona lettura in primis, un feroce oppositore delle librerie moderne, della pubblicità industriale, della letteratura confezionata e facilitata. E' divertente nel suo folle estremismo, più sensibile nel Parnaso che qui. E' necessario tuttavia leggere prima "Il Parnaso Ambulante", naturalmente, e non solo per questioni filologiche. Come scrive Raffaella, il seguito è effettivamente meno brillante. Ma godibile. Non ti cambia la vita, questo sia chiaro, la vita te la cambia "Il Parnaso Ambulante".
Valete,
gf
prossimamente, dopo qualche anno di ritardo, "Tuono a sinistra"
http://www.lankelot.eu/index.php/2009/02/09/morley-christopher-tuono-a-s...