“In Italia si finanziano solo ricerche che hanno un obiettivo prefissato (pensano di risparmiare, di ottimizzare). Questa non è vera ricerca. Non puoi cercare qualcosa di nuovo quando sai già cosa vuoi trovare: è un paradosso, non scopri niente. Per fare ricerca seria devi finanziare persone che cercano senza sapere cosa stanno cercando: si parte da fenomeni incomprensibili quanto interessanti e si vede che succede. La penicillina l’hanno scoperta così. Per l’arte è uguale: in Italia hanno già in mente quello che vogliono e quando lo trovano lo producono. Non esiste nulla di così debole. Il nuovo Wallace. I Placebo italiani. Sonorità d’oltreoceano. Il disagio giovanile. La controcultura. Il fascismo, il comunismo. L’anti-Carver. Abbasso Berlusconi. I film che non ti fanno dormire la notte. La vera arte e la finta arte. La nuova ondata di astrattisti. Le realtà indipendenti. Il campione d’incassi di quest’estate” (introduzione, p. 13)
…e allora accogliamo con entusiasmo questa antologia, curata dallo “psicologo pentito” della letteratura italiana, Claudio Morici: diciannove testimonianze di artisti costretti a inventare e re-inventare la loro esistenza ogni giorno, a dispetto del loro talento e della loro intelligenza; è una parata di sfortune, storture, rovesci della sorte, piccole affermazioni e amarezze. È un libro-manifesto d’una generazione di artisti, costretta a cristallizzare la bohème e ad accettare flessibilità, precariato e sotto-occupazione a oltranza: si racconta di laureati in Lettere ghettizzati in un call center, di romanzieri segregati in agenzie pubblicitarie dall’alba alla notte, di attori diplomati all’Accademia d’Arte Drammatica che si ritrovano a vivere l’esperienza zen della consegna delle pizze a domicilio, di scrittori estenuati dalla convivenza coatta in una stanza con coinquilini nevrotici o psicotici, di un pittore che diventa papà e deraglia.
La ricerca di Morici cosa sta andando a dimostrare? Che la dissociazione che gli artisti della nuova generazione vivono quotidianamente, tra una indesiderata attività lavorativa volta alla sopravvivenza e una ideale, e spirituale, che pretende dedizione, sacrificio e lettori o spettatori o ascoltatori – e sempre meno ne trova – sta originando un nuovo ruolo: quello dell’artista di merda, stravagante e incomprensibile per le famiglie e, in generale, per la maggioranza assoluta della società; ma non per i suoi simili. Renitente all’integrazione nel sistema, se non a prezzo della distruzione della sua personalità artistica: l’integrazione s’ammette solo a condizione che sia provvisoria, episodica ed economicamente sufficiente a poter tornare sull’antica e amata strada della sperimentazione e della ricerca. “Se non ci fossero gli artisti di merda qualcosa di importante non esisterebbe più. È per questo che si passano la fiaccola da millenni. O meglio, si danno fuoco e si passano il fuoco buttandosi contro la gente, oppure l’uno contro l’altro. Quella luce deve rimanere accesa, sempre” (p. 15).
Morici ha campionato l’esperienza di attori, scrittori, pittori, net artist e via dicendo, assemblandole in sei capitoli emblematici: “L’artista di merda fa il doppio lavoro”, “L’artista di merda è in servizio 24 ore su 24”, “L’artista di merda ruba”, “L’artista di merda è di Moda”, “L’artista di merda non è un genio incompreso”, “L’artista di merda è invincibile”.
Per quanto concerne struttura del libro e stile e tono dell’introduzione, vale quanto scrivevo a proposito dell’esordio dello scrittore romano, “Matti slegati”: la sua acutissima sensibilità conosce uno scudo: l’ironia. Un’ironia che allevia e mitiga l’impatto di eventi, sentimenti o esperienze troppo dolorose da poter essere descritte: un’ironia che esorcizza il male e sostiene il ricercatore nei momenti di più lancinante malinconia. Ma non è un’ironia volta a mistificare gli eventi: l’impressione netta è quella d’assistere, in più d’un frangente della narrazione, a una fedele registrazione dello stato e della condizione dei “pazienti”. In un certo senso, Morici è rimasto dottore della psiche: coordina l’espressione di anime sofferenti o sbandate o frustrate e dà loro dignità e solidarietà e colore, testimoniando la loro esistenza. Questo libro ne è segno.
Si riesce a sorridere e ci si diverte, illudendosi che il filtro letterario ci possa distanziare da quel che – invece – è semplicemente vita vissuta. E non deve essere stato piacevole, né sempre divertente viverla così. Mi guardavo dentro, leggendo, e pensavo a quel che – nonostante la mia estrazione borghese – ho vissuto in questi anni, pur di non abbandonare la ricerca e la sperimentazione letteraria: è grottesco pensare a quante piccole esperienze lavorative si siano succedute, tendenzialmente senza nessun riconoscimento economico, e a quanto ognuna di queste avventure abbia cercato di viverle traendone un senso o un significato che potesse essere almeno conciliato con l’arte. Tutto doveva essere letteratura: lavorare nella portineria della facoltà e parlare di musica alla radio, archiviare volumi nelle biblioteche e sistemare il software antivirus e antitrojan di un ufficio di marketing. Scrivere didascalie o progetti da far finanziare: dare lezioni di materie che non amavo o promuovere qualcosa nelle librerie. Infine torni a casa e stramazzi sulla scrivania: vorresti cominciare a vivere, scrivendo o leggendo, e non t’accorgi che hai scritto o letto tutto il giorno. Negandoci di vivere dell’arte cui apparteniamo, il sistema va pericolosamente infilandoci in ambiti in cui non dovremmo esternare eccessiva creatività: siamo un cortocircuito imprevisto, una variabile impazzita.
Ragioni per leggere questo libro: è intelligente, rappresentativo, emblematico dello spirito d’una minoranza della nostra generazione ed estremamente ironico, nonostante la gravità e la drammaticità dell’argomento.
Ragioni per apprezzare Morici: continua a sorprendere e disorientare e spiazzare i suoi lettori, pubblicazione dopo pubblicazione. È uno scrittore eclettico e atipico: una delle più grandi promesse della nostra letteratura.
Fatevi un regalo e andate a ordinarlo in libreria. È destinato a essere discusso, nel tempo. Adesso va goduto, sfogliato, memorizzato e interiorizzato.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Claudio Morici (Roma, 1972), romanziere e net artist italiano.
Laureato in Psicologia Clinica con una tesi intitolata “Fenomenologia esperenziale del sognare lucido” (pubblicata in “Sogni Lucidi”, a cura di Fabrizio Speziale, Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza, 1999), ha lavorato per due anni in diverse comunità terapeutiche, prima di cambiare lavoro. È stato direttore dei contenuti del sito d’arte indipendente www.gordo.it.
Ha esordito con il romanzo “Matti slegati" nel 2003.
Claudio Morici, “Teoria e tecnica dell’Artista di Merda”, Valter Casini Editore, Roma 2004.
Approfondimento in rete: Cassate / Pickwick / sito ufficiale del primo romanzo / intervista all’autore (Supereva) / intervista all’autore (Succoacido. it) / intervista di Armando Adolgiso /
Gianfranco Franchi, Lankelot, febbraio 2005. Prima pubblicazione: Lankelot.com
Commenti
Daje Claudio. Daje.
"ho vissuto in questi anni, pur di non abbandonare la ricerca e la sperimentazione letteraria: è grottesco pensare a quante piccole esperienze lavorative si siano succedute, tendenzialmente senza nessun riconoscimento economico, e a quanto ognuna di queste avventure abbia cercato di viverle traendone un senso o un significato che potesse essere almeno conciliato con l?arte. Tutto doveva essere letteratura: lavorare nella portineria della facoltà e parlare di musica alla radio, archiviare volumi nelle biblioteche e sistemare il software antivirus e antitrojan di un ufficio di marketing. Scrivere didascalie o progetti da far finanziare: dare lezioni di materie che non amavo o promuovere qualcosa nelle librerie. Infine torni a casa e stramazzi sulla scrivania: vorresti cominciare a vivere, scrivendo o leggendo, e non t?accorgi che hai scritto o letto tutto il giorno. Negandoci di vivere dell?arte cui apparteniamo, il sistema va pericolosamente infilandoci in ambiti in cui non dovremmo esternare eccessiva creatività: siamo un cortocircuito imprevisto, una variabile impazzita".
Eh... anche se con una esperienza molto differente dalla tua capisco il tipo di frustrazione. é un qualcosa che non ci abbandona mai.
(e in tutto ciò che si fa si cerca di dare un senso riconducibile a quell'assoluto che è nella bellezza e nell'arte . Si, verissimo)
Il libro mi interessa. ma si trova facile?
Meno di due anni fa... conviene provare a domandare direttamente all'editore, tramite il suo sito web. http://www.valtercasini.com/
Altrimenti, non appena il gran Morici fa una scappata da queste parti, ci dirà lui dove e come.
Se fa scappata fammi sapere. Intanto mi informo tramite il sito. grazie Fra'.
Figurati, grazie a te. Prima o poi si iscriverà, è nelle cose.
Trovato su IBS, intanto - non so se avevi rimediato via Casini...
No, non l'ho trovato, in realtà l'ho cercato per librerie, al tempo. se c'è su IBS immagino si possa ordinare pure in libreria ora, no?
In teoria Casini ha distribuzione PDE, quindi nazionale... immagino sia almeno ordinabile.
E allora lo ordinerò, tanto c'ho una decina di libri in cantiere, per le prox settimane (tutti suggeriti da voi, satanassi che non siete altro;))
Arrivato?
www.youtube.com/watch?v=-0bE6Z0YWEI
La ricerca di Morici cosa sta andando a dimostrare? Che la dissociazione che gli artisti della nuova generazione vivono quotidianamente, tra una indesiderata attività lavorativa volta alla sopravvivenza e una ideale, e spirituale, che pretende dedizione, sacrificio e lettori o spettatori o ascoltatori ? e sempre meno ne trova ? sta originando un nuovo ruolo: quello dell?artista di merda, stravagante e incomprensibile per le famiglie e, in generale, per la maggioranza assoluta della società; ma non per i suoi simili. Renitente all?integrazione nel sistema, se non a prezzo della distruzione della sua personalità artistica: l?integrazione s?ammette solo a condizione che sia provvisoria, episodica ed economicamente sufficiente a poter tornare sull?antica e amata strada della sperimentazione e della ricerca. ?Se non ci fossero gli artisti di merda qualcosa di importante non esisterebbe più. È per questo che si passano la fiaccola da millenni. O meglio, si danno fuoco e si passano il fuoco buttandosi contro la gente, oppure l?uno contro l?altro. Quella luce deve rimanere accesa, sempre? (p. 15).
dieci micce, con cui sfregare tastiere, un buco solo, con cui rendere omaggio ogni santo giorno al mondo
ahah:).
"Si riesce a sorridere e ci si diverte, illudendosi che il filtro letterario ci possa distanziare da quel che ? invece ? è semplicemente vita vissuta"
"Ragioni per leggere questo libro: è intelligente, rappresentativo, emblematico dello spirito d?una minoranza della nostra generazione ed estremamente ironico, nonostante la gravità e la drammaticità dell?argomento".
Credo che in maniera sintetica ma esaustiva, grazie anche alla tua sensibilità ed esperienza vissuta, hai letto il libro in una maniera per me molto condivisibile e purtroppo attualissima
Eh.
Uno degli aspetti per cui tra cinque-dieci anni questo libro sarà una curiosità per bibliomani è la presenza di qualche nome più che conosciuto tra gli autori... a partire dal nostro Claudio.
Sono felice che almeno qualcuno degli scrittori contrattualizzati dalla Valter Casini (come me) prosegua nella carriera di scrittore. Nonostante tutto. E saluto dunque con affetto e amicizia Claudio Morici, sperando un giorno di poterci scambiare due parole.
Sergio Sozi
Appena torna in IT - chissà, fiera di Torino? - magari avrete modo:).
Claudio veniva, all'altezza di questo libro (e di "Derrumbe") dalla scuola-Baraghini: è una scoperta di Stampa Alternativa, quindi delle Edizioni Due Punti, infine di Meridiano Zero. Oggi, a pieno titolo, Bompiani;)
Ah... l'ho inquadrato meglio, adesso - in senso positivo capiamoci.
;)
''Negandoci di vivere dell?arte cui apparteniamo, il sistema va pericolosamente infilandoci in ambiti in cui non dovremmo esternare eccessiva creatività: siamo un cortocircuito imprevisto, una variabile impazzita''.
Concordo entusiasticamente! Ed ho anche lanciato una proposta per rendere obbligatorio il pagamento delle opere letterarie da parte degli editori. Tutti. Sapete chi sono stati i primi ad opporsi a tale - dettagliata - idea del sottoscritto?
Indovinate un po'... dopo ve lo dico.
Quegli editori che faticano a vendere 300-500 copie, purtroppo.
300-500 copie?Sono dei maghi :-). Rimane il fatto che questa "indagine" è veritiera quantomai, specie nelle sintetiche biografie :D
22.
No. Gli autori.
Infatti un editore che sia un normale imprenditore 200-300 euro per pagare l'opera all'atto della pubblicazione ce li ha pure. Invece togliere agli autori la possibilita' di pubblicare a proprie spese deve essere una prospettiva terrificante per qualche scrittore - anzi per molti, moltissimi.
Mi sembra che molti editori buttino i soldi in svariate maniere, reputando come ultima e trascurabile cosa quella di pagare chi lavora. E il ''lavoratore'' per eccellenza dell'editore e' l'autore - non il tipografo o il grafico, l'addetto stampa. Senza di lui - l'autore - infatti, niente libro. O no?
sicuro.
copertina+archivio MORICI!
copertina+archivio MORICI!