"A generation without name, ripped and torn/ Nothing to lose, nothing to gain/ Nothing at all” cantava tanto tempo fa con forza e rabbia un giovane gruppo irlandese sanguigno e travolgente chiamato U2 e guidato da un cantante carismatico e visionario dal nome d’arte Bono Vox. “Una generazione senza nome, lacerata e tormentata niente da perdere, niente da guadagnare”, urlava allora Bono, in uno dei tanti loro pezzi giovanili ormai ingiustamente nell’oblio, “Like a song” per l’esattezza. Ecco appunto si era agli inizi degli anni ottanta e qualcuno con lungimiranza già gettava uno sguardo in avanti, confrontandosi con le enormi ed avvolgenti pochezze che stagnavano d’intorno e si preparavano a fagocitare il nostro futuro, il mio, il suo, il nostro.
Deserti polverosi e senza confini agitano le azioni ed i sentimenti di questi figli di nessuno protagonisti del romanzo, giovani se non giovanissimi certo, padri putativi di incerti giorni a venire e figli del più grande passo verso l’omogeneizzazione delle culture e delle tradizioni, delle economie e delle speranze, dei guadagni e delle perdite che la storia dell’uomo ad oggi conosca: il vangelo dell’economia globale. Nella storia dell’apparente giovane vecchio Simon, afflito da turbe paranoiche e reduce da una casa di cura, posseduto dalla voglia della ricerca quasi impossibile di quiete e felicità se solo ritrovasse e rendesse in carne ed ossa la sua ossessione. Quella vivace ma alquanto scomposta fiamma che ha incenerito la sua voglia di solitudine dal nome di Antonella, dai comportamenti quantomeno bislacchi ma decisamente ormai consuetudine, persa alla ricerca di e posseduta dall’ansia per, confusa e commista alle variegate gioventù occidentali, accecate e derise dalle loro stesse imberbi velleità e dalle loro (?) ataviche e ormai cancerogene aspirazioni, accecati dal nuovo e dal diverso ad ogni costo e low cost, purché sia assolutamente trendy e confezionato anche quando trattasi di mera e semplice vacanza avventurosa in uno pseudo posto affiscinante e vagamente mitizzato come vergine: il Messico, ormai meta di viaggi di nozze e americanizzato ed insolvente cibo per gli affamati di zapatismo e spiritualità, storia e lsd, un’orgia del benpensantismo da supermercato e padroneggiato dal neo consumismo, venduto come merce quale luogo da post-hippies radical chic e neo sessantottini.
Il passato non torna e questi ragazzi sono invecchiati nell’anima, nell’agire e nel midollo delle idee, più si ribellano e più sono assuefatti (anzi fatti e strafatti) alle più normali e globali idee e dell’occidente che credono di combattere e fuggire quando invece lo nutrono e lo sostentano, grazie anche alla mancata educazione ed al foraggiamento economico di una società di genitori allo sbando dediti anch’essi al recupero di identità impossibili oppure alla semplice ninfomania ed altre varianti sul sesso carpe diem. Simon sa di essere diverso ma non usufruisce della sua diversità in termini propositivi e concreti, anzi si dedica inconsapevole alla quasi voluttuosa autodistruzione pur di dare linfa vitale alla sua decrepita e fatua ricerca del nulla. Antonella infatti, non si trova. Purtroppo non sono certe le guide con tante di stelle e stelline di gradimento edite da Lonely planet a poter fungere da bussola e ridare orientamento ad una variegata umanità arrugginita dai mali del capitalismo avanzato (e poi marcito) in nome di ancestrali ritualità e logiche del caso e delle cose, quando ormai si sa bene che da est ad ovest, dalla remota Africa alla fredda Siberia moltissime persone ancora non hanno accesso ad Internet e combattono comunque ogni giorno la fame nera o bianca che sia.
Romanzo insomma amaro ed amareggiante, certo a volte furbo ed ammiccante, che non rifiuta l’utilizzo di strutture e stilemi narrativi ormai certo non di prima mano, non per questo stereotipato o banale. Risulta comunque convincentemente narrato e vero. Certo è un grido d’allarme, a volte forse eccessivamente personalizzato ed utilizzato come arco per scagliare frecce autoreferenziali su questo o quell’atteggiamento contemporaneo di questa o quella civiltà, di questo o quel sesso. Quel che ne esce male è nel complesso la figura del giovane essere umano contemporaneo, impossibilitato (o forse ormai nel dna convinto dell’ essere impossibile) a creare nuove speranze e quindi piegato a invecchiare rinnovando usi e costumi di volta in volta venuti alla moda. Bisognerebbe essere marziani forse, come suggerisce il titolo dell’opera, ma per ora si sa, nessuna concreta forma di vita o di idea è ancora provenuta dall’intera galassia ed allora forse servirebbe una più forte autocritica ed una più sicura voglia di cambiare lo stato delle cose avendo come punto fermo il fatto che la cultura, il sapere sono strumenti per consoni metodi di agire e non certo delle tavole della legge e soprattutto che la forme di comunicazione di massa, dalla televisione alle guide turistiche obbediscono ormai a logiche industriali che se ne fottono della libertà, dell’uguaglianza e del sentimento.
E’ stato con una certa gioia che mi sono apprestato ai a leggere il nuovo romanzo di Claudio Morici, romano del 1972, ex psicologo, autore di un testo come “Actarus. La vera di storia di un pilota robot” che in assoluto è stato uno dei più belli e convincenti romanzi generazionali da me conosciuti in questo nuovo secolo e che con mia grande soddisfazione aveva avuto un insperato successo commerciale, considerando che sia l’autore che la casa editrice non facevano certo parte del cosiddetto mainstream massmediatico. Eppure il romanzo meritò addirittura la ristampa in economica, la prima in assoluto per i tipi di “Meridiano Zero”. Sarò sincero, fino in fondo: mi aspettavo tutto sommato di più, anche se non è un romanzo deludente e l'approdo a Bompiani deve aver per forza comportato qualche compromesso. Forse mi sbaglio, ma questo è solo un prologo, tutt'altro che un epilogo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Claudio Morici (Roma, 1972), romanziere e net artist italiano.
Laureato in Psicologia Clinica con una tesi intitolata “Fenomenologia esperienziale del sognare lucido” (pubblicata in “Sogni Lucidi”, a cura di Fabrizio Speziale, Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza, 1999), ha lavorato per due anni in diverse comunità terapeutiche, prima di cambiare lavoro. È stato direttore dei contenuti del sito d’arte indipendente www.gordo.it. Ha esordito con il romanzo “Matti slegati” nel 2003.
Claudio Morici, “La terra vista dalla luna”, Bompiani, Milano 2009.
Morici su Lankelot:
Baol70, marzo 2009, recensione pubblicata in pari data anche sul sito Ciao.it
Commenti
neo BAOL!
(sostituito e integrato l'archivio aggiornato!).
Danke :-)
"...accecati dal nuovo e dal diverso ad ogni costo e low cost, purché sia assolutamente trendy e confezionato anche quando trattasi di mera e semplice vacanza avventurosa in uno pseudo posto affiascinante e vagamente mitizzato come vergine: il Messico, ormai meta di viaggi di nozze e americanizzato ed insolvente cibo per gli affamati di zapatismo e spiritualità, storia e lsd, un?orgia del benpensantismo da supermercato e padroneggiato dal neo consumismo, venduto come merce quale luogo da post-hippies radical chic e neo sessantottini".
Bellissima la tua lettura del Messico e nuvole (e giovani). Come al solito hai una scrittura trascinante. Solo un piccolo refuso: hai scritto affiascinante;)
"Romanzo insomma amaro ed amareggiante, certo a volte furbo ed ammiccante, che non rifiuta l?utilizzo di strutture e stilemi narrativi ormai certo non di prima mano, non per questo stereotipato o banale. Risulta comunque convincentemente narrato e vero. Certo è un grido d?allarme, a volte forse eccessivamente personalizzato ed utilizzato come arco per scagliare frecce autoreferenziali su questo o quell?atteggiamento contemporaneo di questa o quella civiltà, di questo o quel sesso. Quel che ne esce male è nel complesso la figura del giovane essere umano contemporaneo, impossibilitato (o forse ormai nel dna convinto dell? essere impossibile) a creare nuove speranze e quindi piegato a invecchiare rinnovando usi e costumi di volta in volta venuti alla moda."
Anche questa una lettura condivisibile e ben argomentata. Sei in piena forma, noto. Ma la strada è ancora lunga per superare il numero dei miei pezzi, obiettivo che ti ponesti, in un tempo nemmeno troppo remoto;)
A me il libro, come ho scritto nel mio pezzo, è piaciuto parecchio. E Morici ha un modo di scrivere trascinante, almeno quanto il tuo. Pur se assai diverso.
Ah a proposito, suggestivo anche l'incipit in cui citi i bellissimi versi di "Like a Song", pezzo dimenticato degli U2 e contenuto in un grande album - forse il loro più bello a livello di testi - come "War".
4. e 5. Fede, grazie dei complimenti, ma in fondo è un dare avere, chi scrive ( o chi filma) suscita (evoca). Io ribadisco, forse oggi aspettavo di più, ma domani chissà. "affiascinante" sarà un refuso o un neologismo? per ora correggo, grazie :-). Sulla sfida lanciata aspettati grosse novità, vado come un treno, spero almeno, hai presenti i ritardi attuali delle FS? ahahaha :-). Grazie, di cuore. Poi vado da Telese, quel libro è bellissimo
6.beh quel pezzo degli U2 lo vedo bene qui. Cattivo e senza "importanza". So che sai la loro storia, ora come tutti loro fanno i professori, pazienza
"assuefatti (anzi fatti e strafatti) alle più normali e globali idee e dell?occidente che credono di combattere e fuggire quando invece lo nutrono e lo sostentano".
Ecco, proprio qui risiede il vero problema dell'oggi.
Complimenti a baol70 e alle sue osservazioni.
A questo link rimando tutti coloro che ritrovano nel libro di Morici molto di quello che sta loro intorno.
http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/gli-italiani-le-vacanze-al...
come sempre ringrazio, anche se sembra un rituale :-)
10. a proposito lì indirettamente si cita "Boccalone". Ne parliamo?