Moretti Luca, Bufi Antonio

L'orata innamorata. Ricette afrodisiache e narrativa nuda

Autore: 
Moretti Luca, Bufi Antonio

La cucina come viatico alla comprensione delle terre e dei popoli: quindi autentica espressione del territorio, come il grande sommelier insegna parlando della sincerità e dell’essenza di certi vini. Ricette pubblicate come fossero illustrazioni dei racconti; rivendicazione della centralità della fisicità: esaltazione della carne, e del piacere; assimilazione del sesso al cibo. Queste le colonne portanti de “L’orata innamorata. Ricette afrodisiache e narrativa nuda”, raccolta di racconti e ricette giocata (con classe) sulla falsariga del precedente “L’orata spudorata” (Coniglio 2005).

Il secondo libro di Luca Moretti e dello chef Antonio Bufi, redattori di TerraNulliusatelier di scritture a sorgente libera – è un prezioso e intelligente esperimento letterario, capace di intrattenere ed emozionare e instillare desiderio, e appetiti nuovi; in questo senso è un campione di letteratura erotica altra, una letteratura erotica evoluta e capace di sintetizzare (possibile? possibile) edonismo e ribellismo, descrittivismo e letterarietà, senza escludere boutade (cfr. un inserto marinaro integrato nelle ricette), senza risultare artificiosa come nell’illustre e diversamente confezionato antecedente nel genere (“Afrodita” della Allende).

Da un punto di vista politico-editoriale, naturalmente centrale in questo momento della nostra storia letteraria, l’opera si connota piacevolmente per la sua battagliera coerenza. Trascrivo integralmente il colophon: “Sono consentite e vivamente incoraggiate la riproduzione (parziale o totale), la diffusione, la pubblicazione su diversi formati, l’esecuzione e la modifica, purché non a scopo commerciale e a condizione che vengano indicati gli autori e il contesto originario e che si riproduca la stessa licenza. Promuovere la libera circolazione delle opere creative per restituire a tutti ciò che a tutti appartiene”.
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qui, nella Terra di Nessuno, potrete decidere se scaricare entrambe le opere in pdf o acquistarle direttamente tramite Libreria Universitaria. Il libro è stato pubblicato nella collana “I Lemming” di Coniglio Editore, al prezzo più che ragionevole di euro 5 (solo una schiera esigua sopravvive al termine della migrazione, sempre. Vediamo di contribuire alla selezione naturale). Difficile non sostenere un approccio come questo: plauso quindi sia a Moretti e Bufi di Terranullius sia a Coniglio. Questo è un esempio di editoria etica – e ribelle.

Ciò detto, prima di passare a esaminare qualche altro aspetto notevole, mi confesso. Stavolta è proprio il caso. Compito del recensore, sempre, è allertare il lettore sulla sua competenza in materia: non posso spacciarmi per enogastrosborone né per gourmet, sono un esempio di pessima alimentazione e di pessima educazione a tavola: ammetto di mangiare perché ho necessità di nutrimento. Il recensore è uno che preferisce a tutto il pane, la pizza, la carne – senza domandarsi da dove proviene – e che riconosce bellezza nel piatto ma non ha ancora raggiunto l’illuminazione, né forse ha terminato l’alfabetizzazione enogastronomica; iniziato discretamente alle birre artigianali, è debole sui vini e inadatto a decifrare l’intelligenza e l’origine dei piatti. Mi nutro rapidamente per non perdere tempo, è difficile che rimanga seduto per più di qualche minuto in tavola. Se rimango è per desiderio di socialità, non per appetito. È vero, sono uno che non ha mai assimilato il sesso al cibo, tenendoli ben separati nelle mie percezioni; e forse, se fossi stato in grado di farlo, sarei un uomo meno malinconico e incazzato. Bene, ammessi questi miei limiti procedo.

Qui la cucina è arte e cultura: leggendo questo frammento capirete la ragione della mia occupatio. “La cucina, quando è effettivamente condivisa da una comunità, può divenire il motore stesso della crescita dell’immaginario collettivo. Da secoli la cucina interpreta vissuti, tragedie, sentimenti, rotture, amplessi e disgrazie, invita i popoli a decifrarsi e a comunicare. Ogni piatto, che a un primo colpo d’occhio appare come la semplice ripetizione di ingredienti, in realtà nasconde un vero e proprio testo, una mappa allegorica.
Ciò che fa dei piatti qualcosa di più di semplici rappresentazioni del passato è il fatto che essi posseggono il potere stesso di colui che li ha cucinati, attraverso una codificazione simbolica vengono trascritte dimensioni spazio-temporali e intere storie interpretabili a diversi livelli.
Nel deserto effettuavo la sintesi delle nostre tradizioni attraverso icone che rappresentano ciò che non è possibile vedere”
(p. 17), scrive Moretti, addestrandoci e sensibilizzandoci – impresa, ammetto, chiaramente riuscita con un neofita-tipo come me – ad avere diverso rispetto e altra intelligenza nei confronti della cucina. Necessaria per incontrare l’alterità e per decifrarla diversamente, quasi fosse genius occursus (Prologo, p. 11). Nel primo racconto, l’immagine d’un piatto è il richiamo di casa: il richiamo al ritorno e alla speranza di rigenerazione attraverso dolcezza, piacere, comprensione.
Secondo Moretti, è “motore della crescita dell’immaginario collettivo”, quando è condivisa davvero da una comunità: e ha valenza sacra (p. 16).

Non immaginate “L’orata innamorata” solo come un manifesto del “cucinismo”, in ogni caso. Sbagliereste di grosso; i racconti sono di argomento vario, quando, come s’accennava, erotico, quando elegiaco (il malinconico e sublime “La Giostra Nera”), quando terroristico (metro di Roma in “Subway couscous”), quando d’amarcord cinematografico (“Outside Gola Profonda”), quando voyeuristico-lirico (“Il tempo delle mele” e il magnifico “Panopticon”, meditazione in Borgo San Sepolcro).
Le ricette sono la vera chiave di lettura – l’opera nell’opera – ma per decifrarle serve il vostro contributo di cuochi, cuoche e commensali intelligenti. Datevi da fare, ché questo libretto va riempito di post-it.

Se volete scoprire l’origine della ricetta del Carpaccio alla Veneziana (1950), post prosa omaggio al gran Blixa;  se volete scoprire da dove vengono le ciliegie (il nome originario, greco, nasconde un toponimo…) e dove possono andare a finire, per amore, per meglio apprezzare il Cheesecake alle Ciliegie; infine, se da un pezzo vi domandate quali città si battano per rivendicare l’invenzione della Banana Split, allora questo libro fa per voi. E buon appetito.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Luca Moretti (L’Aquila, 1975), scrittore italiano. Vive a Roma.
Antonio Bufi (Molfetta, 19**), cuoco e scrittore italiano.

Luca Moretti e Antonio Bufi, “L’orata innamorata”, Coniglio Editore, Roma 2007. Prefazione di Adriano Canzian. In appendice, il glossario “Orata: il codice sorgente”.

Approfondimento in rete: Intervista su Kult / Cultural Events / Terra Nullius

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Dicembre 2007

ISBN/EAN: 
9788860630841

Commenti

La cucina come viatico alla comprensione delle terre e dei popoli: quindi autentica espressione del territorio, come il grande sommelier insegna parlando della sincerità e dell?essenza di certi vini. Ricette pubblicate come fossero illustrazioni dei racconti; rivendicazione della centralità della fisicità: esaltazione della carne, e del piacere; assimilazione del sesso al cibo. Queste le colonne portanti de ?L?orata innamorata. Ricette afrodisiache e narrativa nuda?, raccolta di racconti e ricette giocata (con classe) sulla falsariga del precedente ?L?orata spudorata? (Coniglio 2005).

Mi piace molto questo incipit. Non concordo molto sull'assimilazione del sesso al cibo, però è innegabile che la cucina racconti la storia dei popoli. Terreno affascinante: piacere, corpo e cultura.

Stiamo coltivando terra nuova, da un po':).
Vedremo i frutti nel tempo, amice.

(in ogni caso, sì, piacere-corpo-cultura, esaltazione dei sensi, ritorno della letteratura alla carne sono pensieri da sviluppare)

hmm... seguo le tracce, vedo segni di novità nelle ultime recensioni, sì... non che mi appartenga del tutto questo Mondo Nuovo, e pur avendo - da dna zodiacale? - una certa propensione per la terra in tutte le sue possibili declinazioni, il mio occhio guarda in alto (l'ascendente - sempre per dar retta allo zodiaco - è in Bilancia: il che dovrebbe fare di me un connubio piuttosto raffinato e invece ...).

Vediamo: cucina, cibo, corpo. Sì, qui a mio parere le donne sanno quello che fanno, quasi sempre. C'è nel mio genere (femminile) una certa propensione verso queste dimensioni e ad esempio il mio modo di cucinare varia con l'umore. Se sono allegra mi sbizzarisco nei primi (la carne, purtroppo, ho cominciato a eliminarla per ragioni - appunto - di provenienza), se sono depressa cucino torte fantastiche. Ci sono donne totalmente negate in cucina e uomini artisti, ma a mio parere è la solita eccezione che conferma la regola ancestrale per cui la donna procura il cibo, cucina e quindi nutre e alla fin fine, poverette noi che ci tocca far tutto, è sempre lei a dare la vita... Dunque la cucina nella sua accezione più semplice e immediata è piuttosto femminile.

Il connubio cibo-sesso è abbastanza normale, ma va inteso: possiamo mangiare e fare l'amore per dovere, necessità, autoconservazione. Possiamo farlo per piacere. Il che, in entrambi i campi, può essere fonte di notevole soddisfazione.
Vanno recuperati entrambi, a mio parere, sebbene l'occhio che guarda in alto talvolta abbia un desiderio "metafisico" di poter fare a meno di tutto... (solo Léon mi capirà).

Una segnalazione veramente interessante, Franco e un'iniziativa editoriale che mi lascia piacevolmente sorpresa (e che va incoraggiata). Molto belle le parti riportate, mi sa che sotto l'Albero potrebbe starci ... :)

Mia cara, spero la segnalazione si riveli fertile & prodromica a nuova sperimentazione culinaria e a nuova ricerca letteraria. A volte l'estasi s'avvicina per vie impreviste e imprevedibili:).

Quanto al desiderio che nomini... Léon capirà, ma forse la risposta è anche nel mio articolo:).

omaggi e grazie, sempre, per condivisione e dialogo.

interessante, ho sempre pensato che la cucina sia espressione dei popoli e della loro cultura, la citazione è davvero notevole.
Non credo sia giusto relegarla a sola esigenza biologica, col cibo dobbiamo fare i conti tutti i santi giorni, non è così irrilevante, nè un mero agire "pratico" e privo di altri significati.
Su questo gli chef a volte sono maestri, ma lo sono anche le donne che in genere si occupano del cibo quotidianamente (e talvolta con una certa fatica non solo nel prepararlo, ma nel "pensarlo" affinché si vario, gustoso ecc...)
Cibo/sesso: spesso sono stati accostati, fonte di piacere entrambi?
Ma sono piaceri diversi....

Uno dei migliori ricordi della mia infanzia. Rocca di Albornoz, Viterbo, anni Ottanta. Mio padre presentava dei libri del Poligrafico dedicati all'alimentazione nel mondo antico: romano, egizio, etrusco. Peraltro tre libri bellissimi. Io, bambino-spugna, imparai di cosa si trattava e cominciai a sostituirlo nella vendita allo stand:).

A volte non si capisce di cosa si stia parlando, ma si agisce e si interiorizza. Il tempo insegna cosa si stava facendo. E a cosa servisse.

Sul binomio cibo-sesso, quasi quasi ne scrivo qualcosa nel nuovo romanzo. Visto che sono un neofita nell'abbinamento, dovrò pure sperimentare:).

sei già su un nuovo romanzo? e avvisa, no? :-)

per me, invece, è così naturale associare il cibo al sesso. come dire che il cielo è azzurro. non è mai lo stesso azzurro, però. ci sono infinite sfumature. sono due esigenze fisiologiche, certo. ma, anche mentali. e, non solo appunto. il cibo è storia, cultura, tradizione. per non parlare di cucinare, sono convita da sempre che è una vera e propria forma d'arte. trovo che un piatto vuoto non sia, molto, diverso da una tela bianca... : )

interessante. lo leggerò prima o poi...

8. ancora più interessante! eeeeeeeeeeeeeeeee, quali sono quei tre libri? ;)

Sai che non so dove siano, attualmente? Spetta...

sicuramente erano edizioni IPZS, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Ero marmocchio e quindi tardi Ottanta, max 1990. Forse li hanno ristampati, chissà?:). Mi ricordo bene le copertine.

Fantastici questi libri Franco, facci sapere qualcosa. Io ho fatto degli studi sulla cucina imperiale romana: esperienza sublime!

Sul sesso e il cibo condivido quello che dice Marina. Sono due piaceri ad altà intensità, che secondo me meritano un posto speciale entrambi, senza per forza dividerselo. A volte ci può essere una sovrapposizione, perchè no. Però figurati se quando vado a pranzo da mia nonna, che è sempre un piacere, devo avere questa associazione in testa!;)

ahahahaha

"La cucina come viatico alla comprensione delle terre e dei popoli: quindi autentica espressione del territorio".
Vero, verissimo.
Penso alle nostre varietà regionali che ci dicono tanto su storia e tradizioni delle diverse località d'Italia.
Nostalgia assoluta della cucina napoletana. Quassù il maiale è una divinità aggiunta: lo servono a colazione, pranzo e cena. Il pane è immangiabile e non sanno neppure cosa significhi l'arte della pasticceria!!
Quanto al connubio cibo/sesso, è un classico, no?
Entrambi desideri istintivi che presuppongono fantasia e dedizione.

:).
Fantasia, dedizione, interiorizzazione:).

(qui)

Rivaluto l'orata, è interessante l'idea di aver miscellato le ricette ai racconti. Da lettrice posso dire che il sottotitolo non basta a far capire il contenuto del libro e che lascelta del brano di presentazione non è, forse, delle più felici...Forse questi libri meriterebbero un inquadramento migliore e qualche parola in più. Se non avessi letto la tua recensione e mi fossi limitata a quanto scritto sotto al libro il mio giudizio sarebbe stato squalificante e superficiale.

Poesie d'amore per donne ubriache a parte...quello l'ho letto tutto ;))
Non è il mio genere.

Beh, avevano un altro editor e un altro direttore di collana: Armati e Morgante (era lui? mica mi ricordo) hanno dato il loro imprinting, io avrei scelto una strategia diversa. Diversa come in "Arizona Dream", eh? Né migliore né peggiore. Altra.
*
Beh, le donne ubriache. Mmm. Ti ricordi quella vecchia scultura ellenistica? Aspetta.
http://it.wikipedia.org/wiki/Vecchia_ubriaca

l'ho sempre odiata. L'alcol è gioioso solo in certi frangenti.

Ehi, grazie ancora per questi contributi e per la tua presenza. Faremo grandi cose.

Sempre che riesca a trattenere questo infame istinto all'impulsività...ci terrei tanto ad essere posata e politicamente corretta ma sembra un obbiettivo ancora lontano.
(Vado a mettere in atto una serie di rituali contro le possibili ritorsioni :))
Quella scultura è orribile :)) anche se esprime bene l'angoscia e la dissoluzione.

Non frenare gli impulsi. Vai tranquilla.
Niente politicamente corretto.
Qui in rete sappiamo che scriviamo in tempo reale e senza filtri - è come essere in diretta in tv o alla radio. C'è un margine di comprensione più alto;).

Quanto alle ritorsioni, tranquilla. Questa è zona franca.
Ci penso io ai vigliacchetti - ma vedrai che non ce ne stanno.

Ave