Agite da una depravata solitudine, le pagine di scritturale bulimia del Moresco di ‘Lettere a nessuno’ , si discostano quel tanto che basta da non poterle né annoverare in toto tra gli esempi di breviario autobiografico né tra quelli di sardonico pamphlet di denuncia. Sostanzialmente, queste Lettere con nessuno, sono sì un atto di accusa contro il gotha d’apparato della cultura nazionale ma sono soprattutto la registrazione sismica delle paranoie, delle eresie e delle frustrazioni private di uno scrittore dis-attuale e perciò inaccettabile. Sono storie di abissi che continuano a macinare profondità ed a scollare da sé materiale di scarto sempre nuovo; s’ intervallano i ricordi di un giovanile impegno (...forse, già vecchio allora) che cortocircuitano con il deserto narciso-individualistico che di quella volontà di travolgente cambiamento rappresentano la conquistata odierna negazione. Moresco punta l’indice contro il proprio miserrimo tempo incapace di incappare, anche solo casualmente, nell’opera(zione) lettero-testamentaria (le lettere che più nessuno leggerà autentificano il valore del lascito) di un autore fuori dal coro, solo sviluppatore di un excursus di senso che porta seco le stigmati dell’urgenza espressiva. Il nostro annota i pensieri su ondivaghi stracci di carta, scontrini, frattaglie di giornale, sporcando e violando il reale, introducendovi a forza la sua scrittura sconsacrata ed iraconda. Scrive in differita degli incontri con i diversi letterati, editori di turno o semplici comparse che appaiono ombre sfuggenti sullo sfondo, che nessuno ha interpellato davvero ma che, come in una convulsa chiamata di correo, sono insospettabilmente costretti a dare continua ragione della loro latitanza straniera. Ed è così che l’autore redige elenchi di rifiuti, quantifica e personalizza, si aizza contro i nomi, li scandisce declamandone l’onta , desacralizzandone la figura, mostrandone così le vigliaccherie e cadute di stile. Ma ciò che più l’autore sembra patire è l’isolamento umano, la paranoia del sospetto, l’incarognimento abbruttente di colui che inascoltato rimane solo con il proprio soliloquio fatto di ore, giorni e anni spesi a girare attorno a un tavolo, un portone o a camminare nell’ horto conclusus di un quartiere anonimo e alieno ma brulicante di intermittenze umane. Ed è già in questa anticamera d’aspetto che si fa lo scrittore, è già nel fiume della sua frustrazione che si prepara e si estrae la materia incandescente della sua arte, caricandosi di livore ed estremismo maniacale, coniando così una parola stanca sì di patire ma per questo ormai libera di riconoscersi nella propria sovranità.
Commenti
[moresco] primo articolo
[moresco] primo articolo di Fabrio Camminati! Benvenuto su Lankelot, intanto, e buon ferragosto;)
[mancava solo qualche tag: letteratura è quello obbligatorio per andare on line nel caso si scriva di libri;). Il format l'hai perfettamente rispettato, e ti ringrazio;)
[fabrizio] da oggi in avanti,
[fabrizio] da oggi in avanti, ecco la tua scheda: sarà completa di tutti i tuoi articoli, in ordine alfabetico o cronologico, a tua discrezione. ancora benvenuto.
http://www.lankelot.eu/autori/fabriziocamminati
[moresco] fabrizio, mi hai
[moresco] fabrizio, mi hai fatto tornare in mente una cosa: quando scrivi che "Il nostro annota i pensieri su ondivaghi stracci di carta, scontrini, frattaglie di giornale, sporcando e violando il reale, introducendovi a forza la sua scrittura sconsacrata ed iraconda."
... restituisci il ricordo di Guido Morselli. Che a volte sceglieva di scrivere su questi stracci di carta per la sua sensibilità da ecologista, ante-litteram. Scoprii questa storia nell'archivio Corti, a Pavia, qualche anno fa. C'era un intero romanzo, inedito, scritto sul retro di un calendario, se non ricordo male. So che si chiama "Uonna", vale a dire uomo-donna.
[moresco] molto bello questo
[moresco] molto bello questo passo: "Ma ciò che più l’autore sembra patire è l’isolamento umano, la paranoia del sospetto, l’incarognimento abbruttente di colui che inascoltato rimane solo con il proprio soliloquio fatto di ore, giorni e anni spesi a girare attorno a un tavolo, un portone o a camminare nell’ horto conclusus di un quartiere anonimo e alieno ma brulicante di intermittenze umane".
Si direbbe insomma che infine l'archetipo del Lupo della Steppa si sia incarnato - Hesse aveva capito tutto tanto tempo fa.
[fabrizio] complimenti,
[fabrizio] complimenti, intanto, per questo tuo brillante esordio. Non vedo l'ora di leggere il secondo pezzo. quali altri narratori italiani viventi ti piacciono, Moresco a parte? Provo a spendere qualche nome, per ragioni stilistiche, vediamo se indovino. Ottonieri e Del Giudice.
Ciao!..sai, ti confesso che
Ciao!..sai, ti confesso che non so se Moresco mi piace o no...devo ancora capirlo...Non ho letto ahimè nulla dei due autori di cui parli anche se li conosco. Mentre lessi il Lupo nella steppa e il rimando mi pare senza dubbio molto 'utile'. Di attuale, in Italia, ho letto poco o nulla. Ti direi solo Genna di cui mi è piaciuto molto il ritratto che ha fatto di Hitler. Sono cresciuto con due mostri sacri: Kafka e Dostoevskij. E se ti accade questo, sei segnato a vita ;-).....grazie per le tue parole di apprezzamento...
[fabrizio] grazie ancora a
[fabrizio] grazie ancora a te:). Hai avuto occasione di leggere il "de profundis" di Genna? E' nei nostri desiderata. Se ti va di scrivere dei libri di Genna, in generale, questo è il luogo adatto: sin qua non se ne è occupato nessuno, è un peccato. E' un autore che va studiato... al di là delle simpatie o delle antipatie a pelle.
[fabrizio]...si, l' ho
[fabrizio]...si, l' ho letto...ho l'abitudine di scrivere sulle seconde di copertina il mese in cui leggo i libri: per quello di Genna è riportato il mese di Gennaio-Febbraio 2009. Un pò di tempo è passato ma non escludo di poter scriverne qualcosa...ricordo alcune pagine dove raccontava la sua vacanza in un villaggio turistico in Sicilia: allucinante l'induzione al divertimento inferocito e parossisticamente iper-performativo degli animatori!!...ora però sto leggendo una cosa 'defaticante'...la biografia di Ines Papert campionessa mondiale di arrampicata sul ghiaccio...mi piacciono molto i libri di avventura in senso lato...del resto il romanzo della mia infanzia è il jack London del richiamo della foresta..
[papert] non la conosco:). Se
[papert] non la conosco:). Se ti va, al termine del viaggio, scrivine. Molto curioso... E' questo, il libro? http://www.illibraio.it/gw/producer/producer.aspx?t=/documenti/author.ht...
[fabrizio] se ti piace
[fabrizio] se ti piace London... pane per i tuoi denti: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?L/London+Jack
[moresco] ...guarda il solito
[moresco] ...guarda il solito caso qui sembra mancare 'il richiamo...'...a me il ricordo porta alla infanzia in uscita, quando inizi a essere quello che non sei mai stato ...ricordo che immaginavo le notti polari, i cieli d'alaska...PS. si, il saggio sulla Papert è proprio quello...ti saprò dire!