Quel nome inciso nell’intimità
Nell’opera pittorica di Giorgio Morandi l’incisione occupa un posto di rilievo. Anche se per il grande pittore bolognese l’arte dell’incisione sia stata una tappa fondamentale nella sua carriera, è da diverso tempo che intorno a questa è calata una strana forma di oblio.
Dal 5 aprile al 2 giugno è aperta al pubblico a Palazzo dei Diamanti da Ferrara una mostra che rilegge l’opera grafica dell’artista bolognese nella semplicità della sua grandezza.
L’evento merita un passaggio nella città di Giorgio Bassani (impossibile non essere ospiti del bed and breakfast Dolcemela, accogliente struttura situata nella parte medioevale della città: www.dolcemela.it ) per riscoprire la passione di Morandi per l’arte incisoria, giudicata a torto minore ma che, proprio come la pittura, ha una storia secolare e conta interpreti tra i più grandi artisti di tutti i tempi
Morandi. L’arte dell’incisione raccoglie 133 opere, cioè l’intera produzione calcografica che testimonia finalmente quanto l’incisione per Morandi sia stata un ambito centrale della sua ricerca espressiva.
Per il pittore bolognese l’incisione è un modo per aderire al vero. Fu lo stesso Morandi a spiegare le sue intenzioni: "Di nuovo al mondo non c’è nulla o pochissimo, l’importante è la posizione diversa e nuova in cui l’artista si trova a considerare a vedere le cose della cosiddetta natura e le opere che lo hanno interessato".
Così Morandi, nelle malinconie dei chiaroscuri, dà vita a nature morte con barattoli e bottiglie. Con una finezza senza pari, scrutando nell’intimità del suo stato d’animo, forgia conchiglie posate sui tavoli, rende scabri e essenziali paesaggi e immagini che esprimono attraverso un’elegante ricerca formale il sentimento assoluto dell’artista. Queste intuizioni le confermerà Roberto Longhi, che a proposito dell’attività incisoria di Giorgio Morandi scriverà: “Oggetti inutili, paesaggi inameni, fiori di stagione, sono pretesti più che sufficienti per esprimersi “in forma”; e non si esprime, si sa bene, che il sentimento".
Ammirando capolavori come La strada bianca, opera di alto valore stilistico e poetico nella quale si avverte l’eco remota di un’estate infinitamente polverosa, si scopre un irrazionale turbamento della coscienza in cui “il tacito infinito andar del tempo” rimanda tutto a una suggestiva grammatica dell’abbandono dei sensi.
Spicca tra le opere esposte la bellezza decadente della Natura morta con la testa di burattino che Morandi realizzò nel 1927. Sul fondo scuro del tavolo campeggia la testa mozzata di un burattino, allegoria che simboleggia la caduta delle cose nel corso del tempo che incalza senza lasciare tregua.
Nell’arte dell’incisione c’è tutta l’originalità di Morandi, il controllo esercitato sulla propria opera, la concentrazione del lavoro artistico nella poetica della forma. La sua grande invenzione è dare corpo e materia all’immagine delle cose perdute restando aderente alla resa del visibile.
Le nature morte e i paesaggi sono segnati da una trama nervosa dai graffi profondi, destinati a lasciare sulla lastra un segno ma anche un senso riconoscibile.
Davanti alle incisioni di Morandi sono stati invocati, a confronto, i nomi più nobili della pittura e dell’incisione europee, spesso giustificati dagli apprezzamenti da lui espressi in occasioni private: Rembrandt, Chardin, Canaletto, Goya,Manet, Cézanne.
L’intento di questa mostra è tornare a guardare l’incisione di Giorgio Morandi. L’artista bolognese fu refrattario a difendere la propria opera con le parole. Il lavoro di Giorgio Morandi incisore è stato magnificamente studiato da grandi critici come Longhi, Lionello Venturi, Brandi, Arcangeli.
La mostra allestita a Ferrara costituisce un percorso originale che getterà nuova luce sull’attività artistica di Giorgio Morandi e sul suo grande amore per l’arte dell’incisione, che continua a comunicare brividi di eternità. Notevole il catalogo della mostra. Opera preziosa e fondamentale che mette a nudo l’intrinseca struttura grammaticale dell’incisioni di Giorgio Morandi. Opere che comunicano attraverso il sentimento del paesaggio e delle cose una straordinaria esperienza visibile ed esistenziale.
Nicola Vacca
(articolo pubblicato su Linea quotidiano giovedì 7 maggio)
Fonte: http://nicolavacca.splinder.com/
Commenti
neo NICK
Dal 5 aprile al 2 giugno è aperta al pubblico a Palazzo dei Diamanti da Ferrara una mostra che rilegge l?opera grafica dell?artista bolognese nella semplicità della sua grandezza. (NV)