Montanari Rita, Scabbia Emanuele

Giocando a calpestarci l'ombra

Autore: 
Montanari Rita, Scabbia Emanuele

Berna, 30 giugno 2001

Cara mamin,
(…) ti allego l’ultima mia creazione. Vorrei un tuo parere onesto e decontestualizzato dalla tua figura materna (…)

“timido stenta il piede
nel lento suo procedere
che dietro impalpabile lascia
la nuda frenesia del quotidiano.
E tu sei là, che l’attesa rendi vana
avvolto in una nube di finzione
a godere il profumo dell’eterno.
Ti ricordo in una rosa gialla
che ti dono con visibile rimpianto,
il tuo sole ora splende in lei
il mio si offusca nel ricordo di te.
Me ne torno di buon passo
giocando a calpestarmi l’ombra
e fisso con gli occhi perduti
La soglia del tempo che mi attende”

 
Mille baci e abbracci,
Meme

Da questa poesia, il titolo dell’epistolario fra madre e figlio nel periodo della lontananza di quest’ultimo da casa: “Giocando a calpestarci l’ombra” offre in un “ci” consolatorio un amabile gioco di rimandi, parole, attese e alleggerisce la nostalgia dolorosa della poesia di Meme. Mamin risponderà, in Ferrara, 23 ottobre 2001:

"Caro Meme,
(…) mi fa sempre un enorme piacere ritrovare che anche tu ami la poesia, che allevia l’oppressione dell’anima e la fa respirare in atmosfere alte ed altre".
Per poi aggiungere in una lettera successiva: “la poesia che hai scritto dedicata al nonno mi ha indotto un “ coccolone”, per usare un termine che ti è molto consueto (…) quando le ali sono ancora piume, la morte è o appare un evento contro natura e contro Dio (…) provavo dolore, ma non mi era possibile porvi rimedio in alcun modo, perchè crescere è distillare in silenzio e nella solitudine del proprio animo quello che accade anche nostro malgrado”.

“Il soggiorno bernese vede ormai il suo epilogo (…) trasgressione e ricerca dell’eccesso sono due concetti ben radicati nell’humus di questo posto (…) sono appagato dalla scelta di scappare per qualche tempo dalla quotidianità universitaria di Bologna e dalla talvolta disappartenenza alla città del silenzio (come D’annunzio definisce Ferrara), per ritrovare me stesso – ammesso che l’avessi mai perso, o perduto? Non ho mai capito la differenza.
un milione di abbracci, Meme.
(…) ti penso sempre con infinito affetto, Mamin.

(…) Hanno preso in considerazione il tuo curriculum. Devono averlo preso in considerazione con tanta attenzione che l’intestazione della dicitura dice Emanuela Scabbia (…) voglio credere che tu non abbia mandato anche una tua foto, altrimenti ogni Dio è veramente morto prima ancora di poterci salvare… Mamin

È tenerissimo e forte come tutto il testo fissi nelle lettera il tener conto di un equilibrio di parola che non denudi mai la solitudine dell’attesa e di una partenza, quasi a non voler “preoccupare”, ma anche e soprattutto per rispondere al mestiere difficile di madre che è quello di educare, nella sua accettazione etimologica… di far crescere i figli e se stessi.

“Giocando a calpestarci l’ombra”…

“Ogni volta che vieni e te ne vai poi nel giro di quarantotto ore o poco meno, lasci in casa un buco indicibile.
Perciò non dico, per non indurti il coccolone come lo dici tu. Ma è un dato di fatto che la tua presenza gioiosa, vitale e sempre allegra conferisce a noi tutti la gioia di ritrovarti, sempre in forma e felice di essere al mondo (…)
(…) sono molto felice per te che tu sia cotto; vivi questa magia come un miracolo che è dato di rado ai mortali (…) goditi a pieno questo momento (…) noi saremo sempre con te, perché siamo certi che sceglierai il meglio per te (…)
un abbraccio di cuore, Mamin”

“(…) Meglio per te che sai guardare verso l’orizzonte che confina con il cielo, mentre il nostro confina con le cimase montaliane dei tetti di città e poco altro fuori… i miei orizzonti sono spesso inventati sulla carta, tuttavia mi sciolgono l’azzurro nel cuore, e questo mi è sufficiente ad affrontare il domani. Perché ogni giorno richiede la sua riserva di cielo per affrontare la terra (…)”

Gli autori delle lettere erano lontanissimi dal pensare, durante la loro corrispondenza, di pubblicare questo raccontarsi. L’affidamento, la preoccupazione, il quotidiano, la nostalgia e il sorriso dipanano una conversazione tra madre e figlio che illumina proprio il voler continuare a costruire e tessere un rapporto amoroso e familiare che nessuna lontananza potrà interrompere: “Qualunque cosa succederà a me o a te, non avremo mai perduto queste nostre parole (…) la parola scritta pulsa nell’inchiostro tutto il sentire del prima e del dopo. Mamin”

“Ferrara, 30 maggio 2003
(…) Credo che l’amore per la poesia stia in tutto questo non sapere che cosa essa sia, tanto nella lettura, quanto nella scrittura; e nel non dare mai importanza alle immagini che si vedono dentro l’anima; lasciarle scorrere, dare loro i nomi e la musica che riusciamo, ma non caricarle di altro (…) cerca di amarla senza darle e darti troppa voce. La poesia è soltanto silenzio interiore”.

In connotazione della poesia che l’autrice , con parole semplicissime e lontane dalla retorica troppo presente nella produzione letteraria, esemplifica al figlio, ecco che il loro epistolario si configura come “cura” della parola, affidamento, confidenza che non si consuma nel tempo anzi lo custodisce nei silenzi e senza clamore. Con molta poesia.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Rita Montanari (Ferrara, 1951), scrittrice italiana.

Insegna al liceo scientifico “A. Roiti” di Ferrara; coltiva da sempre l’amore per la parola, in particolare per la parola poetica. Ha pubblicato, tra gli altri: “Indagine sul neofascismo in Emilia Romagna”, 1975; “Rami di vetro”, 1988; “Cara sorella, caro fratello” Archinto, 1990; “Sulla porta del mondo”, Book 1992; “Dal niente che resta” Book, 1995.
“Giocando a calpestarci l’ombra” (Este Edition) è il suo ultimo lavoro; è una raccolta di lettere tra la poetessa ed il figlio Emanuele. 

Emanuele Scabbia (Ferrara, 1978), laureato in Economia e Commercio. Questa è la sua opera prima.

Rita Montanari, Emanuele Scabbia “Giocando a calpestarci l’ombra”, Este Edition, Ferrara, 2007.
 

Patrizia Garofalo, Gennaio 2008

ISBN/EAN: 
9788889537510

Commenti

In connotazione della poesia che l?autrice, con parole semplicissime e lontane dalla retorica troppo presente nella produzione letteraria, esemplifica al figlio, ecco che il loro epistolario si configura come ?cura? della parola, affidamento, confidenza che non si consuma nel tempo anzi lo custodisce nei silenzi e senza clamore. Con molta poesia.

"Da questa poesia, il titolo dell?epistolario fra madre e figlio nel periodo della lontananza di quest?ultimo da casa: ?Giocando a calpestarci l?ombra? offre in un ?ci? consolatorio un amabile gioco di rimandi, parole, attese e alleggerisce la nostalgia dolorosa della poesia di Meme."

> Ricordo quando me ne avevi parlato, tempo fa. Ti confermo che mi sembra una novità la pubblicazione di un epistolario madre-figlio; è un paradosso, forse, ma davvero non mi vengono in mente precedenti significativi...

"È tenerissimo e forte come tutto il testo fissi nelle lettera il tener conto di un equilibrio di parola che non denudi mai la solitudine dell?attesa e di una partenza, quasi a non voler ?preoccupare?, ma anche e soprattutto per rispondere al mestiere difficile di madre che è quello di educare, nella sua accettazione etimologica? di far crescere i figli e se stessi."

> Chissà se riuscirò mai a capire fino in fondo certe dinamiche. Soprattutto, nelle differenze tra padre e madre nel compito dell'educazione. La simulazione e lo studio non aiutano a decifrare l'essenza. Ribadisco il grazie per il contributo.

(la cura della parola è cura delle anime)

gianfranco la cura delle parole consiste nel non dimenticare le nenie , le cantilene, le favole, i giochi, rivisti da adulti come nostra ricchezza e crescita......se non ci sono state è un grande vuoto emozionale e la poesia è in qualche modo questo, la cura della parola e la sua reinvenzione per curare noi stessi se ne fossimo privi e continuare a poetare poetare..e comunicare in quella modalità ...per sempre

Ho fatto molte ricerche......di epistolari tra madre e figlio non ce ne sono..e tieni presente che anche il figlio dell'autrice scrive, come hai visto......quindi passaggio evidente della parola poetica............

Sul .5: Bellissimo.

Sul .6: Fertile di Letteratura nuova.

me lo sono chiesto e me lo hanno chiesto tante volte la poesia cosa fosse......................è la cura del nostro materno................delle persone che amiamo.................oggi sono riuscita a scriverlo.e di questo ringrazio Rita e mi fa piacere che tu l'abbia paprezzato e ri-conosciuto...................

è assolutamente bellissimo e in effetti nuovo, non credo di aver mai sentito di epistolari madre-figlio. E poi entrambi dediti alla poesia...
È tenerissimo e forte come tutto il testo fissi nelle lettera il tener conto di un equilibrio di parola che non denudi mai la solitudine dell?attesa e di una partenza, quasi a non voler ?preoccupare?, ma anche e soprattutto per rispondere al mestiere difficile di madre che è quello di educare, nella sua accettazione etimologica? di far crescere i figli e se stessi.
> qui credo di sapere qualcosa, anche se attualmente mi riesce inimmaginabile anche solo l'idea di comunicare per lettera con mio figlio, che, temo, mai si sognerebbe di scrivermi.
E inoltre c'è tutto un dialogo, un dirsi i sentimenti che non è frequente tra parenti stretti, spesso si dà tutto per scontato e così non si parla affatto.
Un pezzo molto ispirato, Patrizia, come sempre!

3" differenze tra padre e madre nel compito dell?educazione. "
Ce ne sono molte e penso che sia scritto anche nei libri di psicologia, ci sono compiti e ambiti diversi. Poi, in caso di necessità, c'è chi si trova a fare per due....

"Ho fatto molte ricerche??di epistolari tra madre e figlio non ce ne sono..e tieni presente che anche il figlio dell?autrice scrive, come hai visto??quindi passaggio evidente della parola poetica????"

Una tesi molto suggestiva ed accattivante. Quella del poeta oggi è una condizione insostenibile, ristretta com'è entro uno spazio asfittico, ma la sua vocazione rimane quella di recuperare il discorso. Ed questo libro ne costituisce una testimonianza di assoluto rilievo. Grazie Patrizia di avercelo ricordato di averci proposto questo delicato angolo di tenerezza familiare.

Gian Paolo Grattarola

non intendevo distinguere tra un maschile e un femminile.......la cura.......è molto oltre e altro............la cura è mantenere l'infanzia pur trasformata in canti e favole di chi ti ha amato....e conservare questo ritmo dentro te ..........come Emanuele sta facendo .in genere è materna...........ma è sempre poesia...e un giorno nel dolore o nella gioia ti senti che ti scoppia dentro.....e scrivi..scrivi...........e non ti fermi.
grazie anche e soprattutto da parte della poetessa Rita Montanari degli interventi sul suo libro.

Bella pagina per un'opera veramente ricca di sentimento.
Epistolari madri-figli maschi ce n'è pochini, ma qualcosa c'è, scavando nel passato: ad esempio quello fra Maria Feodorovna e il figlio, lo zar Nicola II; Le lettere alla madre di don Lorenzo Milani, e poi ci dev'essere il carteggio tra Gabriele D'Annunzio e la madre (pubblicato?) ...

Certo una madre poetessa e un figlio scrittore hanno - ancora oggi - più probabilità di poter pubblicare un epistolario che non altre persone.
La corrispondenza con i figli è una possibilità quando questi sono lontani. Oggi ci sono le mail e chi non dice che si nascondano dei tesori di letteratura anche in questo mezzo di comunicazione?
Mia madre e sua madre si sono scritte per anni, e ho salvato la corrispondenza di mio nonno con mio padre. Altri tempi ma forse anche altre abitudini (e grandi distanze!)

Complimenti a Patrizia per questa delicata presentazione.

è vero che ci sono tante lettere di autori noti ai figli..non dimentichiamoci nè la Merini nè Belloun........ma di corrispondenze parlavo.........lettere reciproche................dialogo........non ce ne sono
Quella di cui parli di D'annunzio ne ho letto qualcosa ma non è stata pubblicata( almeno nel lontano 73 quando proprio su lui feci la tesi ) e poi anche lì solo lui parlava e raccontava.
grazie del gradimento..è un libro che proprio oggi.............tocca molte corde.