Montanari Raul

L'esordiente

Autore: 
Montanari Raul

L’ambiente editoriale costituisce lo sfondo dell’ultimo romanzo  di Raul Montanari, L’esordiente, che racconta la storia di uno scrittore a lui molto somigliante, nei mesi a ridosso del più importante premio letterario italiano – o del più triste, indovinate quale. Questo scrittore deve combattere non solo con le scontate difficoltà del caso ma contro il pregiudizio mal tollerato di essere un giallista, o un noirista, ossia un genere di scrittore benvenuto dappertutto tranne che al Premio Del Dolore Esibito da ogni letterato che si rispetti per fottere più agevolmente il pubblico infiacchito delle signore sensibili e pronte a frantumarsi il cuore per qualche sera di insana lettura. All’aspirante vincitore del Premio, scrittore navigato ma incline a qualche ammazzamento di troppo, gli viene caldamente consigliato di scrivere cose che non spaventino nessuno.

Livio Aragona, il narratore-protagonista-scrittore per vincerlo il premio deve sbattersi, frequentare le feste giuste, bazzicare persone sgradevoli, persino scoparsi donne non esattamente avvenenti. Non ne sembra granché sconvolto – va detto. La società letteraria ivi descritta ne esce come un ambiente squallido assai, speculare al mignottaio servile con cui questo paese ha deciso di segnare la sua storia presente. Le presentazioni contano più dei libri, l’immagine fisica dello scrittore più della pagina scritta, i salamelecchi indispensabili.

Peraltro, il narratore de L’esordiente insegna in una scuola di scrittura, esattamente come l’autore, ciò che gli dà l’abbrivo per discettare sul suo lavoro, sulle fatiche e i piaceri dello scrivere, sulle scarse chance di una vita di coppia e di famiglia per chi è ossessionato da troppi fantasmi creativi. Molte considerazioni sulla vita, la televisione, maschi e femmine, epperò non proprio originali,– fastidia per esempio il ricorrente motivo nei dialoghi del Dostoevskij che già faceva il noir, che molti classici sarebbero noir e via di questo passo.

La vicende editorial-letterarie de L’esordiente si intrecciano con quelle di un singolare rapporto che il protagonista intrattiene con l’uomo della sua ex compagna, personaggio improbabile, ex criminale che gli chiede soldi di continuo e colpisce violentemente i suoi nemici per tenerlo in scacco. Rischia anche la studentessa che ha una relazione con Aragona, in un primo momento convintissimo che la ragazza sia totalmente priva di talento. Dovrà ricredersi perché la tipa non solo è brava ma rischia addirittura di soffiargli il Premio al fotofinish. Dovrà ammettere che l’invidia lo ha fatto vacillare, che la ragazza, sebbene lontana dalla robustezza che egli può vantare quanto a mestiere e sorveglianza sulla materia narrativa dispone però di un talento maggiore del suo.

Sul giro di frase del romanzo difficilmente puoi eccepire, la scrittura non conosce sbavature, ma nemmeno scarti espressivi mirabili. Raul Montanari sa cosa vuol dire approssimare percorsi oscuri, avvicinare sentimenti e s-ragioni nere della vita quasi senza darlo a vedere, con sarcasmo misurato e indubbia saldezza di nervi e di stile di fronte all’orrore quotidiano. Mi chiedo però se non tema per se stesso ciò che il suo alter ego dice a proposito della raggiunta maturità del suo lavoro: controllo, alto artigianato, sicurezza nell’intreccio ma anche il venir meno della forza d’urto di un tempo. Ora, non è vero che l’etichetta post-noir proposta tempo fa dallo stesso Montanari “tanto interesse e polemiche ha suscitato”, come pretende il risvolto di copertina. Essa è morta sul nascere, come giusto, perché non significa niente. Montanari lo sa bene. Ma le cosiddette ragioni di poetica, non mi stanco di ripeterlo, sono ormai quasi sempre ragioni di marketing e occasioni giornalistiche. Quindi possiamo farcene una ragione. Piuttosto, non sarà che Montanari è un bravissimo scrittore un po’ stanco?

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Raul Montanari Bergamo, 1959scrittore italiano

(Nel 1991 ha pubblicato il suo primo romanzoIl buio divora la strada, (Leonardo). Quindi... Che cosa hai fatto, BC Dalai 2001, 2004La verità bugiarda, BC Dalai, 2005L'esistenza di dio, BC Dalai, 2006Strane cose, domani, BC Dalai, 2009. Montanari ha anche tradotto opere dal greco, dal latino e dall'inglese.

L’esordiente Dalai Editore Milano 2011.Pag 317. Euro 18

Approfondimento in rete:
http://www.raulmontanari.it/ (e di lì una serie di links)
 
Michele Lupo, aprile 2011
ISBN/EAN: 
8860738369

Commenti

[montanari, l'esordiente]

[montanari, l'esordiente] racconta Michele: "L’ambiente editoriale costituisce lo sfondo dell’ultimo romanzo  di Raul Montanari, L’esordiente, che racconta la storia di uno scrittore a lui molto somigliante, nei mesi a ridosso del più importante premio letterario italiano – o del più triste, indovinate quale..."

[montanari] qui l'intervista

[montanari] qui l'intervista della Vitulli, apparsa sul G. di oggi:

"«Giallista disilluso si innamora di un’esordiente della sua scuola di scrittura che però non stima come autrice e si mette pure in mente di vincere un premio letterario così non lo considerano più un giallista. Uno dice: uh, sai che tramone. E invece poi...». E invece poi il lettore si diverte. S’appassiona. Sorride. A tratti ride, perfino. Forse perché l’ultimo romanzo di Raul Montanari, L’esordiente (Dalai, pagg. 318, euro 18), è stato scritto toccando legno per la sua carriera di scrittore e della sua scuola di scrittura: l’ambiente editoriale viene sputtanato una riga sì e una riga no e l’ambiente editoriale non perdona.
Prendi lo Strega, ad esempio. Fulvio, protagonista del romanzo, ci si prepara come ai cento metri piani: «Chiamalo come vuoi, il Toblerone, il Vicariato, la Potta d’Oro. Oppure fa’ come noi e chiamalo semplicemente il Premio. Il Premio con la p maiuscola. Anche perché lo è». «È l’unico che può cambiare il destino di un libro e del suo autore», dico io. «Ho il soggetto e il titolo. Ma lo sai che non ne parlo mai, prima». «Fa’ un’eccezione, stavolta. Stiamo parlando del libro che deve vincere il Premio nel 2010. Deve vincerlo, capisci?».

Montanari, ma voi scrittori ci tenete così tanto allo Strega?

«Gli scrittori tengono molto ai premi. Per un motivo banale e che le sembrerà pure volgare, ma non lo è per niente: sono soldi in più. Si guadagna con i diritti all’estero, con quelli cinematografici e con i premi».

Per denaro, dunque?

«Anche perché il Premio sta a metà strada tra il consenso di pubblico e di critica, i due poli in cui si cerca di legittimazione. All’editore, che vuole che tu venda, non frega nulla che ci siano cinque critici che ti considerano il più grande scrittore italiano vivente».

Allora è per questo che Aurelio Picca se l’è presa tanto con Rizzoli per l’esclusione.

«Se è per questo Rizzoli ha toccato il fondo l’anno scorso: esclusione di Matteucci a favore di Avallone, che evidentemente aveva migliori rapporti con la dirigenza».

A questo son ridotti gli editori? Ma Picca dice che glielo avevano promesso...

«Nelle scuderie degli editori si scatena sempre la bagarre su chi partecipa a quale premio. Uno degli aspetti più sporchi del rapporto tra editore e autore è che spessissimo promettono. Tu, autore, per smuovere la situazione, dovesti farti avanti di continuo. O fare il leccaculo. O ricattare: “Garzanti ha promesso che mi manderebbero...”. Se dici solo: “Scusate, mi piacerebbe partecipare al Viareggio”, ti rispondono: “Pensiamo che non sia adatto a te”.

Perché lo hanno già promesso a qualcun altro».
Una consacrazione falsa, allora.

«Una consacrazione di vendite, quindi una consacrazione vera. Prenda Scarpa: lo Strega per lui è stato un sigillo che gli ha dato una tranquillità inimmaginabile. E duratura: quando lo vinse, negli ipermercati stava accanto a Giordano, che ancora portava la fascetta dell’anno prima. Lo Strega dovrebbe tornare alle origini».

Cioè?

«Dentro Eco e Arbasino, fuori gli esordienti. L’ammiraglia dei premi, come era con la Bellonci. Non come oggi, che uno imbrocca il terno al lotto».

continua qui: http://www.ilgiornale.it/cultura/lo_strega_troppi_esordienti_sbaraglio/0...

[l'esordiente] Caro Michele,

[l'esordiente] Caro Michele, ti domandi se Montanari è diventato uno scrittore un po' stanco... tutta tecnica e niente ciccia. Posso dirti, a scatola felicemente chiusa, che la trama di questo libro racconta e riflette una psiche e una fantasia più che stanche: esauste. L'intervista pubblicata sull'house organ del sultano conferma la sensazione. E' il problema di chi campa di scrittura, mi viene da aggiungere. Brutto modo di campare, se sei un artista. Si rischia grosso: di perdersi di vista. Di perdere di vista ciò che aveva senso in principio...

[montanari] non so Gianfranco

[montanari] non so Gianfranco se dipende dai motivi che dici tu. e non lo so perché tutto faccio tranne che campare, economicamente parlando, di scrittura

fra le cose che mi hanno lasciato perplesso nel libro è che il racconto delle porcheriole editoriali che non sono porcheriole ma veri e propri attentati al "senso in principio" della letteratura, dunque un vero collasso delle ragioni stesse della cultura, un azzeramento del libro a merce che funziona esattamente come le altre ossia attraverso un meccanismo grosso modo criminale (che è un po' il capitalismo in questa sua fase violentissima della storia) ecco non ha la forza satirica che pure uno come Montanari aveva in potenza (sebbene non fosse - non sia - uno scrittore satirico): appunto, in fondo pare raccontarlo, quel mondo, come farebbe il De Carlo citato nell'intervista. il che...