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  • user warning: Table './lankelot/cache_filter' is marked as crashed and should be repaired query: UPDATE cache_filter SET data = '<div>Prima delle annotazioni su ‘Maledetto il ventre tuo’ di Vittoria Monforte, alcune necessarie precisazioni per capire l’approccio con cui mi sono avvicinata a quest’opera.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>Ci sono alcune dinamiche editoriali che si rincorrono e si ripetono, negli anni – anzi no: nei decenni – una di queste è legata alle c.d. ‘letture estive’: una delle opzioni più gettonate, proposte, che rimbalzano strizzando l’occhio al lettore in vacanza è legata alla macro famiglia dei ‘gialli’. L’idea è che si debba trattare di storie e scritture che ben s’adattato al momento per l’appunto di ‘vacanza’, laddove l’estate evoca sole, spesso mare (ad alcuni scenari diversi), relax, svaghi vari, divertimenti, qualche sgarro magari, brividi in diverse eccezioni… da cui la necessità di proporre – sul piano editoriale come mercato – prodotti idonei. I gialli ad ampio spettro, i thriller e i noir declinati anche tra loro in miscelazioni varie, sono spesso al centro delle principali proposte estive dei mercati.</div>\n<div>Ciò nonostante i gialli e i generi derivati come il thriller e il noir, per essere tali devono contenere precisi ‘ingredienti’ ed essere strutturati e narrati con consapevolezza, proprietà di linguaggio, contestualizzazione e molto altro. Non si tratta necessariamente di scrivere per un dato periodo dell’anno, né di scrivere qualcosa di ‘più facile’ per definizione o per aspettativa di pubblico. I libri che non funzionano, che non arrivano, possono essere stati catalogati in qualunque modo – questo ho sempre pensato – non è tanto (o comunque) semplice riconoscere e dividere le opere come invece siamo abituati in altri settori (sport, mestieri, competizioni varie) in ‘serie A’ e ‘altre serie in coda’.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>Inoltre si può ragionevolmente sostenere che in questo momento storico e sociale in Italia, le tematiche del ‘femminicidio’, ‘il corpo delle donne’, e la condizione femminile sono ripetutamente al centro di dibattiti, rumors, annotazioni, discussioni e interpretazioni anche dal reale.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>Le premesse sono indispensabili perché siamo in estate e ‘Maledetto il ventre tuo’ è un giallo-thriller, infine anche perché nella storia una parte dominante del plot è incentrata sulle uccisioni (inizialmente inspiegabili) di donne anziane. Inoltre c’è una precisa volontà di far notare con forza il ruolo delle donne all’interno di azioni criminali subite (ma anche da contrastate) come sottolinea l’autrice stessa in un’intervista recente: “Né l’appartenenza sociale né l’età risparmiano le donne da efferati delitti.” (<a href=\"http://libroguerriero.wordpress.com/2014/06/17/vittoria-monforte/\">Libroguerriero</a>, maggio 2014).</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>Ciò premesso non leggo mai qualcosa per moda, adesione a leitmotiv o altre dinamiche del mercato perché una storia mi deve prendere, trasmettere, farmi entrare e donarsi un po’ – e in tutto questo nulla possono Il Mercato, le pubblicità, le aspettative sociali, gli ammaestramenti. Mi limito a notare che pubblicare questa storia a ridosso dell’estate è stata una scelta promozionale funzionale, a cercare l’onda delle dinamiche di cui sopra.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>“L’uomo butta un occhio all’orchidea bianca, alta e imperturbabile sul tavolo accanto alla finestra. La seconda fioritura nel giro di qualche mese, pensa soddisfatto. Poi accosta le imposte, la stanza precipita nell’oscurità. Inserisce il dvd nel lettore e sprofonda sul divano. Le immagini scorrono sfocate, un po’ tremule. Non era ferma la sua mano, quel giorno.</div>\n<div>La donna appare: distesa, nuda, fili di nylon le assicurano i polsi alla testata di un vecchio letto in ferro battuto, le caviglie ai pomelli.”</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>L’incipit di questa storia non tradisce le aspettative del genere che, come accennato in precedenza, passa dal giallo al thriller, a mio avviso, con punte di noir puro.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>È una scrittura fortemente visiva, ricca di dettagli, aggettivi, contesti a delineare - durante la lettura - scenari, dialoghi, alternanza di inquadrature, con personaggi che entrano ed escono a svelare gradualmente il mistero atteso – che sottilmente solletica il lettore – verso risoluzioni più o meno sorprendenti. La scrittura è scorrevole, i termini usati tendono a tratti al registro basso, cercano la rapida comprensione, non c\'è ricerca linguistica.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>È la natura umana il centro di scenari, azioni e reazioni, logiche, ragionamenti e scoperte perché è la natura umana causa ed effetto di tutto: morte, vita, scelte, pensieri, declinazioni del reale, istinti, bisogni, emozioni. È così che \"il sortilegio delle vecchie\" viene messo in scena dall’autrice con pazienza, sfocando e virando, svelando con gradualità.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>Come anticipato le donne sono il centro di molte dinamiche, in questa storia, in quanto vittime quanto ‘cacciatrici del male’ e sono soggetti vari e mutevoli, dai passati difficili, coraggiose e fragile, egoiste ed imperfette, empatiche e tendenzialmente predisposte ad ascoltare e capire. Perfettamente centrato per il genere, il personaggio di Giulia Valli – un avvocato, separata con una figlia, incaricata dalla famiglia della prima vittima di seguire le indagini poi il processo – che stuzzica il lettore da subito con un passato funesto e una telefonata senza risposta alla fine del capitolo in cui viene introdotta al lettore (anche destinata a riscrivere l’happy end in un susseguirsi finale di capovolgimenti e colpi di scena).</div>\n<div>Non mancano comunque le presenze maschili a ricoprire ruoli e ad aggiungere strati tra fatti e rielaborazioni con alcuni cliché inevitabili che s’affacciano ogni tanto.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>“Si lasciò cullare e chiuse gli occhi.</div>\n<div>La notte in cui tutto era successo c’era un gran vento, il mare si sfasciava sulle pietre, a intervalli regolari. Nel suo fragore si perdeva il vociare degli ospiti in terrazza. La spuma delle onde inumidiva le tende di lino rigonfie d’aria. Schioccavano come vele.</div>\n<div>Perché proprio io? Perché sono sopravvissuta io?, si domandò. Sempre la stessa domanda. A cui non c’era risposta.”</div>\n<div>(pag.11-12)</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>Chiarire nel corso della narrazione la scansione temporale, il soffermarsi su scene brevi e in parte ambigue che si fanno chiare nel corso dei capitoli successivi, l’attenzione per le emozioni e le emotività dei personaggi, le descrizioni precise delle scene del crimine e dei corpi: sono alcuni degli ingredienti che rientrano nel genere e l’autrice non tradisce, spennellando in continuazione contorni e ombre.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>Raccontato in terza persona con un narratore che s’avvicina ad alcuni personaggi delle singole scene mostrate proponendone così voci, occhi e percezioni, il lettore può facilmente lasciarsi accompagnare da questa storia proposta sin dall’introduzione come particolarmente aderente a una realtà che l’autrice ha vissuto direttamente: “Maledetto il ventre tuo è ispirato a una vicenda vera che l’ha vista coinvolta personalmente. Per il rispetto del segreto professionale, non sono indicati i luoghi in cui si svolge la storia.”</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>Come già anticipato, è una storia che si macchia di scuro più d’una volta, tra percezioni, ipotesi e introspezioni: il lettore non ha scampo, è di questo che si tratta, delle pieghe meno esposte della natura umana, di quelle che tendenzialmente non si nominano volentieri e che alimentano sottilmente la suspense.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>Giulia percepì dentro di sé un sentimento oscuro che non sapeva decifrare. Di trasgressione, forse.</div>\n<div>«Devo scappare adesso, ho udienza davanti al giudice civile» disse Bini. «A molto presto» aggiunse, con ostentata sicurezza.</div>\n<div>Accelerò il passo in direzione dell’ascensore centrale dove la gente si stipava come sardine.</div>\n<div>(pag.42)</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>Un narrare che non risparmia procedure mediche e legali, dinamiche investigative e dialoghi come elementi dello stesso narrare, necessari a fornire informazioni sulla storia quanto sui personaggi, e i tratti specifici. In particolare le dirette voci dei personaggi, i dialoghi più o meno articolati o nudi botta e risposta, sono elementi continuativi, che accompagnano e definiscono precise scelte autoriali (annotazione personale: un certo uso dei tre puntini di sospensione che tendono all’eccesso).</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>Pur dosando consapevolmente ingredienti di genere, s’avverte un certo realismo tra sentimenti, legami, e sviluppi. Non ci sono – insomma – vere e proprie ‘figure bidimensionali’ a scimmiottare registri e personaggi prevedibili seppure tra medici legali, commissari, vittime e carnefici i ruoli tendono per necessità ad appiattire e favorire etichette anche nel lettore.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>La scelta di pubblicare con pseudonimo, giustificata da necessità professionali o (anche) scelta consapevole di marketing, personalmente non suscita alcuna reazione in me, nella misura in cui ho vissuto questa storia per ciò che mi è arrivato, senza particolari condizionamenti né necessità di aderire o polemizzare su altri aspetti dell’edizione.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>Complessivamente è innegabile l’attenzione e la cura con cui vengono proposti fatti e logiche legati alle violenze sulle donne, o comunque verso soggetti più indifesi non soltanto per convenzione ma anche per evidenza pratica ed effettiva. C’è il tentativo di sottolineare un aspetto meno ‘ghiotto’ per le ordinarie medialità ovvero quei fatti delittuosi su donne anziane considerate ‘vittime silenziose’, poco interessanti – forse – perché più prossime alla morte che alla vita. Eppure il punto forte di questa storia, a mio avviso, sta proprio nelle dinamiche classiche del macro genere “omicidi-indagini-svelamenti-colpevole” laddove la narrazione è attenta a utilizzare strumenti e strutture in favore del necessario pathos, dell’empatia progressiva mano a mano che s’inspessisce la conoscenza dei personaggi quanto nel gioco sottile ad alimentare suspense e zone d’ombra. Nel corso della lettura si evocano alcune dinamiche che al lettore possono diventare familiari associandole a serialità televisive come Criminal Minds (in piccola parte anche Law and Order escludendo il rigido schema narrativo della serie, o Senza Traccia e Cold Case per logiche investigative e approcci empatici e di approfondimento tra passato e presente) e diversi altri prodotti televisivi esteri fondati sullo studio e l’analisi del crimine, delle menti criminali, delle dinamiche investigative anche estreme, le serialità o comunque i delitti efferati, crudeli con indizi sparsi e puzzle incompleti.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>Un’ultima osservazione rispetto alla scrittura di donne su donne: ‘Maledetto il ventre tue’ non soddisfa un certo tratto ‘lieve’ – diciamo ‘delicato’ - che pare rendere riconoscibile in diverse storie la c.d. letteratura femminile o ‘rosa’, nella misura in cui non si lascia spazio all’immaginazione nelle scene specifiche, specialmente in quelle cruenti e dalle tinte forti. L’autrice non usa metafore o similitudini, descrive con precisione decisamente chirurgica senza scontare nulla a nessun personaggio e ad alcun tipo di tratteggio più in sintonia con alcuni autori di genere e storytelling del piccolo e grande schermo.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>Vittoria Monforte è uno pseudonimo.</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div>‘Maledetto il ventre tuo’, VandA Epublishing, Ebook, prima edizione digitale del Febbraio 2014, Euro 3,99</div>\n<div>&nbsp;</div>\n<div><a href=\"http://www.vandaepublishing.com/prodotto/maledetto-il-ventre-tuo/\">La scheda del libro</a> dal sito dell’editore.</div>\n<div>La pagina <a href=\"https://www.facebook.com/maledettoilventretuo\">Facebook</a>.</div>\n<p><em>Barbara Gozzi, Giugno 2014</em></p>\n', created = 1487667693, expire = 1487754093, headers = '', serialized = 0 WHERE cid = '2:0a7216f0c01e12323feefeea597cef5d' in /var/www/vhosts/lankelot.eu/httpdocs/includes/cache.inc on line 109.
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  • user warning: Table './lankelot/cache_filter' is marked as crashed and should be repaired query: UPDATE cache_filter SET data = '<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">C’è un certo consenso di critica attorno a Daniele Timpano e alla sua “Storia cadaverica d’Italia”, trilogia di testi teatrali (“Dux in scatola”, “Risorgimento pop” e “Aldo morto”) in cui l’autore-attore romano mette in scena un tris di cadaveri-monumento (quelli di Mazzini, Mussolini e Moro) a simboleggiare la nostra identità nazionale nata morta.</span></p>\n', created = 1487667693, expire = 1487754093, headers = '', serialized = 0 WHERE cid = '2:c70ca3b11c7653d20a27fa81e9cb105c' in /var/www/vhosts/lankelot.eu/httpdocs/includes/cache.inc on line 109.
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  • user warning: Table './lankelot/cache_filter' is marked as crashed and should be repaired query: UPDATE cache_filter SET data = '<p style=\"text-align: justify;\">C’è stato un tempo in cui la letteratura era ambiziosa, contigua alla filosofia, metafisica almeno nelle domande che si poneva, anche se non nelle risposte che si dava. Figlia di Dostoevskij e di Nietzsche, s’interrogava sul male, sull’aldilà del Bene e del Male, sui limiti della sconfinata libertà dell’uomo. Dio era morto già, ma sepolto da poco, tanto la filosofia quanto la letteratura ancora ne elaboravano il lutto e perciò ancora gli dedicavano pagine di appassionata negazione, anziché l’indifferenza della secolarizzazione compiuta e definitiva. Era il tempo dei filosofi scrittori, come Sartre, o degli scrittori-filosofi, come Camus, e dei filosofi impliciti, seguaci di Nietzsche, come Gide.</p>\n', created = 1487667693, expire = 1487754093, headers = '', serialized = 0 WHERE cid = '2:0f84be7f620014cb132bc4fb2c11a402' in /var/www/vhosts/lankelot.eu/httpdocs/includes/cache.inc on line 109.
  • user warning: Table './lankelot/cache_filter' is marked as crashed and should be repaired query: SELECT data, created, headers, expire, serialized FROM cache_filter WHERE cid = '2:d24f75840505583f3600f2bd20df4d85' in /var/www/vhosts/lankelot.eu/httpdocs/includes/cache.inc on line 26.
  • user warning: Table './lankelot/cache_filter' is marked as crashed and should be repaired query: UPDATE cache_filter SET data = '<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">Qualche anno fa, nel quartiere Testaccio a Roma, il nuovo spazio “Macro Future” venne inaugurato con una collettiva, “Into me, out of me”, proveniente dal PS1 di New York: centoquaranta artisti tra i più rinomati nel panorama internazionale (da Marina Abramovic ad Andrès Serrano, da Valie Export a Chris Burden, dagli azionisti viennesi a Nan Goldin) chiamati a illustrare, con foto, installazioni e videoarte, il tema del corpo e della fisicità, attraverso temi come la sessualità e la riproduzione, l’aggressione e la violenza, i processi metabolici e organici. <br /></span></p>\n', created = 1487667693, expire = 1487754093, headers = '', serialized = 0 WHERE cid = '2:d24f75840505583f3600f2bd20df4d85' in /var/www/vhosts/lankelot.eu/httpdocs/includes/cache.inc on line 109.
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  • user warning: Table './lankelot/cache_filter' is marked as crashed and should be repaired query: UPDATE cache_filter SET data = '<p><span style=\"mso-bidi-font-family:Calibri;mso-bidi-theme-font:minor-latin\">I vampiri <i style=\"mso-bidi-font-style:normal\">indie rock </i>di Jim Jarmusch, ultima incarnazione dei suoi personaggi marginali e alienati, sono creature fieramente snob. Leggono Shakespeare, Beckett e D. F. Wallace, collezionano dischi in vinile e chitarre elettriche vintage, e possiedono una cultura raffinata che spazia dalla botanica all’astronomia. Amano circondarsi di multiforme bellezza, per questo odiano il ventunesimo secolo, Los Angeles e l’intera stirpe degli uomini, che devastano la terra e ne perseguitano le menti migliori.</span></p>\n', created = 1487667693, expire = 1487754093, headers = '', serialized = 0 WHERE cid = '2:142523104ec8db0215a272c44cebea61' in /var/www/vhosts/lankelot.eu/httpdocs/includes/cache.inc on line 109.
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  • user warning: Table './lankelot/cache_filter' is marked as crashed and should be repaired query: UPDATE cache_filter SET data = '<p style=\"text-align: justify;\">La zia «Lali non aveva mai lavorato, distesa sull’amaca in giardino d’estate amava dire, Il tempo che ti abbonda tra le mani può divorarti. Ti abbonda del tempo tra le mani, zia?».</p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ti abbonda del tempo tra le mani, zia. Leggo e rileggo questa improbabile frase, così grassa, così farcita di superfluo e mi domando come ha potuto Ornela Vorpsi disimparare a scrivere. Ripenso al suo primo libro, \"Il paese dove non si muore mai\", che lei, albanese, aveva scritto in un italiano gustoso e con una prosa vispa e spontanea, ripenso alla sua capacità di giocare col macabro e di intrattenere col drammatico dei ricordi della sua infanzia comunista a Tirana, e mi chiedo cosa rimane di quella leggerezza in questo “Fuorimondo”.</p>\n', created = 1487667693, expire = 1487754093, headers = '', serialized = 0 WHERE cid = '2:1373d8b1fa131fda903a3f7d7b92f220' in /var/www/vhosts/lankelot.eu/httpdocs/includes/cache.inc on line 109.
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  • user warning: Table './lankelot/cache_filter' is marked as crashed and should be repaired query: UPDATE cache_filter SET data = '<p>Cari soci attuali e futuri, collaboratori, collaboratrici, lettrici e lettori, l\'ultimo editoriale pubblicato su lankelot risale al febbraio 2014. Scrivevo che \"il passaggio da lankelot a lankenauta è slittato a data da destinarsi\". Poi il silenzio, proprio per evitare di ripetersi e così diventare stucchevoli. Non è il caso adesso di ripercorrere le tante vicissitudini di un progetto che, salvo qualche piccolo dettaglio da completare, è ormai giunto a destinazione. Questo vorrà dire che i prossimi editoriali, finalmente pubblicabili ogni trimestre, non appariranno più su lankelot.eu.</p>\n', created = 1487667693, expire = 1487754093, headers = '', serialized = 0 WHERE cid = '2:0e328c0d16660956a3c55572358931f3' in /var/www/vhosts/lankelot.eu/httpdocs/includes/cache.inc on line 109.
  • user warning: Table './lankelot/cache_filter' is marked as crashed and should be repaired query: SELECT data, created, headers, expire, serialized FROM cache_filter WHERE cid = '2:4bb2cdf450742ca8dc28b0461f1b6927' in /var/www/vhosts/lankelot.eu/httpdocs/includes/cache.inc on line 26.
  • user warning: Table './lankelot/cache_filter' is marked as crashed and should be repaired query: UPDATE cache_filter SET data = '<p align=\"justify\"><b>liquidàre</b> <br /><i>v. 1ª tr.</i> (Ind. pres. <i>lìquido</i>) calcolare, determinare una ragione di credito, un conto e sim. e provvedere al relativo pagamento; est.: <i>liquidare un impiegato</i>, corrispondergli, alla cessazione del rapporto di lavoro, ciò che gli spetta come buonuscita; <i>liquidare una merce</i>, venderla a prezzo di realizzo; svenderla&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />com. pagare&nbsp; <br />fig.: <i>liquidare un affare</i>, concluderlo; <i>liquidare una questione</i>, risolverla, deciderla; <i>liquidare qu.</i>, levarselo d’attorno o, anche, ucciderlo.</p>\n', created = 1487667693, expire = 1487754093, headers = '', serialized = 0 WHERE cid = '2:4bb2cdf450742ca8dc28b0461f1b6927' in /var/www/vhosts/lankelot.eu/httpdocs/includes/cache.inc on line 109.
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  • user warning: Table './lankelot/cache_filter' is marked as crashed and should be repaired query: UPDATE cache_filter SET data = '<p>“Una volta in scena come capisce se lo spettacolo funziona, se interessa il pubblico?</p>\n', created = 1487667693, expire = 1487754093, headers = '', serialized = 0 WHERE cid = '2:0e4e974edd736fca45384584a201a30c' in /var/www/vhosts/lankelot.eu/httpdocs/includes/cache.inc on line 109.
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  • user warning: Table './lankelot/cache_filter' is marked as crashed and should be repaired query: UPDATE cache_filter SET data = '<p>Parlare ancora di <a href=\"https://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Paolo_Pasolini\">Pasolini</a> nel 2016 può essere molto rischioso. Prima di tutto perché ci si può imbattere nello spettro dell’agiografia, una trappola che inghiotte con disarmante facilità a causa della personalità così ingombrante di Pasolini, col suo piglio rivoluzionario oggi in via di beatificazione. Ma questo è un fenomeno che generalmente resta in superficie, tra le penne dei gazzettieri che delirano di settima arte. Un altro rischio è quello di non avere niente di nuovo da dire e – cosa ancor peggiore – essere incapaci di nasconderlo.</p>\n', created = 1487667693, expire = 1487754093, headers = '', serialized = 0 WHERE cid = '2:a755862d8e84aa6b01df96b93707bd48' in /var/www/vhosts/lankelot.eu/httpdocs/includes/cache.inc on line 109.
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  • user warning: Table './lankelot/cache_filter' is marked as crashed and should be repaired query: UPDATE cache_filter SET data = '<p>Durante la lettura di <i>Gli ultimi ragazzi del secolo</i> ho provato interesse, rabbia, divertimento, curiosità, fastidio, disillusione, partecipazione, mi sono trovato a volte in accordo e altre in disaccordo, e non sono poi molti i libri capaci di farmi qualcosa del genere, al di là del piacere o meno che possa aver avuto leggendo. È un romanzo, autobiografico, che invita al confronto, se non proprio al conflitto, fin dalla copertina, con l\'immagine di un ragazzino che guarda fuori campo, chissà cosa, con aria di sfida. Ragazzino che, scopre chi è interessato alle immagini che sono sui/nei libri, è proprio l\'autore, Alessandro Bertante, che sembra cercare di replicare, da adulto, lo stesso sguardo all\'interno della quarta di copertina. Un\'altra fotografia mostra il ponte di Mostar.</p>\n', created = 1487667693, expire = 1487754093, headers = '', serialized = 0 WHERE cid = '2:a4bf67b75a71c87b3a71ece6018ada55' in /var/www/vhosts/lankelot.eu/httpdocs/includes/cache.inc on line 109.
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Monforte Vittoria

Maledetto il ventre tuo

Autore: 
Monforte Vittoria
Prima delle annotazioni su ‘Maledetto il ventre tuo’ di Vittoria Monforte, alcune necessarie precisazioni per capire l’approccio con cui mi sono avvicinata a quest’opera.
 
Ci sono alcune dinamiche editoriali che si rincorrono e si ripetono, negli anni – anzi no: nei decenni – una di queste è legata alle c.d. ‘letture estive’: una delle opzioni più gettonate, proposte, che rimbalzano strizzando l’occhio al lettore in vacanza è legata alla macro famiglia dei ‘gialli’. L’idea è che si debba trattare di storie e scritture che ben s’adattato al momento per l’appunto di ‘vacanza’, laddove l’estate evoca sole, spesso mare (ad alcuni scenari diversi), relax, svaghi vari, divertimenti, qualche sgarro magari, brividi in diverse eccezioni… da cui la necessità di proporre – sul piano editoriale come mercato – prodotti idonei. I gialli ad ampio spettro, i thriller e i noir declinati anche tra loro in miscelazioni varie, sono spesso al centro delle principali proposte estive dei mercati.
Ciò nonostante i gialli e i generi derivati come il thriller e il noir, per essere tali devono contenere precisi ‘ingredienti’ ed essere strutturati e narrati con consapevolezza, proprietà di linguaggio, contestualizzazione e molto altro. Non si tratta necessariamente di scrivere per un dato periodo dell’anno, né di scrivere qualcosa di ‘più facile’ per definizione o per aspettativa di pubblico. I libri che non funzionano, che non arrivano, possono essere stati catalogati in qualunque modo – questo ho sempre pensato – non è tanto (o comunque) semplice riconoscere e dividere le opere come invece siamo abituati in altri settori (sport, mestieri, competizioni varie) in ‘serie A’ e ‘altre serie in coda’.
 
Inoltre si può ragionevolmente sostenere che in questo momento storico e sociale in Italia, le tematiche del ‘femminicidio’, ‘il corpo delle donne’, e la condizione femminile sono ripetutamente al centro di dibattiti, rumors, annotazioni, discussioni e interpretazioni anche dal reale.
 
Le premesse sono indispensabili perché siamo in estate e ‘Maledetto il ventre tuo’ è un giallo-thriller, infine anche perché nella storia una parte dominante del plot è incentrata sulle uccisioni (inizialmente inspiegabili) di donne anziane. Inoltre c’è una precisa volontà di far notare con forza il ruolo delle donne all’interno di azioni criminali subite (ma anche da contrastate) come sottolinea l’autrice stessa in un’intervista recente: “Né l’appartenenza sociale né l’età risparmiano le donne da efferati delitti.” (Libroguerriero, maggio 2014).
 
Ciò premesso non leggo mai qualcosa per moda, adesione a leitmotiv o altre dinamiche del mercato perché una storia mi deve prendere, trasmettere, farmi entrare e donarsi un po’ – e in tutto questo nulla possono Il Mercato, le pubblicità, le aspettative sociali, gli ammaestramenti. Mi limito a notare che pubblicare questa storia a ridosso dell’estate è stata una scelta promozionale funzionale, a cercare l’onda delle dinamiche di cui sopra.
 
“L’uomo butta un occhio all’orchidea bianca, alta e imperturbabile sul tavolo accanto alla finestra. La seconda fioritura nel giro di qualche mese, pensa soddisfatto. Poi accosta le imposte, la stanza precipita nell’oscurità. Inserisce il dvd nel lettore e sprofonda sul divano. Le immagini scorrono sfocate, un po’ tremule. Non era ferma la sua mano, quel giorno.
La donna appare: distesa, nuda, fili di nylon le assicurano i polsi alla testata di un vecchio letto in ferro battuto, le caviglie ai pomelli.”
 
L’incipit di questa storia non tradisce le aspettative del genere che, come accennato in precedenza, passa dal giallo al thriller, a mio avviso, con punte di noir puro.
 
È una scrittura fortemente visiva, ricca di dettagli, aggettivi, contesti a delineare - durante la lettura - scenari, dialoghi, alternanza di inquadrature, con personaggi che entrano ed escono a svelare gradualmente il mistero atteso – che sottilmente solletica il lettore – verso risoluzioni più o meno sorprendenti. La scrittura è scorrevole, i termini usati tendono a tratti al registro basso, cercano la rapida comprensione, non c'è ricerca linguistica.
 
È la natura umana il centro di scenari, azioni e reazioni, logiche, ragionamenti e scoperte perché è la natura umana causa ed effetto di tutto: morte, vita, scelte, pensieri, declinazioni del reale, istinti, bisogni, emozioni. È così che "il sortilegio delle vecchie" viene messo in scena dall’autrice con pazienza, sfocando e virando, svelando con gradualità.
 
Come anticipato le donne sono il centro di molte dinamiche, in questa storia, in quanto vittime quanto ‘cacciatrici del male’ e sono soggetti vari e mutevoli, dai passati difficili, coraggiose e fragile, egoiste ed imperfette, empatiche e tendenzialmente predisposte ad ascoltare e capire. Perfettamente centrato per il genere, il personaggio di Giulia Valli – un avvocato, separata con una figlia, incaricata dalla famiglia della prima vittima di seguire le indagini poi il processo – che stuzzica il lettore da subito con un passato funesto e una telefonata senza risposta alla fine del capitolo in cui viene introdotta al lettore (anche destinata a riscrivere l’happy end in un susseguirsi finale di capovolgimenti e colpi di scena).
Non mancano comunque le presenze maschili a ricoprire ruoli e ad aggiungere strati tra fatti e rielaborazioni con alcuni cliché inevitabili che s’affacciano ogni tanto.
 
“Si lasciò cullare e chiuse gli occhi.
La notte in cui tutto era successo c’era un gran vento, il mare si sfasciava sulle pietre, a intervalli regolari. Nel suo fragore si perdeva il vociare degli ospiti in terrazza. La spuma delle onde inumidiva le tende di lino rigonfie d’aria. Schioccavano come vele.
Perché proprio io? Perché sono sopravvissuta io?, si domandò. Sempre la stessa domanda. A cui non c’era risposta.”
(pag.11-12)
 
Chiarire nel corso della narrazione la scansione temporale, il soffermarsi su scene brevi e in parte ambigue che si fanno chiare nel corso dei capitoli successivi, l’attenzione per le emozioni e le emotività dei personaggi, le descrizioni precise delle scene del crimine e dei corpi: sono alcuni degli ingredienti che rientrano nel genere e l’autrice non tradisce, spennellando in continuazione contorni e ombre.
 
Raccontato in terza persona con un narratore che s’avvicina ad alcuni personaggi delle singole scene mostrate proponendone così voci, occhi e percezioni, il lettore può facilmente lasciarsi accompagnare da questa storia proposta sin dall’introduzione come particolarmente aderente a una realtà che l’autrice ha vissuto direttamente: “Maledetto il ventre tuo è ispirato a una vicenda vera che l’ha vista coinvolta personalmente. Per il rispetto del segreto professionale, non sono indicati i luoghi in cui si svolge la storia.”
 
Come già anticipato, è una storia che si macchia di scuro più d’una volta, tra percezioni, ipotesi e introspezioni: il lettore non ha scampo, è di questo che si tratta, delle pieghe meno esposte della natura umana, di quelle che tendenzialmente non si nominano volentieri e che alimentano sottilmente la suspense.
 
Giulia percepì dentro di sé un sentimento oscuro che non sapeva decifrare. Di trasgressione, forse.
«Devo scappare adesso, ho udienza davanti al giudice civile» disse Bini. «A molto presto» aggiunse, con ostentata sicurezza.
Accelerò il passo in direzione dell’ascensore centrale dove la gente si stipava come sardine.
(pag.42)
 
Un narrare che non risparmia procedure mediche e legali, dinamiche investigative e dialoghi come elementi dello stesso narrare, necessari a fornire informazioni sulla storia quanto sui personaggi, e i tratti specifici. In particolare le dirette voci dei personaggi, i dialoghi più o meno articolati o nudi botta e risposta, sono elementi continuativi, che accompagnano e definiscono precise scelte autoriali (annotazione personale: un certo uso dei tre puntini di sospensione che tendono all’eccesso).
 
Pur dosando consapevolmente ingredienti di genere, s’avverte un certo realismo tra sentimenti, legami, e sviluppi. Non ci sono – insomma – vere e proprie ‘figure bidimensionali’ a scimmiottare registri e personaggi prevedibili seppure tra medici legali, commissari, vittime e carnefici i ruoli tendono per necessità ad appiattire e favorire etichette anche nel lettore.
 
La scelta di pubblicare con pseudonimo, giustificata da necessità professionali o (anche) scelta consapevole di marketing, personalmente non suscita alcuna reazione in me, nella misura in cui ho vissuto questa storia per ciò che mi è arrivato, senza particolari condizionamenti né necessità di aderire o polemizzare su altri aspetti dell’edizione.
 
Complessivamente è innegabile l’attenzione e la cura con cui vengono proposti fatti e logiche legati alle violenze sulle donne, o comunque verso soggetti più indifesi non soltanto per convenzione ma anche per evidenza pratica ed effettiva. C’è il tentativo di sottolineare un aspetto meno ‘ghiotto’ per le ordinarie medialità ovvero quei fatti delittuosi su donne anziane considerate ‘vittime silenziose’, poco interessanti – forse – perché più prossime alla morte che alla vita. Eppure il punto forte di questa storia, a mio avviso, sta proprio nelle dinamiche classiche del macro genere “omicidi-indagini-svelamenti-colpevole” laddove la narrazione è attenta a utilizzare strumenti e strutture in favore del necessario pathos, dell’empatia progressiva mano a mano che s’inspessisce la conoscenza dei personaggi quanto nel gioco sottile ad alimentare suspense e zone d’ombra. Nel corso della lettura si evocano alcune dinamiche che al lettore possono diventare familiari associandole a serialità televisive come Criminal Minds (in piccola parte anche Law and Order escludendo il rigido schema narrativo della serie, o Senza Traccia e Cold Case per logiche investigative e approcci empatici e di approfondimento tra passato e presente) e diversi altri prodotti televisivi esteri fondati sullo studio e l’analisi del crimine, delle menti criminali, delle dinamiche investigative anche estreme, le serialità o comunque i delitti efferati, crudeli con indizi sparsi e puzzle incompleti.
 
Un’ultima osservazione rispetto alla scrittura di donne su donne: ‘Maledetto il ventre tue’ non soddisfa un certo tratto ‘lieve’ – diciamo ‘delicato’ - che pare rendere riconoscibile in diverse storie la c.d. letteratura femminile o ‘rosa’, nella misura in cui non si lascia spazio all’immaginazione nelle scene specifiche, specialmente in quelle cruenti e dalle tinte forti. L’autrice non usa metafore o similitudini, descrive con precisione decisamente chirurgica senza scontare nulla a nessun personaggio e ad alcun tipo di tratteggio più in sintonia con alcuni autori di genere e storytelling del piccolo e grande schermo.
 
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Vittoria Monforte è uno pseudonimo.
 
‘Maledetto il ventre tuo’, VandA Epublishing, Ebook, prima edizione digitale del Febbraio 2014, Euro 3,99
 
La scheda del libro dal sito dell’editore.
La pagina Facebook.

Barbara Gozzi, Giugno 2014

ISBN/EAN: 
9788898475476

Commenti

[Monforte - Maledetto il

[Monforte - Maledetto il ventre tuo] Scrive Barbara: "È una scrittura fortemente visiva, ricca di dettagli, aggettivi, contesti a delineare - durante la lettura - scenari, dialoghi, alternanza di inquadrature, con personaggi che entrano ed escono a svelare gradualmente il mistero atteso – che sottilmente solletica il lettore – verso risoluzioni più o meno sorprendenti. La scrittura è scorrevole, i termini usati tendono a tratti al registro basso, cercano la rapida comprensione, non c'è ricerca linguistica."

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