SOTTO IL TITOLO NIENTE
Tre metri in fondo sono una distanza colmabile, ovvero non insuperabile.
Anche se fossero al di sopra delle nuvole ed oltre.
Sono e rimangono una misura ed una dimensione umana.
Tre metri.
Non so francamente come a volte la suggestione di un titolo per un romanzo o per un film possono trarre così in inganno.
Perché in questa epopea di sapore pubblicitario, ammantata di innervature prettamente accattonanti, senza nerbo né succo rinchiusa in un Gran Raccordo Anulare mai così amebico e senza traffico nell’anima, beh, anni luce separano lo scritto da un capolavoro. Che l'idea di capolavoro sia opinabile, direi, siamo d'accordo. Ma.
Ma il messaggio è importante. Lo stile è decisivo. La struttura è edificante. Parliamo di fondazioni imprescindibili di e per un romanzo.
Provo a farmene una ragione con Babj e Step, i due protagonisti di questo (diciamo) romanzo, due adolescenti come tanti, più di tanti, eppure privi di sangue nelle vene, quasi fossero stati risucchiati da un vampiro del conformismo.
Perché la storia è tutta qui. Banalissime schermaglie di due bamboccetti siliconati, in balia degli ormoni, telenovellizzati quanto basta per dare spazio e ragione a 318 pagine.
" Lei rimane in reggiseno e mutandine. Lui la bacia tra il collo e le spalle, accarezzandole i capelli, le sfiora il seno, la piccola pancia liscia. Poi si tira su e guarda
(....)
--Ero sicuro che avresti scelto questo completo". (1)
Ecco, completo. Libidine e tensione, massima attenzione. Ci si preparara a . Ci si aspetta qualcosa.
Nulla. Tutto diventa melassa, miele e zuccherificio.
Nella letteratura di tipo mid-cult (2), abbiamo intreccio di tipi consolatorio, trama che deve risolvere i nodi e si consola, ci consola. Ed il finale, rigorosamente, di ogni singola pagina, deve finire come esatttamente ognuno desiderava che finisse. Qualunque problematica è dissipata nella certezza che l'ordine precostiutito, legislativo o morale che sia, possa comunque sopperire alla mancanza di azione e reazione.
Federico Moccia è definito come un nuovo autore di culto.
Deve essere il culto per ammazzare la letteratura, uccidere la poesia e soprattutto rendere religione di stato la più bieca e cieca banalità. Mi assumo la responsabilità morale e storico critica delle mie asserzioni.
Interrogo Step.
INTERROGAZIONE
Ok Step, ti confesserò, dalla prima all’ultima pagina assomigli ad un cavaliere medievale, principe poco principesco ma principale protagonista maschile in questa saga di bori e squinzie che cavalca maestosamente la sua moto da so- tanto- figo come se fosse Furia il cavallo del west.
"Pollo e Step salutano, poi mettono la prima. Pollo sgassa...e dà gas facendo una pinna" (3)
"Pinna" termine gergale, contribuisce a quello che si definisce uso improprio, od abuso, di stilemi già preparati (4).
Ma non riesco a provare un brivido, un’ebbrezza, un saliscendi o un’impennata.
L'analisi dei contenuti non è pericolosa, è sconcertante. Non si trovano.
Perché mio caro Step?
Perché in svariate centinaia di pagine non metti mai benzina, né alla moto né ai tuoi sentimenti da Candy Candy versione androgina, se fossi Moretti ti urlerei contro “fa qualcosa, di destra di sinistra, di centro, ma facci vivere qualcosa, due metri di strada, una curva di emozionale ... “.
Nulla.
E dire che sei fortunato Step.
Hai denari per mangiare e bivaccare in questa Roma spenta come uno stereo rotto, e puoi scorrazzare per giorni e notti senza che nessuno freni la tua predestinazione ad essere figo qui e per sempre.
Non amo la violenza, ma ho sperato vanamente di vederti almeno un graffio, anche se sei Ursus da Torpignattara, ma insomma, dai, un pugno ricevuto… dai, fatti qualche graffio, sarai duro e puro lo stesso, promesso.
Bello e impossibile, impossibile da leggere, impossibile da credere.
Io non ti credo Step.
Perché?
Perché sì. Non sono medico, ma desidererei conoscere il tuo encefalogramma.
Lo immagino piatto. No, non sei stupido. Magari sei intelligentissimo.
Perché sei banale, assente, non esisti, solo per questo.
INTERROGAZIONE (bis)
Allora Babi vorrei almeno provarci con te... mia cara baby non va.
Non ci pensare nemmeno, a me.
"--Alla nostra libertà
Babi la corregge
:-Provvisoria....-- (5)
Ecco, il recupero del "tipico" , del rivoluzionario frustrato. E in pìù di sesso femminile. Il banale erto a icòna, i preventivabile assunto a dominante
Non mi scandalizzo, Babi, alla tua fame per magliette griffate, posso pure provare a ad ingurgitare a mozzichi e bocconi i tuoi ragionamenti piegati come una camicia stirata, le tue ossessioni da donna già fatta, inesorabilmente di sangue blu, upper class e senza grandi necessità vitali, ma per favore se ami gli U2 dimmi come si chiama quella canzone che canticchi. Già da lì avrei un sintomo di vitalità.
Perché messi lì così possono essere anche i Cugini di campagna o i Pooh ancora con Riccardo Fogli.
Non hanno vita questi tuoi rockettari e, per favore, questo non lo puoi fare, non ti sarebbe permesso in qualunque altro romanzo generazionale.
Là tutto è musica e la musica è tutto. Qui è solo un grigio sottofondo, un mero espediente per accattonarsi qualche lettura e suggerire goffamente l'idea di romanzo sulla contemporaneità.
Ne dovrei parlare ai tuoi, ma, già, loro basta che giochino a carte, non sentono, non vedono, non parlano, né con te né con nessuno, sono il silenzio fatto persona, anzi fatto macchietta, piccole macchie di inchiostro tirate su dalla scrittura opaca di Federico Moccia, il tuo pallido inventore.
Oh, certo, hai un bel segreto.
Riesci a metterti la divisa da collegiale degli anni sessanta e a presenziare a scuola quando in realtà trascorri notti fuori che durano più o meno una settimana...ma in queste esplosioni di vita stile alternativo ti perdi e non ti ritrovi più.
Ad esempio le corse su moto per vie come l’Olimpica le facevano su Easy rider e sul finire degli anni sessanta, ora no, ci sono altri circuiti, altre voglie, altri modi di perdere tempo convinti che il tempo prima o poi ti ritroverà.
Crescerai un giorno, Babi?, Speriamo. Anche a te prescrivo cure e sarei quasi ansioso di avere il tuo ultimo elettrocardiogramma, per una conferma.
Darebbe assenza di segnale, assenza di cuore, perché ami senza sussulti, senza rabbia, senza calore.
Sei un'innamorata al sapore di polistirolo e, mio dio, sei appena un' adolescente.
SCONCLUSIONI
Testo perfettamente didascalico, assolutamente rassicurante, ottimo anestetico per il cervello e la sete di conoscere e la fame di emozioni.
Una epica sdolcinata, un "On the road" de noantri, "poca" e quasi sciatta. Eppure ormai un cult generazionale, con ristampe varie ed eventuali e addirittura una versione filmica peggio del romanzo.
Ma qui di giovane c’è poco o niente, di sogno o sognante, di vibrante c’è solo il titolo.
Su questo romanzo ho letto di tutto. Ho capito che la madre del delirio commerciale è sempre in cinta.
Anche che è presentato come fedele ritratto della gioventù di oggi.
Bene. E' la prima volta in vita mia che ho adorato sentirmi invecchiato.
La prima e l'ultima, caro Moccia.
NOTE
Si sconsiglia vivamente qui F. Moccia, "Tre metri sopra il cielo", Feltrinelli
In rete anche su un paio di blog innominabili quale esempio della "reazione" dei vecchi..E anche una serie di commenti perfettamente in linea con le tesi delineate. So it's the world.
(1) Federico Moccia, "Tre metri sopra il cielo" pag. 77
(3) Federico Moccia, "Tre metri sopra il cielo" pag. 97
(4) non si rimprovera la cultura di massa, dotata e ormai appagante per segmenti di rara profondità culturale. Si "rimprovera" al mid cult di sfruttare ed usufruire di terminologie d'avanguardia e presunta tale al fine di usurarle. Il Dibattito sulla questione prende spunto da Umberto Eco "Apocalittici ed integrati", Bompiani, 1994 (prima edizione 1964).
(5) Federico Moccia, "Tre metri sopra il cielo, pag 117
Commenti
ammetto che è mi è costato il tags "letteratura". Ammetto che non è proprio come le altre. Confesso che mi andava di mandarla qui lo stesso :-)
Di vibrante c?è solo il titolo.
Ah i titoli, sono trappole tremende. Ci casco spesso.
(2) anche io. Nei titoli, dico :-)
A proposito di titoli lungimiranti, rifletterei sul fatto che in casa del nostro Franchi, c'è un libro dal titolo: "L'arte di rimorchiare".
:-) mica vorrai insinuare, spero, mio caro Ry. Se rimorchia Moccia, da domani sono in festa :-)
Non ci sprecherei Nemmanco una parola su stò libro. Però tu lo hai fatto bene. E ti perdono :)
il solito snob, Caraffa. Tze.
"l'arte di rimorchiare"? Quello di Schopenhauer, si. ;)
"Deve essere il culto per ammazzare la letteratura, uccidere la poesia e soprattutto rendere religione di stato la più bieca e cieca banalità".
godo vivamente nel leggere tali stroncature. La storia di come mai io abbia letto il libro in questione stava nel forum tempo fa e la sanno quasi tutti, in ogni caso non tolleravo le frasi minime, quel'andatura a singhiozzo e poi i contenuti....aaaah! da collasso. É una schifezza, e il film pure.
Spero ci sia intenzionalità - diabolica - in quello che questi giovani blockbusters italiani stanno facendo alla letteratura e all'editoria italiana. Spero che ci sia la coscienza del pugnalatore. Sarebbe almeno dimostrazione di carattere, da parte di Moccia, Ammaniti & co.
Troppe parole, perfino, per questa operazioncina commerciale, né più né meno. Io sono dell'idea che è meglio non parlare che parlar male. Totalmente in sintonia con il pensiero di Castronovo.
11. Troppe parole? no, perchè altrove ( su ciao) ho assistito a commenti indecenti sulla faccenda (cui non ho replicato per bon-ton). E' qui fra voi, l'opinione, per non dimenticare :-)
10. Non c'è intenzionalità, ma soldi. Oddio, non è il primo e non sarà nemmeno l'ultimo. Qui volevo solo simpaticamente lasciare la mia su una pessima lettura, su cui io ero andato alla cieca e con molto entusiasmo, giuro. Non sapevo, non immaginavo, non. Vi assicuro che le banalità veicolate sono di livello peggiore dell'infimo e con stilistica che rimanda invece a grandi classici del genere. Operazione niente male.
... forse, sarebbe meglio ricordare "l'arte di insultare" in questo contesto... (gh gh gh)
io ho letto, solo, "l'arte di ottenere ragione", di schopenhauer, dico. (mi è stato, doverosamente, regalato!) non credevo si fosse interessato anche di "rimorchio". ; ) devo recuperare, assolutamente! prima che mi resti da leggere solo "l'arte di invecchiare". (manca poco).
(Ryo allude a un suo antico dono, nessun messaggio criptato, era davvero un libro che mi ha spedito:) ).
http://www.lankelot.eu/?p=725 intanto la oldie;)
"un Gran Raccordo Anulare mai così amebico e senza traffico nell'anima" > puoi gridarlo, e a gran voce.
"Moccia è definito come un nuovo autore di culto.
Deve essere il culto per ammazzare la letteratura, uccidere la poesia e soprattutto rendere religione di stato la più bieca e cieca banalità. Mi assumo la responsabilità morale e storico critica delle mie asserzioni".
ti quoto e ti approvo.
"Testo perfettamente didascalico, assolutamente rassicurante, ottimo anestetico per il cervello e la sete di conoscere e la fame di emozioni.
Una epica sdolcinata, un "On the road" de noantri, "poca" e quasi sciatta. Eppure ormai un cult generazionale, con ristampe varie ed eventuali e addirittura una versione filmica peggio del romanzo.
Ma qui di giovane c?è poco o niente, di sogno o sognante, di vibrante c?è solo il titolo.
Su questo romanzo ho letto di tutto. Ho capito che la madre del delirio commerciale è sempre in cinta.
Anche che è presentato come fedele ritratto della gioventù di oggi.
Bene. E? la prima volta in vita mia che ho adorato sentirmi invecchiato".
Ecco. e tu pensa che questo libro circolava a Roma Nord da un decennio, con relative risatine querule e sommovimenti ormonali di adolescenti che si riconoscevano in: e per tutti noi, era restava rimaneva sarebbe rimasto... MERDA. Ma romantica, e adolescenziale. Poi a un tratto Feltrinelli s'assume l'onere di ripubblicare il libro del figlio di papà. Quando per molti era chiaro che doveva restare quel che era: una pubblicazione a pagamento, una stampata tipografica. L'Italia è sordida e triste, di invidie e gelosie non ne mancano mai: ma credimi, non solo non trovo plausibile che nessun Letterato senta invidia nei confronti di quell'uomo... ma mi spingo a dire che Moccia rappresenta la feccia e la mediocrità di questa nazione, berlusconiana o prodiana e sempre corrotta e qualunquista e becerona. Moccia e Ammaniti devono vivere scrivendo libri che leggono in 500mila. E come loro parecchi altri. Benedetta sia l'ombra e l'oscurità in quest'epoca e in questa generazione ostile all'intelligenza, all'arte e alla bellezza. I simboli del fallimento delle nostre culture - in Letteratura - sono chiari. La Storia della Letteratura li seppellirà, flatulando.
Passo e chiudo, sulla questione del Moccioso non intendo mai più dire una parola. Che scriva e che sia letto.
oh. ummm. visto che state controllando tutti i pezzi. vi segnalo, in questo, alcuni refusi.
nella prima citazione dal libro "le sfiora i(l) seno".
nella prima riga sotto la stessa citazione c'è uno spazio di troppo: "ci si prepara a ."
due righe sotto "nella lettaratura" invece di "nella letteratura di tipo mid-cult". tre righe più giù "nell'ordine precostiutito" invece di "precostituito".
nella Interrogazione (bis), dopo la prima citazione, seconda riga, manca una "l": "i() preventivabile assunto a dominante" e manca anche il punto alla fine.
nella riga sotto, alla fine, "posso pure provare a ad ingurgitare".
ultima frase dell'interrogazione bis, il rigo finisce con un apostrofo...sigh...
ora commento il pezzo, eh.
sto ascoltando The Racounters. Loro sì. Imbevuti di anni '60 e '70, splendidi rivisitatori musicali, intelligenti. Ironici al punto giusto. Sul Moccia. Ho visto una mia amica con l'ultimo suo libro. Ha detto che per l'estate va bene. Si legge col cervello off. Anche con piacere, ecco. Eppure.
Continuo a credere che non è lo stimolo a leggere che manca, ma il fatto che informarsi sui libri occupa tempo, e allora ci si lascia andare alle pubblicità. Così.
Di oggi la notizia che in un paese hanno intitolato un Largo ad una trasmissione tv, la trasmissione tv che stronca un personaggio letterario, un personaggio di Collodi. ecco, l'ho detto. Largo Lu...ARGGGGGHHHH!!!!!
E dire che.
Deprimente, mi deprimo....
Quando Marcuse, ne "L'Uomo a
Quando Marcuse, ne "L'Uomo a una dimensione", scriveva che la cultura di massa aveva avuto come effetto quello di inserire l'arte- che storicamente era una cosa "altra" rispetto alla realtà -all'interno della società undimensionale aveva perfettamente ragione. E questa 'opera' ne è la perfetta dimostrazione. E' il ridurre la cultura e l'arte ad un prodotto commerciale, alla stregua di un detersivo e di una merendina. E, per quanto riguarda i libri di Moccia, anche il livello qualitativo è quello di un detersivo.
Fossero solo i libri e film
Fossero solo i libri e film di Moccia. Stando al cinema italiano, la maggior parte - purtroppo - ha questo tipo di respiro.