Mishima Yukio

Il mio amico Hitler

Autore: 
Mishima Yukio

Racconto decadente dell’ascesa di Hitler

Henry Scott Stockes nella bellissima biografia Vita e morte di Yukio Mishima (Lindau) spiega come l’innato gusto decadente del grande scrittore giapponese si manifesta fin dagli anni dell’adolescenza e si sviluppa nei racconti giovanili, dove egli elaborerà il concetto di "teatro di omicidi”, un’elucubrazione fantastica che più tardi avrebbe descritto in Confessioni di una maschera. Anche nel suo lavoro teatrale Mishima unisce la penna e la spada per esaltare la sua più sfrenata fantasia estetizzante.

Il mio amico Hitler è il dramma che nel 1968 Mishima scrisse per mettere in scena le ore precedenti alla notte dei lunghi coltelli. Sono le sue stesse parole di accompagnamento a spiegarci la seduzione ideale di una scrittura che non si allontana mai dagli abissi di un’estetica che nella sua opera tenderà sempre al raggiungimento della bellezza suprema. "Spesso mi si domanda quali siano state le mie intenzioni nello scrivere oggi di Hitler. In verità se avessi voluto scrivere su di lui non mi sarebbe bastato un romanzo, e neppure due. Il problema Hitler si ricollega da un lato all’essenza stessa della civiltà del XX secolo, e dall’altro agli oscuri abissi della natura umana”.

Dopo una lunga assenza torna in libreria Il mio amico Hitler (Guanda, pagine 128, euro 12,50).

La storia è ambientata a Berlino nel 1934. Il presidente von Hinderburg è in fin di vita e Adolf Hitler, che ricopre già la carica di cancelliere del Reich, progetta di assumere il potere per instaurare la dittatura. Per raggiungere questo scopo il Führer ha bisogno del sostegno militare dell’esercito e dell’appoggio del potere economico degli industriali che chiedono in cambio lo scioglimento delle truppe d’assalto e al’eliminazione dell’ala sinistra del partito.

Mishima ricostruisce i momenti che precedono la notte dei lunghi coltelli dando voce ai protagonisti: Ernest Rhöm, capo delle truppe d’assalto, e Gregor Strasser che cerca invano di convincere il primo dell’oscuro complotto che sta per travolgere i suoi uomini. La melma immorale del potere politico con i suoi compromessi e i suoi retroscena rivoluzionari sono al centro della narrazione di Mishima, che racconta questo scontro interno al nazismo il cui compiersi cambiò radicalmente il volto del governo hitleriano.

Tralasciando ogni giudizio morale, Mishima mostra interesse per il personaggio Hitler che in una sola notte riuscì a stroncare l’estrema destra e l’estrema sinistra consolidando una regola ferrea della politica che deve seguire la via del centro. Entrando nella tempesta della storia, Mishima articolerà il suo pensiero sul dittatore tedesco, che non è affatto semplicistico.

“Molti mi hanno domandato: – scriverà il grande scrittore giapponese – “Perché Hitler ti piace a tal punto?”,ma l’aver scritto un dramma su di lui non significa necessariamente amarlo. Francamente io nutro un interesse per il personaggio Hitler, ma alla domanda mi piace o non mi piace, posso rispondere solo negativamente. Hitler era un genio politico, ma non un eroe. In lui sono totalmente assenti la limpidezza e la radiosità essenziali in un eroe. Hitler è un personaggio cupo come il XX secolo”.

Scrive Henry Scott Stockes nella sua biografia che Mishima non esalta né denigra Hitler, e nemmeno definisce le peculiarità caratteriali del dittatore tedesco. Lo scrittore vede nella notte dei lunghi coltelli un’operazione strettamente tecnica, intimamente connessa alla lotta per il potere. La sera della prima, che ebbe luogo a Tokyo il 19 gennaio 1969, l’autore distribuì una nota al pubblico presente: “Mishima, il pericoloso ideologo, dedica un’ode perversa al pericoloso eroe, Adolf Hitler”.In realtà il grande scrittore voleva lanciare un preciso messaggio politico destinato principalmente alla neutralità degli intellettuali giapponesi di sinistra. Ma con questo dramma voleva dimostrare anche un’altra cosa importante. La perversa neutralità del potere può condurre agli sbocchi più imprevisti. “Nella veste del potere ci sono sempre dei punti nelle cuciture attraverso cui si insinuano le pulci. Non esiste un potere simile a un cappuccio senza cuciture né strappi,che nessuno possa lacerare”.

La tragedia politica si consuma, nel secolo delle ideologie, attraverso personaggi cupi come l’Adolf Hitler di Yukio Mishima, che sapeva di essere come una tempesta che tende tenacemente alla distruzione. Questo è il suo destino che ha reso spettrale un’epoca intera.

BREVI NOTE

Yukio Mishima nasce a Tokyo nel 1925. Raggiunge il successo con “Confessioni di una maschera” (1949), per poi scrivere, nell’arco di tempo che va dal 1949 al 1970, una quarantina tra romanzi, opere per il teatro, saggi e racconti. Tra quelli di maggior valore si ricorda la tetralogia de “Il mare della fertilità” (Neve di primavera, Cavalli in fuga, Il Tempio dell’alba, Lo specchio degli inganni 1965-1970), “Sete d’amore” (1950), “L’età verde” (1950), “I colori proibiti” (1951-1952),“Il padiglione d’oro” (1956), “Dopo il banchetto” (1960), “Madame de Sade” (1965), “La voce degli spiriti eroici” (1966), “Lezioni spirituali per giovani samurai” (1968-1970). La prima, in particolare, riflette l’umiliazione del Giappone e la progressiva, ma inesorabile, perdita della sua tradizione (anima). Il rimedio contro questo male che lo avvolgeva lo trova nella via del Bushid?, fondando poi nel 1968, unitamente ad un gruppo di studenti, la società paramilitare chiamata “Società dello scudo” (Tate no kai). Fallisce nel tentativo di scuotere il Quartier generale delle forze giapponesi di autodifesa, esortandoli a dar la vita per l’Imperatore, e, davanti alle telecamere, si dà la morte il 25 novembre 1970 mediante seppuku.  Un “conservatore decadente” lo definì Alberto Moravia, che lo incontrò in un viaggio a Tokyo.

Yukio Mishima, “Il mio amico Hitler”, Guanda, Parma 2009. Trad. di L. Origlia. 125 p., 10 euro

Nicola Vacca

(articolo pubblicato il 16 ottobre su Linea quotidiano)

ISBN/EAN: 
9788860881489

Commenti

Neo NICK!

A completare l'archivio Mishima, o quasi;)

L'ho visto con Movida alla Feltrinelli e ne abbiamo discusso insieme dopo il suo acquisto, ero sicura che ne avremmo letto qui su Lankelot e mi fa piacere l'archivio cresca.

1 - Eh, magari fosse vicino a essere completato. Non siamo nemmeno a un terzo;) In futuro qualche ulteriore contributo lo lascerò anch'io. Però mi appello a Movida per quanto riguarda la tetralogia della fertilità, che è forse la parte più importante dell'opera di Mishima: Neve di primavera, Cavalli in fuga, Il tempio dell'alba, L specchio degli inganni.

fantastico:)
Movidaaaa!

"esortandoli a dar la vita per l?Imperatore, e, davanti alle telecamere, si dà la morte il 25 novembre 1970 mediante seppuku"

beddu maccu.

"In lui sono totalmente assenti la limpidezza e la radiosità essenziali in un eroe"
I miei complimenti. Opera importante e significativa nella sua produzione, ampiamente discussa (leggasi criticata, perché ahimé non compresa). è stata una gioia scoprire questa chicca in riedizione fresca fresca di stampa. Ne avevo letto in altri testi e, quindi, ero molto curiosa di apprendere da me il suo vero pensiero.

Effettivamente inquieta il titolo ed il continuo riferimento ad esso nelle sue pagine, ma significativo il messaggio nascosto che voleva dare al Giappone, a se stesso, al confronto tra una nazione (la Germania) che si era ripresa totalmente ed il Giappone che doveva rimettersi in piedi. E poi il tradimento...vabbè vediamo se ne scrivo,ma a questo punto senza fretta. :)

3 e 1. avevo detto che avrei fatto in ordine cronologico per arrivare alla tetralogia che ha una posizione importantissima, ma non la ritengo esclusiva...è un percorso di maturazione quello di Mishima e lo comprendi libro dopo libro. Intanto ho già deviato il mio percorso grazie ad Angela, a presto con "Martirio", chicca avuta in
regalo per il mio compleanno.
Franco è ottimista sull'archivio Mishima...ne mancano ancora taaaaaaanti....ha ragione Leon. :P