Le parole di chi è caduto per difendere la verità, la giustizia e la democrazia, combattendo la Mafia, denunciando la segreta natura dell’alleanza tra Mafia e Stato, o tra logge massoniche e altro Stato, indagando sulle dinamiche di queste loro interazioni e sulle personalità implicate, nominando i responsabili – quale che sia il loro potere e il loro grado istituzionale – hanno un valore differente. Dovremmo soppesarle, assaporarle e interiorizzarle, pensando che quel sangue non è stato versato invano: che da ognuno di noi dipende che quel sangue fertilizzi il tempo nostro, rinnovandolo, che da ciascuno discende che quei nomi divengano paradigmi, e infine che a tutti si richiede il sostegno ai nuovi giornalisti d’inchiesta, coraggiosi sino alla follia: non rimangano isolati, loro e i loro editori. Non rimangano inascoltati.
Un giornalista caduto per difendere il suo popolo dalla peste della mafia e dal cancro dello Stato corrotto scriveva così: “Io ho un concetto etico del giornalismo. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità (…) impone ai politici il buon governo. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, e le violenze che non è stato mai capace di combattere”.
Si chiamava Giuseppe Fava, era giornalista e scrittore (oggi dimenticato, e non più ristampato), aveva fondato una sua testata – naturalmente, sparita dopo la sua morte – e combatteva la Mafia (Clan Santapaola) e indagava su una figura sulfurea come quella di Michele Sindona, e sull’abominio della P2.
Insegnava: “Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante....” – e stratificato.
Qui l’ultima intervista, rilasciata a Enzo Biagi.
La sua storia – e l’indagine sui depistaggi, la delegittimazione, le vicende processuali e via dicendo – è riproposta e sintetizzata dal coraggioso giornalista catanese Luciano Mirone ne “Gli insabbiati”: è una delle otto storie siciliane di giornalisti assassinati, sequestrati o suicidati. Delitti impuniti. Il libro nasce per ricordare Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato, Giuseppe Impastato, Mauro De Mauro, Beppe Alfano, Mauro Rostagno, Mario Francese e per insegnarci come si combatte la menzogna e la violenza: resistendo con intelligenza e tenacia, opponendosi alla volgarità della corruzione, impugnando il dubbio d’ogni fortuna e d’ogni potere come un’arma.
De Mauro, ex X Mas, indagava sul Golpe Borghese e sul caso Mattei. Spampinato, figlio di un partigiano, indagava sui legami tra neofascismo e contrabbando, e sulla morte dell’imprenditore Tumino. Francese stava scavando nei segreti di Riina. Cristina denunciava quanto accadeva a Termini Imerese. Rostagno, ex Lotta Continua, le collusioni tra mafia e politica locale, a Trapani. Impastato, figlio di un mafioso, extraparlamentare di sinistra, denunciava “Tano seduto” a cento passi da casa sua, sulle frequenze di Radio Aut, e per ciclostile. Alfano, già militante missino, aveva capito troppe cose della Massoneria e della Mafia. E del territorio.
La documentata inchiesta di Mirone – pregiata da una prefazione di Rita Borsellino, che ribadisce la centralità del ruolo dell’informazione nella ribellione sociale alla mafia – sintetizza quarant’anni di Sicilia, e di giornalismo coraggioso: denuncia la Mafia come braccio armato di un sistema vasto, e internazionale. L’opera, completa di puntuali riferimenti agli atti processuali, considera l’isola come una metafora dell’Italia: a partire dallo sbarco degli USA, passando per l’alleanza tra Stato e antistato, sino al caso Mattei e alle sue reali implicazioni e alle deviazioni massoniche. La sensazione di Mirone è che molte indagini siano state condizionate – rara l’assenza di anomalie investigative…se non post caduta del Muro - dal clima della Guerra Fredda. E così, tra chi è finito “suicidato”, come Cristina e Impastato, chi è stato rapito e non è più tornato indietro, come il fratello del linguista De Mauro, chi è stato ucciso in circostanze mai del tutto chiarite, ritroviamo pagine di storia e individualità esemplari: spesso poco note, miracoli cinematografici (cfr. “I cento passi” di Giordana) a parte, perché si trattava di sconosciuti cronisti di provincia; a volte, nemmeno professionisti. Cani sciolti con un fiuto micidiale.
Si staglia un giornale su tutti, per l’eccezionale contributo dato alla causa: “L’ora” di Palermo. Ma non mancano altri riferimenti notevoli, come “I siciliani” fondato da Fava – Mirone tra le firme. E si leggono tristi storie di redazioni che voltano le spalle ai colleghi morti, infangandone la memoria. Prevedibile, ma non meno doloroso.
È un libro di memoria e di domande: per la memoria e per le domande che non dobbiamo smettere di porci. È un libro da consegnare ai futuri iscritti all’Ordine, perché non dimentichino qual è la loro missione e il senso della loro attività; infine, è uno schedario da consultare negli anni, tracciando con pazienza e con cura la persistenza di certi nomi, di certi partiti e di certe obbedienze nella rovinosa decadenza della Nazione.
Consolerà i parenti di chi è caduto per onestà, e ricorderà alle nostre coscienze che con quei caduti abbiamo un debito. Si salda vivendo onestamente, e battendosi per le giuste cause. Non abbiate paura, sapete già riconoscerle. Saprete farlo sempre.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Luciano Mirone (Catania, 1961), giornalista e scrittore italiano. Attualmente (2008) dirige il periodico “L’Informazione” e collabora con la redazione palermitana de “La Repubblica”, con “Left-Avvenimenti” e “Nuova ecologia”.
Luciano Minore, “Gli insabbiati”, Castelvecchi, Roma 2008.
Prefazione di Rita Borsellino. Copertina e progetto grafico, Maurizio Ceccato.
Approfondimento in rete: Wiki / Archivio 900 / Girodivite su Giuseppe Fava / Ateneonline su Alfano
Gianfranco Franchi, Lankelot, giugno 2008.
Commenti
Un giornalista caduto per difendere il suo popolo dalla peste della mafia e dal cancro dello Stato corrotto scriveva così: ?Io ho un concetto etico del giornalismo. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità (?) impone ai politici il buon governo. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, e le violenze che non è stato mai capace di combattere?.
Si chiamava Giuseppe Fava, era giornalista e scrittore (oggi dimenticato, e non più ristampato), aveva fondato una sua testata ? naturalmente, sparita dopo la sua morte ? e combatteva la Mafia (Clan Santapaola) e indagava su una figura sulfurea come quella di Michele Sindona, e sull?abominio della P2...
Franco, una recensione necessaria. Come molte simili di questi tempi.
Io continuo a chiedermi come sia possibile che tutta questa informazione, tutte queste denunce, tutte queste testimonianze che non risparmiano nomi cognomi e indirizzi ancora non abbiano cambiato profondamente le cose.
Mi do un paio di spiegazioni: la gente non legge (o legge quello che vuole o legge e stordita com'è dalla fiction non è più in grado di ragionare di testa propria) o la gente non vuole sapere.
Guarda al suo personale tornaconto e chissene se il politico di turno è un colluso con poteri poco limpidi.
E finché ci sarà un intero sistema che ha i suoi evidenti vantaggi a tenere le cose così, e finché le coscienze resteranno assopite e imbonite da promesse e piccoli contentini... mi chiedo quante insabbiature ci saranno ancora.
Travaglio disse bene qualche settimana fa ad Annozero che chi lo querela non sono coloro che leggono i suoi libri...
Detesto i metodi di Grillo, ma è l'unico a gridare in piazza cose che - relegate tra le pagine scritte di denunce poco popolari - ancora troppo poca gente sa.
2. Travaglio, ne Il rompiballe, dice che per i suoi libri non ha mai ricevuto querela. Dice che i berlusconiani non leggono. Una provocazione, certo, però è sintomatico di quanto sia presa in considerazione la cultura dei libri da certa gente.
Il fatto che gli elettori berlusconiani non leggono è cosa che si può facilmente verificare, e non mi riferisco solo ai militanti o agli scherani eletti in parlamento.
Tempo fa nel forum ho postato un link ad un video con Ignazi e conferma le analisi: è un elettorato che in gran parte di politica sa poco o nulla e nulla vuole sapere.
Vota perchè spera nel miracolo di S. Silvio e si identifica in quella cultura, veicolata dalla tv commerciale, e che sonnecchiava da tempo nell'animo italico.
E poi lo vedo nel mio ambiente lavorativo.
I più accaniti berlusconiani sono coloro che, quasi con compiacimento, si definiscono disinformati di politica. Ed ovviamente leggono poco ma proprio poco.
Ave ragazzi. Una delle - tante - cose che mi hanno colpito nell'inchiesta di Mirone è la provenienza politica dei giornalisti (inclusi quelli che giornalisti non erano: come Impastato): è trasversale, e tendenzialmente "estrema": da destra o da sinistra. Se pensate che oggi entrambi gli schieramenti-blob hanno integrato quei partiti e quelle correnti avete chiara l'idea dell'impoverimento imposto alle antiche linee. A una soprattutto: quella giustizialista. Una tradizione nobile che NON deve spegnersi.
Tra l'altro, questa - a conferma di quanto dicevate - è la ristampa aggiornata e integrata di un libro pubblicato dieci anni fa. Sembra abbia circolato molto nelle scuole, e via dicendo. Io ammetto di non averne mai sentito parlare sino a poche settimane fa. In occasione di questa ristampa. E' chiaro che a livello mainstream non è esattamente passato...
direi rec. importante, chissà che venga letta anche in altri ambiti oltre questo. Colpisce anche me la provenienza trasversale dei giornalisti.
Per il resto, ovvio che in genere da noi non si legge o si leggono i libri sbagliati, ma sostanzialmente vedo una certa rassegnazione, l'interesse al proprio particulare in modo ottuso e la speranza nell'"uomo forte", che sarebbe poi Silvio, colui che dovrebbe portare ordine e sicurezza. Ecco interessa questo: sicurezza (per le persone,la casa, i beni, ecc.)e che il governo "agisca", decida.
La sicurezza che abbiamo - l'unica - è che c'è qualcuno più uguale degli altri che si sta divertendo a giocare al potere.
La storia sarà severa.
*
Hai ragione comunque. Questa strana parola, "sicurezza", così grottesca nell'epoca della precarietà e della flessibilità, così insensata da un punto di vista filosofico e letterario, è la keyword dei cervelli catodicizzati. Gliel'hanno impressa a fuoco, e nessuno sa bene cosa sia.
La sicurezza di essere derubati dalle persone giuste, questo si vuole. Si è detto che non è che bisogna contrastare tutti i ladri, no, ma solo quelli che non sono italiani. Certi discorsi sono proprio di questo tenore, preferisco che mi rubi un italiano. Mah. Io preferirei che non essere derubato, eh.
La sicurezza per le persone giuste, anche. Niente intercettazioni nei casi finanziari. Niente più casi Parmalat. Grazie. Niente più casi Santa Rita. Massimo periodo di tempo, tre mesi. Tre magistrati invece di uno per decidere sulle intercettazioni. Una intercettazione tre persone per valutarla. Bene, eh, ma non mi sembra uno snellimento delle procedure. O, aspetta, una "semplificazione".
Si vuole la sicurezza di poter essere ladri, questo si vuole.
Non sicurezza sul lavoro, sicurezza di un lavoro, etc. No.
Tutti ladri. Olé.
ah, jack black...
Jack Black, uno che la sapeva lunga.
Giocava un gioco che conosceva bene.
"È un libro da consegnare ai futuri iscritti all?Ordine, perché non dimentichino qual è la loro missione e il senso della loro attività; infine, è uno schedario da consultare negli anni, tracciando con pazienza e con cura la persistenza di certi nomi, di certi partiti e di certe obbedienze nella rovinosa decadenza della Nazione. "
Proprio vero Gianfranco un vademecum per le nuove generazioni di giornalisti. Mi ha fatto piacere ricordare questi grandi uomini che hanno fatto del proprio lavoro una missione.
Una testimonianza fondamentale in un epoca in cui la figura dei cronista d'assalto sembra definitivamente tramontata.
Mi viene in mente quando ancora liceale ebbi il privilegio di conoscere Giusy Marrazzo (il padre del Presidente della Regione Lazio). Ebbene in un incontro nell'aula magna del liceo raccontò che la camorra gli aveva fatto saltare in aria per ben tre volte la sua auto. Era un giornalista della Rai da sempre in prima linea. E disse che non avrebbe mai rinunciato alla propria vocazione e che non aveva una scorta solo perché lui non l'aveva chiesta.
Quanto a De Mauro e Fava ho letto molto sulle loro vicende e sono felice che questo libro torni a rendere loro il dovuto riconoscimento.
Grazie per la preziosa segnalazione. Un libro che non deve assolutamente mancare nella mia biblioteca.
Gian Paolo
Figurati...
saprai dirmi post lettura. Intanto grazie per la condivisione.
Lo sto leggendo adesso e devo confermare: veramente una bella lettura, inquientante ed appassionante.
Di questo libro ho promesso una recensione per quella rivista scientifica di cui ti avevo parlato e sicuramente per motivi editoriali non potrò "riciclare". Come purtroppo non ho potuto per altri miei contributi inviati in quella sede.
Se la pubblicherò comunque vi farò partecipi con dei link.
Sono libri importanti che meritano di essere diffusi ad oltranza.
So come sei e che persona sei, e mi aspetto grandi cose da quell'articolo. Aspettiamo il link con gioia.
Intanto, magari sul forum, vi lascio i link di altri miei articoli e recensioni. Mi pare giusto pubblicizzare la rivista, dove comunque qualche spunto interessante si trova sempre.
Alla prossima (ho visto che alcune mie recensioni di ciao, modificabili e - credo - adatte al sito, se depurate di riferimenti commerciali e cazzeggi tipici di quella community, ancora non ve le ho mandate. Rimedierò presto)
Ben fatto - su tutta la linea.
Grazie Lupo.
Aggiungo. Se la rivista ha - come immagino - un cs standard, con notizie su spirito, struttura e ambizioni del progetto, passamelo. Vedo di farlo circolare
Ti ho messo nel forum alcuni link utili per capire dove come e perchè.
Sicuramente ci sono delle regole, che, come rivista "scientifica", non permettono la libertà che - ad esempio - troviamo qui. Su Lankelot, nel rispetto reciproco (non senza qualche scazzo), siamo giustamente battitori liberi,con approccio anche giornalistico, polemico, pur nel rispetto di alcuni standard. Ma se si vuole contribuire con articolo inerente l'argomento del numero corrente e che poi può comunque ampliare il proprio curriculum, è qualcosa da tenere in considerazione. Per capire il tipo di contributi accettati, pubblicati, non c'è che da andare e leggere.
ben fatto.
Segnalo, a beneficio di tutti:
http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2380.msg17165
e grazie, amico.
Questa pagina, l'avevo persa. Averla recuperata, mi consente di cominciare meglio questo venerdì.
Io sono tra i poco informati, tra quelli che capiscono meno di zero riguardo a quanto ascoltano in fatto di mafia, politica ed attualità.
Proprio in virtù di questo mio handicap, ho un bisogno vitale di libri chiari e coraggiosi come quello di cui scrivi.
"È un libro di memoria e di domande: per la memoria e per le domande che non dobbiamo smettere di porci."
Devo leggerlo.
http://www.sintesidialettica.it/leggi_articolo.php?AUTH=19&ID=275
Questa pur breve recensione su "Gli insabbiati" l'avevo promessa a sintesidialettica e, pur con molto ritardo, ho rispettato l'impegno.
In quanto rivista scientifica online, con grandi ambizioni, non so quanto possa giostrarmi in un eventuale riciclaggio di contributi; non la vedo facile non ma vedrò comunque di chiarire la cosa.
Per il momento ecco un mio contributo seppur solo in forma di link.
"Gli insabbiati" è ottimo libro ed è giusto diffonderlo.
ottimo lavoro, Lupo.
Grazie di cuore per la condivisione.
(di solito, basta indicare la prima fonte: non fa male a nessuno, e noi stessi concediamo i nostri pezzi a seconde o terze pubblicazioni alla stessa condizione, nel web)
23. Concordo, ma nello specifico come "redattore" devo concordare una linea con chi tiene le fila del sito.
Proverò a vedere cosa fare.
Sarebbe interessante riuscire ad effettuare uno scambio di contributi. Sarebbe utile a tutti.
Ti saprò dire (anzi magari ne parleremo quando capiterò a Roma. Purtroppo per ora sono sempre venuto scappa e fuggi).
Volentieri. Assicura la mia disponibilità in tal senso;)
http://www.lankelot.eu/index.php/2009/03/09/impastato-peppino-redazione-...
REPUBBLICA
Svolta nel delitto Rostagno
ordini custodia per killer e mandante
Svolta nel delitto Rostagno ordini custodia per killer e mandante
Mauro Rostagno
PALERMO - Svolta nel delitto di Mauro Rostagno. La squadra mobile di Trapani ha eseguito due ordini di custodia cautelare per l'omicidio del giornalista e sociologo assassinato nel settembre del 1988. Mandante dell'omicidio, secondo i magistrati, il boss trapanese Vincenzo Virga, mentre l'esecutore materiale sarebbe Vito Mazzara, noto esponente mafioso di Trapani. Entrambi sono già detenuti per altri reati.
A dare impulso alle indagini è stata una perizia sui tre bossoli e tre cartucce inesplose provenienti dal delitto Rostagno. Reperti che sono stati messi a paragone con i dati di altri fatti di sangue avvenuti in provincia di Trapani. Identiche le modalità, in particolare l'impiego di un fucile semiautomatico calibro 12 e di un revolver calibro 38. Un filo rosso lega il delitto Rostagno con altri assassini: il duplice omicidio di Giuseppe Piazza e Rosario Sciacca, avvenuto l'11 giugno 1990 nel comune di Partanna; l'omicidio di Antonino Monteleone, commesso in contrada Marausa (Trapani) il 7 dicembre 1990; l'omicidio dell'agente di custodia Giuseppe Montalto, avvenuto il 23 dicembre 1995 a Palma, altra frazione del capoluogo di provincia. Tre omicidi con un solo colpevole: Vito Mazzara. Che adesso dovrà pagare anche per la morte di Rostagno.
A costare la vita al giornalista è stata la continua attività di denuncia che svolgeva attraverso la piccola televisione trapanese "Radio Tele Cine". Accuse continue che hanno scatenato la reazione della mafia.
L'omicidio di Rostagno, infatti, sarebbe stato quindi deliberato in seno a Cosa Nostra: "L'ordine di ucciderlo - sottolineano gli inquirenti - è stato dato dall'allora rappresentante provinciale Francesco Messina Denaro (morto ormai da anni, ndr) e il mandato per l'organizzazione e la materiale esecuzione è stato conferito a Vicenzo Virga".
Si arrivò così al 26 settembre 1988, quando Rostagno venne freddato in un agguato in contrada Lenzi, davanti l'ingresso della comunità terapeutica Saman in cui Mauro Rostagno operava e alloggiava. E verso la quale ci concentrarono i siospetti dopo l'omicidio. Una pista poi completamente abbandonata. Oggi autori e mandanti hanno un nome.
Indispensabile libro, che va ad aggiungersi ai tanti altri che, spero, determineranno presto un intensificazione della lotta dello Stato al cancro malavitoso. Lotta che dovra' consistere in primis (Di Pietro docet) nell'annullare del tutto le infiltrazioni mafiose e della fattispecie negli organi dello Stato.
Stretta di mano calorosa a Gianfranco e all'editore Castelvecchi.
Sergio
;).
[mirone-insabbiati-pippo
[mirone-insabbiati-pippo fava] su Nazione Indiana: http://www.nazioneindiana.com/2011/01/05/i-cento-padroni-di-palermo/