Millhauser Steven

Martin Dressler - Il racconto di un sognatore americano

Autore: 
Millhauser Steven

‭“‬Un tempo visse un uomo di nome Martin Dressler‭; ‬era figlio di un bottegaio e dal fondo delle sue origini modeste seppe scalare la vetta di una fortuna da sogno.‭ ‬Ciò accadeva verso la fine del secolo diciannovesimo,‭ ‬quando a ogni angolo di strada,‭ ‬in America,‭ ‬poteva capitare di imbattersi in comuni cittadini destinati a brevettare un nuovo tipo di tappo per bottiglia o un modello di lattina,‭ ‬a lanciare una catena di bazar,‭ ‬a vendere ascensori più efficienti e veloci o ad aprire l’ennesimo strabiliante magazzino dalle immense vetrine realizzabili grazie ai risultati ottenuti nella produzione di pannelli in vetro.‭ ‬Sebbene figlio di un bottegaio,‭ ‬anche Martin Dressler aveva in cuore un sogno e a lungo andare la fortuna gli concesse ciò che a pochi è dato perfino immaginare,‭ ‬vale a dire vedere il proprio sogno diventare realtà.‭ ‬Si tratta tuttavia di un privilegio temerario a cui gli dei rivolgono sguardi invidiosi in attesa di un solo passo falso‭; ‬quell’inezia che prima o poi trascina ogni cosa alla rovina.‭” (‬pag.7‭)

Così si apre il romanzo‭ “‬Martin Dressler‭ – ‬Il racconto di un sognatore americano‭” ‬dello scrittore statunitense Steven Millhauser,‭ ‬premio Pulitzer nel‭ ‬1997‭ ‬dedicato all’ascesa e alla caduta del figlio di un tabaccaio della New York alla fine del XIX secolo.‭

E‭’ ‬la storia di un ragazzo che sfiorerà il cielo per poi scomparire nell’anonimato sopraffatto dal sogno di un mondo perfetto.

Siamo negli Stati Uniti in piena espansione industriale,‭ ‬con l’Ovest ormai prossimo alla definitiva conquista,‭ ‬in una New York in subbuglio,‭ ‬fervida di costruzioni,‭ ‬innovazioni tecnologiche,‭ ‬meta prediletta degli emigranti d’oltreoceano.‭ ‬Un luogo magico non ancora fissato in quello skyline che tutti noi abbiamo stampato in testa,‭ ‬dai vasti spazi ancora non contaminati dai palazzi,‭ ‬dalle viscere pronte ad accogliere la metropolitana,‭ ‬l’orizzonte già solcato dalla sopraelevata,‭ ‬le strade colme di merce in vendita,‭ ‬botteghe,‭ ‬locali,‭ ‬pubblicità,‭ ‬tram,‭ ‬le prime automobili e che Steven Millhauser,‭ ‬con una prosa attenta ai particolari‭ (‬pagine e pagine di descrizione minuziosa‭) ‬ci restituisce come in un album fotografico o un gigantesco sussidiario letterario e di storia e d’acquisto.‭

Martin è un sognatore fin dai primi anni di vita,‭ ‬non gli basta la monotona vita della tabaccheria,‭ ‬non accetta un’esistenza ancorata al passato,‭ ‬è innamorato dei ritrovati tecnologici,‭ ‬delle invenzioni e brama anche solo di poter inserire nella tabaccheria di quartiere dei cambiamenti,‭ ‬seppur lievi,‭ ‬che permettano una crescita degli affari.‭

La sua ascesa sociale inizia con l’offerta di lavoro come fattorino in uno degli alberghi più noti di New York,‭ ‬il Vanderlyn Hotel,‭ ‬un’offerta che suo padre lo inviterà ad accettare senza tentennamenti:

‭“‬Quella sera Otto Dressler propose a Martin di accettare il posto di fattorino al Vanderlyn Hotel.‭ ‬Benché avesse tutti i numeri per diventare un sigaraio di prim’ordine,‭ ‬e anche se un giorno avrebbe ereditato la bottega,‭ ‬Otto voleva garantire al figlio l’occasione di migliorarsi.‭ ‬L’America non era forse la terra delle opportunità‭? ‬E il Vanderlyn Hotel non era forse un’occasione d’oro‭? ‬Certo,‭ ‬il negozio faceva discreti affari,‭ ‬ma le ore di lavoro erano tante e faticose,‭ ‬e la vita una lotta senza fine per pagare la pigione.‭” (‬pag.‭ ‬22‭)

E da quel giorno nulla sarà più come prima.‭ ‬Dotato di una straordinaria attenzione ai particolari e alla complessità di un sistema lavorativo,‭ ‬Martin comincia a sognare,‭ ‬i sogni occupano le sue giornate ma non sono sogni di ricchezza,‭ ‬di potere,‭ ‬no,‭ ‬lui sogna di costruire qualcosa di memorabile,‭ ‬qualcosa che non sia mai esistito,‭ ‬qualcosa che lasci il segno,‭ ‬che travalichi ciò che persino la mente umana è capace di comprendere.‭

“No,‭ ‬ciò che conquistava il suo interesse più profondo,‭ ‬ciò che giorno dopo giorno lo inchiodava a quel sogno ad occhi aperti,‭ ‬era il senso di una grandiosa,‭ ‬complicata struttura,‭ ‬un sistema ordinato,‭ ‬una macchina perfetta che radunava in sé tutta quella gente,‭ ‬un progetto ingegnoso,‭ ‬una specie di idea,‭ ‬come una caldaia a vapore,‭ ‬o un ponte sospeso.‭ ‬Ma un ponte,‭ ‬una caldaia,‭ ‬possono essere definiti idee‭? ‬Nel calore luminoso dell’atrio i pensieri di Martin si facevano confusi,‭ ‬come se fosse precipitato dentro una visione,‭ ‬e con un intimo scuotere la testa si costringeva allora a fissare lo sguardo sulla solida gamba di un tavolino,‭ ‬su una sputacchiera di bronzo,‭ ‬su un bicchiere vuoto,‭ ‬duro e trasparente,‭ ‬abbandonato accanto a un giornale chiuso.‭ ‬In questo modo Martin trascorse il suo quindicesimo anno.‭” (‬pag.26‭)

Il suo spirito di iniziativa,‭ ‬il suo essere sempre un passo avanti rispetto agli altri,‭ ‬gli permetterà di scalare l’organigramma dell’hotel fino a raggiungere la posizione di segretario personale del direttore e a comprendere i meccanismi che regolano la vita di un albergo,‭ ‬le aspettative dei clienti,‭ ‬tutte informazioni che gli saranno indispensabili per le sue creazioni future.

‭“‬Gettandosi nei nuovi impegni che lo portavano lontano dalla vita dell’atrio,‭ ‬ma lo avvicinavano ai meccanismi interni dell’hotel,‭ ‬Martin aveva talvolta la sensazione di essere guidato da forze amiche verso un destino che tali forze avevano in serbo per lui.‭” (‬pag.53‭)

E da allora la sua ascesa sarà senza fine:‭ ‬con un’abile mossa aprirà dei ristoranti esterni all’albergo e i guadagni saranno sempre più elevati tanto da dargli persino la possibilità di rifiutare l’offerta di vicedirettore dell’Hotel,‭ ‬pronto ormai com’è a spiccare il volo verso il sogno di una vita.‭

Riuscirà persino a comprare un ormai obsoleto Vanderlyn Hotel e lo rivoluzionerà completamente:

‭“‬E immediatamente vide:‭ ‬giù,‭ ‬nell’oscurità impenetrabile del sottosuolo,‭ ‬una dinamo immensa ronzava.‭ ‬Sopra vi era un alveare sotterraneo di negozi,‭ ‬con luci elettriche e caloriferi a vapore,‭ ‬e sopra i negozi,‭ ‬un parco sotterraneo o un giardino che ospitava una specie di teatro.‭ ‬Al livello del terreno,‭ ‬si dispiegava un atrio immenso:‭ ‬porte di ascensori si aprivano e si chiudevano nel continuo via-vai della gente,‭ ‬suonavano campanelli,‭ ‬il cigolio delle valigie si mescolava al tintinnio di mille chiavi e allo squillo dei telefoni in un labirinto di stanza,‭ ‬una dentro l’altra a perdita d’occhio.‭ ‬Sopra l’atrio si ergevano due piani di sale aperte al pubblico,‭ ‬seguite dalle camere private,‭ ‬piano dopo piano,‭ ‬sempre più in altro,‭ ‬una metropoli verticale,‭ ‬una torre bianca,‭ ‬un fiore d’acciaio‭ – ‬un continuo andirivieni di ascensori,‭ ‬dalla vetta avvolta nelle nuvole giù,‭ ‬fino all’oscurità dove l’enorme dinamo ronzava.‭” (‬pag.152‭)

Lavorando fino a sedici ore al giorno‭ (‬con un matrimonio sbagliato ma logica conseguenza della sua inettitudine ai rapporti sentimentali‭) ‬e accompagnato nelle sue imprese senza precedenti da Rudolf Arling,‭ ‬un immigrato di origini austriache e preposto alla trasformazione dei sogni in realtà materiale,‭ ‬e da Harwinton,‭ ‬uno spregiudicato ragazzo addetto alla pubblicità,‭ ‬Martin si getterà nel suo sogno senza precedenti:‭ ‬il Grande Cosmo,‭ ‬l’albergo-città,‭ ‬capace di vivere come mondo a sé.‭ ‬Un luogo imponente da dove,‭ ‬una volta entrati,‭ ‬non sarebbe più stato necessario uscire.‭ ‬Un luogo delle meraviglie,‭ ‬con decine di piani sotterranei,‭ ‬abitazioni,‭ ‬teatri,‭ ‬negozi,‭ ‬stanze,‭ ‬attori,‭ ‬riproduzioni fedeli.‭ ‬Un mondo di fantasia trasportato nella vita di tutti i giorni.‭ ‬Un rifugio dalla noia,‭ ‬dalla stanchezza,‭ ‬dalla fatica,‭ ‬dal dolore,‭ ‬capace di esaudire tutti i desideri corporali e spirituali.‭ ‬Un paradiso in terra tanto simile ai moderni supermercati,‭ ‬alle città outlet sorte nelle periferie delle grandi città,‭ ‬ai villaggi turistici divenuti ormai per molti i soli luoghi dove rinchiudersi per conoscere il mondo.

Un luogo perfetto nella sua assoluta mancanza di umanità. Ed è per la sua mancanza di umanità che il Grande Cosmo apparirà ai possibili avventori,‭ ‬ai curiosi,‭ ‬agli stessi dipendenti come invivibile,‭ ‬come indigesto,‭ ‬come fallimentare e trascinerà nel baratro un Martin poco più che trentenne e la fine del suo sogno americano così messo alla berlina in queste pagine.‭

Quando il sogno diventa costruzione perfetta non è più un sogno.

Straordinaria sarà la sua uscita di scena che l’autore tratteggia come se fossimo noi stessi a vivere un sogno andato in fumo e come Martin fa nelle ultime pagine anche noi usciremo in punta di piedi da questo straordinario romanzo,‭ ‬ahimè passato senza lasciare traccia in Italia,‭ ‬capace di riconsegnarci una speranza nei sogni che custodiamo dentro di noi ma solo in quei sogni che comprendono l’uomo,‭ ‬la sua voce,‭ ‬i suoi problemi,‭ ‬i suoi dolori,‭ ‬in quei sogni che non vogliono trasformare il mondo in un simpatico gioco di specchi dove gli uomini sono semplici comparse destinate inevitabilmente a soccombere.

Edizione esaminata e brevi note:

Steven Millhauser (New York, 1943), scrittore americano. Esordisce col romanzo "Edwin Mullhouse: The Life and Death of an American Writer 1943-1954, by Jeffrey Cartwright" nel 1973.

Steven Millahuser, "Martin Dressler - Il racconto di un sognatore americano", Fanucci Editore, Roma, 2004. Collezione immaginario. Titolo originale "Martin Dressler - The Tale of an American Dreamer", 1996. Traduzione di Susanna Basso. Postfazione di Alberto Rollo. 

Sul web:

http://en.wikipedia.org/wiki/Steven_Millhauser

Andrea Consonni, novembre 2010. 

ISBN/EAN: 
9788834710319

Commenti

[Martin Dressler] "Martin

[Martin Dressler] "Martin Dressler - Il racconto di un sognatore americano" di Steven Millhauser.

[martin dressler] carico in

[martin dressler] carico in prima!

[altro pezzo intenso, leggibilissimo, trascinante. Bravo!]

[millhauser, andrea] scrivi

[millhauser, andrea] scrivi una cosa sacrosanta. "Quando il sogno diventa costruzione perfetta non è più un sogno."

> Non è soltanto una questione letteraria, è così veramente, in assoluto.

[millhauser] come hai

[millhauser] come hai scoperto questo romanzo? Ne avevi letto da qualche parte, c'era stata una segnalazione amicale? Ho notato che Fanucci l'ha appena proposto in economica: http://www.ibs.it/code/9788834716113/millhauser-steven/martin-dressler-r... buon segno per la fortuna del libro, direi...

[martin dressler] leggevo una

[martin dressler] leggevo una cosa interessante (e fertile) su wiki en, a proposito di questo romanzo: "One of the novel's themes is that emptiness may lie behind the ideal of the American Dream."

Sembra molto notevole. Grossa segnalazione!

[Martin Dressler] Guarda l'ho

[Martin Dressler] Guarda l'ho comprato e letto esattamente nel 2004, poi l'ho riletto altre due volte e questa settimana, a seguito di alcune discussioni con Eva a proposito di alberghi, lavoro e sogni, ho deciso di riprenderlo in mano. Ogni volta trovo sempre qualche nuova suggestione e mi sto accorgendo che è uno di quei romanzi che riprenderò in mano sempre durante la mia vita. Le motivazioni sono tante, una è legata in particolare alla scrittura. Mi ha sempre incantato come questo libro riesca a coniugare capacità inventiva a descrizione storica, come se Martin Dressler sia veramente una persona realmente esistita, come se il Grande Cosmo sia davvero stato edificato. Tempo fa, a proposito di un mio intervento sul forum che parlava di Consonno e della sua città delle meraviglie caduta in rovina dopo pochi anni tu mi dicesti "Sarebbe un ottimo argomento per un romanzo, pensaci!". Ci penso da tanto tempo sai. Se dovessi scrivere qualcosa su questo genere di argomento, sicuramente è uno dei modelli sarebbe proprio Martin Dressler perchè questo romanzo racconta anche perfettamente Consonno e altre esperienze del genere. Solo che è in chiave statunitense.
 

E' un invito agli scrittori. Nel senso che argomenti, temi, ambientazioni rimangono infinite, seppure si pensi e si scriva che in realtà c'è poco da raccontare.

Di ascese e cadute di famiglie, persone, nazioni si è letto tanto poi però quando prendi in mano un romanzo del genere ti accorgi che è tutto nelle mani dello scrittore. E' lo scrittore che deve avere il talento, le capacità per rendere vivo il tema, i personaggi che decide di rendere vivi.

E l'altra cosa che mi stupisce è la densità della scrittura che non presta mai il fianco a tecnicismi, giochetti linguistici. Non so più cosa s'intenda per scrittura "classica" però questo romanzo ha quella portata a mio avviso.

 

[millhauser, dressler] "Se

[millhauser, dressler] "Se dovessi scrivere qualcosa su questo genere di argomento, sicuramente è uno dei modelli sarebbe proprio Martin Dressler perchè questo romanzo racconta anche perfettamente Consonno e altre esperienze del genere. Solo che è in chiave statunitense."

> Capito tutto. E sono molto fiducioso. Altro non dico: però sono contento:)

[Martin Dressler] O.T:2025 o

[Martin Dressler] O.T:

2025 o giù di lì. Sempre che i Maya non intervengano prima. 

[martin dressler, ot, and]

[martin dressler, ot, and] naa. naa. 2012. Ora.

[Millhauser - Dressler] Stavo

[Millhauser - Dressler] Stavo leggendo, prima, 'st'articolo. Leggo i commenti. E niente, interessante. Poi vado in homepage, e vedo che c'è. Al che mi chiedo, come mai è in home page un vecchio articolo dell'omonimo? avrà almeno un anno. Così torno qui e vedo che è del 2010. Che è del 14 novembre. Di qualche ora fa. Non voglio conoscere le cause di questa mia. Mah.

[Dressler] Scusa Andrea ma

[Dressler] Scusa Andrea ma non ho capito nulla del tuo commento.

[dressler] forse andrea

[dressler] forse andrea branco ha il ricordo d'aver già letto questo articolo un anno fa... possibile?

[Dressler] Che strano, sono

[Dressler] Che strano, sono andato a riguardare se per caso l'avevo già recensito ma non l'avevo fatto. L'ho scritta ieri. Forse gli è capitato di leggere quella di Pincio? Io ho cercato e mi sembrano diverse proprio come impostazione e profondità. Molto meglio la sua. 

[dressler] secondo me è un

[dressler] secondo me è un semplice dèja-vu...

[Dressler] Non dovrei

[Dressler] Non dovrei lasciare commenti notturni....mammamia! Il senso era un banale dejavu, unito al fatto che ero convinto che fossimo nel 2011. Avevo letto 2010 e mi ero detto "è di un anno fa". Una sensazione straniante. Comunque bel pezzo. Di Millhauser è da un po' che sono incuriosito, ma ancora non ho approfondito questa curiosità. È che mi faccio liste di libri...che poi non rispetto. Entro in libreria e vado a sensazioni. Va beh. Grazie per il tentativo di comprensione, eh. (sto cominciando a delirare notturnamente, mi sa)

[Dressler] Non preoccuparti,

[Dressler] Non preoccuparti, il problema è che hai a che fare con un paranoico smemorato con la testa fra le nuvole. Sai cosa ho fatto stamattina alle 6? Ho cercato fra mille carte, file, appunti se per caso l'avevo già scritta da qualche parte questa recensione e mi sono detto "Cavolo sono proprio fuori di testa". Ah ah ah ah ah

Non preoccuparti Andrea, non sono molto sano nemmeno io di testa.

[Dressler] Ecco. Pure alle 6

[Dressler] Ecco. Pure alle 6 di mattina. Meglio se non ci penso. Mi spiace, ecco. Ciauz. (però prossima volta che leggi un mio commento strano, non metterti a fare 'ste cose!)