Miller Jonathan

Stripped. I Depeche Mode messi a nudo

Miller Jonathan

Mentre l’attesa per il prossimo album dei Depeche Mode, in uscita in aprile, si fa spasmodica – le date italiane di giugno sono andate sold out in poche ore già a novembre – esce finalmente in Italia, grazie alla lungimiranza dei tipi di Castelvecchi, "Stripped", la biografia della band curata da Jonathan Miller.  Pubblicata in Inghilterra nel 2004 per la Omnibus Press e frutto di un lavoro durato ben otto anni, come ricorda l’autore nei ringraziamenti finali, Stripped attingendo ad una pluralità di fonti – testimonianze, interviste inedite, articoli apparsi su riviste, siti web etc – si rivela libro accuratissimo che farà felici i tanti fan italiani dell’ensemble di Basildon. L’arco temporale coperto è all’incirca il ventennio che separa la pubblicazione del primo singolo Dreaming of Me (febbraio 1981) dall’uscita del penultimo album, Exciter (2001). L’ultimo capitolo, Continua?, parlando dell’album solista di Gahan e della crescente insoddisfazione del cantante in seno ai Depeche sembra adombrare l’ipotesi di uno scioglimento, poi smentito dalla pubblicazione di Playing The Angel, lavoro in cui Dave Gahan figura per la prima volta anche come autore.

Nel capitolo iniziale, intitolato Basildon, Miller attraverso la testimonianza di Robert Marlowe, amico di lunga data di Vince Clarke, primo songwriter dei Mode, ricostruisce l’ambiente di provincia in cui i quattro futuri componenti della band trascorsero l’adolescenza sostituendo gradualmente alla originaria passione per il football quella per la musica. “… la storia dei Depeche Mode inizia proprio a Basildon, una cittadina assolutamente comune dell’Essex. Questa zona modesta a circa cinquanta chilometri a Est di Londra è una delle tante cosiddette new towns, sorte originariamente in seguito al <<decreto New Towns>> del 1946, pensato per ridurre il problema cronico degli alloggi nella capitale in seguito al bombardamento aereo di Londra.” Il primissimo nucleo dei Depeche Mode comprendente Vince Clarke e Andy Fletcher – si conobbero nell’associazione giovanile cristiana alla chiesa metodista di Saint Paul – risale al 1977, anno in cui i due amici fondano i No Romance in China, combo che per ammissione dello stesso Fletch “cercava di imitare i Cure. Mentre i No Romance in China muovono i loro passi incerti in campo musicale, Martin Gore, futuro songwriter dopo l’abbandono di Clarke, suona la chitarra in un gruppo stile West Coast chiamato Norman & The Worms. Non ancora folgorato dai suoni sintetici del post-punk e della wave, che di lì a poco rivoluzioneranno la scena musicale anglosassone, Gore ascolta tanto glam-rock.

Anni più tardi confesserà in un’intervista: “Sono sempre stato un fan di Gary Glitter fino ad un periodo molto recente… […] Anche David Bowie ha esercitato un’influenza enorme. Il primo album che io abbia mai avuto era Ziggy Stardust. E mi piaceva Brian Ferry”. Nel frattempo Clarke e Fletcher sciolgono i No Romance in China e danno vita ai Composition of Sound. Ed è proprio da questa band con l’ingresso prima di Gore, poi di Gahan che nasceranno i Depeche Mode. Ricorda Rob Andrews, amico della band: <<A quel tempo Dave Gahan era un personaggio nei dintorni di Southend ed era amico di Paul Redmond, che suonava le tastiere con i French Look. Un mercoledì sera i due gruppi, i Composition of Sound e i French Look, facevano le prove a Woodlands. Dave ha fatto un salto per guardare, mixare il suono e armeggiare con gli interruttori per i French Look, e durante una pausa è venuto in un’altra aula a guardare i Composition of Sound. È seguita una jam session dove Dave ha cantato da solista Heroes di Bowie, a Vince è piaciuto quello che ha sentito. E il resto, come si dice, è storia>>. Una storia tra le più longeve ed emozionanti del pop inglese quella che Miller racconta con dovizia di particolari e divertenti aneddoti in un libro godibile ed esauriente che non dovrebbe affatto mancare nella libreria di tutti gli amanti dei Depeche Mode. Consigliato.     

NOTE

Jonathan Miller è un giornalista freelance specializzato in musica elettronica. Scrive regolarmente su “The New York Times” e “The New York Observer”.  


Jonathan Miller – Stripped – I Depeche Mode messi a nudo, Castelvecchi, Roma, 2008 - € 26  Traduzione dall’inglese di Rita Balestra, Simonetta D’Alessio, Cristina Mari, Patrizia Negri, Caterina Pascot    

Massimiliano Di Pasquale

 

ISBN/EAN: 
9788876152689

Commenti

(integro copertina e codice ean)

danke!

so che magari rischio di essere linciato, ma li ho sempre odiati.

(peccato... almeno da "Black Celebration" a "Ultra" sono stati micidiali. E capaci di discrete evoluzioni...)

4. I do agree!!

"Anche David Bowie ha esercitato un?influenza enorme. Il primo album che io abbia mai avuto era Ziggy Stardust."

> Ecco... ora che ci penso. Su Lanke servirebbe un revival TOTALE di David Bowie. Disco per disco. C'è un volontario?

caro gianfranco, posso scrivere io qualcosa su Bowie, molto volentieri. Mi piace moltissimo il Bowie glam di Hunky Dory e quello berlinese di Low, Heroes e Lodger

magari!

26 Febbraio 2009 ore 21.30 Piper Club
via Tagliamento 9, Roma

Castelvecchi Editore, 2Pier e Piper Club
presentano

STRIPPED
I Depeche Mode messi a nudo

Interverranno
Fabio Luzietti (Radio Città Futura)
Valerio Corzani (Radio Rai)

Seguirà il concerto di

Madeleine
The Skelter
Francis Drake
Shocks on the edge

Jonathan Miller

Stripped

I Depeche Mode messi a nudo
Quattro ragazzini di provincia, tre tastiere e un microfono sono i semplici ingredienti dell?ultimo vero big bang nella storia della musica contemporanea. È iniziato tutto con un piccolo concerto alla Nicholas School, nell?estate del 1980, e da allora I Depeche Mode sono diventati «i Beatles delle produzioni indipendenti», ottenendo un enorme successo di pubblico e di critica. Ma la strada verso l?olimpo musicale non è stata in discesa: dall?abbandono del fondatore del gruppo Vince Clarke, alla dipendenza da eroina che ha quasi ucciso il frontman, Dave Gahan, la storia dei Depeche Mode è costellata di ascese e cadute, che questo libro racconta con passione e puntualità.
Stripped tiene fede alla canzone omonima dei Depeche Mode, riuscendo a mostrarceli «nudi fino all?osso». Oltre che una biografia della grande band, è una memorabile carrellata sulla scena musicale inglese, ed è soprattutto la storia di quattro ragazzi il cui successo ha sempre avuto a che fare con l?autenticità. Come ha detto Alan Wilder, ex-membro del gruppo: «Voglio dire, si parla tanto dell?anima, ma che cos?è l?anima? La gente ci accusa di non averla perché usiamo l?elettronica, ma avere un?anima significa essere onesti, e di onestà ce n?è parecchia nella musica che facciamo».

JONATHAN MILLER
Jonathan Miller è giornalista freelance specializzato in musica hi-tech. Ha al proprio attivo centinaia di pezzi pubblicati su testate di settore in tutto il mondo. Questo è il suo primo libro.

Le Grandi Navi
pp. 628 ca.
euro 22
formato 14x21 cm
ISBN 978-88-7615-268-9

«Tempo dopo, quando a Gahan venne chiesto se ci fosse un?immagine particolare che racchiudesse tutta la sua storia con i Depeche Mode, non ebbe dubbi: ?Per me, quell?immagine del Rose Bowl. Ad un certo punto, durante la canzone Never Let Me Down Again, saltai su uno dei montanti e vidi un paio di persone fra il pubblico che agitavano le braccia in aria, iniziai a farlo anch?io, e all?improvviso c?erano 70.000 persone che facevano la stessa cosa! Ero sopraffatto, sentivo qualcosa tipo lacrime dentro di me, e il sudore che mi scendeva sulla faccia, ma quella era gioia pura! Una sensazione tipo Non può andare meglio di così. È stato meraviglioso, il ragazzo di Basildon ce l?aveva fatta?».

«Fama, droga e un tocco di rock?n?roll. E sì, c?è anche del sesso?
Dal momento in cui ho aperto il libro non ho più potuto smettere di leggere».
«RELEASE MUSIC MAGAZINE»

Info Piper: 06.43415509 - info@2pier.it
Ufficio Stampa Castelvecch Editore: 06 88.44.749

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