Kundera Milan
Dom, 09/07/2006 - 14:39 — AngelaMigliore
CON UN BISTURI IMMAGINARIO SUL CORPO SUPINO DEL MONDO. “Un romanzo non è una confessione dell’autore, ma un’esplorazione di ciò che è la vita umana nella trappola che il mondo è diventato”, così scrive Kundera focalizzando l’attenzione del lettore sul significato più profondo di quello che è unanimemente considerato il suo capolavoro.“I personaggi del mio libro – continua lo scrittore boemo – sono le mie proprie possibilità non realizzate. Per questo voglio bene a tutti nello stesso modo e tutti nello stesso modo mi spaventano: ciascuno di essi ha superato un confine che io ho solo aggirato. Ed è proprio questo confine superato che mi attrae. Al di là di esso incomincia il mistero sul quale il romanzo si interroga”. “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, quindi, riprendendo la forma del romanzo-saggio già finemente utilizzata da Goethe nella stesura delle sue “Affinità elettive”, si presenta come un’elegante ed articolata riflessione sull’uomo: sulle sue debolezze, sul suo ingenuo ed inappagato desiderio di felicità, sulle sue angosce, sull’ineluttabilità dei suoi errori e dei compromessi cui deve necessariamente piegarsi, sulla crudeltà della vita che non concede prova d’appello, negandoci il dolce fardello dell’eterno ritorno caro a Nietzsche e condannandoci a quella stolta assenza di gravità, a quella vana leggerezza che svuota l’esistenza di significato rendendola insostenibile.Parmenide ed il suo universo diviso in coppie di opposizioni, dunque, diventano il pretesto, la molla in grado di azionare il lento ed inesorabile ingranaggio dell’attenta indagine introspettiva di Kundera, che scandaglia minuziosamente l’animo umano facendo del suo romanzo un argine contro cui infrangere pensieri, dubbi, paure ed analisi, completamente avvinti dalla magia della sua penna, dalla levità del suo tocco non privo di una languida patina di sorridente ironia e capace, per questo, di disegnare la rotta delle nostre riflessioni mediante la purezza incontaminata del suo stile. Praga veste nuovamente i panni di nascosta protagonista per calarci nelle vicende che vedono come interpreti Tomás, Tereza, Sabina e Franz: le affascinanti ed infinitamente fragili creature partorite dalla mente del boemo, quali punti di riferimento essenziali lungo il percorso del suo viaggio intorno e dentro l’uomo.Pubblico e privato, illusioni e delusioni, amori e passioni, tradimenti ed abbandoni, scontri e riconciliazioni, ideali e compromessi diventano la forza motrice che spinge lo sguardo dell’autore a penetrare la nebbia della realtà da lui plasmata, in bilico tra conscio ed inconscio, ragione e sentimento, sogno e veglia, finendo con lo spingersi a profondità straordinarie, sino a toccare gli abissi dell’infelicità che attanagliano e divorano l’animo umano, di cui, così facendo, dimostra di possedere una saggezza ed una conoscenza quasi sovrumane.Kundera stringe le nostre mani, come il medico ceco quelle della sua amata, ridando loro linfa attraverso il suo inchiostro vivo, fatto di sangue Impastato al dolore. Kundera ubriaca e disorienta, coinvolge e sconvolge, accarezza e schernisce, riscalda e raggela, avvolge ed allontana, sussurra ed urla all’orecchio e al cuore avviluppando il lettore in una vorticosa girandola di emozioni; svelandogli le infinite sfaccettature del gigantesco prisma che è l’universo interiore del nostro essere e ponendolo, in fine, dinanzi alla difficilissima verità del dubbio costituita dalla consapevolezza costante dell’incerto e del fugace, sempre in grado di mentire e, nascosti dietro le ingannevoli apparenze, di smantellare convinzioni smontando realtà inconsistenti, spazzate via dal vento come castelli di sabbia.EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.Milan Kundera (Brno, ex Cecoslovacchia, 1929) studiò filosofia e musica a Praga, laureandosi nel 1958 presso la facoltà di arti cinematografiche “AMU” dove, in seguito, insegnò in qualità di professore incaricato presso la cattedra di letteratura mondiale. L’attivo impegno politico nel movimento di riforma della “Primavera di Praga” gli costò dapprima la perdita del posto di lavoro e successivamente, nel 1979, la privazione della cittadinanza cecoslovacca. Trasferitosi come Visiting Professor in Francia, ebbe modo di esercitare la professione di insegnante sia all'Università di Rennes sia a Parigi, dove tuttora vive e lavora. Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, Adelphi, Milano, 1989.Traduzione di Giuseppe Dierna. Titolo originale: “Nesnesitelná lehkost bytí”, 1982. Approfondimento in rete: pagine criticheKUNDERA in LANKELOT: Kundera Milan - Il libro del riso e dell'oblio - AngelaMigliore
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Angela MiglioreOriginariamente apparso su ciao.com. e Lankelot.com
Commenti
"I personaggi del mio libro ? continua lo scrittore boemo ? sono le mie proprie possibilità non realizzate." > questo è un approccio intelligente e plausibile, e si tratta di una visione della scrittura fondamentalmente onesta. L'innesco dell'immaginazione è appunto l'alterazione, la trasfigurazione o l'invenzione di quel che non poteva essere, o mai era stato. Lui riesce nell'impresa con grazia da burattinaio, con profondità e stupenda sensibilità per il mondo femminile.
Questa sua sequenza mi piace molto: "Kundera ubriaca e disorienta, coinvolge e sconvolge, accarezza e schernisce, riscalda e raggela, avvolge ed allontana, sussurra e urla". Vale per i pochi, veri grandi romanzieri.
me lo devo rileggere, a me la prima volta ha dato l'idea del vacuo. e dell'insostenibile. ma siccome è stato tanto tempo fa -e in epoca in cui giudicavo tutto col mio personale metro-campione- non aprirò bocca finché non lo avrò affrontato nuovamente.
quanto ho amato questo libro... dovrei rileggerlo. (sono passati vent'anni e ancora lo ho nel cuore. ma adesso potrebbe dirmi altro). e, soprattutto, mi chiedo perchè mai mi sono fermata a questo di kundera.
Attenta alla breve biografia, è scritta due volte. Un libro che lessi in una sola notte, e che feci fatica a interiorizzare. A te ha fatto un effetto combustivo e attivo, e ne hai riflusso una bella recensione di impressioni e poteri forti. Anche io da rileggere, una volta ed una notte non bastano.
(ripulita)
Grazie, Arpa,per la segnalazione. Ho ripulito anche le altre pagine su Kundera, dove c'era lo stesso errore.
Grazie, Franco, per la correzione.
il minimo.
inarrivabile nel testo e nel contesto. Sui generis. ma:
"Kundera ubriaca e disorienta, coinvolge e sconvolge, accarezza e schernisce, riscalda e raggela, avvolge ed allontana, sussurra ed urla all?orecchio e al cuore avviluppando il lettore in una vorticosa girandola di emozioni" > sì.