Houellebecq Michel

La possibilità di un'isola

Autore: 
Houellebecq Michel

Chi non ha mai sognato di vivere nell’eternità? È l’emozione collettiva della rimozione del dolore, dei dogmi automatizzati dalle nostre paure nelle circostanze della vita quotidiana, delle malattie fisiche che trasformano il nostro corpo in un oggetto da discarica, della solitudine immersa nei contatti continui e pressanti, dei bisogni materiali distribuiti negli affanni della loro risoluzione, dell’amore come Moloch irrealizzabile.

Lo sbocco del futuro nella fine dell’umanità. Del mondo intero.  Il genere umano indirizzato su un’autostrada di trasformazione, di autodistruzione per intraprendere un percorso alternativo, una seconda ipotesi.

La possibilità di un’isola” è l’approdo sensoriale di millenni di abbruttimento, è l’uomo posto di fronte alla propria incompiutezza, alla decadenza irrefrenabile della coscienza critica, al crollo di quelle civiltà sorte sulla menzogna, al sesso che sulle spalle della pornografia fa a pezzi la fioca scintilla dell’amore.  Michel Houellebecq non sarà mai Celine, non ne avrà mai la stoffa personale e artistica, è il perfetto risultato della nostra scialba modernità, imbevuta di cinismo e asciuttezza di emozioni: dotato di furbizia e supportato da una sovraesposizione mediatica che lo conduce per le sue “tesi oltranziste” a un processo inquisitorio d’altri tempi. Se è vero che si è volutamente o no trasformato in uno scrittore/pensatore controcorrente, più amato per gli scandali che per la qualità delle sue opere, è al contempo innegabile il suo posizionarsi fuori-asse rispetto alla media, il suo non allinearsi costante che pur di maniera, risulta essere quanto di più sincero nel panorama letterario internazionale.

Hoeullebecq, ben conscio dell’immobilismo umano, con la sua cinica lucidità da individualista, nichilista, islamofobo, sessista, materialista, di estremismo capitalista, riscattato comunque dall’incessante ricerca di una porta luminosa che si apra su una nuova strada, spalanca faglie catastrofiche nella linea stabile dell’orizzonte. Ecco quindi Daniel1, comico, cineasta e sceneggiatore d’accatto, dotato di una comicità spettacolo, voce grondante le peggiori pulsioni dello stomaco, che stanco, provato dal successo, dall’inutilità del  mondo, si rifugia in una comunità/setta religiosa, gli Elehomiti, un culto parossistico nella sua ricerca dell’immortalità da conseguire con l’applicazione avanguardista delle più moderne scoperte scientifiche, supportati da una rielaborazione pubblicitaria delle tecniche artistiche delle video installazioni. Insoddisfatto dalle loro suggestioni, così come provato per la delusione di un amore più giovane di 20 anni, Esther, l’adolescente perfetta, dedita al sesso più estremo e incapace di amarlo, Daniel giunge alla scelta più coerente, quella del rifiuto totale della vita.

Il lettore penetra nella vita di Daniel 1, attraverso la rilettura delle sue memorie da parte dei suo cloni, i “Neoumani”, millenni avanti nel futuro, che attraverso la riscoperta nel passato delle proprie radici, possono affrontare il proprio presente, scegliendo di ribellarsi alla propria condizione di isolamento puberale, di giornalieri riti programmaticamente ordinati da un’entità superiore, rinchiusi nella purezza della razza secondo i più fedeli stilemi di Rosenberg.

Houellebecq redige un’opera complessa, irriducibile a un semplice romanzo e più simile a un libello filosofico-scientifico e proprio per questa deficitaria nell’approfondimento dei personaggi, troppo spesso figure informi, contenitori spuri di idee e incapaci di una loro vita propria, appesantita (ormai sembra un marchio di fabbrica dell’autore!!) dalle solite pagine di sesso gratuito, voyeuristico, che sembrano offerte a riti di masturbazione collettiva. Tuttavia  le 400 e più pagine, offrono notevoli spunti di riflessione: sull’imbarbarimento ed impoverimento dell’Arte, col disprezzo evidente per questa pseudo classe intellettual-borghese, incapace di qualsivoglia opera di valore (da che pulpito, qualcuno potrebbe commentare!); sull’eterno dilemma sesso/pornografia, vista come necessaria liberazione sessuale, fisica, mentale, di riappacificazione col proprio corpo ma che invece si riduce ad una semplice opera di dissezione da camera mortuaria, un’accoppiarsi inconsapevole e ripetitivo di azioni svuotati di passione, dettati dalla volontà di conquistare secondi di orgasmo, relegando l’amore nel cestino dell’immondizia; sulla follia dell’uomo da sempre prono a un Dio qualunque, la bocca piena di precetti, comandamenti, cadaveri ambulanti in balia di sette, riti, messaggeri celesti, religioni che riempiono quelle falle lasciate vuote dai culti di massa (memorabili i passaggi sul crollo del cattolicesimo e su quello futuro dell’Islam, scudisciato dall’autore in più passaggi, paragonato al crollo dell’ideologia comunista), di lavaggio del cervello, di comunità religiose, “luoghi di pace dei sensi” raggiunta  nella schiavitù di rituali di massa, di gerarchia delle funzioni, con un leader/messia pronto a trascinarti nel vuoto; sulla tecnologia come ultima vera fede capace di risolvere la nostra ansia di eternità mai saziata, la morte divenuta solo una stazione nella catena di montaggio della clonazione, (la pecora Dolly è lì a monito di come la fantascienza non sia poi così lontana). Houellebecq ha la bravura di non delineare facili percorsi ben definiti, di non giungere a risposte e linee di demarcazione, trascinandoci con abilità in questo lungo cammino primordiale.

Non è certo una lettura semplice, anzi, ma vale la pena di affrontarla per godersi in particolare delle ultime 40 pagine che con la narrazione della fuga di Daniel 25 dall’isolamento per un’immersione catartica nel mondo reale, sono di una straordinaria bellezza, offrendoci nella parola scritta una riappacificazione con il dolore, l’imperfezione dell’uomo: lì, fermo, su quella spiaggia con la possibilità di un’isola racchiusa in quella frase “Ero, non ero più. La vita era reale.”.

ANDREA CONSONNI 2006

ISBN/EAN: 
9788845234934

Commenti

Che piacere ritrovarti qui. Era ora.

avevo sentito parlare di quest'autore (bene) riguardo "Le particelle elementari", io non l'ho letto, ma dalle tue parole questo testo mi sembra allucinante.

Ho letto varie cose, non questa, potrei condividere alcune generalizzazioni sullo stile di H., probabilmente le sue cose migliori le ha scritte quando in biblioteca ci vietavano di darlo in prestito ai minori di 16 anni assieme a Lawrence... Però forse si potrebbe cogliere anche altro nella ricerca ossessiva di negare ad esempio l'amore, non so. In ogni caso dovresti aggiungere le note finali che contraddistinguono le recensioni e che servono a collocare gli scritti di un autore in uno spazio e in un tempo e a far capire le interazioni fra gli scritti. Puoi sempre integrare!

"Le particelle elementari" è un testo che mi ha lasciato un duplice gusto. Indubbiamente affascina, ma è anche disturbante. Le tesi dell'autore non sono sempre condivisibili, e lo sguardo sul mondo contemporaneo è buio e sarcastico. Non che abbia tutti i torti, ma il modo di affermarlo a volte è esagerato. Non conosco questo testo, ma mi pare di capire che le tematiche di Houllebecq siano più o meno le medesime: ansia di libertà in opposizione al nichilismo e al vuoto che, a suo parere, ci circonda.

"con la sua cinica lucidità da individualista, nichilista, islamofobo, sessista, materialista, di estremismo capitalista, riscattato comunque dall?incessante ricerca di una porta luminosa che si apra su una nuova strada, spalanca faglie catastrofiche nella linea stabile dell?orizzonte" - e questo come a inizio carriera, quando non aveva sovraesposizione mediatica e c'era chi, come me, aveva avuto la fortuna di leggerlo per il consiglio di una maestra francese. Lei mi aveva parlato di due autori: uno era il Cohen de "La bella del signore", l'altro questo ex chimico che scriveva poesie e in Francia aveva fatto ribollire il sangue alla critica. Un giorno, un anno e qualcosa fa, lo vedo catodico da Chiambretti e penso: vaffanculo, finito. Finito, forse. Non lo so perché ho smesso di leggere, ma ho questo sospetto. Morale - torniamo al primo H., quello del saggio su Lovecraft, quello della Estensione del Dominio della Lotta, delle Particelle. Quello che non voleva parlare alle mandrie. Scriveva.

Di Houellebecq so che riesce ancora a farsi detestare dalla critica. Recentemente gli hanno smontato "la possibilité d'une île" e pare abbia risposto al giornalista che lo stuzzicava che "tutti i grandi geni sono incompresi dai loro contemporanei ignoranti" o qualcosa del genere.
Ho letto tutto tranne quest'ultima opera e il saggio su Lovercraft, il pezzo migliore resta "extension du domaine de la lutte" davvero stupendo.

La Francia ha sempre avuto una propensione all'idolatria e al culto dei personaggi scomodi, irriverenti, volgari, graffianti, indisciplinati, polemici e generalmente un po' stronzi. Atteggiarsi a "individualista, nichilista, islamofobo, sessista, materialista" può anche essere una scelta di marketing vincente, lo dimostra Houellebecq ma anche Gainsbourg, Brel, Nothomb.
A loro piace da matti, identificano per tradizione il personaggio maledetto, odiato e odiabile con il vero artista.
Io credo che questo sia per lui "parlare alle mandrie francesi". E credo che il grande talento di H. sia invece il messaggio che sempre riesce a filtrare nei suoi scritti che è critico ma soprattutto autocritico.
Un grazie infinito al cavaliere del lago che me lo fece scoprire.

Io non so davvero se Houellebecq sia un grande scrittore, forse è maggiore la posa che assume, alla ricerca (desiderata o no) di quel fascino ?maledetto? che il pubblico, i lettori amano?quante volte abbiamo assistito all?esaltazione di un artista ??? a scapito delle sue creazioni?in alto c?è un articolo dedicato a In Utero, che rimane per il sottoscritto il disco che gli ha cambiato la vita?qual è stato il trattamento ricevuto da Cobain??masse adoranti che cantavano le sue canzoni ma che lo seguivano ben poco sulle sue strade reali?è naturale come Nevermind, l?opera meno amata dei Nirvana, si sia trasformata in un oggetto di adorazione di massa mentre In Utero o lo stesso Bleach?ma anche tutti i suoi inediti?opere più complesse, stratificate?siano state sempre ritenute opere di meno valore??Houellebecq è dotato di suggestioni?pagine devastanti che mi mettono in ginocchio?ma non è un grande scrittore?(che poi sulla parola grande, si potrebbe discutere per millenni)?da Le particelle elementari, non si è più ripetuto interamente?e credo che abbia dovuto scegliere per La possibilità di un?isola, questo appiglio fantascientifico per la mancanza di una strada (è una mia opinione)?è uno scrittore adatto alla nostra epoca prosciugata?.ripiegata su se stessa?.a un vicolo cieco?.rappresentante di una ?cultura? in crisi?che però almeno ha il coraggio di interrogarsi a fondo?di mettersi a nudo?e perché no, anche di farsi del male?.
andrea consonni
www.wrong-.splinder.com

Il pubblico non ama il fascino "maledetto", in assoluto. Se così fosse, saremmo di fronte a un innesco realizzabile artificialmente a oltranza. Il pubblico subisce, tendenzialmente, quel fascino soltanto dopo aver apprezzato almeno una grande opera di un artista - vale nelle arti princeps. Allora sì, che può diventare questione di confezione. Che dici?
*

Che probabilmente hai ragione, cavaliere.
Io vivo in Romandia da tanto tempo e noto delle differenze nella concezione di ciò che è arte e cultura. Qui la cultura è parecchio disprezzata, il grande artista si atteggia sempre a decaduto sociale. Le gr

E' un bene che sia socialmente decaduto. In ogni caso.
Del resto, ne nascono 3 grandi per nazione civilizzata ogni 50 anni. Qualcuno starà pur barando.

credo che ci sia un percorso antecedente, che è la creazione/autogenesi dell'artista per poi approdare all'opera...ci sono scrittori, cantanti, registi che in quanto maledetti sono quello che sono. ma la maledizione cos'é? l'autodistruzione? cosa ci ricordiamo? ci ricordiamo la maledizione o l'oepra? è un intrecciarsi continuo di possibilità...credo che houellebecq di maledetto abbia ben poco, è quello che ci vogliono far credere sia maledizione...

Ma vedi, non sempre e non su tutti attecchisce. A me non interessa cosa circonda un autore, interessa quel che scrive e come e con chi pubblica. Paradossalmente, se Milingo scrivesse qualcosa di artisticamente micidiale sarei il primo ad andarci in fissa, a dispetto delle sue appartenenze.

era la fase prima, ovvero la preparazione pubblicitaria di quello che si ritiene un'opera buona...è come quando tutti dicono che un determinato cibo è buono...è la plastificazione delle coscienze...sai tendenzialmente io non leggo nessuna critica dei libri...credo di averne lette in vita mia davvero ben poco...ho cominciato a scrivere, leggere, creandomi un mio percorso...di houellebecq so qualcosa in più...ma per esempio dei libri di Breat Easton Ellis, che amo, non so minimamente cos'abbiano scritto i recensori, le veline...ho letto American Psycho, sfogliando la copertina in biblioteca tantissimi anni fa...e lo portai a casa...ho passato più tempo, giorni interi, a girovagare per biblioteche più che per giornali...

La cosa più interessante e veritiera che ho letto su di lui è stata "Houellebecq scrive lo stesso libro da 4 libri; dopo La Possibilità di un'isola che altro gli rimarrà da dire?"

Un po' come dire: La possibilità... sarà il Titanic di Houellebecq.

(Ecco una frase che si appresta ad una duplice interpretazione!)

Francamente, dopo aver letto "Le particelle elementari" - che è una specie di laboratorio di "La possibilità..." - non sentivo il bisogno di un'altra storia del genere. La parte fantascientifica mi è sembrata un puro pretesto - seppur originale.

"Michel Houellebecq non sarà mai Celine, non ne avrà mai la stoffa personale e artistica, è il perfetto risultato della nostra scialba modernità, imbevuta di cinismo e asciuttezza di emozioni: dotato di furbizia e supportato da una sovraesposizione mediatica che lo conduce per le sue ?tesi oltranziste? a un processo inquisitorio d?altri tempi."

Hai già detto tutto. :-)

Non l'ho letto. Ma è il prosieguo delle Particelle o il suo clone?

Non oso dire che è il suo clone. Ma di sicuro non è il seguito...Stesse tematiche in stessa salsa

Appena comprato "estensione del dominio della lotta". Vi farò sapere.

Bene, sto leggendo da qualche giorno. Mi trovo a 132/398, l'impatto sino ad ora può sintetizzarsi così: è un fastoso esercizio di stile, annacquato - non escludo - per ragioni editoriali, innervato da sprazzi di pura genialità. I rilievi sul sessismo, sulla pornografia e via dicendo sono condivisibili.
Non trovo tuttavia - sino a questo punto - legami sensazionali con "Le Particelle" - mi sembra siano opere piuttosto distanti, dal punto di vista dell'intreccio; è invece abbastanza plausibile che certe tematiche costituiscano l'asse portante dell'opera omnia di Houellebecq, è una cifra autoriale, non ci vedo pecca o vezzo, anzi.

Al termine della lettura tornerò con qualche annotazione. La recensione è molto personale ma molto obiettiva al contempo, bel lavoro Andrea.

(aggiungo solo che per me è innocuo, ma oggi in autobus mi sono reso conto che qualcuno spizzava le pagine di un libro con co-protagonisti nel primo sub-plot i signori fica, cazzo e via dicendo. Mi rendo conto che forse siamo un po' distanti dalle masse, qualcuno potrebbe scambiarlo per narrativa di altro genere. Va bè, no surprises)

237/398. Leggo e penso che Houellebecq saprà scrivere sempre ma probabilmente ha cessato di essere innovativo o "di rottura". E' pornografia esistenzialista, di gran livello o di buon livello. Ho cominciato a leggerlo nel 1999, probabilmente sto per finire. Ma è innegabile quanto e come abbia influenzato una nuova generazione di narratori. Ho la sua opera omnia in memoria (vacua, ho perso tutte le trame; ma a me le trame non interessano, del resto) e credo proprio che quel che doveva dire abbia appena finito di dirlo.

Niente a che fare con Céline, da nessun punto di vista stilistico; a livello di disperazione, di visione nera, di malessere esistenziale senza dubbio.

Notevole pensare che è nato chimico e poeta. Assolutamente atipico. Chimico e poeta e lovecraftiano. Virando poi per l'opposizione netta all'islam (comprensibile) e per la nostalgia di dio e per la malcelata fame di un nazionalismo - europeismo non so - diverso.

Sembra uno che scopando scrive: rabbioso, volgare, accecato da tutto. Poi viene, sempre scrivendo, e te ne accorgi perché vira d'un tratto sul misticismo e sul sentimentalismo: se la sta godendo. In H. vedi tutto il processo di avvicinamento e superamento dell'orgasmo, eppure è scrittura. Francese. Ha avuto senso ma ho il sospetto che o soffre di brutto fame e miseria e traumi sentimentali oppure scriverà così - bene, ma non più nuovo - a oltranza.

398/398.

pag. 15 > "L' "'io" è la sintesi dei nostri fallimenti; ma non è che una sintesi parziale. Abbiate timore della mia parola.
Questo libro è destinato all'edificazione dei Futuri. Gli uomini, penseranno essi, hanno potuto produrre ciò. Non è niente; non è tutto; abbiamo a che fare con una produzione intermedia".

Sapevo che Lacan spuntava fuori già a pagina 15. Appare di sfuggita al termine del libro, come padre spurio di una riflessione sulla masturbazione. Quanto al discorso sui Futuri, è apocalittico e ci interessa marginalmente; questo libro è forse la risposta alla fame di nuova metafisica che denunciavano tutti i testi di Houellebecq; una risposta che arriva tramite l'incontro con una setta vagamente raeliana e che mi sembra si possa sintetizzare così, con un passo campionato altrove, a un passo dalla parte terza:

p. 350:
"Adesso non sento più odio in me, più nulla cui aggrapparmi, più alcun punto di riferimento; c'è la paura, verità di ogni cosa, uguale in tutto al mondo osservabile. Non c'è più mondo reale, non c'è più mondo sociale, mondo umano. Sono uscito dal tempo, non ho più passato né futuro, non ho più tristezza, progetti, nostalgia, abbandono o speranza; in me non c'è altro che la paura.

Lo spazio viene, si avvicina, e cerca di divorarmi. C'è un piccolo rumore al centro della stanza. I fantasmi sono qui, costituiscono lo spazio, mi circondano. Si nutrono degli occhi accecati degli uomini".

A parte che qui sta parlando - mi sembra evidente - della condizione di chi scrive: il malato di astrattismo, di distacco dalla realtà, di solitudine e di nausea senza più legame con l'alterità - io direi che questo è il "mood" costante tra 1997 e 2007 della scrittura di Houellebecq; condizionato e interpolato da riflessioni sulla incomprensibile contemporaneità, con pretese di precipizio a terra (sesso) e di rifiuto della diversità intesa come futura dominatrice del neo-nihil occidentale (islam, negri).

Altri rilievi: divertente e originale il rilievo emi-sociologico sul ruolo e sul carisma (non innato quindi) di chi sale sui palcoscenici (p. 31); stupendo il breve discorso su intelligenza e linguaggio (p. 137) che naturalmente è abbastanza acqua fresca per qualcuno tra noi ma devo dire è opportunamente sintetico e lucido.
Interessante e retorica la riflessione sulle tre età (scolastico: p.143); sessismo da bar a p.182, quando si parla di tutte le ragazze bellissime che hanno solo un talento, e sappiamo quale; ma al bar io rido, quindi mi piace; devastante la riflessione sulla riproduzione (ma l'autore ha figli? questo mi interesserebbe scoprirlo. Direi di no) a pagina 221.

Bene, grazie per la lunga pazienza e per l'antica segnalazione.
Ho dato, passo e chiudo. Grazie.

[houellebecq] ieri sembrava

[houellebecq] ieri sembrava sparito nel nulla... tutta una balla.

WUZ: http://www.wuz.it/articolo-cronaca/6229/michel-houellebecq-scomparso-mistero-particelle-elementari.html per i dettagli