Faber Michel

A voce nuda

Autore: 
Faber Michel

Il titolo di un libro, talvolta, riesce ad inebriare come un profumo: avvolge i pensieri seducendoli. Il titolo di un libro sa essere una chiave in grado di aprire cassetti nascosti in fondo alla mente: conquista cantucci bui, polverosi di ricordi e ingoia nel vortice delle pagine che annuncia.
“A voce nuda”, troneggiava di un rosso altisonante la scritta in copertina e mai traduzione arbitraria fu tanto distante dalla lingua originale, dall’insipido “The Courage Consort” che bene racchiude la pochezza della novella gotica di Michel Faber, istintivamente ed erroneamente stimata degna delle lodi elargite dalla critica, sulla base della suggestione esercitata da quelle tre fascinose parole utilizzate per la versione italiana.
Lungi dal condividere la posizione del “Sunday Times” secondo cui si tratterebbe di “romanzo breve che conferma tutta la classe dell’autore olandese con lo stile misurato e la grande sapienza nel delineare i personaggi, a fare di quest’opera un libro di forma pressoché perfetta”, la sensazione dopo la breve lettura è che il riferimento alla presunta perfezione suoni addirittura blasfemo per quei cento fogli assolutamente scialbi e privi di carattere che scivolano via nel dimenticatoio non appena superata con gli occhi l’ultima riga e riposto il volumetto in un angolo dello scaffale. Tutt’altro che acuto, come invece afferma il celebre Brian Eno, il libello appare davvero poco convincente e permeato da una diffusa superficialità che ne squalifica il tanto decantato valore. La vicenda narrata, infatti, oltre a non brillare per originalità di ambientazione sembra quasi ricalcare le dinamiche di gruppo di uno dei tanti reality-show di cui purtroppo abbonda la televisione dei nostri tempi, con la presunzione, però, di voler innalzare a livello letterario le beghe e le congetture dei cinque coinquilini protagonisti. Catherine, Roger, Julian, Ben e Dagmar, i componenti del coro polifonico Courage, trascorrono due settimane ospiti all’interno dello Chateau de Luth per le prove del Partitum Mutante dell’estroso compositore italiano Pino Fugazza, ma la musica acquisisce subito una dimensione nettamente marginale a favore della “significativissima” routine scaturita dalla loro convivenza obbligata. Faber, del resto, risulta orientato verso la strada più comoda, verso quella cronaca sciatta dei gesti quotidiani incapace di andare oltre il contingente, incapace di addentrarsi nel difficile percorso dell’indagine e dello scandaglio interiore dei personaggi.
“Catherin stava preparando l’havermout – per altro conosciuto come porridge – per un Ben famelico e non ancora sbarbato, tenendo in linea di massima una condotta da persona sana di mente – Buongiorno, caro, – disse, vedendo comparire il marito. Lui sembrava un po’ perplesso mentre scendeva le scale con ai piedi solo i calzini dal disegno a spina di pesce. Julian, l’aria sonnacchiosa ed elegantemente stropicciata, stringeva un caffè tra le mani senza berlo.” (pag. 27)

“A parte il soprano che aveva passato la mattinata a dormire, nel coro Courage mancava anche il contralto. Alle prime luci dell’alba, Dagmar aveva preso la bici inoltrandosi nel bosco con Axel, e non era ancora tornata. Forse era andata a Martinekerke o a Duidermonde a fare provviste; forse si teneva solo in esercizio. Fatto sta che era sparita, così Roger sbrigava un po’ di corrispondenza su uno dei computer, Julian leggeva un tascabile in salotto e Ben stava lì in attesa che qualcuno gli offrisse la colazione” (pag. 37).

Pochi frammenti, dunque, bastano a rendere lo spessore pressoché inesistente del romanzo, palesando l’assoluta mancanza di profondità che la penna dell’olandese dimostra di saper raggiungere con arrogante convinzione, compiacendosi, per giunta, di scadere nella rozza banalità dei più consumati luoghi comuni, andando dalla figura della tedesca libertina e dotata di fisico atletico, a quella della moglie satellite del proprio marito risoluto e saggio, presso cui trova protezione e sicurezza. Dalla madre assente e morta suicida, all’ossessione di tormentate grida figlie dell’oscura immobilità del bosco. Dall’italiano stravagante e attento al vestire griffato, alla sensibilità diversa dell’obeso: mente acuta in un corpo grave. Così quello che in quarta di copertina, l’editore si pregia di definire come “nuovo indimenticabile personaggio femminile di Faber”, risulta invece il riflesso opaco di una donna che dovrebbe rivelarsi fragile, confusa, mentalmente disturbata, succube dell’idea del suicidio, estranea al mondo ed al proprio corpo ed invece appare unicamente un essere privo di personalità. Catherine non è nient’altro che un ritratto soltanto abbozzato, il fallito tentativo di utilizzare l’espediente dell’inquietudine interiore per cercare inutilmente di innalzare il livello infimo del proprio scrivere. Perché il dolore è argilla che si fa plasmare solo da mani esperte in quanto provate dalla sofferenza stessa. Perché il dolore non si lascia strumentalizzare e diventa fonte di più nitida percezione solo per chi sa attraversare il fluire impetuoso delle sue acque. Perché il dolore è la cruna di un ago trapassata solo dal filo autentico del pianto inconsolabile, ma l’autore sembra ignorarlo cimentandosi ad armeggiare con una materia verso la quale si scorge, netta, la sua estraneità, dando vita ad una creatura insignificante ed informe che, oltre a non regalare emozioni, disturba per la vuota leggerezza con la quale si sbriciola sotto lo sguardo del lettore.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Michel Faber è nato nei Paesi Bassi nel 1960. È cresciuto in Australia e dal 1993 vive in una vecchia stazione ferroviaria nel nord della Scozia. È autore, tra l'altro, dei romanzi Il petalo cremisi e il bianco (2003), Sotto la pelle (2004). I suoi libri, per i quali ha ricevuto numerosi premi, sono tradotti in ventinove lingue.



Michel Faber
, “A voce nuda”, Einaudi, Torino, 2005..
Traduzione di Giovanna Granato.
Titolo originale dell’opera: “The Courage Consort”, 2002.

FABER in LANKELOT
Faber Michel - A voce nuda - AngelaMigliore
Faber Michel - Il petalo cremisi e il bianco - acherusa  



Angela Migliore
, marzo 2005

Originariamente apparso su Lankelot.com

 
ISBN/EAN: 
8806173480

Commenti

"spessore pressoché inesistente del romanzo, palesando l?assoluta mancanza di profondità che la penna dell?olandese dimostra di saper raggiungere con arrogante convinzione, compiacendosi, per giunta, di scadere nella rozza banalità dei più consumati luoghi comuni" - ecco l'esempio di una stroncatura godibile e ben argomentata, con tanto di excerpta. Ben fatto.

Beh non si ha sempre la fortuna di leggere cose belle, ma non per questo bisogna evitare di scriverne :)

Questo è un principio SAGGIO. E bisogna scriverne con umanità, competenza e intelligenza, senza odio e con la giusta rabbia. Come hai fatto tu.

:)