Meyrink Gustav

La notte di Valpurga

Autore: 
Meyrink Gustav

ZRCADLO, LO SPECCHIO.

 

“Ogni anno, il trenta aprile, ricorre la notte di Valpurga. Il popolo crede che in quella notte il mondo degli spettri si liberi e si scateni. Ma vi sono anche delle notti di Valpurga cosmiche, Eccellenza! Il periodo di tempo che le separa è così grande, che l’umanità non se ne ricorda, sì che essa le vive, ogni volta, come un avvenimento nuovo, mai prima verificatosi”. (Gustav Meyrink, “La notte di Valpurga”, capitolo “Nello specchio”).

 

Come sfondo una Praga decadente e inquieta; come argomento, una sorta di delirio di (in)coscienza di una serie di personaggi, dalle vite (neanche troppo) segretamente intrecciate e dalle esistenze perlopiù derelitte e avvilite da isolamento, fallimenti, vecchiaia. L’incipit vede i personaggi principali riuniti in un castello: il vecchio barone, il medico di corte Taddeo Flugbeil detto “Il Pinguino” e la contessa Zahradka, mai ripresasi dalla morte del figlio, avvenuta anni prima, parlottano prima di dedicarsi ad una partita di whist; i cani, nel giardino, continuano inspiegabilmente ad abbaiare, turbando gli animi dei personaggi. Nessuno ne capisce le ragioni: fin quanto non si vede un uomo camminare in equilibrio sul cornicione del muro di cinta del parco. Questi, rigido e legnoso, d’un tratto precipita nel vuoto; viene portato, a braccia, nella sala dei ritratti, nel tentativo di salvargli la vita.

La cameriera lo riconosce: è  Zrcadlo (nome parlante: significa “specchio”), un attore che vive presso un’etera, Lisa, nel cuore della città. Il barone, sgomento, sbianca: somiglia in modo impressionante a suo fratello, Bogumil, morto tempo prima. Subito la cameriera viene spedita a cercare l’etera; nel frattempo, meravigliando tutti, Zrcadlo si risveglia e riprende, per così dire, conoscenza: infatti sembra in trance, e si muove spostando oggetti che esistono solo nella sua mente. Inscena una pantomima, aprendo tuttavia uno sportello con una chiave che effettivamente riesce a trovare. Il barone, sconvolto, crede che quel che accade sia un messaggio del fratello perduto, dall’aldilà.

Sopraggiunge Lisa, l’etera, antica amante del medico di corte Taddeo.

Assicura che neppure Zrcadlo ha coscienza della sua identità. È un suo inquilino, che di notte s’aggira per locande, incarnando sempre nuovi personaggi. Lei si limita a truccarlo, così da consentirgli di sembrare davvero un attore e non un pazzo.

Magicamente, uscendo dalla sala, Zrcadlo, specchio dei segreti delle anime di ognuno, perde ogni somiglianza con il fratello del barone.

Taddeo, turbato dalle vicende della serata, va in cerca, sul suo diario di gioventù, di tracce di quest’uomo-specchio, che è convinto d’aver già conosciuto: invano. Scosso e infastidito, ad un punto, della sua stessa stanza, si rifugia in terrazza, a pensare; decide poi di guardare la città dal suo potentissimo cannocchiale. Per una curiosa sorte, gli appare Lisa, in grandezza naturale: spaventato, giacché subito l’associa a una strega, si allontana dal cannocchiale e va interrogandosi sulla natura dei suoi pensieri.

Capisce d’essere inquieto per averla nuovamente incontrata: e così va in cerca di lei, nel quartiere chiamato “Nuovo Mondo”. S’incontrano, parlano del loro antico amore: si trovano invecchiati, depressi per la guerra, delusi dalla vita.

Taddeo è attratto dal suo passato; e al contempo lo rifiuta, lo ripudia. Segno irrefutabile del passare del tempo gli sembra essere proprio la presenza di quello strano individuo, l’attore Zrcadlo; dopo aver bruscamente cambiato argomento, si congeda da Lisa.

 

Incontreremo presto il giovane violinista Ottokar, e Polissena, affascinante e seducente nipote della contessa; rapiti dall’incendio del loro segreto amore,ci perderemo nella tragica agnizione finale; Zrcadlo davvero rappresenterà lo spettro degli incubi, della miseria diremmo oggi borghese, e degli sciatti e sciagurati segreti dei personaggi; il romanzo è un’eterna notte di Valpurga, dove senza requie l’umanità si aggira in cerca di verità, pietà, giustizia; la luce che li rapirà, diabolica e spietata, concluderà il giro di vite del romanzo.

 

Libro strutturato in nove capitoli, ognuno titolato; non mi avvento in giudizi sulla lingua adottata, per via della a dir poco precaria traduzione adottata (si veda, a questo proposito, quanto scritto nelle note). Romanzo zoppicante e debole, bene ideato ma mal narrato; e decisamente più confusionario e disordinato rispetto alle altre opere di Meyrink analizzate.

Stavolta, onestamente, si può concordare con quanti legano la letteratura di Meyrink al ciarpame kitsch: l’artista austriaco, in questo caso, è indifendibile.

Qui davvero si può parlare di letteratura gotica tout court; ma è un gotico soporifero e demodé. Davvero un libro irrilevante, se paragonato a “Il Golem”, o al fascino dell’incompiuto “La casa dell’Alchimista”, o al pur disorientante “Il volto verde”. Il giudizio è sospeso per via della pessima edizione esaminata: non mi attendo, in ogni caso, d’essere strabiliato da una futura edizione critica.

 


 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

 

Gustav Meyer, alias Gustav Meyrink (Vienna, 1868- Starnberg, Baviera 1932). Romanziere e occultista austriaco. Studiò tra Monaco, Amburgo e Praga, dove visse per molti anni. Fondò la Loggia teosofica di Praga “Zum blauen stern” nel 1891. Iniziò la sua attività letteraria nel 1901, collaborando a “Simplicissimus”, dove pubblicò le prime novelle, già contraddistinte da una vena grottesca. Il suo primo romanzo, “Il Golem”, risale al 1915..

 

Gustav Meyrink, “La notte di Valpurga”, La Bussola Editrice, Roma, 1979.

Il povero Meyrink è destinato a essere maltrattato dagli editori italioti (solita eccezione, Adelphi): questa edizione è, se possibile, ancor più trasandata e rozza della già ampiamente dileggiata seconda de “Il Golem” della Bompiani.

Vediamo cosa non va in questo libro.

Copertina: il sottotitolo è a dir poco avvilente. “In una notte ossessionante si scatenano le forze dell’altra sponda". La tentazione della battuta grossolana è fortissima. Resisto.

Una banda bianca, trasversale, grida: “i libri dell’orrore”. Non sono d’accordo, né con la classificazione né con l’estetica, ma in fin dei conti troverei la scelta tollerabile: peccato che in quarta qualcuno scriva, introducendo la collana:

“Esiste da più di cent’anni una stupenda e poco conosciuta letteratura fantastica, chiamata impropriamente ora 'dell’orrore' ora 'gotica'”.

Un editore schizofrenico? Il dubbio è legittimo.

E non mi soffermo a confutare altri aspetti non marginali, come ad esempio l’affermazione che vorrebbe la letteratura fantastica soltanto centenaria nell’anno domini 1979.

Non finisce qua. Sempre in quarta di copertina, il protagonista, Zrcadlo, diventa “Zrcaldo”. Capita: peccato che il refuso trionfi qua e là nel romanzo, perché, a dirne una, i Prussiani diventano “Pussiani”, oppure avviene che si intromettano nei dialoghi cinici fruttivendoli trasteverini: “Tu vedi che non ho i calzoni”. “Ma mettetene un paio!”. Appunto.

Si ignorano le sorti de “La Bussola Editrice s.r.l.”, tuttavia si può plaudire al pudore di chi ha evitato di indicare, come norma vorrebbe, il nome del traduttore, del prefatore e del curatore dell’edizione: che appare spoglia di riferimenti di qualsiasi tipo, tanto che si potrebbe pensare, con un certo sgomento, che almeno il prefatore (che assicura, ad esempio, che “Il Golem” sia un “racconto”) e il traduttore del romanzo siano la stessa persona.

Manca anche il codice ISBN.

Ad un tratto, nell’ormai mitica quarta di copertina, scorgo sul fondo, in neretto, un paio di righe forse illuminanti: “I misteri. Pubblicazione mensile. Direttore responsabile Lamberto Antonelli”. Ecco, forse, l’ambito nome che si cercava.

Una rapida ricerca in rete: oggi mi risulta che un suo omonimo diriga le prestigiose “Edizioni Cioè”. Una coincidenza? Auguriamocelo.

Concludo rapidamente: l’editoria è un’arte. Un cattivo editore può rovinare qualsiasi libro. Lo scrittore dilettante si accolga a braccia aperte; all’editore dilettante si rivolga totale indifferenza. Auspicabile il boicottaggio.

Che qualche illuminato editore difenda Meyrink: ristampi, ritraduca e ridistribuisca l’opera omnia. Prima possibile.  

 

Prima edizione:Gustav Meyrink, “Walpurgisnacht”, 1917.

 


 

Lankelot, G.F., maggio del 2003. Prima pubb: Lankelot.com

 

 

ISBN/EAN: 
9788876925344

Commenti

Stavolta, onestamente, si può concordare con quanti legano la letteratura di Meyrink al ciarpame kitsch: l?artista austriaco, in questo caso, è indifendibile.

Qui davvero si può parlare di letteratura gotica tout court; ma è un gotico soporifero e demodé. Davvero un libro irrilevante, se paragonato a ?Il Golem?, o al fascino dell?incompiuto ?La casa dell?Alchimista?, o al pur disorientante ?Il volto verde?.