C’è qualcosa di molto doloroso, di lancinante, nel breve romanzo – o racconto lungo – dello scrittore svizzero Klaus Merz, dal titolo Jakob dorme.
Tante piccole e grandi sofferenze, a partire dalla morte, appena nato, del fratello del protagonista, Jakob, appunto: “Dal davanzale della finestra sale polvere a mulinelli, alle mie spalle c’è la croce con il piede marcio, il suo tettuccio è ricoperto da una sottilissima patina di verderame. Davanti alle undici lettere impresse a fuoco nel braccio trasversale ho imparato a leggere.
Mio fratello maggiore è morto appena nato, avrebbe dovuto chiamarsi Jakob”.
Da qui, poi una vita continuata tra alti e bassi, a cavallo della seconda Guerra Mondiale con i genitori a fare il possibile per educare al meglio i propri figli, le giornate passate in paese, amori abbozzati, ritorni a casa e dinamiche normali all’interno di un piccolo paese della svizzera, dove accade molto poco, ma ciò che accade sembra indelebile ed eterno.
La vita scorre, continua a scorrere nonostante la morte di un bambino piccolo e la malattia di un altro, nonostante gli attacchi di epilessia del padre. L’autore racconta piccoli gesti, usanze quotidiane, passioni inaspettate. In mezzo, corse in moto, voli di uccelli in gabbia, il pane da infornare, una radio nuova di zecca da ascoltare.
E poi il nonno e la nonna, alcuni sorrisi e amori che potevano essere e non sono stati. Le stelle in cielo che brillano sempre, e intanto si cresce, il protagonista osserva il volto “scisso in due” della lavorante della madre, Marietta, una bellissima giovane ragazza con un lato del viso e un occhio sfigurato dalla follia di un soldato in guerra.
Una vita che però continua, sempre e comunque.
Una vita fatta di ricordi dolorosi, ma anche di futuro. E un cerchio che si chiude, alla fine: “Nel mio ricordo la croce di Jakob sta ancora appoggiata all’alta catasta di legna da ardere. Come era stata messa, e mai più spostata. Se per caso a qualcuno capitasse di trovare, chissà dove, chissà quando, la traversina di legno con incise le undici lettere, sappia che appartiene a me”.
La scrittura di Klaus Merz è colta e musicale.
I suoi periodi sono costruiti seguendo un ritmo netto, lento, cadenzato. Un linguaggio che prende molto dalla poesia, e che serve a dare le coordinate spazio-temporali di un breve racconto di vita quotidiana di una famiglia svizzera.
Piccole cose di tutti i giorni, drammi personali che sono allo stesso tempo universali, e che la lingua di Merz incide a fuoco sulle pagine di un libro molto breve, ma incredibilmente intenso.
Un racconto senza trama, in fondo, tutto poggiato su una lingua sofisticata e alcuni spunti disseminati qua e là: semplici input che rispondono ai nomi amore, morte, malattia, natura, guerra, famiglia e patria.
Un racconto commovente.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Klaus Merz, Jakob dorme, Marcos y Marcos, Milano 1999. Traduzione di Donata Berra.
Klaus Merz (Aarau, 1945) è uno dei più conosciuti autori svizzeri del nostro tempo. I suoi romanzi sono stati tradotti in molte lingue.
Antonio Benforte, 6 maggio 2009
Commenti
Neo Antonio!
(una nuova marcos! optume)
Lo presi da Mel Book il giorno che ci siamo visti a Roma!
allora è una copia fortunata;).
Buona scheda, bel lavoro (chissà se i nostri amici svizzeri ne hanno mai sentito parlare)