Meridiano Zero

Intervista a Marco Vicentini. Editore, talent scout, traduttore

Autore: 
Meridiano Zero

Formazione scientifica (chimico), professione: editore, traduttore (Weisbecker, Kaufman) e talent scout. Incontriamo Marco Vicentini, anima di Meridiano zero, casa editrice di qualità, orgogliosamente indipendente.
L’attività nasce attorno al 1996, la prima pubblicazione risale al 1998: fase eroica, budget ridotto e tanto entusiasmo, stando alle sue dichiarazioni in proposito (cfr. rassegna stampa, in calce). Cosa ricorda in particolare di quel periodo? Cosa sognava Marco Vicentini, decidendo di dedicarsi all’editoria? Quanti di quei sogni ha realizzato, e quanti vorrebbe ancora realizzare?

Il sogno era quello di delineare una linea editoriale che privilegiasse la narrazione di storie, che aiutasse a far riscoprire l’arte della scrittura attraverso la magia della fabulazione.

A chi dobbiamo la scelta del nome della casa editrice? Cosa voleva suggerire, e cosa voleva evocare? Insomma – se c’è una bella storia dietro, questo è il momento di raccontarla.

Non c’è nessuna storia dietro, temo. Ci ho messo circa un anno a scegliere come chiamare la casa editrice, andando in giro con le tasche piene di foglietti dove scrivevo tutti i nomi che mi colpivano. Ricordo che quando ero al cinema, e scarabocchiavo al buio qualche parola che aveva catturato la mia attenzione, poi in genere non riuscivo né a leggerla né a ricordarla, e facevo impossibili ricerche sul dizionario di tutte le parole che collegavo al film per poterla ritrovare. Nessun risultato. Finché non mi ha affascinato l’espressione “meridiano zero” da un testo di Heidegger che leggeva un amico. Ricordo che si avvicinava la fine del millennio e Meridiano zero mi sembrò molto adatto a rappresentare il nuovo inizio di attività.

Esiste – esisteva – un modello per Meridiano zero?
Quali sono gli editori o le collane italiane ed europee che più apprezzava?
Quali sono gli editor e i consulenti editoriali che riteneva più vicini alla sua idea di editoria? C’era qualcuno a cui voleva ispirarsi, o che avrebbe voluto la affiancasse nel suo progetto?
 

Non esiste esattamente un modello. Il punto di riferimento erano i miei gusti letterari, rappresentati dalle scelte che ho fatto in questi anni.
Editori che ho ammirato molto sono stati Anabasi, che ha chiuso purtroppo molti anni fa e l’inglese
Serpent’s Tail, perché l’intervista con il suo fondatore Peter Ayrton, che avevo letto sulla rivista australiana Australian Book Review, mi ha fatto per la prima volta nascere la voglia di provarci.


La collana “Primo Parallelo” è dedicata alla narrativa contemporanea: domando la storia della sua ideazione, gli artisti principali, i rimpianti, le soddisfazioni e le speranze. In Lankelot, ricordo – a beneficio dei lettori – recensiti libri di Balocchi, Bosonetto, Burnside, Donoghue, Kaufman, Mazzitelli, Morici, Shepard, Steinke, Weisbecker.
 

La collana “Primo Parallelo” è il naturale prolungamento di quella noir: leggevo troppi libri che volevo – ma non potevo – pubblicare, non avendo una collana di narrativa. E quando ci ho provato ugualmente, come nel caso dell’esordio di Andrej Longo, con “Più o meno alle tre”, quel libro in molte librerie è finito tra i gialli, per l’automatica attribuzione in funzione della collana.

Le delusioni sono quelle legate agli autori che secondo me potevano rappresentare delle vere e proprie scoperte, come Jack Allen o Susan Musgrave, che purtroppo non hanno avuto le vendite travolgenti che avrebbero meritato. Le soddisfazioni sono invece dovute al caso opposto, ai pareri entusiasti di chi ha scoperto Carrino con “Acqua Storta” e le quattro ristampe che ne abbiamo fatto in 3 mesi.


Qual è la storia della (seducente) collana “Questa non è un pipa”? Perché è stata sospesa?
C’è qualche opera, in particolare, che vorrebbe restituire all’attenzione del pubblico? Nel catalogo, al di là di
Audiberti, mi sembra scintillino un France d’antan (“La rivolta degli angeli”) e l’esordio di Permunian, idolatrato dalla critica. Sempre reperibili?

La collana “Questa non è una pipa” purtroppo ha avuto poca fortuna presso i lettori: non ha venduto molto (eufemismo che immagino tutti sapranno leggere correttamente). Una curiosità che mi è rimasta è quella relativa all’impressione che ne potevano aver ricavato i lettori forti. Voglio dire che la collana era chiaramente diretta a loro, non al pubblico generalista, a chi è interessato a scoprire piccole chicche letterarie anche presso i piccoli editori, e non solo con i grandi. Non ho mai capito se fosse la proposta a non essere ritenuta interessante o se era il solito problema di scarsa circolazione delle informazioni.

I libri della collana sono ancora tutti reperibili perché cerco di rimandare il più possibile il momento (inevitabile) di inviarli al macero. Ha tutto il sapore di una condanna a morte, il macero, che cerco di rimandare all’infinito.

Vicentini traduttore: c’è qualche sorpresa in arrivo?
Cosa le è rimasto di queste esperienze? Che rapporto ha avuto con gli autori?
 

Sì, c’è un libro che dovrebbe essere pronto tra poco, ma dipende molto dalla mia capacità di staccarmi dagli altri lavori e pensare solo alla traduzione. Non lo nomino per pura scaramanzia, nella speranza di riuscire a dedicarmici completamente e poterlo annunciare fra poco.

Il rapporto con gli autori è molto stimolante: molte volte si parte dalla richiesta di un piccolo chiarimento su una scena o una frase e si finisce con il discutere delle diverse realtà e modi di esprimere i concetti nelle nostre lingue. Sono sempre pronti a spiegare tutto il processo che li ha portati a fare certe scelte o a decidere di saltare o evidenziare determinati passaggi narrativi. Discutendo con loro si intravede anche la differenza tra quello che intendevano in realtà trasmettere e quello che viene percepito dal lettore. E infine si capisce che certi problemi editoriali non sono solo italiani: alcuni autori non hanno conosciuto nessun intervento di editing nell’edizione originale e sono grati del suggerimento di interventi chiarificatori.

Collana “Meridianonero”, colonna portante della casa editrice: domando la storia dell’ideazione, gli artisti di riferimento, i rimpianti, le soddisfazioni e le speranze. In Lankelot, ricordo recensiti – a beneficio dei lettori – Carrino e Gibson.

L’ideazione parte dal mio grande amore per il noir, quello che affonda le sue radici nel cinema noir francese, poi trasmigrato nella narrativa di genere americana, e che conta principalmente sull’atmosfera e sul ritmo, non invece sulla violenza e sulle sue esasperate descrizioni, come spesso veniva frainteso in Italia. È per questo che ho pubblicato nella collana noir alcuni capolavori come “La fiera dei serpenti” di Harry Crews, un libro apparso invece come ‘narrativa’ negli USA, ma che ha le atmosfere plumbee e la tensione drammatica che sono il vero spirito del noir. Gli artisti di riferimento sono Derek Raymond, Hugues Pagan, Harry Crews e molti altri. I rimpianti sono dovuti alla lentezza nel far scoprire e apprezzare autori come il già citato Crews o Buddy Giovinazzo, le speranze sono di poter comunque arrivarci in breve tempo.

Distribuzione e promozione: vi affidate rispettivamente a PDE e PEA. Siete soddisfatti della visibilità garantita da questi gruppi? Ritenete che esistano disparità – questione-cardine della tiratura a parte – nel trattamento riservato agli editori piccoli e medi di qualità, nelle librerie, rispetto ai quattro grandi gruppi? Quali sono le responsabilità, in questo senso, e quali le prospettive?  

Sono soddisfatto della promozione e distribuzione, ma la visibilità non sono loro che la garantiscono: sono le librerie. E ci sono certamente grosse disparità nel trattamento riservato agli editori piccoli e grandi, ma non mi sembra corretto parlare di responsabilità. La responsabilità delle librerie è di far funzionare bene un esercizio commerciale, badando – come fanno effettivamente – a privilegiare i libri che hanno un’alta rotazione di magazzino. Le responsabilità di tipo culturale non fanno parte dei compiti della libreria, sono un quid pluris che consente di esercitare una funzione culturale e di curare un certo tipo di clientela (un po’ come le sale cinematografiche… che sono esercizi commerciali, e la scelta di essere una sala d’essai o commerciale dipende dalle politiche di ognuno, – che partono spesso dalle passioni personali, certo).

A una parte di lettori (la più piccola, purtroppo) fa piacere ricordare quando le aziende che operavano nel mercato editoriale, fossero librerie o case editrici, erano dirette e portate avanti da persone che oltre alla finalità commerciale avevano degli obiettivi culturali prioritari. La situazione è cambiata per effetto del mercato: saltando le analisi delle probabili cause economiche e sociali che ci porterebbe via troppo spazio (e tempo), il mercato è comunque diventato così asfittico che ora chi privilegia l’aspetto culturale non riesce a trovare una base di lettori sufficientemente ampia (il consenso che ha portato alla nascita trionfale della Adelphi, in questi anni temo non sarebbe possibile). Noto en passant che è lo stesso fenomeno alla radice del deperimento culturale del cinema, della musica, della televisione, del fumetto…

Ci sono così tante sfaccettature che la discussione può diventare immediatamente una torre di Babele, dipendendo da quale aspetto ognuno decida di evidenziare sugli altri, ma secondo me cultura e intrattenimento non sono in contraddizione, bensì possono supportarsi a vicenda.

Bisognerebbe però accennare anche alla funzione della comunicazione che è diventata sempre più determinante nel decidere i consumi e le opinioni (da quelle politiche a quelle culturali) di una nazione. La comunicazione, per distinguersi, deve alzare sempre più la voce, attingendo abitualmente a disponibilità finanziarie di cui le piccole aziende (librerie o case editrici) non dispongono.
Rispetto a tutte queste componenti, che seguono il mercato e le sue leggi economiche, gli unici che potrebbero decidere di uscire da questa logica – e in quest’ottica forse si potrebbe quindi parlare di responsabilità – sono i lettori (o spettatori di film, o ascoltatori di musica, o fruitori di spettacoli televisivi, o votanti, se mi permettete la deviazione), che potrebbero decidere di non seguire il flusso delle informazioni che proviene dal mercato e elaborarsi un tragitto più personale.

Redattori e collaboratori storici in dieci anni di Meridiano Zero: a chi è rimasto più legato, e chi vorrebbe ricordare? Recentemente, il vostro Cojazzi ha pubblicato un gran romanzo d’esordio: come avete festeggiato la sua affermazione?

Non vorrei fare preferenze perché sono rimasto legato a tutti, senza distinzione, a partire proprio da chi mi ha aiutato nei momenti più difficili, quelli della partenza della casa editrice. Il successo di Cojazzi è stato una grande soddisfazione per tutti noi: ricordo ancora quando, anni fa,  mi aveva fatto leggere e avevamo discusso il racconto che poi, con elaborazioni e riscritture è diventato il bel romanzo che è stato pubblicato.

Nel futuro di Meridiano Zero: Le domando qualche anteprima e qualche primizia. Cosa ci aspetta in libreria?

In libreria vi aspetta una piccola rivelazione nell’hard boiled americano, “La gabbia delle scimmie” di Victor Gischler. Un autore che potrà diventare (speriamo) un degno successore di Elmore Leonard, unendo ritmo duro e serrato e un senso del comico e della commedia degno di un grande scrittore. Questo è il suo romanzo d’esordio e ha una copertina veramente accattivante, che si può vedere in anticipazione sul sito della Meridiano zero.

La Meridiano zero in questi anni ha accompagnato molti autori, italiani e stranieri, nei primi passi sulla strada verso il successo, da Andrej Longo (da Meridiano zero a Adelphi), Francesco Permunian (da MZ a Rizzoli), Marco Archetti (da MZ a Feltrinelli), Robert Wilson (da MZ a Longanesi e Garzanti), David Peace (da MZ a Tropea e Saggiatore). Gischler sarà il prossimo.

Qual è il suo rapporto con la stampa? È soddisfatto della visibilità dei libri di Meridiano Zero? Trova che ci siano differenze sostanziali tra l’atteggiamento delle webzine e quello dei quotidiani e dei periodici? Quanto sente che influiscano nelle scelte del pubblico?

Il rapporto con la stampa è travagliato, come tutti quelli dettati dalle leggi del mercato. Anche qui, i giornali non fanno cultura, ma trasmettono informazione, e sono prima di tutto delle aziende che devono generare un profitto. Se perdiamo di vista questo principio, i termini della questione si accavallano e si sfaldano. La stampa (e anche la televisione, per quello che riguarda l’immediata visibilità che può dare a un libro se sceglie di dedicargli attenzione) devono badare alle copie vendute (o all’audience) perché è il metro più efficace per valutare la bontà della propia gestione. La capacità di calibrare l’ampio spazio riservato agli avvenimenti più commerciali il cui successo è già determinato e la piccola nicchia riservata agli avvenimenti più stimolanti e culturali è la chiave per inquadrare le diverse testate.

Le webzine sono mosse da istanze molto meno commerciali, anche perché è spesso sulla proposta di qualcosa di diverso che si sono create una ragion d’essere.

Il problema se le recensioni influiscano o meno nelle scelte del pubblico è da sempre dibattuto, ma mi sembra che la questione di base sia molto semplice. Io ho ricavato due regolette: le recensioni hanno un’utilità in funzione della visibilità di un libro, e in subordine, della visibilità della casa editrice. In altre parole, se un libro non è visibile in libreria, la recensione per quanto grande o importante possa essere, non funziona. Mentre se un libro è ben esposto sui banchi delle librerie, la recensione ha un effetto concreto. E nel caso il libro sia poco visibile, la recensione può avere comunque un effetto in funzione della visibilità della casa editrice. In altre parole, la bella recensione di un libro Adelphi è efficace comunque, anche in presenza di una scarsa presenza in libreria, perché viene comunque letta e ricordata, grazie al nome della casa editrice.

Per capire bene le conseguenze di questo discorso, bisogna ricordare che la vita media di un libro in libreria è sull’ordine del mese (massimo due mesi), dove con vita media intendo il tempo medio di esposizione “di faccia” sui banchi, non il tempo in cui il libro può esserci ancora, ma disposto di dorso sullo scaffale. E ricordare anche che l’acquisto in libreria è in genere un acquisto di impulso, per qualunque lettore, quindi un acquisto che è determinato in gran parte dall’aver visto il libro di faccia. Ora, ritornando all’effetto delle recensioni, si può intuire perché quelle che compaiono nel mese o al massimo nei due mesi di uscita del libro, possono avere un effetto, mentre quelle che compaiono sei mesi dopo la pubblicazione, non ne hanno nessuno…


Parliamo della concorrenza. Quali sono le sue collane preferite, in questo momento, nel panorama italiano? Quali sono i progetti che più la convincono, quali quelli che ritiene destinati a restare nel tempo?  

Questa è una domanda da fare ai lettori, non ai piccoli editori che passano il tempo più a leggere manoscritti da pubblicare che libri già pubblicati… Comunque ho una grande ammirazione per case editrici come Iperborea, collane come “Strade Blu” della Mondadori e chiunque riesca a far vedere la sua personalità attraverso le scelte che compie.

Infine… a cuore aperto. Le domando quali sono i dieci libri che ha più amato nella sua vita. Quelli che hanno cambiato il suo rapporto con la Letteratura, o hanno giocato un ruolo fondamentale nella sua esistenza.

Ah… bene. Mi voglio togliere la soddisfazione di non sbandierare i nomi dei classici, perché quelli li conosciamo tutti e lo sappiamo già che chi ha letto per la prima volta Flaubert, Faulkner o Dostoevskij ne ha ricavato comunque un’impressione che non lo abbandonerà per tutta la vita.

Invece citerò Salgari, perché mi ha dato lo stimolo a leggere. Ricordo ancora quando avevo sei anni e aspettavo che mio padre tornasse a casa dal lavoro per leggermi, ogni sera, un capitolo di “I misteri della giungla nera”. E ricordo la soddisfazione di quando sono riuscito a leggerne l’inizio di un capitolo, e come quello ha dato la stura a una lettura divorante, appassionata di tutti gli altri.

Poi ricorderò “Dracula” di Bram Stoker perché mi ha fatto scoprire il fascino del romanzo gotico;
e “Il pianeta dimenticato” di
Murray Leinster, che mi ha fatto scoprire e amare la fantascienza;
e
Brett Halliday, autore dei primi gialli che ho letto e che mi ha fatto scoprire a ritroso Hammet, Chandler e tutti gli altri;
e i libri di
Ralph König, un grande scrittore che ho letto nella traduzione spagnola perché purtroppo non conoscevo il tedesco (ma finalmente è adesso
  tradotto in italiano). Non dico niente di König perché chi non lo conosce già forse sarà incuriosito e lo andrà a scoprire);
e infine “Giles ragazzo capra” di
John Barth, uno dei tanti libri americani letti e riletti.

Mi rendo conto che non sono esattamente i dieci libri che ho più amato, ma in realtà io non credo molto a “le dieci cose da portare su un’isola deserta”, perché ogni volta che ricompilassi la lista sarebbe invariabilmente diversa (e per fortuna, aggiungo). Diciamo che sono alcuni tra i libri che ho amato e che hanno contribuito a formare un percorso. Come? Non sono dieci? Allora aggiungerei almeno Aldo Busi della “Vita standard di un venditore provvisorio di collant” e Cormac McCarthy di “Cavalli selvaggi”.

La ringrazio molto per la sua disponibilità.
Un’ultima domanda, prima di concludere. Macchina del tempo: se Marco Vicentini potesse tornare indietro nel tempo, sino al 1997, prenderebbe la stessa strada? Da lettore, sono convinto di sì. Ma vorrei una conferma e una spiegazione… cambierebbe qualcosa?

Se prenderei la stessa strada? Molto sinceramente sì. Mi sono chiesto spesso se cambierei qualcosa, potendo ritornare molto più indietro, quando sono passato dal liceo classico alla laurea in chimica fisica, dalla ricerca al CNR al lavoro nell’industria metalmeccanica, per varare infine questo progetto editoriale, ma ho capito di no. Le scelte che faccio adesso, l’amore per un certo tipo di immaginario e di narrativa, nascono da tutto il mio percorso finora svolto e non cambierei niente. Gli errori sì, certo, mi piacerebbe evitarli, ma quelli purtroppo non è possibile cancellarli…

Carta bianca: scriva tutto quel che preferisce. Grazie di cuore, a nome di Lankelot. Sito amico di Meridiano Zero.

Grazie. Un argomento che mi piacerebbe toccare (o meglio, sfiorare…) è l’effettiva potenza del Web riguardo alla distribuzione delle notizie e alla comunicazione. La mia impressione è che sia in realtà sopravvalutata, salvo particolari eccezioni o campi a raggio limitato di competenza (negli argomenti molto specifici credo che il Web possa funzionare bene).

Il Web mi sembra passivo, un po’ come un’immensa biblioteca, con una classificazione all’antica: un ricercatore sa che lì dentro probabilmente c’è quello che cerca, ma ci può mettere così tanto a trovarlo da rendere in molti casi dubbia la convenienza della ricerca. È proprio la sovrabbondanza delle informazioni a renderle così difficoltose, le ricerche. È scontato (e non ci spendo parole) che la prima cosa da fare è imparare “come” fare una ricerca, ma quello che ho detto resta valido, temo. L’esistenza on line di informazioni a diversi stadi di aggiornamento cala purtroppo su tutte un velo di inaffidabilità.

E per quello che riguarda i libri e l’informazione libraria, il Web non aiuta molto perché gli strumenti non ci sono. L’unica cosa che esiste è l’enorme polifonia di voci singole, ognuna con la sua idea o visione. Se si avesse il tempo sufficiente per leggerle, questo potrebbe dare una ricchezza non indifferente e potrebbe contribuire a far intravedere il disegno sottostante, in continuo mutamento, ma è un po’ come cominciare a intuire il disegno di un mosaico partendo da un tassello e esplorando tutti quelli circostanti. Strumenti più articolati dei motori di ricerca, non ce ne sono ancora. E le ultime – ma non recentissime – novità, come i blog, le librerie online, le biblioteche virtuali, sono tutti contributi all’informazione collettiva tramite l’offerta di informazioni riguardo a se stessi, in altre parole siamo ancora molto distanti dall’aver trovato uno strumento per esplorare veramente il Web…

INTERVISTE rilasciate da MARCO VICENTINI nel web.

Donatella La Viola, Railibro, senza data.
Ivana Prior, Nonsolocinema, 19 marzo 2005.
Giampaolo Di Stefano, CCSNews, 6 giugno 2005.
Sabina Marchesi, La Tela Nera, 23 luglio 2005.
Glenda Spiller, Comunicazione, senza data (prob. 2005)
Osvaldo Piliego, Coolclub, 15 maggio 2007.
Renzo Montagnoli, Arteinsieme, 21 settembre 2007.
Southlanditaly, Burkeinitaly, 23 settembre 2007.
Paolo Roversi, Milanoneramagazine, senza data (prob. 2007)

Infine: in streaming su Radio Sherwood.

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Gianfranco Franchi intervista Marco Vicentini, aprile 2008.

ISBN/EAN: 
00

Commenti

Una sorpresa per tutti.
Intervista esclusiva a Marco Vicentini di Meridiano Zero.
Storia della casa editrice, storia delle collane, retroscena, anticipazioni, riflessioni sul web...

divertitevi. Per quanto mi riguarda è un pezzo memorabile.
Grazie ancora, Marco.

gf

Seguiranno altre sorprese. Vedrete...

Personalmente associo Meridiano Zero a Morici. Gli altri ho fatto fatica a trovarli.
Quanto all'intervista, beh è interessante questa tua galleria di pagine dedicata alle persone connesse, in modi diversi, al mondo del libro. Il lettore forte, il libraio, l'editore. Parlano tutti la stessa lingua, ma con toni diversi.
La predilezione personale, lasciamelo dire, va al lettore. Ho riletto le risposte. Sono franche, svincolate da qualsiasi logica d'interesse. Hanno poco a che vedere con la convenienza e la praticità. E' il lusso del lettore: forse l'unico a poter amare il libro in maniera completamente disinteressata.

Alle tue domande "romantiche", qui abbiamo risposte intelligenti, appassionate e, com'è giusto che sia, realistiche.
Insomma Vicentini conosce bene la realtà in cui opera ed offre una sintesi direi perfetta delle problematiche relative alla distribuzione e al peso delle recensioni.
Bello il passaggio sul macero come condanna a morte da rimandare all'infinito.
Bello che la passione per la lettura abbia fatt di un chimico, un editore.

Grazie sempre.

grazie a te, mia cara.
Ho l'impressione che su questa intervista torneremo spesso - è piena di richiami notevoli, penso anche alla top ten di Vicentini che è stracolma di chicche, ma non solo - e che ci sia più di qualche cortocircuito romantico (ti è venuta in mente la grande opera di Hrabal, vero?).

Un altro aspetto da meditare è legato alle riflessioni sul web, sulla sua natura e sulle sue potenzialità...

Questo passo in primis:

"per quello che riguarda i libri e l?informazione libraria, il Web non aiuta molto perché gli strumenti non ci sono. L?unica cosa che esiste è l?enorme polifonia di voci singole, ognuna con la sua idea o visione. Se si avesse il tempo sufficiente per leggerle, questo potrebbe dare una ricchezza non indifferente e potrebbe contribuire a far intravedere il disegno sottostante, in continuo mutamento, ma è un po? come cominciare a intuire il disegno di un mosaico partendo da un tassello e esplorando tutti quelli circostanti. Strumenti più articolati dei motori di ricerca, non ce ne sono ancora."

> è qui che dobbiamo concentrarci.

Sì, Hrabal e la sua pressa. Impossibile non pensarci.
Quanto alla top ten, a parte Salgari e Stoker, non conosco nessun'altro. Infatti ho appuntato qualche nome per fare ricerche e magari orientare i prossimi acquisti.
Sul web, il discorso è giusto ma fino ad un certo punto. Nel senso che se è vero che l'eccessiva pluralità disorienta dando scarse garanzie di qualità, è vero anche che chi sa cosa e dove cercare gode di un canale ancora abbastanza libero. Dove è possibile leggere voci altre, rispetto alla critica ufficiale e forse proprio per questo, più attendibili.

Il problema è come districarsi nella rete. Torniamo alla questione visibilità, torniamo all'handicap dei siti non commerciali.
Forse occorrerebbe una collaborazione tra case editrici e web. Forse gli uffici stampa dovrebbero cominciare a considerare certe pagine web non meno importanti di quelle cartacee.
Forse, com'è stato di volta in volta per tutte le nuove frontiere della comunicazione, anche internet ha bisogno di essere metabolizzato e poi potrà realmente essere sfruttato al meglio delle potenzialità.

;).

Sì.

A proposito, per tutti noi bibliomani...
nella collana "questa non è una pipa" c'è - e qui se ne parla di passaggio - un libro che mi incuriosisce forte...

http://www.meridianozero.it/press/france1rec.htm

"Antiborghesi, anticlericali, bibliofili: i protagonisti di La Revolte des Anges, che esce ora in Italia, sono fatti a immagine e somiglianza del loro autore", scriveva la Iadicicco.
Mi ha sempre stuzzicato molto. Qualcuno ne sa qualcosa in più?

Letta con esntusiasmo ci voglio tornar su con calma. Satsera o domani sera.
Ottimo lavoro, all'altezza delle aspettative. Come sempre :)

grazie cara:). Stesso vale per ogni tuo scritto.
Poi parliamo dei titoli che ha nominato Vicentini, tra suoi amati e suoi editi. Mi sa che si deve partire alla ricerca in almeno 4-5 casi:).

prima lettura su lankelot post elezioni...mi ci voleva per tirarmi un po'...vabbé.
quello che dice sul web è molto...vero? vero.
per il resto.
sugli autori da lui citati in top ten, salgari l'ho letto, e tutti gli altri no. però john barth è pubblicato ultimamente da Minimum Fax, nella collana "classics" (che sta ripubblicando libri molto, mi sembra, interessanti) ma non so se c'è quello di cui parla.
e niente. bella intervista.
vabbé.
scusate, ma sono davvero in pieno sconforto.

Ehilà, animo, animo.
Noi umanisti dei tardi Settanta siamo carne morta da un pezzo, per noi non cambia niente: precari siamo, precari resteremo (a meno che non ci si converta in ragionieri o in venditori: difficile). Più che altro diamoci da fare per tirare su chi ha 23, 25 anni adesso. Loro non sanno del tutto cosa li aspetta con 5 anni di italia governata così. Noi abbiamo già dato. Peggio di così cosa ci può essere?
*
Tornando agli argomenti belli. Sì, sul web si dicono cose sagge. Dovremmo provare ad animare qualcosa con un respiro - e una consultabilità - più ampie. E' una bella rotta...
*
"Classics" è una collana molto molto affascinante. La sto seguendo anch'io, ci sono gioiellini.

Un chimico editore no, però :)
Come fa un uomo di lettere a conoscere anche la chimica?
Io (non che sia un uomo di lettere ma ho una propensione maggiore all'aria umanistica) della chimica non ci capisco una mazza.

Grande Gianfranco per l'intervista, ci sono molti passaggi su cui vorrei tornare e che vorrei commentare magari anche sul mio blog.
Avete parlato di molti argomenti tutti validissimi.
Quest intervista rientra appieno all'interno delle tue interviste ad esponenti del mondo letterario, attendiamo le prossime.
Si potrebbe magari fare un libriccino in cui riunisci tutte le interviste con un saggio breve sull'editoria, che ne dici?

Levi era un chimico, e così Houellebecq.
E Gadda un ingegnere. Un chimico che viene dal Liceo Classico e sceglie di diventare editore, cambiando strada dopo un'intervista rilasciata da Peter Ayrton, è semplicemente un predestinato. Il Novecento è stato pieno di figure atipiche, in letteratura. Sono quelle più affascinanti. Guarda che titoli che nomina... è uno spettacolo. Mi spiace solo non aver intervistato dal vivo, avrei inserito qualche dettaglio sul modo di comunicare:).
*
Prossime saranno molte, e con non poche sorprese. Spesso accompagnate da nuove recensioni - nel caso di MZ c'era un archivio da 15 pezzi già pronto.

Libriccino non so, secondo me siamo già oltre un bel numero di pagine. Tra le interviste agli autori e quelle agli editor, agli editori, ai lettori forti e al libraio sto oltre le 150 pagine, e bisognerebbe fare selezione. Ma come insegna Joe Rivetto, The Best Is Yet To Come e io ho parecchie idee da condividere. Aspettate...

intanto - consiglio - puntate tutti i link di questo articolo. Buon viaggio:)

E' vero, Levi era un chimico, non mi ricordavo.
Di Houellebecq non ho letto nulla invece.
Dei titoli che nomina (ahimé) ne conosco pochissimi.
Non vedo l'ora di leggere le prossime interviste, sono quelle che seguo con più interesse su Lankelot.

Qui - come nell'intervista al Lettore Forte, e in quelle agli editor Rizzardini, Bigagli e Scalich - respiriamo autentico amore per la letteratura, e vera passione per la ricerca.
Certi nomi che abbiamo letto - e che sono suonati del tutto nuovi - dovremmo prendere e scandagliarli. Voi che non avete 400 arretrati e tot arrivi ogni giorni fatelo.

Io la dritta - collana "Questa non è una pipa" di MZ - ve l'ho segnalata, e reiterata:)

15. Una arriva entro una settimana. Manca poco, credo:).
L'altra non so. E una terza vediamo...:).

Houellebecq lo trovi in archivio, qui su Lanke.
ave

Non si tratta di avere 400 arretrati, ma di trovare il tempo per leggere.
Non c'è più tempo (almeno per quel che mi riguarda) se non in rari giorni di fermarsi un attimo durante la giornato, anche solo un'ora, a leggere.
L'unico modo che ho per leggere è andare a letto un'oretta prima rispetto ai miei coetanei ed invece che vedere i Cesaroni leggere.

E' la scelta giusta.

a 23 anni già lo sanno. questo non è forse il posto adatto, ma ci siamo dimenticati il reale vettore di cultura in italia degli ultimi 60 anni. che non sono stati i libri, le università, se non in piccola parte. se oggi si parla italiano in tutte le regioni, non è grazie alla scuola. questo va detto.

*
ti linko, sempre da minimum fax.
http://www.minimumfax.com/newsletter.asp?newsletterID=69&nl=1
l'editoriale di questo mese.
mi sembra attinente.

*
di meridianozero ho solo due libri. uno è di un'autrice che conosco, il titolo è Non dire il mio nome, e lei si chiama Paola Presciuttini. Un romanzo interessante, uscito qualche anno fa, nella collana Gli intemperanti. La formazione di una ragazzina che scopre la propria omosessualità fra Rosignano Solvay e l'isola d'elba, firenze, napoli. senza ostentazione, con molta delicatezza, naturalezza. l'altro titolo è Actarus, di Morici;-) ma ancora non l'ho letto :-(

e niente. grazie gf per l'intervista.

Ho dato uno sguardo alla collana che hai indicato. Sì, "La rivolta degli angeli" sembra interessante. Insieme pure a "Il ragazzo della domenica" e "Le spade". Mi sa che proverò a leggere il secondo. "Le spade" credo vada affrontato post Celine, Drieu La Rochelle e Camus, almeno stando a quanto dicono le recensioni. Insomma non è alla mia portata.
Volendo scegliere tra i titoli di PRIMO PARALLELO, invece, opterei per Zimmermann.
Acquisto direttamente da Meridiano Zero?

Mi accorgo di essere forse stato un po' frainteso, quando ho fatto la lista dei libri. In realta' l'ho interpretata come lista di libri che sono stati "significativi" per me in varie maniere, ma questo non vuol dire che abbiano un valore assoluto e che li potrei consigliare tutti al giorno d'oggi. Ad esempio Brett Holiday e' un autore di genere, e anche (diciamocelo) di serie B, ma siccome e' stato il primo giallo che ho letto a tredici anni, ne ho subito una fascinazione che non riuscirei certo a ritrovare. Mi sono ricomprato un paio dei suoi titoli in inglese, qualche anno fa, e in effetti devo ammettere che non ha niente che lo faccia passare alla storia, ma l'effetto che ha avuto su di me non lo cancellero' mai, per fortuna. Invece consiglio vivamente Ralph Koenig, che e' vera letteratura scritta tramite disegni (esito a usare il termine fumetto, perche' mi rendo conto che ha connotazioni un po' riduttive...)
Per chi parlava di "qQuesta non e' una pipa" invece, oltre a France (che e' esaurito ma lo ristampero' dopo l'estate) consiglio il bellissimo "Marie Dubois" che Gianfranco ha gia' recensito su Lankelot...

@22 per marco vicentini

a me pareva chiaro! Barth prima o poi lo leggo. visto che sei qua...

la collana de Gli intemperanti? ci saranno altre pubblicazioni o è ferma??

No, gli Intemperanti e' stata chiusa perche' c'erano troppo pochi titoli proposti. Sembra un destino: sia "Questa non e' una pipa" che "Gli Intemperanti" le curavano due persone diverse e la prima aveva esiti di vendita molto bassi, la seconda aveva un numero di proposte valide troppo basse. Bisogna anche ammettere che il profilo (collana per i giovani con romanzi di scrittori 'giovani') era forse un po' limitante, infatti l'unico dubbio che ho avuto sin dall'inizio era sul restringere cosi' il campo dei nuovi narratori. Adesso che seguo io gli autori italiani, ho visto che di nuove proposte se ne possono fare molte: Formisano, Petrella, Balocchi, Carrino, Mazzitelli, Ammannati (la prossima settimana) come esordienti e Morici, Bosonetto come non esordienti, spaziando dal romanzo storico al noir, dal poema in endecasillabi alla favola moderna...

20. Grazie a te, ottimo Andrea. Lo scritto di Martina Testa è molto appassionato. Quanto a Morici... che aspetti? Quello è un libro che cambia la vita.

21. Io consiglio sempre di andare a ordinare direttamente dall'editore. E magari ci scappano consigli d'autore e forse le ultime copie esistenti:). Là c'è uno scrigno tutto da esplorare...

22, 24. Marco! Onorati di averti tra noi. Grazie per questa sorpresa e per la partecipazione.

Qualche domanda: Brett Holiday, primo giallo letto a tredici anni; in quale edizione? Come ti è venuto incontro? Segnalazione di amici, impatto in edicola, scaffali della libreria di casa? La storia della scoperta di ogni libro è sempre un vero romanzo nel romanzo.

Ralph Koenig: (www.ralf-koenig.de/) anche in questo caso, stessa curiosità - come l'hai scoperto? Ecco l'elenco delle opere edite in Italia, a beneficio di tutti: www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_konig+ralf-konig+ralf.htm

Shortcut ad Audiberti:
http://www.lankelot.eu/index.php?tag=marie-dubois

24. Marco, un'altra anticipazione, leggo:). La Ammannati. Qualche anteprima? Cosa possiamo attenderci? A chi senti di poterla accostare, e a chi pensi potrà piacere, in primis?
(ci stiamo abituando bene...)

A latere. Non ho letto il romanzo di Formisano.
Vedo, nella rassegna stampa www.meridianozero.it/press/formisano1rec.htm
che si tratta di un libro ambientato a Napoli - sta diventando una costante tra i tuoi narratori, considerando Petrella, Carrino e Longo. Solo una coincidenza?

21. Angela, Nimier non l'ho letto, non so dirti. Ma vorrei scoprirlo quanto prima.

A beneficio di tutti:
http://www.meridianozero.it/autori/nimier.htm

La scheda riporta "Affidato a una prosa pressante e disinvolta, questo libro va a collocarsi in un limbo felicemente imbattezzabile, tra la provocazione corrosiva di Céline e le ragioni, mai assorbite, della ?rivolta? di Camus.".

Il Corsera era caustico:
"romanzo di esordio di un ventitreenne che si era scelto un maestro inarrivabile come Céline e dunque sapendosi votato al fallimento."

ma è la nota del Gazzettino che mi conquista:
"(...)Ma a differenza di altre morti celebri, quella di Nimier non produce leggenda o immortalità.
Censurato, rimosso, punito per la sua eccessiva esuberanza e per la sua ostentata appartenenza alla destra,"

> è in linea con Lankelot, direi.

Cosa fatta. Va letto:).
Marco, ne hai ancora copie? Posso ordinare?

scusate, do solo un'occhiata ogni tanto, rispondo al volo: Brett Holiday l'ho letto pescandolo a caso nella libreria di mio nonno, che aveva parecchi gialli (i Gialli Mondadori), e un po' alla volta ho letto tutti quelli che aveva. La Ammannati esce fra un circa 10 giorni ed e' una nuova autrice italiana, un altro esordio. Una storia d'amore a Ventotene negli anni del confino, con una bella rievocazione degli anni del fascismo e della Resiostenza in Toscana. Per i napoletani, in realta' i napoletani che ho pubblicato dall'anno scorso sono Formisano, Parrino, Petrella e anche Mazzitelli, oltre al "vecchio" Longo. Il motivo? Mahhh... evidentemente i napoletani pulsano di energia, di fantasia... o forse semplicemente sono quelli che mandano piu' manoscritti a Meridiano zero... Nimier e' un altro autore che dovrebbe essere letto, e che ha avuto poca fortuna, ne ho ancora parecchie copie. A proposito del "maestro inarrivabile", Celine pero' accettava tutte le correzioni e i tagli che venivano da Nimier, suo editor...

grazie per le integrazioni e le risposte, Marco.
Non sapevo che Nimier fosse stato l'editor di Céline. Altro che discepolo, allora... mmm.

intanto integro un link a wiki fr per chi vuole cominciare a informarsi:
http://fr.wikipedia.org/wiki/Roger_Nimier

Adoro la Meridiano Zero: per rappresenta la sintesi perfetta di un buon piano editoriale ed un catalogo da paura. Ho letto Morici, david Madsen (Memorie di un nano gnostico e un bel po' di roba di Raymond. Tanto di cappello anche per la sua lista dei preferiti: John Barth e la sua "Opera galleggiante" l'ho letto e straletto.

Paolo, perché non ci presenti John Barth?
Dai che è sconosciuto a parecchi tra noi... scrivine!

Questa di Nimier è davvero strepitosa... urgono approfondimenti!

Mi prendo una pausa (o adesso o mai più) e comincio a commentare questa interessantissima intervista.

Alcuni punti-chiave:
"La responsabilità delle librerie è di far funzionare bene un esercizio commerciale, badando ? come fanno effettivamente ? a privilegiare i libri che hanno un?alta rotazione di magazzino. Le responsabilità di tipo culturale non fanno parte dei compiti della libreria, sono un quid pluris che consente di esercitare una funzione culturale e di curare un certo tipo di clientela "

e

"il mercato è comunque diventato così asfittico che ora chi privilegia l?aspetto culturale non riesce a trovare una base di lettori sufficientemente ampia (il consenso che ha portato alla nascita trionfale della Adelphi, in questi anni temo non sarebbe possibile). Noto en passant che è lo stesso fenomeno alla radice del deperimento culturale del cinema, della musica, della televisione, del fumetto?"

Credo che qui Vicentini affronti in modo molto lucido e onesto un grosso problema, che in parte investe anche l'altro mondo della promozione del libro (sempre un po' dimenticato), quello delle biblioteche, soprattutto quelle più sensibili. Abbiamo da una parte le richieste di lettori che vogliono trovare subito i best-seller apena usciti (ovviamente per Mondadori o Feltrinelli) e quelli che di fatto "vestono" le vetrine della libreria.
Dall'altra si promuove l'incontro con l'autore locale, ma molto locale...

"sono i lettori (o spettatori di film, o ascoltatori di musica, o fruitori di spettacoli televisivi, o votanti, se mi permettete la deviazione), che potrebbero decidere di non seguire il flusso delle informazioni che proviene dal mercato e elaborarsi un tragitto più personale."

Questo è un altro punto centrale, fondamentale, essenziale.
Ma il lettore non nasce tale.
Occorre che in famiglia si promuova la lettura, e a scuola.
Occorre portare i bambini già da piccoli in libreria e in biblioteca.
Occorre che gli insegnanti siano capaci di dare a ogni età la lettura giusta, accompagnino i percorsi di ciascuno, invoglino i ragazzi a leggere (occorrono per esempio più e migliori biblioteche scolastiche, non accozzaglie di libri provenienti da svuotamento di cantine...).
Occorrono (mi premettete di dirlo?) bravi librai e bravi bibliotecari.

integrazione...

da
www.uominieidee.org/conferenze/perche_neoumanesimo.htm

"In "Oltre la linea" di Heidegger, oggetto del contendere è la linea di demarcazione del nichilismo, il limite cioè della nostra epoca giunta al meridiano zero oltre il quale non valgono più gli antichi strumenti di navigazione per cui lo spirito del nostro tempo è in grave affanno".

(a proposito del nome di Meridiano Zero. Vedo di trovare il passo specifico:). Voi intanto continuate...)

"Il Web mi sembra passivo, un po? come un?immensa biblioteca, con una classificazione all?antica: un ricercatore sa che lì dentro probabilmente c?è quello che cerca, ma ci può mettere così tanto a trovarlo da rendere in molti casi dubbia la convenienza della ricerca. È proprio la sovrabbondanza delle informazioni a renderle così difficoltose, le ricerche. È scontato (e non ci spendo parole) che la prima cosa da fare è imparare ?come? fare una ricerca, ma quello che ho detto resta valido, temo. L?esistenza on line di informazioni a diversi stadi di aggiornamento cala purtroppo su tutte un velo di inaffidabilità."

Altro punto di grande interesse.
Occupandomi per lavoro di ricerca (anche) sul web, dirò che effettivamente le strategie migliori sono per addetti ai lavori.
E tuttavia si tratta di un mondo in continua evoluzione, con impatti ancora difficili da valutare (discorso dell'open access ad esempio).
Ormai l'accesso a internet è molto diffuso,anche qui occorre saper scremare, valutare soprattutto le fonti (il che è vero tanto quanto ciò che accade con le fonti cartacee).
E' sbagliato pensare che si dovrebbe leggere tutto, piuttosto occorre imparare a porre in modo corretto la domanda e a valutare criticamente le risposte, avendo voglia alle volte di confrontare più dati (penso al lavoro che mi è costato per Wikipedia il reperimento di tutto quello che è stato pubblicato in italiano di Nina Berberova, la ricostruzione dei titoli originali e dell'anno di prima pubblicazione: tutte notizie tratte esclusivamente da web, ovviamente con un lavoro di incrocio dei dati piuttosto puntuale e puntiglioso ma non impossibile).

Pardon Franco, ho finito...

Bellissima insomma questa intervista, domande intelligenti e risposte altrettanto pregnanti.

Credo che Franco stia rendendo un grande servizio alla comunità (spero non solo di Lankelot) mettendo in contatto con i lettori gli editori meno scontati e un grazie va anche a quelli che finora hanno mostrato tanta disponibilità a parlare e a confrontarsi.

Hai pienamente ragione, questa intervista di Vicentini dovrebbe diventare uno splendido ipertesto, con capitoli dedicati alle opere nominate e approfondimenti e analisi di ogni singolo argomento. Quando a fine anni Novanta mi preparavo a capire il web studiando il fondamentale "Ipertesto" di Landow sognavo di vedere nascere qualcosa del genere. Questo è un grande esempio di quel che potremmo leggere in rete, e qui su Lanke in primis, sempre più spesso: articoli tecnici e specifici destinati a gemmare. Rizoma!
*
Grazie a te per partecipazione e condivisione, Ilde. E per animare questa dialettica. Continuerò a intervistare e studiare editori ed editor, con opportuna selezione e un pizzico di fortuna; a volte servono settimane o un paio di mesi per avere le risposte... e io non sono uno insistente, purtroppo.
*
E a proposito...
ogni osservazione è necessaria e fondamentale. Se ti viene in mente altro, scrivi ancora. Non so quando avremo daccapo la possibilità di confrontarci con un editore come Marco. E' una fortuna...

33. Drago, entro fine maggio ci penso io;)

Ora dovremmo ritrovare e riscoprire Supervielle, sempre nella collana "Questa non è una pipa":

www.meridianozero.it/autori/supervielle.htm

e

www.meridianozero.it/cat/supervielle1.htm

e

www.meridianozero.it/press/supervielle1rec.htm

[Intervista a Vicentini]

[Intervista a Vicentini] eliminato il primo paragrafo ripetuto!

[Vicentini] video-intervista

[Vicentini] video-intervista registrata nei giorni della FIERA DI ROMA 2009. On line in PARADISO: http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=video&Chiave=9

[intervista a vicentini]

[promozioni MERIDIANO ZERO]

[promozioni MERIDIANO ZERO] [...] E infine una buona notizia per chi vuole fare provviste di libri da leggere sotto l'ombrellone. Per tutto giugno lanciamo la campagna "5 al 50": 5 libri al 50%, per gli iscritti alla newsletter. E' sufficiente fare l'ordine per email o sul nostro sito, aggiungendo le parole "5 al 50" e vi sara' riconosciuto lo sconto del 50%.

http://www.meridianozero.it/

I consigli di LANKELOT: http://www.lankelot.eu/archivione?meridiano%20zero