Eckhart Meister Johannes

Sermoni tedeschi

Autore: 
Eckhart Meister Johannes

DIO È UNO: NON MUTA

Introduce Vannini: “Il sermo è un genere letterario molto importante e ben noto al mondo cristiano: per quello latino basta ricordare i nomi di Sant’Agostino, di Gregorio Magno, di san Bernardo di Chiaravalle. I sermoni in volgare tedesco di Eckhart, che si rivolgevano prevalentemente a quell’uditorio di religiose e religiosi che ce li hanno trasmessi, hanno caratteristiche e struttura abbastanza omogenee.
Eckhart parte da un versetto della Scrittura, che dà il titolo al sermone stesso, lo spiega e commenta molto liberamente, con grande vivacità e chiarezza di immagini, facendo ricorso all’allegorismo, al repertorio delle Etimologie di Isidoro di Siviglia e alle «enciclopedie» medievali, ai Padri della Chiesa e ai «maestri pagani», citati anch’essi con grande libertà e nella tacita presupposizione di un loro consenso di fondo sulle verità più importanti” (p. 14): in altre parole, come leggiamo più avanti nell’introduzione, il versetto è uno spunto per l’esposizione di una propria dottrina.

Vediamo, allora, quali possono essere riconosciute come le pietre miliari di questa esposizione: gli scritti di Johannes Eckhart tendono a essere incendiati dalla mistica bramosia d’un’unione dell’anima con Dio: unione che è più opportuno definire ritorno. Dio è uno, e non muta: è uno in se stesso.
Tutto quel che ha creato, è soggetto al divenire. L’Io deve essere uno in se stesso, e una sola cosa con Dio: nulla esiste al di fuori di Dio.
Dio è negazione della negazione (p. 41). Eckhart prega che l’Uno ci aiuti a diventare una sola cosa con lui (p. 45): per questo, è fondamentale la volontà. La volontà deriva dal puro conoscere: la vita intellettuale è la vita dello Spirito.
L’intelletto è quanto di più elevato l’anima possieda.

Senso dell’insegnamento eckhartiano è diventare Verbo. La Parola sorge in me, indugia nella rappresentazione, viene pronunciata e voi la ricevete: ma essa permane per me, scrive il Meister. Così io sono rimasto nel Padre: testimonianza irrefutabile è quella scintilla che vive nel fondo dell’anima. Questa scintilla è qualcosa d’increato, generato da Dio, che in sé aveva le immagini originarie di tutte le creature: questa scintilla è Uno: immagine senza immagine, al di sopra dell’immagine.

Giovanni (7, 16) testimonia così le parole del Verbo: “La mia dottrina non è la mia dottrina, ma è di colui che mi ha mandato”: così, secondo Eckhart, deve comportarsi un uomo: distaccandosi dalla sua opera, dalla sua stessa vita. L’eretico dominicano predica il distacco dalla soggettività: l’Io deve abbandonare se stesso, liberarsi di tutto, rivolgendosi soltanto a Dio.
È un processo da vivere in tre stadi: dapprima viene il distacco da ogni corporalità, quindi la liberazione dall’immagine, infine la conoscenza pura di Dio. Che non deve essere mediata (p. 196).
Chi vuole intendere il Verbo e seguire il Cristo, deve elevare il pensiero al di sopra di tutto quel che appartiene ai sensi: “Questo avviene quando lo Spirito santo è nell’anima: essa si eleva perché è trascinata da lui, ma quando lo Spirito santo si separa dall’anima, essa ricade giù, perché ciò che è della terra va verso il basso, mentre ciò che è di fuoco si alza verso l’alto” (p. 55).  Solo lo Spirito dà vita allo Spirito.

Eckhart testimonia che Dio solo sia Verità: che la carne non deve vincere il sangue, e che il significato profondo di “venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà”, sia “toglici a noi stessi” (p. 88): aiutaci a distaccarci da noi stessi e da ogni cosa, completamente (p. 91). Perché tutto quel che è creato, non è libero (p. 90).

Non solo per natura, ma anche al di là della sua natura, l’anima gioisce di tutta la gioia e di tutta la beatitudine di cui Dio stesso gioisce nella sua natura divina, che Dio ne abbia gioia o dolore; perché non v’è là che Uno, e dove è Uno è tutto, e dove è il tutto è l’Uno. È una verità certa. Dove è l’anima, è Dio, e dove è Dio, è l’anima. Se dicessi che non è così, parlerei falsamente” (p. 173).

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Meister Eckhart scrisse in latino e in tedesco. Spiega Vannini, nell’introduzione: “Mentre gli scritti in latino, nati per l’insegnamento universitario, hanno un carattere necessariamente più scolastico, preoccupati di rispettare i modi e le forme della tradizione accademica e di quella specifica dell’Ordine, gli scritti in volgare, liberi da tali preoccupazioni e rivolti a un pubblico meno dotto, esprimono in modo più vivido e chiaro il pensiero dell’autore e la sua esperienza mistica” (p. 13). La critica contemporanea – prosegue lo studioso – ha diviso gli scritti volgari autentici in quattro Trattati e circa centoventi Sermoni.

L’impatto sul contemporaneo è stupefacente: le argomentazioni scintillano d’intelligenza e di fede, le ripetizioni sembrano perfettamente calibrate per interiorizzare la dottrina del Meister, il richiamo al testo sacro non sembra mai, a dispetto del “codice genetico” del sermo, artificioso o capzioso. L’esposizione è febbrile e fluida. Quel che più seduce e affascina è la fede nell’esistenza di questa scintilla divina nello spirito d’ogni essere umano: tanto che s’ha, sfogliando il libro, l’impressione che le pagine siano sul punto d’infiammarsi, per speculare quel che nel lettore vanno risvegliando. Di fronte alla fede e alla volontà, nulla è impossibile: Eckhart lo rivelava già ottocento anni fa, restituendo speranza a un’umanità infelice, e dignità a una Chiesa che, in piena cattività avignonese, già si macchiava della Santa Inquisizione e della caccia (sterminio incluso) agli eretici, e alla damnatiomemoriae delle eresie.  

Libro da restituire ai contemporanei.


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Johannes “Meister” Eckhart (Hochheim, Turingia, 1260 circa – Colonia, 1327 o 1328). Mistico e teologo cristiano. Domenicano, passò la vita tra insegnamento e predicazione. Fu processato per eresia nel 1326.

Meister Eckhart, “Sermoni tedeschi”, Adelphi, Milano 1985.
A cura di Marco Vannini.



Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Ottobre 2004. Prima pubb: Lankelot.com


A Marina, che mi restituirà quel che ho perduto.

ISBN/EAN: 
9788845906039

Commenti

Giovanni (7, 16) testimonia così le parole del Verbo: ?La mia dottrina non è la mia dottrina, ma è di colui che mi ha mandato?.

"L?impatto sul contemporaneo è stupefacente: le argomentazioni scintillano d?intelligenza e di fede, le ripetizioni sembrano perfettamente calibrate per interiorizzare la dottrina del Meister, il richiamo al testo sacro non sembra mai, a dispetto del ?codice genetico? del sermo, artificioso o capzioso. L?esposizione è febbrile e fluida. Quel che più seduce e affascina è la fede nell?esistenza di questa scintilla divina nello spirito d?ogni essere umano: tanto che s?ha, sfogliando il libro, l?impressione che le pagine siano sul punto d?infiammarsi, per speculare quel che nel lettore vanno risvegliando. Di fronte alla fede e alla volontà, nulla è impossibile: Eckhart lo rivelava già ottocento anni fa, restituendo speranza a un?umanità infelice, e dignità a una Chiesa che, in piena cattività avignonese, già si macchiava della Santa Inquisizione e della caccia (sterminio incluso) agli eretici, e alla damnatiomemoriae delle eresie".

Cavolo Frà, confrontarsi con Meister Eckhart! é vero, è da riscoprire. Ed è un pensiero ancora lucidissmo, certo scomodo per la Chiesa attuale.Io lo conobbi attraverso le mie letture evoliane, come Michelstaedter, del resto. Grazie ad Evola ne ho scoperti parecchi di autori oscurati, ostracizzati e di nicchia.

Stesso discorso vale per me. Evola mi ha restituito Eckhart.
E non solo;). Dovremmo appunto continuare a illuminare quell'antico sentiero, nel tempo.

"Senso dell?insegnamento eckhartiano è diventare Verbo" + estremamente suggestivo e illuminante. Il culmine dell'elevazione dunque è la pura parola, il concetto scremato e perfetto.

Vannini ? come dice la prefazione - intende indagare esattamente la dimensione mistica che percorre le cinque grandi religioni mondiali e lo fa conducendo il lettore attraverso il cammino della Bhagavad-Gita, il sublime distacco dei buddhismo zen, la tradizione del chassidismo ebraico, i paradossi dell'amore divino dei sufi, l'altissima speculazione dei domenicano tedesco Meister Eckhart. Il risultato è che, ovunque gli uomini abbiano autenticamente cercato Dio, si sono compresi come una sola cosa con lui; e questa unione col divino appare come l'unico vero fondamento dell'unità degli uomini tra di loro.

Scrive Meister Eckhart che in ognuno di noi c'è un uomo esteriore e un altro uomo, quello interiore. «All'uomo esteriore compete tutto ciò che opera corporalmente. Questo uomo è anche detto, nella Sacra Scrittura, uomo antico, uomo terrestre, uomo nemico, uomo schiavo. L'altro uomo che è in noi è l'uomo interiore. È anche chiamato uomo nuovo, uomo celeste, uomo giovane, uomo amico, e uomo nobile. Chi segue lo spirito, e vive secondo lo spirito e il suo consiglio, appartiene alla vita eterna. La semente di Dio è in noi. Se essa avesse un buon coltivatore, saggio e zelante, si svilupperebbe sempre più e si innalzerebbe verso Dio, del quale è semente, e il suo frutto sarebbe simile alla natura di Dio. Poiché Dio stesso ha seminato, deposto e generato questa semente, essa può sì venire ricoperta e nascosta, ma giammai essere distrutta e spenta: essa arde e splende, illumina e brucia e tende senza posa a Dio.

Tu stesso, Gianfranco, scrivi: ?Quel che più seduce e affascina è la fede nell?esistenza di questa scintilla divina nello spirito d?ogni essere umano: tanto che s?ha, sfogliando il libro, l?impressione che le pagine siano sul punto d?infiammarsi, per speculare quel che nel lettore vanno risvegliando. Di fronte alla fede e alla volontà, nulla è impossibile.

Ed è vero.

Ti ringrazio tantissimo di questa importante presentazione.

Raffaella

Grazie a te per i tuoi sempre intensi e splendidi commenti.

Innanzi tutto ti ringrazio per la dedica, mi ha sempre colpito che tu mi dedicassi un testo così notevole, del quale avrei continuato ad ignorare l'esistenza senza la tua presentazione.
M'inchino al commento di così alto livello di Raffaella.
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"Senso dell?insegnamento eckhartiano è diventare Verbo. La Parola sorge in me, indugia nella rappresentazione, viene pronunciata e voi la ricevete: ma essa permane per me, scrive il Meister. Così io sono rimasto nel Padre: testimonianza irrefutabile è quella scintilla che vive nel fondo dell?anima": la Parola e la scintilla divina, questi i due termini che più affascinano, insieme all'unione fede-volontà, atte a restituire speranza all'umanità infelice.
Importantissimo poi secondo me che Echkart abbia scritto in volgare questi suoi testi, segno di una volontà di comunicazione più ampia.