È una questione di civiltà, una questione di umanità, una questione di intelligenza: una Nazione che rifiuta la Convenzione di Ginevra (“sospendendola” nel 2002: p. 169), avalla e pretende di legittimare arresti arbitrari, interrogatori senza limiti e incarcerazione illimitata non può essere parte del consesso delle nazioni democratiche. L’Impero Americano, assassino della libertà dei cittadini di molti popoli del mondo, sta precipitando – quando s’appresta a terminare l’infernale doppio mandato di Bush figlio, sempre sostenuto, è bene ricordarlo, dai vergognosi governi italiani sin qui alternatisi al potere – nell’abiura del rispetto della vita umana e delle più elementari forme di solidarietà nei confronti dei nemici catturati: civili o militari essi siano. Il libro del Professor Alfred W. McCoy dell’Università del Wisconsin ha una serie di meriti importanti, al di là della abnorme quantità di dati, notizie e studi che ha sintetizzato e catalogato in questo saggio: ha dimostrato al mondo che esiste una componente influente e credibile della cittadinanza statunitense assolutamente contraria alla condotta stupida e disumana del petroliere texano e della sua classe dirigente; McCoy è la speranza di un’America diversa, guidata da principi e valori che quella gente sembra aver smarrito.
“Una questione di tortura” è un libro-inchiesta destinato a far discutere per più di qualche anno – ammesso che la stampa e i media dipendenti dallo Stato riserveranno l’adeguato spazio – i cittadini italiani, ed europei.
Dobbiamo stare in guardia: se la nazione egemone sta rinunciando a qualsiasi ombra di democrazia, avallando violenze criminali e omicide e violando periodicamente e liberamente i diritti umani, allora quella nazione non deve e non può essere alleata dell’Unione Europea. Altra la questione per quegli Stati poveri ed esecrabili, come il nostro, che non possono ribellarsi al padrone che occupa militarmente il territorio, con testate nucleari e via dicendo, da oltre sessant’anni: noi possiamo confidare solo che i nuovi padroni dell’espressione geografica che rappresentiamo e popoliamo sgomberino diplomaticamente certe basi da certe nostre regioni, senza sostituirsi agli yankee. Punto.
Allora, torniamo a McCoy. Sua madre, in gioventù, aveva visitato il museo delle torture di Norimberga e aveva vissuto un anno in Germania, assistendo al drammatico e atroce comportamento del regime nazista. Tornata in America, aveva appreso un concetto semplice: la tortura è male, puro e semplice. Ha educato il suo erede alla tutela e alla rivendicazione della civiltà e dell’umanità: il risultato è un campione di democrazia e di intelligenza. Un campione di coraggio che sfida il potere più grande del mondo, quello dell’amministrazione statunitense, denunciando la storia occulta delle torture dell’intelligence americana dal 1945 ad oggi. Elencando numeri impressionanti: riportando testimonianze atroci. Ricordandoci – partiamo da qui – un aspetto molto semplice. “Loro sono noi. Quello che hanno sofferto, lo potremmo soffrire noi. Quello a cui non potevano resistere, è ciò a cui anche noi non potremmo e non possiamo resistere. Nessun essere umano, nessuno di noi, è in grado di bloccare gli effetti distruttivi sulla vita della tortura psicologica” (p. 125).
Le terribili immagini delle violenze e del sadismo dei militari americani ad Abu Ghrab – cfr. Wikipedia, per ricordare il divertimento yankee di qualche anno fa e non solo – spiega McCoy, non erano espressione di sadismo. Erano la prova che i metodi della CIA avevano attecchito. Le prigioni segrete della CIA – unica sopravvissuta, tra KGB, STASI e via dicendo, al cinquantennio di guerra fredda – sono un gulag globale, sparso nazione per nazione. Mentre, per anni, nelle riunioni dell’ONU gli States si opponevano alla tortura, la CIA la diffondeva. Le prime ricerche per nuove e più sofisticate tecniche di tortura, compiute sin dagli anni Cinquanta, cercavano di scoprire una violenza peggiore di quella fisica, estranea alle cicatrici; senza contatto. Ricerche compiute sulle droghe (Lsd in primis) e sull’elettrochoc, e studi condotti sullo stato degli individui in condizione di disorientamento temporale, spaziale e via dicendo, evidenziarono rischi chiari – come la possibilità che i torturati subissero disturbi emotivi permanenti, stanchezza cronica, deconcentrazione e via discorrendo – che non spaventarono i servizi segreti americani.
A differenza dell’FBI, la CIA credeva nella tortura come strategia vincente per guadagnare informazioni credibili. Cinque, secondo McCoy, sono i tratti distintivi della tortura: penetra indissolubilmente nei recessi della coscienza umana (nell’anima); gli Stati che la approvano permettono si applichi anche solo a sospetti nemici; sembra così efficace, a dispetto della sua resa fallimentare, che gli esecutori tendono ad affezionarvisi; il torturatore esercita, sui cittadini che dovrebbero giudicarlo, un effetto ibrido, una sensazione di paura e fascino a un tempo; infine, lo Stato che si vota alla tortura dei cittadini si associa subito alla tirannide, corrompendo i legami di fiducia col popolo e con le nazioni sovrane.
I nuovi metodi della CIA, post 1945, sono il “disorientamento sensoriale” e il “dolore autoinflitto”. Il primo si fonda sulla reclusione in posti volta per volta diversi; è la demolizione delle capacità sensoriali, confondendo luce e buio, caldo e freddo e così via. È il viatico al collasso dei processi di sviluppo del pensiero. Il secondo nasce dallo studio di due neurologi, Hinkle e Wolff (cfr. p. 65 e ss.): piuttosto che raccontarlo, preferisco domandarvi di ricordare le immagini dei fili elettrici appesi alle maniche dei detenuti, in certe foto.
La CIA ha contribuito alla vittoria degli States nella guerra fredda, fallendo miseramente sul fronte del c.d. terrorismo islamico: questione dovuta a varie ragioni, preparazione culturale e natura degli “eserciti” in primis. E ha fallito a dispetto di un sostegno cieco e totale dell’amministrazione Bush, nella relativa indifferenza – più volte ribadita dall’autore – dell’anestetizzata cittadinanza americana. Il giurista Romano Ulpiano, nel III secolo dopo Cristo, aveva già inteso che la tortura vale a poco; soggetti fisicamente forti e motivati non parleranno, soggetti deboli diranno qualsiasi cosa pur di salvare la pelle. È un pensiero molto semplice e molto chiaro: McCoy accompagna una tristemente ricca casistica per supportarlo.
Questo libro non deve mancare nelle sedi di partiti, giornali, movimenti culturali e politici: è semplicemente uno strumento di lotta, democratica, e una miniera di informazioni sulla CIA, sulle amministrazioni americane, sullo stato delle cose nei conflitti in Afghanistan e in Irak, sulla decadenza irreversibile dell’ultimo Impero occidentale. Andate, leggete, interiorizzate, meditate: infine, dialetticamente, combattete. Servi degli assassini, come italiani, non possiamo diventare. Credo sia pacifico per tutti. Guantanamo è una vergogna senza precedenti: presto, è una speranza, consegnata alla storia. Assieme a quei politici italiani che hanno fatto il possibile per evitare anche di nominarla, e di informare il popolo di quel che là accadeva.
La statua della libertà s'è impiccata, dopo aver molto impiccato.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Alfred W. McCoy (1945), professore di Storia all’Università del Wisconsin, tra i maggiori esperti della storia della CIA; saggista.
Alfred W. McCoy, “Una questione di tortura”, Socrates, Roma 2008.
Traduzione di Enrico Fletzer.
Collana Paesi, Parole, 15.
Prima edizione: “A question of torture”, 2006.
Traduzione cinematografica: “Taxi To The Dark Side” di Alex Gibney, 2008.
Approfondimento in rete: Rassegna stampa ita & mondiale / Wiki en /
Gianfranco Franchi Lankelot, agosto 2008.
Commenti
'notte.
" Il primo si fonda sulla reclusione in posti volta per volta diversi; è la demolizione delle capacità sensoriali, confondendo luce e buio, caldo e freddo e così via. È il viatico al collasso dei processi di sviluppo del pensiero"
ricorda "Arancia meccanica". Chissà che fra le righe il buon Kubrick non tentasse di dircelo...
Vero. E chissà che McCoy non abbia ragione quando rileva che l'uscita di The Passion ha anticipato di qualche mese la pubblicazione di certe fotografie, abituando daccapo il pubblico alla normalità della violenza... ti ricordi la mia vecchia recensione?:)
?Loro sono noi. Quello che hanno sofferto, lo potremmo soffrire noi. Quello a cui non potevano resistere, è ciò a cui anche noi non potremmo e non possiamo resistere. Nessun essere umano, nessuno di noi, è in grado di bloccare gli effetti distruttivi sulla vita della tortura psicologica? (p. 125).
questa segnalazione mi sembra un colpo ben assestato, importante e sempre valido ribadire certe osservazioni
Se in Italia i politici leggessero - o almeno affidassero l'importante mansione a portaborse & segretari - un'opera del genere diventerebbe un must assoluto. Incredibile che non se ne sia accorto nessuno...
Praticamente McCoy permette, a qualsiasi gruppo di ricercatori/studiosi/attivisti, di risparmiarsi diciamo anni 3 di studio delle fonti:). Probabilmente il maggior scrigno di notizie oscurate che pizzico da qualche anno a questa parte. Tutto il mondo ne ha parlato, l'Italia latita.
"Questo libro non deve mancare nelle sedi di partiti, giornali, movimenti culturali e politici: è semplicemente uno strumento di lotta, democratica, e una miniera di informazioni sulla CIA, sulle amministrazioni americane, sullo stato delle cose nei conflitti in Afghanistan e in Irak, sulla decadenza irreversibile dell?ultimo Impero occidentale".
In realtà Franco niente di nuovo sul fronte occidentale, per voler essere citazionisti. Se uno le vuol sapere queste cose può saperle eccome, le trova vagando anche in rete. Magari non cosi nel dettaglio. Ma chi si è interessato di politica nel dopoguerra non può non saperle. Le sanno anche i nostri politici, e quelli di tutta Europa. Nessuno dice nulla perchè è comodo cosi. La CIA, i suoi metodi, hanno fatto comodo a tutta l'Europa. E non mi soffermerei in particolare sull'amministrazione Bush, anche ai tempi del tanto - a torto - glorificato JFK era uguale, se non peggio. I Presidenti sono fantocci, Bush come chi l'ha preceduto. Aggiungo che queste cose le sanno anche i giornalisti che non vivono con la testa nel buco. La triste realtà è che noi possiamo diffondere libri idee ed altro a supporto, ma che non cambia e non cambierà mai nulla, su questo fronte. é una semplice questione di interessi. Idem per le basi Nato, non frega veramente a nessuno che ci siano, se non a chi vive a diretto contatto con quei luoghi. E neanche troppo, visto che danno lavoro ai cittadini di quelle zone. Io non mi scomoderei, pertanto a tirare in ballo paroloni - peraltro obsoleti - come democrazia, giustizia e libertà (ma non vuol essere una critica al pezzo, solo una constatazione doverosa). Meno che mai ai tempi nostri. La tortura, peraltro, è sempre esistita, e sempre esisterà. Noi è bene che comunque denunciamo sempre queste cose, almeno per insinuare il dubbio nella coscienza della gente. Ma non credo, sinceramente, che tutto ciò possa spostare una virgola rispetto alle dinamiche con cui viviamo. Peraltro il mio pessimismo è noto in merito, dunque è inutile che ne prolunghi le motivazioni a supporto.
Grazie comunque per il contributo. Io, ti dico, onestamente non sapevo - tra le varie cose scoperte qui - che il candidato McCain ha rischiato di non riuscire nemmeno ad avvicinarsi alla chance che a breve avrà per aver difeso la Convenzione di Ginevra, da ex prigioniero cong (cinque anni! potrei sbagliare ma non credo).
Né sapevo che gli USA l'avessero "sospesa" e discussa negli ultimi sei anni. Potevo sospettare che la CIA si servisse di certe tecniche per seviziare gli indagati ma non credevo ci fosse alle spalle uno studio metodico, con tanto di Università al seguito.
Né ricordavo - mea culpa - l'abnorme dibattito sette-ottocentesco sulla tortura. Quando giuravano fosse tutto finito (come credo Ulpiano, 1700 anni fa)... e non so, per esempio non avevo idea dei numeri dei danni fatti dai francesi agli algerini, in questo senso, neanche cinquant'anni fa.
A dirtela tutta sono rimasto abbastanza sbalordito da un'altra notizia: sai chi sono i più feroci? Gli uzbeki. Quelli che giocando chiamavo in causa nel primo racconto di Disorder - erano loro no? Pazzesco.
9 - Nel dettaglio tante cose mi erano ignote, naturalmente. Questa degli uzbeki, ad esempio. Sullo studio metodico e le università sapevo eccome. Ciò che intendevo dire, comunque, è che nella sostanza queste cose a grandi linee chi le vuol sapere le sa. E che i servizi segreti, non solo quelli americani, usino ed abbiano sempre usato la tortura, la più crudele ed efferata, è altrettanto noto.
Ecco... una delle lampadine che mi si sono subito accese in mente, e nel libro se ne parla (ma giuro: non credevo si potesse ricondurre a certe finalità. mi sembrava folle) è la famosa storia dello Stanford Prison Experiment, poi tradotto nel film "Das Experiment".
Adesso mi è chiaro a cosa serviva. Siamo in mano a dei pazzi sanguinari, e mi viene anche abbastanza da ridere al solo pensiero che qualcuno li ritenga "gigante buono" del mondo (la definizione fu del mancato giornalista e oggi editore Giulio Perrone, in diretta su Nuova Spazio Radio, nell'autunno del 2001).
www.lankelot.eu/index.php/2006/09/05/hirschbiegel-das-experiment/
11 - ah ah ah. scusa se rido ma gigante buono no, dai. Nemmeno un bambino indottrinato direbbe cosi.
10, e tuttavia sembra che tra FBI e CIA si siano notevoli differenze nell'approccio. Leggendo le mansioni riservate ai primi,
http://it.wikipedia.org/wiki/Federal_Bureau_of_Investigation
scopro che potevano-dovevano essere loro a gestire certe cose. Il quadro che emerge dal libro è di un'effettiva distruzione di prassi & principi condotta dalle amministrazioni Bush, per ragioni - ammetto - molto poco chiare.
Aggiungo. In Italia mi sembra nessuno ci abbia informato di un dibattito pluriennale (!) in atto negli States sulla questione, con molteplici dichiarazioni pubbliche di vergogna e via dicendo. E non su testate minori.
12. Giuro. Eravamo in diretta e mi è scappato un "e no, e che cazzo", se non ricordo male. Due o tre giorni dopo il famoso undici
14 - ah ah ah ah scusa veramente, ci sarebbe da piangere ma mi vien troppo da ridere. Un adulto dotato di senno (che non sia un politico o un giornalista servo: ma sarebbero meno ridicoli nei modi, immagino) che parla cosi... incredibile
Beh, sarebbe da fare un amarcord delle cazzate dei giornalisti in quei mesi. Quella che proprio ho sempre odiato, la più squallida e falsa:
NIENTE PIU' SARA' COME PRIMA. Ma quante volte l'hanno detto?
E soprattutto: di cosa parlavano?
Ammazza quante ne avevano sparate...
13 - Come ti ripeto, in Italia non frega un cazzo a nessuno di questi dibattiti. Ahimé. pare sempre che l'Ameerica sia lontanissima... sono più di sessant'anni che ce l'abbiamo dentro casa.
16 - In Italia in questi frangenti la retorica abbonda, per non parlare del leccaculismo e delle lacrime di coccodrillo. Se poi in ballo ci sono gli States tutto ciò si amplifica.
Già. A noi frega però;).
Vado a sentirmi il classico degli Intolleranza, mi aiuta molto in questi casi. Non c'è permesso di parlare male, dei paladini del mondo occidentale...
18. La storia ci darà ragione.
(deve finire la colonizzazione: l'Europa è civiltà, diventerà nazione)
19 - Gli intolleranza, che roba, stonatissimi ma potenti: ricordo quante volte l'ho cantata, goliardicamente, a vent'anni, Yankee in mare. Più melodica e malinconica c'è anche Lady USA degli Hobbit.
A me fa sinceramente godere in almeno altri due momenti, quando dice "ci difendiamo noi dal pericolo rosso il marcio a stelle e strisce c'è sempre più addosso" e "cosa ci ha portato, pensaci un momento, è solo corruzione / è solo sfruttamento". Anche.
(Lady Usa, a voja. Ma io opto per Y.i.M.)
"del vostro aiuto non sappiamo cosa fare..." ahahah
21 - Speriamo. Un'alternativa è la fine dei conflitti, o la drastica diminuzione. Non per becero pacifismo, ma perchè l'industria della guerra è uno dei motori economico-egemonici più potenti degli USA. In buona sostanza inventarsi nemici serve a perpetuare potere e egemonia, per gli yankee. L'europa per sganciarsi un minimo dall'egemonia, dovrebbe intanto pensare a una poltica comune, non solo alla moneta comune. E di conseguenza a un esercito europeo.
25. Accordo pieno.
23 - Si erano slogan, parole d'ordine. goliardate con cui i giovani di destra crescevano. Anche allegramente e con ottimismo antagonista. Oggi, ahimé, quella musica è quasi bandita. In A.N. certamente.
27. Già. Adesso cosa staranno ascoltando? Justin Timberlake?
Ualà lo yankee della bible belt. Feccia mainstream:
http://it.youtube.com/watch?v=32zZ3TxDgs0
28 - ah ah ah. Veramente non saprei. In realtà la situazione a livello giovanile romano non è cosi compromessa, ma nel resto dell'Italia ahimé siamo messi proprio male. Ad ogni modo, il mondo giovanile se prima contava poco, oggi non conta quasi nulla. Altra cosa gravissima che denota la crisi dei partiti politici. Di tutti i partiti italiani.
Se senti qualcuno in vena di ricordarsi qual è la parte giusta, digli di studiarsi per bene questo manualetto. Secondo me è oro, e non mi pare di dirlo spesso di un saggio;).
Vado a ballare con Justin, a forza di studiarmi gli ex coloni inglesi diventerò uno di loro
31 - Sarà fatto, grande Gf;) buone danze ah ah ah
www.lankelot.eu/index.php/2008/08/18/vonnegut-kurt-ghiaccio-nove/
dagli pure il crucco espatriato, qui gliele suona per bene (ma è narrativa, eh...)
33 - Tutto fa brodo.
ahahhahaah
La Repubblica di oggi dedica una pagina intera a questo libro al suo autore, magari qualcuno si è accorto della pubblicazione....
Mi sembra una buona notizia, da tutti i punti di vista. Chi ha scritto il pezzo?
Letto anch'io e difatti lo volevo segnalare: sono stato preceduto.
Ad oggi però non vedo alcun link che riporti l'intervista per intero.
McCoy alla chiusura del pezzo fa notare che l'unico candidato alla presidenziali -nella fase primarie- che esplicitamente abbia condannato senza se e senza ma le torture sia stato Obama. Gli altri, e non sono pochi, hanno glissato o hanno giustificato.
Eppure, nel libro, parlava molto della difesa della Conv. di Ginevra di McCain; spiegando che il candidato presidente ha lottato molto contro Bush, per rivendicare l'estraneità USA alla tortura, contrariamente alle disposizioni delle sue amministrazioni ultime (due). Curioso.
Infine, parlava di un ambiguo voto del Congresso: utile a ribadire formalmente certe cose, ma ad avallarne delle altre - care a Bush. Se leggi il libro, amice, in biblioteca o in traduzione, ne parliamo meglio. Questo è l'esempio perfetto di saggio lupesco, secondo me.
In realtà credo che le prime copie di McCoy debbano andare a casa di Giuliano Ferrara, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Sandro Bondi e compagnia cantante. Faranno loro del bene - se hanno ancora un'anima, piangeranno.
Se sono diventate le bestie che sospettiamo, rideranno della nostra amarezza e del nostro disprezzo. Chissà se berlusca ha tempo di leggere un saggio contro le tecniche di tortura dell'amministrazione più amica degli amici. O magari i suoi giovani maiali adepti.
Bestie.
Voglio che questo libro superi le 100mila copie.
NAOMI KLEIN:
"Nel suo recente libro Una questione di tortura, Alfred McCoy sintetizza questo ingombrante tesoro di prove, producendo un racconto indispensabile ed inchiodante di come dei mostruosi sperimenti finanziati dalla CIA sui pazienti psichiatrici e i prigionieri negli anni Cinquanta si trasformò in un modello per quello che lui definisce ? torture no touch,? basata sulla deprivazione sensoriale e il dolore auto-inflitto.
McCoy ricostruisce come questi metodi erano stati testati sul campo da agenti della CIA in Vietnam come parte del programma Phoenix e quindi importati in America Latina e in Asia sotto la copertura di programmi di addestramento della polizia.
?Non sono solo i difensori della tortura che ignorano questa storia quando accusano degli abusi ?alcune poche mele marce??così anche fanno molti dei più noti oppositori della tortura??il principale propagatore di questo discorso (che Garry Willis definiva ?innocenza originaria?) è il Senatore John McCain, che scrivendo recentemente su Newsweek sul bisogno di bandire la tortura, McCain sostiene che quando lui era un prigioniero di guerra ad Hanoi, si sentiva stretto alla conoscenza ?che noi eravamo diversi dai nostri nemici?che noi, se i ruoli erano invertiti, non ci saremmo disonorati commettendo oppure approvando un tale maltrattamento nei loro confronti.? E? una sensazionale distorsione storica. Nel periodo in cui McCain era stato preso prigioniero, la CIA aveva già lanciato il programma Phoenix e , come scrive McCoy, ?i suoi agenti stavano operando quaranta centri di interrogatorio nel Vietnam del Sud che uccisero oltre ventimila sospetti e torturati altri migliaia di più,? una accusa che lui sostiene con pagine di citazioni di rapporti di stampa come pure i prove del Congresso e del Senato?
?E questo è il problema rispetto alla pretesa che sia stata l?Amministrazione Bush ad inventare la tortura.? Se non si capisce la storia e le profondità della complicità istituzionale e pubblica,? dice McCoy ?allora non si potrà iniziare ad intraprendere delle riforme significative.?
I legislatori risponderanno alla pressione eliminando una piccola parte dell?apparato di tortura-chiudendo una prigione, un programma, addirittura chiedendo le dimissioni di una mela veramente marcia come Rumsfeld. Ma, sostiene McCoy, ?manterranno il diritto di torturare?
- Naomi Klein, The Nation (New York), 26 Dicembre 2005.
www.senzasoste.it - fonte
leggerò sicuramente.
Facciamo allora 100001 copie.
Si McCain è un repubblicano che ovviamente dispensa atteggiamenti da duro, non fosse altro che adesso è in competizione con Obama.
Di sicuro, immagino anche per esperienza personale, non lo credo un appassionato sostenitore della tortura.
Ci vuole veramente poco per essere ed apparire più liberali e democratici degli esponenti dell'amministrazione Bush, con cui credo davvero gli USA abbiano toccato il fondo dal 1776.
Conosciamo bene la cultura profonda puritana e da cowboy che caratterizza gli USA, su cui molti di noi hanno chiuso un occhio o anche tutti e due, visto il periodo delle guerra fredda (ed anche calda).
Adesso però con la fine di un pericolo incombente e con la cosiddetta dottrina Bush la percezione di noi europei è sicuramente cambiata.
La mia impressione però è che Bush e la sua amministrazione si siano caratterizzati non soltanto per l'estremizzazione di una cultura già esistente ma anche per una particolare cialtroneria, indegna di un paese che si dice essere il più potente al mondo.
Se ne parlava riguardo le carenze di intelligence ferme al periodo della guerra fredda.
In questo senso, quando sarà pubblicato, vi invierò il link di una mia recensione su "Soldati" del gen. Mini: nel libro si chiarisce bene come siano stati gravi i ritardi nel convertire l'intelligence ai bisogni dei nostri tempi (terroristi e non militari di guerre convenzionali).
Ma non voglio essere dispersivo.
Sicuramente quello della tortura, visti anche i miei studi giuridici, è un argomento da approfondire.
figurati se Berlusconi legge.
Volentieri, attendiamo il pezzo sul libro di Mini, amice.
Sarà un contributo prezioso.
Intanto: "La mia impressione però è che Bush e la sua amministrazione si siano caratterizzati non soltanto per l?estremizzazione di una cultura già esistente ma anche per una particolare cialtroneria, indegna di un paese che si dice essere il più potente al mondo.
Se ne parlava riguardo le carenze di intelligence ferme al periodo della guerra fredda."
Applausi a scena aperta. Anche per il commento 45.
Lupo, chissà se un giorno il destino ci farà lavorare assieme in un giornale vero. Dico che ci divertiremmo parecchio;)
l'articolo è firmato Elisabetta Ambrosi
grazie per la notizia. Non la conosco, cercherò negli archivi on line...
Sul ruolo svolto dalla CIA nelle Università americane:
N. Chomsky, intervista a j. Peck in "The Chomsky Reader":
"Credo che un tempo la MIT Press pubblicasse certi libri con il sussidio finanziario della CIA. Anzi, la MIT Press mi incaricò di leggerne uno - Viet Cong di Douglas Pike - che fu pubblicato su mia raccomandazione, benché avessi qualcosa di più della semplice sensazione che ci fossero di mezzo dei sussidi sottobanco, cosa che, se ricordo bene, fu confermata ufficiosamente in seguito. Fino ai primi anni Sessanta, credo, la CIA finanziava alla luce del sole il Center for International Studies. Da allora in poi, per quanto ne so, non l'ha più finanziato".
"Quelli di Harvard non hanno voluto avere alcun rapporto ufficiale con la CIA"