Una recensione è, a mio avviso, un atto subdolo. Dunque, normalmente evito di farne, sempre posto che ne sia all’altezza. È un atto subdolo soprattutto nel caso di uno scrittore schivo fino al parossismo come Cormac McCarthy, che non ama “parlare” della sua scrittura. “Quello che ho da dire”, sostiene, “è scritto nei miei libri”. L’invito è di andare a leggerseli.
Condivido in pieno questo punto di vista che ha il pregio di non perdersi in parole inutili ma solo in quelle utili al messaggio che si vuole inviare, posto che un messaggio vi sia. Nel caso di Cormac McCarthy il messaggio c’è: profetico, visionario, lucido. Questo mi spinge a dire qualcosa sul libro “Meridiano di sangue”, di cui egli è magnifico autore. Date queste premesse la recensione che cercherò di fare sarà volutamente arbitraria: una personale lettura del suo romanzo.
Alcune parole sulla trama del libro. Il periodo è il 1850. Il luogo, il confine tra Stati Uniti e Messico. I protagonisti, una banda di cacciatori di scalpi, assassini prezzolati con il compito di “fare pulizia” di selvaggi in quei luoghi in parte ma non ancora del tutto bonificati dai non selvaggi. A capo dei masnadieri, una corte di spostati, mezzosangue, reietti armati fino ai denti, vi è un personaggio davvero inquietante: il giudice Holden, “alto più di due metri, massiccio, bianco, glabro come un infante smisurato”.
Il romanzo è una storia di “Frontiera”, una storia narrata con una crudezza da togliere il fiato per la ferocia e la spietatezza dei massacri che vi si compiono. Coloro che fanno questo “sporco lavoro” sono tuttavia delegati a farlo in modo ufficiale e perfino politico – dato per ovvio che ai masnadieri la politica sia del tutto indifferente – dal governatore dello Stato messicano confinante con il Texas, che ha per capoluogo la città di Chihuahua. Il negoziato prevede cento dollari per ogni scalpo d’indiano massacrato e mille per la testa di Gomez, il capo indiano più temuto.
Il libro è pure la storia di un’iniziazione: quella di un ragazzino di quattordici anni che si unisce per strane coincidenze del destino a quella banda di assassini. In tutto il romanzo sarà chiamato “il ragazzo”. Non ha nome e non gli verrà dato mai.
Sul “ragazzo” va spesa qualche parola. È segnato dall’onta di aver ucciso la madre che lo ha “incubato nel ventre”. Morte per parto. Il padre del “ragazzo” tace sulla morte della moglie ma si vendica duramente del figlio. È stato maestro di scuola e sa di poesia e letteratura. Alcolizzato e perduto nel suo delirio di dolore, ha l’abitudine di recitare versi. “Il ragazzo si rannicchia accanto al fuoco e lo guarda. Non sa né leggere né scrivere, e già gli cova dentro un gusto per la violenza insensata. C’è tutta la storia in quel volto, il ragazzo, padre dell’uomo”.
Il ragazzo va via dalla casa del padre e compie il suo viaggio d’iniziazione. Se ne va ignorato dal padre e nell’indifferenza del paesaggio già modificato dall’uomo: campi arati ovunque e solo più avanti i boschi scuri come la notte. Vede città come Memphis, St. Louis e altre. Si batte con i marinai e viene ferito gravemente. Si salva grazie alle cure di una vecchia. Riprende il suo cammino, il battesimo di sangue ormai avvenuto: “…Solo allora il ragazzo si è finalmente spogliato di tutto ciò che è stato. Le sue origini sono diventate remote come il suo destino, e in tutto il volgere del mondo non ci saranno mai più territori così selvaggi e barbari in cui verificare se la materia della creazione può conformarsi al volere dell’uomo o se il cuore stesso non è altro che un diverso tipo di creta”.
Il ragazzo si è sgravato della colpa di aver ucciso la madre in virtù della violenza insensata che ha avuto modo di esprimere. Una violenza salvifica, dunque. Il “male” che salva. Il male: un mistero cruciale nella visione di McCarthy.
“Meridiano di sangue” volge lo sguardo ad un passato neppure troppo remoto – il 1850 – per riversarne la memoria, un materiale di fuoco e lava, sul presente. È una visione di tutta l’America benché se ne prenda in esame solo uno spicchio, un meridiano. Un meridiano di sangue, appunto.
Cormac McCarthy è stato avvicinato a Faulkner per lo stile di scrittura e la lucidità di visione. Credo che non basti. C’è molto di più. McCarthy segue il filo tracciato da Melville e ancor più da Hawthorne, l’autore de “La lettera scarlatta”. Costoro entrano dentro il cuore oscuro dell’America, quella che ci è stata consegnata dall’odissea di Colombo nel 1492. Da quella data infatti ha inizio la storia moderna.
Odissea suprema quella di Colombo – quest’uomo triste e religioso – non paragonabile per audacia a nessun altra missione della storia moderna e perfino contemporanee. La spedizione sulla Luna del 1968 è già troppo protetta da protesi tecnologiche, già in sentore di robotica. La missione di Colombo è ancora un’odissea “a mani nude” contro l’ignoto.
Qual è stata la natura della spedizione di Colombo? Essa riassume in sé i caratteri dell’intrapresa – ovvero dell’imprenditorialità – e della missione. Dunque lo spirito della spedizione è imprenditoriale e religioso insieme. In altre parole, si parla di cristianesimo e della sua importante variante puritana che è il protestantesimo.
Imperativo di questa religiosità è agire nel mondo. Modificare il mondo. Segnarlo per fare la storia. La “Storia” è l’azione violenta di acquisizione di spazi e di espansione della missione al fine di portare “il bene”. Dunque la storia è l’espressione della più alta brutalità e violenza a fin di bene (la missione) nei confronti di chi la storia non possiede: i selvaggi, gli innocenti. In questo senso il darsi della Storia è un fattore imprescindibile dell’antropologia dell’uomo bianco e cristiano.
Il mondo dei selvaggi o degli innocenti è un mondo preistorico, dunque eretico e l’eresia è un peccato capitale. Perché l’America entri nella Storia sono necessari il sangue e la Croce: quest’ultima è il supremo vessillo dell’uomo bianco e cristiano. All’America appena scoperta, Colombo consegna la croce. Lo fa attraverso un cerimoniale semplice davanti ai selvaggi che non hanno la più pallida idea di quanto e soprattutto cosa viene loro consegnato. Egli pianta la croce nel cuore dell’America e in questo modo dà inizio alla Storia americana.
Il gruppo dei masnadieri di “Meridiano di sangue” rappresenta uno spicchio, un meridiano di Storia. Non importa che costoro, salvo il giudice Holden e una figura di spretato, agiscano in modo inconsapevole. Agiscono secondo il dettato della Storia che consiste nel procedere, nell’avanzare, nell’evolvere. E annientano tutto quello che intorno a sé alla Storia non si conforma. Eretico è sottostare alla natura e alle sue leggi. Cormac McCarthy ha come Melville e Hawthorne una visione biblica della storia. Se l’uomo (bianco) ha scelto la conoscenza, che giochi questa carta. La non sottomissione alle leggi naturali comporta necessariamente una scissione con il Creato. Questo è l’altro aspetto fondamentale del romanzo di McCarthy. Il Creato e la Storia, ovvero l’intrapresa e la missione, non possono che volgersi le spalle l’un l’altra. L’uomo bianco e cristiano è infatti “il nemico” del Creato e il facitore della Storia. In questa scissione c’è tutta l’iniquità, tutto il male. Questo male va però agito perché la storia si compia e si ottenga la conoscenza.
E tuttavia in modo sublime McCarthy si beffa della storia. Perché quest’ultima non evolve, non cresce se non nella parte maligna della sua pianta. Dice il giudice Holden a una domanda dello spretato: “Se Dio avesse voluto interferire nella degenerazione dell’umanità, non l’avrebbe già fatto? I lupi selezionano i lupi, amico… e ancora… Tutte le cose del mondo sbocciano, maturano e muoiono, ma in quelle dell’uomo non c’è tramonto e il mezzodì del suo fiorire è già l’inizio della notte. Per lui (l’uomo), il meridiano è insieme il crepuscolo e la sera del giorno. Tutto rinascerà ancora e ancora e ancora” (pag. 151).
Il fatto che la Storia non evolva segna pure la sua sconfitta. L’inferno è questa continua ripetizione operata dalla scissione tra azione e natura. E anche se in “Meridiano di sangue” la parola Dio viene nominata qualcosa come un centinaio di volte, è molto difficile che lui possa rispondere. E infatti tace. Nel deserto i masnadieri lo chiamano senza ottenere risposta. Se la storia ha fallito, qualcosa è andato storto nel disegno creatore dell’uomo bianco. Bisogna invertire la rotta. Allora, forse, il richiamo, nella desolazione di tutti i deserti e lungo tutti i meridiani, potrà avere risposta.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
(Charles) Cormac McCarthy (Rhode Island, Usa, 1933), sceneggiatore e romanziere americano.
Cormac McCarthy, “Meridiano di sangue”, Einaudi, Torino, 1996.
Traduzione di Raul Montanari.
Prima edizione: “Blood Meridian”, 1985.
Approfondimento in rete: The Cormac McCarthy Society.
Renata Adamo, gennaio 2005
MCCARTHY in LANKELOT:
Commenti
Prima pubblicazione: lankelot.com
" È una visione di tutta l?America benché se ne prenda in esame solo uno spicchio, un meridiano. Un meridiano di sangue, appunto.
Cormac McCarthy è stato avvicinato a Faulkner per lo stile di scrittura e la lucidità di visione. Credo che non basti. C?è molto di più. McCarthy segue il filo tracciato da Melville e ancor più da Hawthorne, l?autore de ?La lettera scarlatta?. "
> La contestualizzazione e il posizionamento che tracci sono estremamente affascinanti.
Suggerisco a tutti, per approfondire:
Martello su Hawthorne:
http://www.lankelot.eu/?p=77
Pappatà su Faulkner:
http://www.lankelot.eu/index.php?p=1203
Iannella su Faulkner:
http://www.lankelot.eu/index.php?p=1734
"Cormac McCarthy ha come Melville e Hawthorne una visione biblica della storia. Se l?uomo (bianco) ha scelto la conoscenza, che giochi questa carta. La non sottomissione alle leggi naturali comporta necessariamente una scissione con il Creato."
> a ben guardare, questa era anche una visione classica: il peccato noto come Hybris, con tanto di violenta punizione degli dei. Sbaglio?
[mccarthy] associato a
[mccarthy] associato a Pollock da Andrea Consonni: http://www.lankelot.eu/letteratura/pollock-donald-ray-le-strade-del-male...
[Meridiano di sangue] Uno dei
[Meridiano di sangue] Uno dei miei libri in assoluto. Mi spinse a comprarlo la mia professoressa d'inglese in collegio, appena uscì. L'ho ripreso in mano in questi giorni...e Dio...
"I ragazzini correvano fra gli zoccoli degli animali, e i vincitori con i loro stracci insanguinati sorridevano fra il sudiciume e la polvere e il sangue incrostato, e sfilavano in quel tripudio di musica e fiori portando, infilzate su pali, le teste essiccate del nemico." (pag. 170)