Mazzucato Francesca

Magnificat marsigliese. Tre storie di donne, frammenti e amori

Autore: 
Mazzucato Francesca

“Marsiglia che sei città e sei frattura, con le labbra schiuse dagli arrivederci, con le case dalle terrazze dove ci puoi mangiare, che aprono le braccia ai nuovi arrivati come alle spezie e al buon vino.
Marsiglia con le mani serrate dagli addii, le facce spalancate dai ritorni, Marsiglia che sei di mare ma anche di carne e di pelle e di sangue e di labbra. Marsiglia che sei l’approdo, puoi essere amata e odiata ma non lasci lo spazio a vie di mezzo… sei diventata quell’altrove… Marsiglia profumata di basilico, aglio, vino rosso, abbordi veloci… vorrei piantare una bandierina come quelle di chi fa le spedizioni, di chi sale fino a toccare il cielo… io sapevo che contenevi le necessarie forme… per potermi anche adottare. Avevo domande solo mie con l’impellenza di una risposta se non di una soluzione… che esista un posto da evitare per definizione, è qualcosa che con l’orrore ci balla il tango… Marsiglia che mi hai dato il punto zero, quello della partenza… Marsiglia del poeta e anche mia come sua…”

L’alternarsi nello scritto della Mazzucato di un narrato rapidamente passante dalla prima alla terza persona con demarcazione impercettibile, lascia pensare che i luoghi dell’anima siano precisamente dentro di lei e lei sia scrigno magico della vita con cui si deve venire a patti. Luoghi e situazioni che, pur “altro da noi” offrono un “affido” ai nostri svuotamenti… ai corpi colpiti ai quali tre donne affidano la speranza di vivere comunque, in un “magnificat” sacralmente laico, come accettazione e superamento anche di accadimenti non scelti e dolorosi.
Barriera forte e incomunicabile è invece la parola degli “altri” in rapporto a quella delle protagoniste. Il dolore è solo, e la comunicazione potrebbe essere tale solo in un riconoscimento che non avviene.

Da qui la sequenza dei se: “Se qualcuno la osservasse come lei osserva tutto e tutti la troverebbe piena di grazia mentre spezza le medicine… se qualcuno la osservasse troverebbe inquietante e strana la sua figura così sottile con quelle braccia che sembrano ali e se anche l’avessimo osservata e ne conoscessimo le ragioni non faremmo certo il torto di svelarle, perchè chi osserva deve distinguere fra le storie e i segreti, altrimenti non ha capito niente”.

Natalia vive la vita degli altri per riempire la propria (mi si consenta l’accostamento con “L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello) poi parte sceglie Marsiglia e vive dell’amore di un poeta che cantava approdi, attracchi, porti… scrivendo e risentendo i suoi versi, registrandoli e scrivendo ancora solo di lui… solo di lui:
“Lei in fondo pensa che tutti dovrebbero fare altro se non sanno sentire il morso, se non sono pronti ad una vera danza sciamanica e scorticante attorno alla parola e alla sua sacralità”.
L’avrà vinta il corpo. Ma almeno il diritto di un’illusione l’ha condotta altrove.

Seguono altre due storie di donne che poco hanno a che vedere con il confronto di questa sera sui luoghi dell’anima tra Marsiglia e l’Avana; torna però la forza anche nel dolore di vivere: vivere e dare un senso alle cose. Fuori, un mondo indifferente e banale. Ma la scrittura che urge per denudarsi al momento giusto e parlare continua nelle pagine come possibile soluzione o illusione al dolore del corpo e al sentirsi rifiutati.

“Sono un soprammobile nessuno mi vede” ma il fratello le scrive “California per poche settimane. Tu sempre nei miei pensieri e la mia mano che ti stringe. Ci sei solo tu.
A presto”

Fino all’ultima storia, di un amore sofferto e accettato con il grande male. Fino a viversi in simbiosi… e aspettare lo smembramento per narrarlo. “L’ho caricato addosso, sono diventata come il suo corpo, di speculare, sbavante bellezza… ci ho dormito… che il mio bisbiglio sia colonna sonora… ti amo”
E alle protagoniste una poesia di Louis Brauquier mirabilmente tradotta dall’autrice.

“Il tempo corrode le immagini, i ricordi
Senza i quali pensiamo di non poter vivere
Esso non ci lascia che un’amarezza triste
E qualche punto sensibile, da non toccare.
 
Ci dispiace talvolta d’aver smesso di soffrirne
Talmente meritavano di essere ricordati
E’ la vita che se ne va da noi, è un’assenza
Che ci lascia più soli, senza pena, senza amore”

BREVI NOTE

Francesca Mazzucato (Bologna, 1965) scrittrice, critica letteraria e giornalista italiana.

Francesca Mazzucato, “Magnificat marsigliese. Tre storie di donne, frammenti e amori”, Edizioni Creativa, 2007.

In rete: Wikipedia / Writings / Books and Other Sorrows / Lupi sul Magnificat

Patrizia Garofalo, Dicembre 2007

ISBN/EAN: 
9788889841471

Commenti

L?alternarsi nello scritto della Mazzucato di un narrato rapidamente passante dalla prima alla terza persona con demarcazione impercettibile, lascia pensare che i luoghi dell?anima siano precisamente dentro di lei e lei sia scrigno magico della vita con cui si deve venire a patti...

Grazie per questo nuovo contributo, Patrizia.
Spero, negli anni a venire, di trovare infine l'opera omnia della Mazzucato da queste parti. Progressivamente...

Ho soggiornato talvolta a Marsiglia per motivi di lavoro, lavorando per conto di una ditta di spedizioni internazionali. (Dunque uno di quelli che mette le bandierine). Conosco per diretta visione l'ambiente squallido e frenetico del porto e delle agenzie marittime che si affacciano sulle vie antistanti. E ho conosciuto l'atmosfera corrusca e truce delle perfiferie attraverso i numerosi romanzi del Novecento (Camus su tutti) e film (Michel Caine). Il crogiuolo multilingue e multirazziale che alimenta la violenza suburbana marsigliese ben raccontata da Jean Claude Izzo nei suoi libri. Soprattutto la vita dei diseredati, dei malavitosi dei magrebini e di tutta quell?umanità che costituisce l?humus di Marsiglia, l?atmosfera dei caffè e dei noir.
Ma dalla Tua incantevole presentazione emerge il richiamo struggente e delizioso di un'altra Marsiglia che non conosco e che fino ad ora pensavo non esistesse.

Grazie Patrizia per avermi provocato, attravaerso questa nuova segnalazione,l'indomabile richiamo di una forte seduzione letteraria.

Gian Paolo Grattarola

è mia intenzione leggere tutto quello che ha scritto......ma questo che ho recensito raggiunge punte elevatissime di penetrazione nell'anima del lettore...................se quest'ultimo si spogliasse e si lasciasse anche ferire.........nessuna parola è a caso niente orpelli e per tutti l'invito a vivere a qualsiasi condizione pag 22/26....................." Se qualcuno la osservasse come lei osserva tutto e tutti troverebbe inquietante e strana la sua figura......che non sempre le riesce facile e che nel corso degli anni le consenguenze sono state tante e pesanti............."in questo libro e lo riscrivo avviene Il magnificat di ognuno noi.......sacralmente-laico

gian paolo , il libro deve essere letto......non c'è seduzione letteraria , Marsiglia è l'affidamento di un corpo alla poesia densa di BRAUQUIER
che parla di approdi e porti. I luoghi sono geografia dell'anima e vivono come noi li sentiamo in quel momento.............Marsiglia è un corpo morente e insieme vivissimo di poesia......................ama il suo bene nel momento che accetta il male come necessaria crescita.......proprio fino in fondo.
E' un testo tutto teso ad una tensione che non abbandona un attimo e celebra l'urgenza della scrittura come strappo da se stessi e rifugio in un altro contenitore............quello della parola.

Seduttiva è stata la Tua recensione, coinvolgente ed appassionata.
Per chi come me ha frequentato quei luoghi di persona e attraverso testimonianze letterarie e cnematografiche, questo contributo diventa assolutamente imprescindibile.Ho già ordinato il libro.

Grazie
Gian Paolo Grattarola

Mi tocca al cuore, questa recensione. Ho letto e adorato il libro, come altri di Francesca Mazzucato, ma questo... Questo ha una "immediatezza di affondo", non so come altro chiamarla. Una scrittura fisica che accarezza e graffia, che mi ha sconvolto e commosso e illuminato e fatto sorridere e sognare. Sognare tanto.
E' un libro bellissimo, di una bellezza struggente, appassionata e appassionante. Magico, per me è stato magico.
Se qualcuno volesse anche leggere la mia nonrecensione (empatica, viscerale, e molto poco tecnica) la trova qui:

http://balenebianche.splinder.com/post/12371959/Magnificat+Marsigliese

intanto complimenti sabrina per la recensione. L'ho appena letta
Francesca scrive .....è importante che i libri lascino incanto di vita e di dolore..................il magnificat lascia qualcosa in più.............il riconoscimento del dolore come percorso di accrescimento.............contenitore di esso sono i mutamenti del nostro corpo e anima ................solo ed esclusivamente per vivere e non sopravvivere "....anche in quelle notti, l'ingenua ambizione di mettere insieme ogni cosa, di contenerla, di collegarla, di farla splendere, di nutrirla, di infilarla in una storia per sottrarla all'oblio..........quella infantile speranza era ed è esclusivamente, dolcemente e senza dubbio, soltanto un'illusione"

Giustificato il testo e adeguato il carattere.
Ora leggo.

"chi osserva deve distinguere fra le storie e i segreti, altrimenti non ha capito niente?.

Già...

seducente e poetica questa presentazione.....perché il titolo di magnificat? Canto di lode a Marsiglia?

il magnificat...........è l'accettazione di una donna......Maria...di vivere una non scelta.........diventarne protagonista e soffrirne e farla sua nel corpo e nella mente.......
nel testo della Mazzuccato tutte tre le donne si sposano ed amano il loro dolore che determina la loro crescita, anche se non personalmente voluto.
grazie della domanda Marina.............mi piacerebbe tanto sentire Francesca però..questa è solo una MIA opinione
ciao angela e marina