Scrittura dell’anima: nuda, coraggiosa e autentica, non mediata e non condizionata da niente, è sonda delle intenzioni profonde e delle reali condizioni dello spirito dell’autrice. Scrittura per riflettere sulla scrittura: sul senso di un’esistenza consegnata alla scrittura, dominata dalla scrittura, dipendente dalle fortune della scrittura. Il nuovo romanzo di Francesca Mazzucato, “Kaddish profano per il corpo perduto”, va considerato non soltanto come lirica e analitica autobiografia: ha il sapore del lascito, del redde rationem e del rilancio. Della definitiva presa di coscienza sulla propria identità, sui conflitti tra l’anima e il corpo, sull’appartenenza alla letteratura: sulla caducità dei riconoscimenti pubblici e professionali, ma non della propria fede nell’arte.
Il libro amalgama diversi intrecci: se il plot sembra incentrato sul rapporto tra la scrittrice e il suo mestiere, i subplot vanno prima a scandagliare la problematica accettazione del corpo d’una donna adulta che soffre perché si sente grassa, quindi a restituire alla memoria flashback (p. 85: “I flashback mi concedono una pausa parziale dal senso oppressivo dell’essere mortale, mi riportano in qualcosa che non è più e sussurrano la loro sinfonia che addormenta (…)”) e ricordi d’infanzia, adolescenza e giovinezza – prepotente la centralità della figura paterna, e del suo condiviso amore per Glenn Gould – infine a raccontare un viaggio non più di formazione, ma di iniziazione alla volta di una delle ex capitali della perduta, secolare Mitteleuropa absburgica, quella Budapest ancora segnata dalla decimazione degli ebrei durante l’occupazione tedesca e dalle violenze dell’atroce occupazione sovietica: una città percepita – non è un caso, e non è raro in questo periodo storico – come realtà dell’est per via dell’esperienza socialista secondonovecentesca. La voce letteraria magiara prescelta, come reminiscenza guida, è quella di Imre Kertész: il titolo dell’opera prescelto omaggia il suo “Kaddish per un bambino non nato” (il Kaddish o Qaddìsh è una delle più antiche preghiere ebraiche), la presenza dell’artista è davvero simile a quella di una sorta di Virgilio. È Kertész il medium della Budapest della Mazzucato e il dramma del suo popolo è una chiave per orientarsi in questa nuova cognizione del dolore: “Gli echi di Imre Kertész ritornano ciclicamente, parti sottolineate dei suoi libri, senza destino, essere senza destino, fateless. The fateless story of everyone. I suoi libri sono pieni di orecchie, di punti esclamativi accanto alle frasi. ‘Una donna calva in vestaglia rossa sedeva dinanzi allo specchio’. La immagino, mi pare di vederne la fisionomia ovunque, in controluce, dietro le finestre. Mi aspetto anche di incontrarla, faccio attenzione, per la strada” (p. 75).
Torniamo al subplot primario. Si parla di un corpo trascurato e straniero, di un’artista “soffocata di inerzia e paura”, affogata dal grasso (p. 9): sino a sentirsi lapidata dal suo corpo (p. 12), dal confronto con le tre cifre che appaiono sulla bilancia. Si confronta la straripante letteratura sull’anoressia e la sua cifra modaiola, con l’assenza di pagine sulle donne grasse. “Si sono messe a scrivere tutte insieme, i loro libri hanno creato un filone privo di contrappasso, agli obesi niente. Non c’è traccia di parola data. Di narrazione diventata moda” (p. 16). Nella fu Mauritania la situazione è ben diversa, la percezione del grasso s’assimila alla bellezza: niente di paragonabile a quel che avviene in Occidente, dove i disturbi anoressici femminili sono diventati grottesca cifra stilistica – quasi, per certa gente, assurda ragione di fascino.
Questo libro è la storia di un conflitto tra anima e carne: s’indaga la carne per riequilibrare e riarmonizzare una relazione complessa e dolorosa. E intanto, una lettura psicanalitica potrebbe spiegare che un legame con la “malattia” (p. 11) della scrittura c’è. Tumultuoso, totalizzante.
Anarchica come il suo corpo, la Mazzucato si sente cane sciolto senza padri padroni, padrini e via dicendo. Se ne frega delle lusinghe del povero mondo dell’editoria, della carta destinata a logorarsi e ingiallire: denuncia le condizioni di isolamento, di scarsa quando nulla dignità dei letterati – traduttori e scrittori in primis (“chiamarlo lavoro, un ossimoro” p. 45) – con l’eccezione di quei pochi che riescono a restare al centro dell’attenzione, soprattutto televisiva. C’è qualche ricordo degli anni di popolarità mediatica, a inizio carriera, con una sensazione mista di incredulità e diffidenza per quanto avvenuto: nessun rimpianto, solo la consapevolezza che quella visibilità si conquista anche con un’arma, quella del corpo, che l’artista sente come un peso; perché rifiuta la coincidenza tra libro e autore, rifiuta la confezionata coincidenza libro-autore.
Tanti amanti e pochi amori – l’unico eterno è quello per la Letteratura.
La scrittura vive di sé stessa. La scissione è chiara. È come se un grosso blocco di ghiaccio si staccasse da un iceberg, e andasse navigando per l’oceano senza essere mosso da altra volontà e altra direzione che non sia: essere, essere arte.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Francesca Mazzucato (Bologna, 1965), scrittrice, giornalista free-lance e traduttrice, è editor e consulente di case editrici. Ha scritto per il teatro e tiene corsi di scrittura creativa. Ha esordito pubblicando La sottomissione di Ludovica (Borelli-Pizzo Nero, 1995) e Hot Line (Einaudi 1996). Qui la sua bibliografia estesa.
Francesca Mazzucato, “Kaddish profano per il corpo perduto”, Azimut, Roma 2008. Copertina di Adriana Merola. In appendice, “Riferimenti, note e debiti”.
Collana Aión, 16. Spirito di Aión: “Collana di narrativa, e di poesia, italiana e straniera, riservata a scrittori che hanno segnato la storia della letteratura. Aión è l’attimo fermato. L'istante, quasi cristallizzato, contrapposto al tempo misurabile (kronos). Il tempo incorporeo dell'arte”
(fonte: sito ufficiale).
Approfondimento in rete: Wikipedia / Blog di Francesca Mazzucato / Blog di Azimut / Books and other sorrows / IBS / Booktrailer.
In Lankelot: Mazzucato Francesca - Magnificat marsigliese. Tre storie di donne, frammenti e amori di Gordiano Lupi; Mazzucato Francesca - Magnificat marsigliese. Tre storie di donne, frammenti e amori di Patrizia Garofalo.
Su Imre Kertész: Kertész Imre - Liquidazione di barbaragozzi / Nobel / Antenati
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Aprile 2008
Commenti
Scrittura dell?anima: nuda, coraggiosa e autentica, non mediata e non condizionata da niente, è sonda delle intenzioni profonde e delle reali condizioni dello spirito dell?autrice. Scrittura per riflettere sulla scrittura: sul senso di un?esistenza consegnata alla scrittura, dominata dalla scrittura, dipendente dalle fortune della scrittura. Il nuovo romanzo di Francesca Mazzucato, ?Kaddish profano per il corpo perduto?, va considerato non soltanto come lirica e analitica autobiografia: ha il sapore del lascito, del redde rationem e del rilancio. Della definitiva presa di coscienza sulla propria identità, sui conflitti tra l?anima e il corpo, sull?appartenenza alla letteratura: sulla caducità dei riconoscimenti pubblici e professionali, ma non della propria fede nell?arte.
Ma come hai fatto a recensirlo così velocemente?
A me è arrivato ieri ed ho subito iniziato a leggerlo. Per ora mi sembra un buon libro. La scrittura di Francesca è straordinaria ed anche la storia è interessante.
E' arrivato diverso tempo fa, lo stavo leggendo in questi giorni. Dico più scrittura che storia (anzi: storie), e confermo sicuramente il giudizio positivo.
Questo libro è la storia di un conflitto tra anima e carne: s?indaga la carne per riequilibrare e riarmonizzare una relazione complessa e dolorosa. E intanto, una lettura psicanalitica potrebbe spiegare che un legame con la ?malattia? (p. 11) della scrittura c?è. Tumultuoso, totalizzante
Straordinaria e suggestiva intuizione Gianfranco.
Gian Paolo Grattarola
Tanti amanti e pochi amori ? l?unico eterno è quello per la Letteratura.
La scrittura vive di sé stessa. La scissione è chiara. È come se un grosso blocco di ghiaccio si staccasse da un iceberg, e andasse navigando per l?oceano senza essere mosso da altra volontà e altra direzione che non sia: essere, essere arte.
Ottima questa immagine evocativa. Direi assolutamente poetica.
Complimenti.
Gian Paolo Grattarola
Anarchica come il suo corpo, la Mazzucato si sente cane sciolto senza padri padroni, padrini e via dicendo. Se ne frega delle lusinghe del povero mondo dell?editoria, della carta destinata a logorarsi e ingiallire: denuncia le condizioni di isolamento, di scarsa quando nulla dignità dei letterati ? traduttori e scrittori in primis (?chiamarlo lavoro, un ossimoro? p. 45) ? con l?eccezione di quei pochi che riescono a restare al centro dell?attenzione, soprattutto televisiva. C?è qualche ricordo degli anni di popolarità mediatica, a inizio carriera, con una sensazione mista di incredulità e diffidenza per quanto avvenuto: nessun rimpianto, solo la consapevolezza che quella visibilità si conquista anche con un?arma, quella del corpo, che l?artista sente come un peso; perché rifiuta la coincidenza tra libro e autore, rifiuta la confezionata coincidenza libro-autore.
Da queste parole si capisce ancor più perché questa scrittrice catturi la Tua attenzione e ne riscuota credito.
Non ho letto il libro ma dalla Tua recensione si evince che siamo dinanzi ad un testo importante e fondamentale nel percorso artistico della Mazzucato e nel panorama letterario contemporaneo.
Sbaglio ?
Gian Paolo Grattarola
Bella recensione. Il libro la merita.
Grazie Chiara, benvenuta.
*
Ave Gian Paolo! Grazie per la condivisione delle tue impressioni. Credo che sia un libro importante, nel contesto della produzione della Mazzucato, perché è una sintesi della sua visione della scrittura, e dell'editoria italiana; un'evoluzione e un'interpretazione altra del suo rapporto con il corpo; un omaggio sentito al nume Kertesz. Se a questo aggiungi che non è facile ricordare opere letterarie italiane ambientate a Budapest, le ragioni di fascino aumentano.
"denuncia le condizioni di isolamento, di scarsa quando nulla dignità dei letterati" > ma un tempo era diverso? Forse all'epoca del mecenatismo....
Interessante e decisamente controtendenza l'attenzione sulla donna grassa, di cui in effetti non si parla, sono le eccessivamente magre a far notizia probabilmente per via delle modelle.
8. Il fascino di Budapest. Sarà interessante leggerlo soprattutto per stabilire un confronto con la Budapest di Sandor Marai e con quella di Claudio Magris.
Grazie della segnalazione.
Gian Paolo Grattarola
E con quella dei giorni felici del cambiamento, raccontata da Zilahy:
http://www.lankelot.eu/index.php?tag=zilahy
Il libro l'ho acquistato da tempo ma giace su un ripiano ancora intonso. Prima o poi mi ci tufferò dentro. Stanne pur certo.
Grazie di tutto e complimenti per la Tua vasta conoscenza.
E' un vero piacere potersi confrontare con Te.
Gian Paolo Grattarola
Piacere ricambiato, caro Gian Paolo.
Se ne parla qui:
http://letteratitudine.blog.kataweb.it/
Condivido quel "sapore del lascito". Anch'io l'ho sentito.
Assieme al coraggio, alla volontà di presentare una protagonista così "nuda" da essere disturbante, a tratti, così vera che obbliga il lettore a mettersi in discussione, a scrutarsi, a identificare i propri strati, forse meno evidenti di quelli (di carne) indossati dalla protagonista, ma non meno reali.
Ottimo libro e ottima e seria recensione.
Sabrina
Ave Sabrina, ben ritrovata. Grazie per la condivisione e per il passaggio.
"Questo libro è la storia di un conflitto tra anima e carne: s?indaga la carne per riequilibrare e riarmonizzare una relazione complessa e dolorosa. E intanto, una lettura psicanalitica potrebbe spiegare che un legame con la ?malattia? (p. 11) della scrittura c?è. Tumultuoso, totalizzante".
Mi sembrano degli ottimi motivi per comprarlo, appena smaltiti gli acquisti della Fiera.
Il rapporto di una donna col proprio corpo è qualcosa che definire difficile, a volte può risultare eufemistico.
Non so se sarò così brava da leggere questo libro tanto spigoloso ma, stando a quanto hai scritto, il desiderio c'è.
Di Imre Kertész ho letto solo "Senza destino". Avevo visto il film, per la colonna sonora a firma Morricone. Il libro, l'ho poi recuperato solo in seguito, proprio dopo esser passata sul blog della Mazzucato che gli aveva dedicato una gran bella pagina.
17. Torneremo a parlarne subito dopo la tua lettura, sono molto curioso di sentire che impressioni ne hai tratto. Su tutti i fronti.
Dunque Francesca Mazzucato si è ridotta alla pubblicazione a pagamento?
Azimut è un editore a pagamento. Conosco due persone che hanno pubblicato con lui e che hanno pagato: l’editore chiede l’acquisto di circa 100/150 copie su una tiratura di 600/800 volumi.
Considerando che ad esempio il libro della Mazzucato costa euro 12,50 potete farvi facilmente i calcoli di quanto abbia pagato.
Del resto nel blog della Mazzucato e nei suoi numerosi interventi in rete ormai di scrittura, degna di questo nome, non ne è rimasta traccia resta solo il suo livore. Non credo che la sua si possa definire critica letteraria per non parlare delle sue pagine monotematiche (e, si mormora in rete, spesso copiate da altri autori).
Ma per fortuna che, quando i veri editori rifiutano il tuo manoscritto, si trovano sempre gli stampatori a pagamento! ;)
Un caro saluto e complimenti per l’interessante blog.
Giuseppina Violante
Gentile Giuseppina,
qui:
antonioconsoli.wordpress.com/2008/04/12/kaddish-profano-per-il-corpo-perduto-francesca-mazzucato/#comment-451
ha pubblicato un commento identico. Guerrilla marketing?
Ora le rispondo...
Le mie informazioni sono radicalmente diverse.
In prima battuta, Azimut NON è un editore a pagamento. L'editore è un editore di progetto: abbiamo scambiato solo qualche mail, ma ho la sensazione di poterci mettere le mani sul fuoco. Mi sembra persona onesta e pulita. E se non fosse onesto e pulito la Mazzucato non avrebbe mai pubblicato con lui.
Quanto a quel che dice di Francesca, dissento e piuttosto - vedo che allude ai copiati - le ricordo di badare alle omonimie o giù di lì.
Se lei è chi credo avrà capito.
*
Respingo il commento, che rimane egualmente on line a testimonianza della sua operazione di diffamazione dell'editore e dell'autrice, in più siti web. Mi oppongo a questi pettegolezzi con tutte le mie forze. La più grande è l'onestà.
Viva Farneti, viva la Mazzucato, viva l'editoria di progetto.
bene fai a lasciarlo. anche se mi paiono parole tristi.
"condizioni di isolamento, di scarsa quando nulla dignità dei letterati ? traduttori e scrittori in primis" - l'unica è acquisire quella "coscienza di classe" - eh, quante virgolette - e dimenticare quei circuiti. negarli e crearne di nuovi - come è questa agorà. Ci si oppone al deserto irrigando e costruendo.
il corpo è un tema fondamentale. Dalla recensione intuisco che si è fatto barriera - ha assorbito frapponendosi. Il corpo è sempre un campo di battaglia mutevole. Voglio leggere.
vergognoso. ho visto adesso il link a consoli. pure i complimenti ctrl c - ctrl v !
23. Apprezzerai.
e ieri presentazione di generazione mcdonald's, qui a bologna. Aspetto di leggerlo per fare un reportage consapevole.
Mi ci è voluto quasi un anno, ma alla fine sono riuscita a leggerlo. E' un libro non comune. La storia si spezza in ricordi, flashback, squarci di Budapest, frammenti estrapolati da vecchi diari e annotazioni di viaggio. Si spezza come l'equilibrio fragile della donna che si racconta. Si spezza come il suo corpo.
Ed è scrittura coraggiosa, sì. Cruda.
Certe pagine per me sono state schiaffi, ma necessari. Anche solo per non dimenticare il valore di certi traguardi.
Grazie sempre, devo alla tua pagina l'incontro con questo Kaddish.
non ho ancora letto il libro ma dopo il magnificat marsigliese che lessi insieme al cerchio imperfetto di Sabrina Campolongo, altra autrice di forte affondo, ho fatto per un pò fatica ad avvicinarmi ad altri testi. Meraviglioso e importante e scandagliante quello che la Mazzuccato scrive. E' un punto nodale della letteratura contemporanea e del pensiero, proprio nel ferire , scudisciare, far riflettere il lettore su problematiche spesso scomode.
;)
Ti ringrazio molto per la condivisione della tua lettura, Angela, e confido - da lettore - che la FM rimanga su questi egregi livelli. Ne abbiamo tutti bisogno.
ti abbraccio,
gf