Mazzocchini Paolo

Studenti nel paese dei balocchi. Lettera di un insegnante a un genitore

Autore: 
Mazzocchini Paolo

Secondo, caustico pamphlet satirico del professor Paolo Mazzocchini sulle degradanti condizioni della scuola pubblica, post riforme americaneggianti sia uliviste che forziste, “Studenti nel paese dei balocchi” è un formidabile veicolo di informazioni per quanti, tra i genitori e tra gli intellettuali della nuova generazione, intendano assumere coscienza della decadenza dell’istituzione scolastica. Per correggere il tiro – a questo mira, infine, lo scritto del filologo di Castelfidardo – è necessaria un’azione congiunta: docenti e utenti. In un’epoca che tende a trasformare gli studenti in utenti (quindi: consumatori), l’insoddisfazione degli utenti (e delle loro famiglie) potrebbe essere l’elemento devastante, destinato a determinare un rovesciamento degli attuali, deprecabili valori-guida (tra cui l’odioso “impresa”. Funebre, e brianzolo). Il consumatore, in una società americanizzata, è una figura centrale. Approfittiamone.

Per riuscire a dare voce all’insoddisfazione delle famiglie degli utenti è fondamentale far circolare informazioni, notizie, dati. Risvegliare le coscienze è un compito complesso, vivendo in uno Stato marionetta d’una nazione egemone; servono studio, informazione, dedizione, disciplina, decisione. Allora trovar scritto, a chiare lettere, che il nuovo SSIS è una tecnica statale poco elaborata per tassare (3000 euro in due anni) i futuri insegnanti, senza particolari meritocrazie, senza adeguata selezione, senza opportuna formazione; che la nuova scuola è progressivamente caduta preda degli sponsor, e delle attività da scuola Mary Poppins organizzate per “modernizzare” la formazione degli allievi; che i giorni effettivi di lezioni sono stati ridotti di un quarto, da 200 a 150, e che le lezioni addirittura durano dieci minuti in meno, mentre i soli esami della Maturità sono oggetto di sublimi maquillage dal ministro di turno… trovare scritto tutto questo, dico, senza perifrasi e senza formidabili calembour, è onestamente formidabile.

Vi presento quindi uno strumento di lotta. Vogliamo restituire centralità alla formazione delle nuove generazioni? Vogliamo restituire dignità al ruolo del docente? Vogliamo scacciare le infiltrazioni private dalle scuole pubbliche? Vogliamo ripristinare il principio-guida della selezione degli studenti adatti agli studi universitari, abolendo l’assurda idea che chi paga debba accedere a dei titoli, non per i talenti o per la competenza, ma perché l’Università “servizio” è diventata? Vogliamo finalmente giudicare esecrabile la trasformazione delle occupazioni politiche studentesche (comuniste) in co-gestioni, infine in grottesche “Settimane della Cultura” con lezioni sugli ufo e sulla parapsicologia?
Vogliamo, in altre parole, restituire importanza al nostro futuro?
Possiamo e dobbiamo ripartire, allora, da un libro lucido e livido di rabbia e incisivo come questo.

Confido al lettore che leggendo questi otto capitoli, accompagnati da una introduzione e da un post scriptum, mi sono sentito vecchio a ventinove anni. Vengo da un Liceo Classico sparito nel nulla. Non esiste più la nostra maturità, non esistono più i nostri voti (Mazzocchini spiega che vengono gonfiati, secondo le nuove direttive, includendo stravaganti, yankee “credits” per attività sportive, artistiche o ludiche extra-scolastiche. Raccapricciante), non esistono più i giorni di vero, duro, emozionante e romantico ambientamento, sostituiti da una settimana ad hoc per sostenere animule vagule blandule ad accettare l’idea di essere entrati a scuola (come fosse Regina Coeli…). Piuttosto sono sacre le gite, le assemblee, la settimana di orientamento pre-universitario, gli stage lavorativi (al Liceo Classico?) per gli studenti del quarto e del quinto anno; piuttosto è fondamentale la “settimana culturale”, un’iniziativa dal sapore vagamente basagliano in cui non di rado gli studenti tengono lezione ad altri studenti (e magari ai docenti…) sugli argomenti più disparati: magari a proposito di quell’attualità che pervade televisioni, web, quotidiani, radio. Tutto. E quindi, orribilmente, adesso infesta anche la scuola.
Insegna Mazzocchini: chi non ha gli strumenti e le conoscenze adeguate per decifrare quegli eventi potrà parlarne quanto crede. Non saprà interpretarli.

Non esistono più gli esami di riparazione: sostituiti da misteriose verifiche settembrine, dall’esito scontato (promosso!), e sollevati da poco popolari, instabili lezioni di recupero, in orari infausti. Leggo di scioperi – tre all’anno – per questioni grottesche come l’eccessiva esposizione al sole di un’aula. Leggo e mi accorgo che la questione è semplice: allo Stato interessa che le scuole (e le università…) siano popolate da tanti “utenti”. Perché versano quote. Allo Stato non interessa la qualità della formazione: interessa la quantità degli euro versati; e di quelli risparmiati, previa immissione di fondi privati per finanziare varie necessità (a quale prezzo? E in cambio di che cosa? E imponendo quali nuovi paradigmi?).
Allo Stato, in questo momento, non interessa – spiega a chiare lettere Mazzocchini – formare liberi pensatori: questo Stato forma consumatori. Mi raccontava, giorni fa, la mia ex professoressa di Storia, della filosofia posticcia e italiota d’un suo scadente allievo; l’utente scrisse, nel tema della maturità, che voleva crescere per battersi per “diritti e privilegi”. E andiamo, no?, forza Italia, che stiamo benissimo. Proprio.

“Studenti nel paese dei balocchi”: un insegnante di scuola superiore si rivolge ai genitori di un quattordicenne. La scuola di Pinocchio, ricorda l’autore, era un’istituzione guardata con paura e forse eccessivo rispetto; la nuova scuola è l’opposto, s’ispira al Paese dei Balocchi: è la “asinificazione indolore degli studenti”. Tutti devono “passare di livello”: con la minor fatica possibile, opportune e ricche gratificazioni, suprema deresponsabilizzazione. Perché l’istruzione, a questo punto è chiaro, adesso si può comprare. Con la sola presenza. La partecipazione è moneta.
I nuovi presidi sono dirigenti (!): dallo stipendio triplo rispetto agli insegnanti (!); responsabili unici di mega-scuole da 1000 allievi e oltre 100 insegnanti. Con due mansioni-base, badare alla crescita degli iscritti e alla ricerca dei finanziamenti. Privati. Le antiche mansioni? Impossibile gestirle, tendenzialmente. E quindi delegate ai docenti.
I nuovi presidi hanno un approccio lassista e comprensivo nei confronti degli utenti; gli insegnanti non aziendalisti (purtroppo di azienda dovremmo parlare, con la c.d. “autonomia” delle scuole) mantengono un ruolo rigoroso, educativo. Ritrovandosi, magari, additati come disfattisti, perché incuranti dell’immagine della scuola. Immagine: ludica! Assemblee, gite, incontri con gli sponsor, attività extra-scolastiche…

L’istruzione e la formazione, da diritto, sono diventati pretesa: con le più svariate semplificazioni. Umiliando i docenti preparati – non più selezionati per Concorso, ma per tassa versata alla SSIS – e allevando generazioni esperte nella socialità e avvezze alla comodità, estranee al sacrificio, alla disciplina, alla fatica: demotivate, estranee alla critica, estranee al libero pensiero. Consumatrici, in compenso. Con rare eccezioni.
Sono giovani addomesticati e parcheggiati, in attesa d’essere assistiti.
I corsi di aggiornamento dei docenti sono periodici ma poco incisivi: informatica, didattica, psicologia: l’aggiornamento vero, spiega Mazzocchini, è “fai da te”. Il quadro è tetro.

Vorrei continuare a parlarne, dell’opera, ma questa vuole essere una segnalazione – entusiastica, e francamente partecipata – e non un nuovo pamphlet. Peraltro, personalmente posso contribuire solo con ricordi datati 1996 (Liceo Classico) e 2002 (Lettere Moderne). Ho schivato per un pelo la nuova scuola superiore (e la nuova università) americana che ha sporcato il nostro Paese: io sono modernariato vivente. Quando scelsi Lettere la SSIS non esisteva, noi sceglievamo il piano di studi per poter insegnare nei Licei, previo concorso. Illusi. Lo Stato ci ha cambiato le carte in tavola: poco prima della fine. Per rappresaglia, ho preso un’altra strada. Io non ho versato i 3000 euro per la SSIS. Pensando non soltanto fosse un’ingiustizia, pensando fosse un dramma per i precari, che nel libro Mazzocchini sostiene; per quegli intellettuali docenti che non hanno contratto degno, e non hanno stabilità e prospettiva: con grave danno alla libertà personale e alla serenità nell’insegnamento.
Perché dovevo diventare “concorrenza sleale” per dei colleghi meno fortunati?
La mia protesta, poco generazionale e poco condivisa, è stata voltare le spalle allo Stato, ma non alla scuola e non al futuro. E al futuro della scuola penso, come ogni futuro padre e ogni cittadino cosciente che i figli dei compatrioti saranno, in un certo senso, figli di tutti; se cresceranno male, governeranno peggio di quei maiali – in senso orwelliano, sia chiaro – che s’alternano da un pezzo. Evitiamo altre metamorfosi. Diamo ascolto ai docenti d’un’altra generazione: quelli che non possono dimenticare cos’era la Scuola, e che non possono arrendersi a quel che è diventata.
Diamo ascolto, e diamo sostegno.
Allo Stato serve un Corso di Recupero. Della Tradizione. Questa l'impresa.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Paolo Mazzocchini (Castelfidardo, 1955), filologo, saggista e scrittore italiano. Insegna Greco e Latino in un Liceo Classico; collabora a varie riviste, didattiche e letterarie.

Paolo Mazzocchini, “Studenti nel paese dei balocchi. Lettera di un insegnante a un genitore”, Aracne Editrice, Roma 2007.

Approfondimento in rete: Mazzocchini su la Sinistra, gli insegnanti e la nuova maturità / Recensione de “Studenti nel paese dei balocchi” / Recensione di Stefano Borgarelli / Recensione di Gennaro Lubrano Di Diego /  Blog ufficiale dell’autore / Recensione di Marco Giorgini

In Lankelot: Mazzocchini Paolo - L'anello che non tiene

INTEGRAZIONE del 10 ottobre 2007.

Mazzocchini ha in precedenza firmato, nell'Aprile 2004, un altro libello caustico e corrosivo dedicato sempre alla decadenza delle istituzioni scolastiche. È strutturato come un dizionarietto atipico, suddiviso per argomenti (dirigenza, autonomia, riforme-didattichese, docenti & utenti, operatori scolastici, sindacati, nuovo esame di Stato), a firma Emilio Parresiade. I contenuti sono sostanzialmente equivalenti, la satira sempre incisiva, la consultazione apprezzabile (a dispetto di un indice sballato). Qui tutti i dati e la rassegna stampa:

 

Emilio Parresiade, “La scuola del P(L)OF. Ogni nome porta in sé il suo destino”, Michele Di Salvo Editore, Napoli 2004.  

Approfondimento in rete: Blog ufficiale dell’autore / Recensione di Ezio Pelino (KULT) / Recensione di Gianfranco Giovannone (Docenti in Classe) / Recensione di Stefano Borgarelli (Docenti in Classe) / Maecla / A. Palma / Simonetta Frau (UNICOBAS)

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Settembre-Ottobre 2007

ISBN/EAN: 
9788854810860

Commenti

Secondo, caustico pamphlet satirico del professor Paolo Mazzocchini sulle degradanti condizioni della scuola pubblica, post riforme americaneggianti sia uliviste che forziste, ?Studenti nel paese dei balocchi? è un formidabile veicolo di informazioni per quanti, tra i genitori e tra gli intellettuali della nuova generazione, intendano assumere coscienza della decadenza dell?istituzione scolastica. Per correggere il tiro ? a questo mira, infine, lo scritto del filologo di Castelfidardo ? è necessaria un?azione congiunta: docenti e utenti. In un?epoca che tende a trasformare gli studenti in utenti (quindi: consumatori), l?insoddisfazione degli utenti (e delle loro famiglie) potrebbe essere l?elemento devastante, destinato a determinare un rovesciamento degli attuali, deprecabili valori-guida (tra cui l?odioso ?impresa?. Funebre, e brianzolo). Il consumatore, in una società americanizzata, è una figura centrale. Approfittiamone.

"...che le lezioni addirittura durano dieci minuti in meno,"

"caduta preda degli sponsor, e delle attività da scuola Mary Poppins organizzate per ?modernizzare? la formazione degli allievi"
>questo temo sia vero.
Il SISS: ma i Sissini, pagando, passano avanti nelle graduatorie....e scavalcano altri da quel che so.
*
Piuttosto quest'anno ho notato nel calendario scolastico molti "ponti", giorni di vacanza intermedi, che non so quanto siano utili, perché per me creano, specie tra gli allievi più giovani "in rodaggio", continue interruzioni dell'attività didattica, che rischia di non decollare mai bene. Io temo che il calendario sia stato fatto guardando al turismo: più ponti ci sono, più i genitori sono invogliati a muoversi e a incrementare ristoratori e compagnia cantante. E ciò sarebbe davvero perverso.

2 riprendo..me l'ha perso.
non è vero, quest'anno il ministro Fioroni ha ordinato di riportare le ore scolastiche a 60 minuti, anche se tradizionalmente erano da 50-55. Ciò provoca però problemi in quelle scuole in cui i ragazzi abitano lontano,nei paesini circostanti, non hanno i mezzi di trasporto e arrivano a casa alle 16 e oltre. Troppo pesante. A scuola di mio figlio adesso ci sono le ore da sessanta minuti e disagio. L'alternativa sarebbe effettuare dei rientri pomeridiani, ma temo che gli insegnanti non vogliano andare a scuola al pome. (poi le motivazioni ufficiali addotte sono altre naturalmente)

"stravaganti, yankee ?credits? per attività sportive, artistiche o ludiche extra-scolastiche. Raccapricciante)",

"Piuttosto sono sacre le gite, le assemblee, la settimana di orientamento pre-universitario, gli stage lavorativi (al Liceo Classico?) per gli studenti del quarto e del quinto anno; "
>vero anche questo, devo dire però che molto di tutto questo è causato anche dai genitori, che se lo aspettano dalla scuola o lo richiedono. A margine e divagando un po',ricordo che alla scuola adesso vengono sempre più di frequente delegati dai genitori compiti che invece dovrebbero assolvere loro, ma non hanno tempo!

posso dire che ritengo esista ancora uno zoccolo duro d'insegnanti che , malgrado il sistema, cercano di fare bene il loro lavoro, smazziandosi naturalmente e spesso combattendo con gli stessi genitori (perché i figli hanno sempre ragione, guai a far loro osservazione e via così e le gite sono necessarie e poverini se studiano un po'di più...).
In compenso l'odioso portfolio, di cui nessuno ha mai capito niente e lo facevano per proforma, è sparito. La scuola ridotta ad azienda mi fa schifo e quel sistema di condurre le cose serve a formare appunto o consumatori o mercanti, con la mentalità già impostata (crediti, debiti..è linguaggio da mercanti, non da gente che studia)

5 vero, ho sentito di debiti sanati facendo gli animatori nella casa montana della parrocchia....

4 in molte scuole comunque continuano col vecchio sistema ed eludono l'ordine del ministro, proprio per queste faccende logisitche.

Bene:) Sono contento che l'articolo sia stato interessante.
Sulla questione della durata delle lezioni, naturalmente mi sembra di capire che tutto sia mutato post-riforme, e post integrazione di altre materie. Evidentemente c'è qualcosa che non quadra, e non è possibile che ogni scuola valuti autonomamente come gestire questi problemi. Servono direttive chiare...
*
Scrivi: "temo che il calendario sia stato fatto guardando al turismo: più ponti ci sono, più i genitori sono invogliati a muoversi e a incrementare ristoratori e compagnia cantante. E ciò sarebbe davvero perverso."

> Probabile:)

"ho sentito di debiti sanati facendo gli animatori nella casa montana della parrocchia?."

> Ci pensi che differenza rispetto al tuo e al mio Liceo?
Io avrei dovuto avere punti in più perché ero cintura nera di Karate, nel tempo libero? Ma non è una cosa ridicola e americana?

Questo libro serviva...;)

Torno da quattro ore di insegnamento in una scuola italiana e sono caldissimo.
Ti dirò quale è il principale problema che affrontano gli insegnanti: è il continuo scontrarsi con l'idea idiota che la scuola (e parlo di scuola superiore, il LICEO) debba essere scuola adatta a tutti, e che tutti debbano accedere all'istruzione.
Ed è certamente vero se questo significa abolire distinzioni di ceto sociale, la scuola gratuita è giusta e doverosa, ma non se significa che chiunque debba andare avanti, indispendentemnte dai risultati.
Il LICEO era e deve tornare una scuola per formare un élite di studenti brillanti e soprattutto motivati, selezionati perché almeno mediamente capaci e molto seri e preparati.
Questa idiotissima cazzata del debito a settembre è solo un modo di caricare l'insegnante di una classe a due velocità, i pochi, sfigatissimi e svantaggiati, che hanno lavorato e vorrebbero seguire un programma vero e i molti che non aprono un libro nemmeno per scherzo. Stuidenti che con la massima nonchalance si presentano alla prima lezioni dicendo: "prof. io ho il debito (ergo insufficienza l'anno precedente); dovremmo fare un mesetto di revisioni perché in estate non ho studiato."
L'alternativa è tra rispedirla all'anno precedente o riprendere il programma. Essendo che la maggior parte degli studenti ha lasciato i libri a prendere polvere, non c'é molta scelta. Oggi per altro, a forza di retrocedere con la materia insegnata, siamo arrivati a studiare, (terza liceo!) come si trasfromano i metri in chilometri.

Molto chiaro e molto incisivo. Brillante contributo alla discussione e alla presa di coscienza.

Danke Thomas.

Non ha nessun senso portare allievi in maturità, quindi in un'università, senza che abbiano la minima preparazione, e soprattutto convinti che l'atto di scaldare una sedia per venti ore a settimana valga un diploma vero.
Basta guardare il numero di iscritti nei LICEI, raddoppiato negli ultimi dieci anni (in CH, in Italia non saprei).
O sono tutti diventati dei geni, o livello è sceso.

(pienamente d'accordo).

Commento con Thomas e poi vi dico che ne penso

"Basta guardare il numero di iscritti nei LICEI, raddoppiato negli ultimi dieci anni (in CH, in Italia non saprei).
O sono tutti diventati dei geni, o livello è sceso."

E' SCESO. Ve lo dice una che all'università ci lavora e ha a che fare quotidianamente con gente che
- non sa più studiare
- non è disposta a fare nessun minimo sacrificio (leggi: un viaggio di un paio d'ore) per consultare fonti utili alla tesi (non pensate che nell'era di internet e delle basi dati non esista ciò che va ancora visto con occhio personale..., ma rifiutarsi perché "è scomodo" mi fa venire i brividi. Io abitavo a Udine e la tesi me la sono fatta andando per mesi a Venezia - 4 ore tra andata e ritorno anche tutti i giorni - perché il fondo antico che studiavo si trovava là)
- non sa cos'è un riferimento bibliografico, né è capace di leggere una bibliografia
- non sa (e questo è gravissimo) usare il PC perfino dopo 2-3 anni di corso universitario

Quando "assoldiamo" questi ragazzi con i contratti 150 ore spesso ci chiediamo come abbiano potuto accedere all'università.

Le risposte le fornisce Mazzocchini, le dà Franco e ancor più Thomas.

Sono figlia, nipote e bisnipote di insegnanti.
L'insegnamento era senza dubbio una delle cose che avrei amato di più fare nella vita.
Secondo voi perché ci ho rinunciato?
Eppure, come dice Franco, io mi sento un venditore di servizi all'università. E spesso anche noi chiamiamo "utenti" anziché "lettori" gli studenti che frequentano la biblioteca.
Non a caso.

Ottima segnalazione, Gf, questo libro va fatto conoscere soprattutto a chi è fuori dal sistema-scuola.
Con Marina sono daccordo sull'esistenza (ancora) di ottime persone che sudano e faticano per eliminare gli aspetti raccapriccianti di troppe riforme.

Vi dico solo questo: mia madre è andata in pensione nel 1997 dopo 35 anni di insegnamento. E' sempre stata assai apprezzata da colleghi, allievi e famiglie pur non essendo affatto morbida. Ci credereste? Dal giorno dopo la pensione, non ha più voluto sentir parlare del mondo ove aveva lavorato per metà della sua vita.

il livello è sceso, ma, parere personale, non a causa di studenti incapaci. anzi. le lezioni, anche io le facevo di 55 minuti, l'ultima di 50, se avevo la sesta ora, pure di 50. alle medie, anche 55. non sono i dieci minuti. ma, si è chiesto alla scuola di non essere più scuola. si è scoperto che nell'infanzia si è più pronti nell'apprendimento delle lingue, ed ecco l'inglese per tutti. e il computer. e. fin dalle elementari. al poco ma bene, si è preferito il tutto un po' confuso. gli insegnanti si sono trovati a fare qualcosa che, magari, non era nelle loro capacità, e vi si sono forse adattati un po' così.
inoltre, c'è anche da dire che, più promossi, più soldi vanno alle scuole. per dire, all'uni, più laureati ci sono, e più soldi prende l'ateneo. per non restare indietro con l'Europa. e via dicendo.
meno materie e fatte bene, più insegnanti e classi con numeri decenti di studenti (in una classe con 25 bambini, alle elementari, immagino il macello!), e controllo su insegnanti, e. e. e.

Figlia di insegnanti e insegnante a mia volta. Di scuola, penso di saperne almeno un pochino e l'articolo mi sembra davvero interessante. Commento punto per punto.

-il nuovo SSIS è una tecnica statale poco elaborata per tassare (3000 euro in due anni) i futuri insegnanti, senza particolari meritocrazie, senza adeguata selezione, senza opportuna formazione.

La vogliamo dire tutta?
L'intero nuovo ordinamento universitario è ridicolo. Hanno cambiato le regole nel bel mezzo del mio percorso di studentessa/lavoratrice e ora i progetti che avevo fatto sono irrealizzabili, proprio a causa del SSIS. (Superato il vecchio concorso di abilitazione per la scuola primaria subito dopo il diploma, ho iniziato a lavorare con l'idea di cambiare ordine di scuola una volta laureata e nel frattempo godere di una certa indipendenza. Ma ora son cambiate le carte in tavola e qualora riuscissi anche a finire l'università, resterei comunque alle elementari, perchè non posso frequentare il SSIS insegnando, e la frequenza è obbligatoria. Cosa valida anche per molti esami del normale corso di laurea)
Peraltro troppo spesso l'accesso a questo biennio di abilitazione al sud è un'impresa impossibile. Pochissimi posti, migliaia di domande e gli esami d'ammissione non raramente vengono superati col solito meccanismo della raccomandazione.
Anche il vecchio concorso a cattedra non era il massimo quanto a trasparenza e linearità, ma almeno consentiva l'accesso a tutti i titolati che intendessero tentare la strada dell'insegnamento. Ora, invece, quest'opportunità è appannaggio dei soli "benestanti", disposti a gravare economicamente sulla famiglia oltre la laurea.

-Non esiste più la nostra maturità, non esistono più i nostri voti (Mazzocchini spiega che vengono gonfiati, secondo le nuove direttive, includendo stravaganti, yankee “credits” per attività sportive, artistiche o ludiche extra-scolastiche. Raccapricciante)

Lo scempio che Berlinguer prima, Moratti poi e Fioroni ora, hanno operato sull'esame di maturità è colossale.

Il primo optò per l'abolizione degli scrutini di ammissione, una commissione completamente costituita da membri interni (poi mista con presidente esterno), tre prove scritte e un colloquio su tutte le materie, una specie di ripasso generale del programma inter-nos. Con tanto di tesina e CREDITI EXTRACURRICOLARI per facilitare le cose e ridurre la maturità ad una bazzecola.
La seconda aggravò la situazione ristabilendo una commissione fatta di soli membri interni con presidente esterno per puri motivi economici (pagare i docenti era troppo gravoso). Inoltre, grazie al governo Berlusconi, di cui la Moratti era degno esponente, passò la fantastica legge che consente tuttora alle scuole private di ottenere la parità economica e giuridica rispetto agli istituti statali e si diede, quindi, il via libera alle migrazioni dalla scuola pubblica a quella privata, con tanto di diplomi comprati a suon di rette. Con l'istruzione che diventa sempre più questione di disponibilità economica, che non di meriti e reali capacità.

Quanto ai CREDITI EXTRACURRICOLARI, questa bella invenzione filoamericana ha portato le scuole a diventare sempre più simili ad aziende concorrenti. Nell'ottica dell'autonomia ogni dirigente didattico (preside) ha fatto a gara per rendere la propria scuola più competitiva, ma non innalzando il livello del piano dell'offerta formativa, bensì attivando una miriade di micro e macro aree progettuali volte ad attribuire i cosiddetti CREDITI.
E allora ecco l'impazzare di UTILISSIMI corsi di ceramica, giardinaggio, bricolage e chi più ne ha più ne metta. Con gli alunni impelagati in una marea di attività opzionali, ma incapaci di raggiungere gli standard minimi nelle materie obbligatorie.
Per non parlare poi della discriminazione generata da un tale sistema (regolato, tra gli altri, da un documento di trasmissione ora abolito che portava il nome di portfolio, in cui si raccoglievano tutte, ma proprio tutte le informazioni relative a ciascun allievo), dove anche attività svolte fuori dalla scuola e quindi a pagamento costituiscono opportunità per l'acquisizione di questi famosi crediti. Torniamo ancora alla conclusione fatta prima. Chi ha più soldi, ha voti più alti.

-La scuola di Pinocchio, ricorda l’autore, era un’istituzione guardata con paura e forse eccessivo rispetto; la nuova scuola è l’opposto, s’ispira al Paese dei Balocchi: è la “asinificazione indolore degli studenti”. Tutti devono “passare di livello”: con la minor fatica possibile, opportune e ricche gratificazioni, suprema deresponsabilizzazione.

Vero, verissimo ed oltremodo deprimente. La scuola è diventata una specie di grande parcheggio, una mega babysitter a cui i genitori affidano i propri figli grandi e piccoli. Non importa che imparino e crescano, importa averli fuori dai piedi e soprattutto che gli insegnanti pretendano poco e diano spazio ad attività "piacevoli".

-L’istruzione e la formazione, da diritto, sono diventati pretesa: con le più svariate semplificazioni. Umiliando i docenti preparati.

Il docente preparato, esigente, magari anche un tantino severo, ma che ha ben presente il proprio ruolo e la finalità principe della scuola, è ostracizzato non solo dai genitori che vogliono una scuola semplice, un percorso in discesa senza ostacoli e senza punti di criticità, ma anche dagli stessi colleghi e dal preside. Perchè il genitore è un CLIENTE ed ha sempre ragione. Logica della quantità e non della qualità

-un dramma per i precari, per quegli intellettuali docenti che non hanno contratto degno, e non hanno stabilità e prospettiva: con grave danno alla libertà personale e alla serenità nell?insegnamento.

Già, insegno dal 2001 e ogni anno è una scommessa. La sede, la materia, il numero di classi. Sempre un'incognita.

Apro una parentesi sulla scuola primaria. Lingua straniera sin dalla prima elementare, ma chi insegna inglese? Anche gente che ha fatto corsi di 40 ore. Corsi finanziati dal MIUR e rivolti esclusivamente a personale di ruolo in modo da tagliare sugli insegnanti specialisti. Ovviamente corsi proforma, tutti promossi. Tutti ad insegnare L2 senza neppure saperne l'abc. In barba a noi precari che abbiamo superato un apposito concorso, in barba a chi è laureato in lingue.
Per di più niente immissione in ruolo da graduatoria specifica, quindi nel 90% dei casi, un alunno non avrà mai la stessa insegnante d'inglese nell'arco del quinuennio, alla faccia della continuità didattica!

A tutto ciò si aggiunge Fioroni, che nelle nuove indicazioni per il curricolo, dall'alto della sua grande esperienza in ambito di didattica, stabilisce come obiettivo finale per gli alunni della scuola primaria, l'interazione in lingua straniera utilizzando frasi anche formalmente difettose!!!
Cioè?? Mandate la grammatica a spasso e che parlino come vucumprà.

Ma, dico io, Fioroni medico, Berlinguer e Moratti giuristi. Cosa c'entrano con la scuola??

Allo Stato serve un Corso di Recupero. Della Tradizione. Questa l’impresa.

Grande chiusa. Grazie per l'ennesima pagina densa di spunti di riflessione e di dialogo.

"Perchè il genitore è un CLIENTE ed ha sempre ragione. Logica della quantità e non della qualità"
>verissimo, osservazioni validissime le tue Angela.
Ma lo sapete che, alla fine della III media le scuole superiori fanno quasi a gara per accappararsi gli allievi? naturlamente a suon di depliant, presentazioni e via così. E va alla grande non la sostanza della scuola, ma la forma, quelli che dovrebbero essere i corollari (stages, uscite, corsi di pc e via di seguito).

E' che ci sono dentro e certe cose mi riguardano in prima persona.
Che tristezza!!

Ragazzi, grazie a tutti per questa prima, formidabile ondata di commenti. L'autore ne sarà felice. Spero intervenga nel dibattito nei prossimi giorni.
Speriamo di riuscire a cambiare certi equilibri...

Gentili amici di Lankelot, grazie per i numerosi commenti e gli apprezzamenti al mio pamphlet. Ultimamente Fioroni deve aver captato qualcosa, se non del mio libro, almeno della stanchezza diffusa in molta parte dell'opinione pubblica verso la scuola dequalificata del marketing e del parcheggio, se è vero che va parlando a più riprese e in diverse sedi di serietà, rigore ecc. Ma personalmente diffido delle uscite dei politici, specie quando non costano nulla a chi le fa. Aspetto invece segnali concreti seri. Speriamo bene.

Ave Professore.
Benvenuto in Lankelot. Mi unisco alla Sua speranza e ai suoi auspici.
Speriamo si passi dalla propaganda all'azione: personalmente, non mi attendo più niente di buono da questo Stato, quale che sia il suo governo. Ho smesso di credere nelle capacità di azione di un Paese non autonomo, né indipendente: semplicemente, uno Stato. Vassallo.
Spero con tutto il cuore di essere smentito.

A proposito...

perché non si unisce a noi? Lei è un Letterato autentico.
Qui ci battiamo per una democratica e meritocratica circolazione delle opere e delle idee, per riscoprire autori laterali, obliati, ingiustamente censurati, emergenti o mai emersi.

Dia un'occhiata alle pagine guida: abbiamo allestito un vademecum qui:
http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=1559.0

Saremmo onorati di poterci confrontare con le sue idee e di poter imparare nomi nuovi, affrontando analisi diverse.
Pronti a sostenerla nella creazione delle prime schede, nel tempo;
la vecchia guardia è sempre a disposizione.

Saluti, con vera considerazione
franco

Prossimamente: terzo articolo sulle opere di Mazzocchini.
Sempre un pamphlet. Sempre graffiante. Sempre necessario.
Entro fine ottobre.

INTEGRAZIONE del 10 ottobre 2007.

Mazzocchini ha firmato,  nell'Aprile 2004, un altro libello caustico e corrosivo dedicato sempre alla decadenza delle istituzioni scolastiche. È strutturato come un dizionarietto atipico, suddiviso per argomenti (dirigenza, autonomia, riforme-didattichese, docenti & utenti, operatori scolastici, sindacati, nuovo esame di Stato), a firma Emilio Parresiade. I contenuti sono sostanzialmente equivalenti, la satira sempre incisiva, la consultazione apprezzabile (a dispetto di un indice sballato).

Emilio Parresiade, “La scuola del P(L)OF. Ogni nome porta in sé il suo destino”, Michele Di Salvo Editore, Napoli 2004.

La rassegna stampa è stata integrata nell'articolo, in clausola.