Mazzitelli Vincenzo

L'acrostico più lungo del mondo ovvero Storia di un satiro religioso

Autore: 
Mazzitelli Vincenzo

Segnato da quei morsi ogni mio passoEbbe ad esser di lupo in mezzo al gregge. Vagheggiavo un ritorno a età del sasso,Un’Arcadia selvaggia e naturale, Orgia di predator, di prede ammasso. Così l’istinto mio, guidato male, Anima ancor da lungi rimbrottava,Millantando i diritti di animale,Per cui più che giustissimo sembravaA femmina portar costante insidia. Ragion, però, violenza rifiutava,D’altri...

Segnato da quei morsi ogni mio passo
E
bbe ad esser di lupo in mezzo al gregge.
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agheggiavo un ritorno a età del sasso,
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n’Arcadia selvaggia e naturale,
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rgia di predator, di prede ammasso.
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osì l’istinto mio, guidato male,
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nima ancor da lungi rimbrottava,
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illantando i diritti di animale,
P
er cui più che giustissimo sembrava
A
femmina portar costante insidia.
R
agion, però, violenza rifiutava,
D
’altri temeva troppo la perfidia,
E
se pure tal limite m’impose
S
oltanto fu per fifa e per accidia.
T
anta viltà nelle libidinose
O
scene e tristi mie provocazioni
L
e donne rese più forti e spinose.
O
vviamente le mie turpi attenzioni
C
addero su terreni a me più noti,
O
rmai che le novelle situazioni
S
apevano di rischi vani e idioti.
E
così, tra gli ambienti alternativi,
L
à dove sapevo c’eran vuoti
V
istosi di morale, e più lascivi
A
nimi, ritornai. Con faccia tosta
G
iocavo coi miei modi primitivi,
G
enio triviale e osceno senza sosta,
I
nnocente bestiola della Musa,
O
rdinai li miei istinti a bella posta.
(Vincenzo Mazzitelli, “L’acrostico più lungo del mondo”. 93, p. 110).

… e adesso provate a leggere soltanto la prima lettera d’ogni verso, in verticale. Appare “Se vuo’ campar d’esto loco selvaggio”: Dante, Inferno, Canto Primo. L’esordio di Vincenzo Mazzitelli, artista partenopeo classe 1962, è un romanzo esistenziale in versi – endecasillabo in terza rima, con poche eccezioni – che vede intrecciate alle rime di Alighieri le notturne e solari vicende dell’io narrante, ambientate a Napoli tra gli anni Settanta e gli anni Novanta: ne deriva l’acrostico più lungo del mondo. Micidiale stravaganza letteraria, ludo neobarocco o meditato escamotage? Risponde(rebbe?) in versi l’autore:

“Esperienza di me voglio narrare / Per chi saprà più di quanto sepp’io. / Ecco perché la scelta di rimare / Le terzine del Sommo in tal guisa. / Troppi incroci il mio passo ebbe a incontrare, / Ragion mi fu per cui troppo divisa, / Or dritta via non vedo eccetto questa: / Mantenere viva quella a molti invisa / Antica forma ch’esige la testa / Sgombra da ogni nuova eccitazione / Artificiale, che da tempo infesta / Per la troppa comunicazione, / Imposta da un mercato i cui interessi / estinguono ogni bella tradizione (…)” (103, 104: pp. 120-121).

Lo sganassone al mercato e al sistema editoriale (le eccezioni, evidentemente, esistono: e pubblicano), è ben assestato.

 “Questo lo scopo, e non letteratura! / Udite voi che chiudete le porte / E del mio dir dite ‘non è cultura’. / Semplice rima, facile linguaggio, / Tanto che arrivi al cuor d’ogni creatura / Il cui destino è lungi dal mio viaggio. / Non ambisco che al Vero, e lo racconto / Or per provar che n’ebbi un po’ d’assaggio” (103, p. 120)

Una vita come quella del protagonista dell’opera poteva essere facilmente e con diversa immediatezza narrata in prosa; ne sarebbe derivato un romanzo di (de)formazione, non estraneo a capitomboli ai piedi dei satrapi dell’igiene mentale, giocato per opportune virate erotiche e nient’affatto sottile critica delle ideologie tutte, soprattutto di quelle ritornanti, del mercato del lavoro e delle condizioni dei cittadini contemporanei. Mazzitelli ha preferito l’espressione alla comunicazione, al di là delle dichiarazioni d’intenti: ha deciso di esordire spiazzando tutti, orgogliosamente lirico e ingiustamente obsolescente, e ha riversato una vita vissuta con dolore, consapevolezza e intensità in un ricercatissimo divertissement di carne e sangue, in versi. E in rima. Dall’introduzione: “Qui ascoltiamo un’anima divenuta topos della memoria nonché campo di battaglia di scontri violentissimi tra le due superpotenze dell’universo psichico-religioso, IL BENE E IL MALE; o meglio, tra quelle che sono le interpretazioni che le vicende del protagonista propongono in termini di natura religiosa e vita sociale, e in relazione alle diverse etiche dominanti” (p. V).

Stesso piacevole disorientamento si avverte nei confronti dell’editore; potrei sbagliare, ma fatico a ricordare precedenti pubblicazioni di poesia nel catalogo di Meridiano Zero, sicuramente non nella collana “Primo Parallelo”: la casa editrice padovana spiazza i suoi lettori proponendo la Cantica Prima (more to come?) di questa “Storia di un satiro religioso”, “innocuo maniaco sessuale i cui vizi, alla lunga, potrebbero apparire come gli aspetti meno deprimenti della sua intera vicenda esistenziale” (tratto ancora da “Un’idea di introduzione”, p. V).

Opera di singolare e prepotente ambizione, nata per essere al di là del tempo, piomba sul presente accolta, sino ad ora, da una critica stranamente silenziosa. Mazzitelli non s’attenda risposte in versi, ma nemmeno stilettate: è questa la prosa del nostro tempo. Per quanto potevo, per come potevo, t’ho letto e accolto, artista; né freddato, né scosso: stupefatto. Tutto qua.

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Vincenzo Mazzitelli (Napoli, 1962), appassionato di enigmistica, rimatore di strada, già imbarcato nella Marina Mercantile panamense (?). Questa è la sua opera prima. 

Vincenzo Mazzitelli, “L’acrostico più lungo del mondo ovvero Storia di un satiro religioso. Cantica prima”, Meridiano Zero, Padova 2007.

In rete: rassegna stampa (in progress!)

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Dicembre 2007

ISBN/EAN: 
9788882371555

Commenti

per i cultori della poesia, e della stravaganza letteraria.

Opera di singolare e prepotente ambizione, nata per essere al di là del tempo, piomba sul presente accolta, sino ad ora, da una critica stranamente silenziosa. Mazzitelli non s?attenda risposte in versi, ma nemmeno stilettate: è questa la prosa del nostro tempo. Per quanto potevo, per come potevo, t?ho letto e accolto, artista; né freddato, né scosso: stupefatto. Tutto qua.

"More to come?" dici ad un certo punto.
Non so. Quanto pubblico (anche scelto) è pronto per operazioni (letterarie) del genere?
Perplessa.

idem. Ieri ho letto un articolo de "Il Giornale" nella newsletter di Meridiano Zero...

eccolo qui.
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=223937&PRINT=S

articolo di Alessandra Iadicicco - giovedì 29 novembre 2007, 07:00

Se occorre fare di necessità virtù, Vincenzo Mazzitelli è - per amore e per forza - il più geniale dei virtuosi. È «Enzo» per gli amici e per i nemici. Conquistati via via gli uni con gli allori d?artista di strada raccolti sulle piazze di Napoli e sulle rotte mondiali della Marina Mercantile. Riportati gli altri con i molti onori di poeta ladro, vagabondo, attaccabrighe: provocatore con versacci e versi.
È «Mazzitelli rimatore» per i clienti, gli utenti delle sue arti, i ferventi ammiratori. Quelli disposti a pagare sull?unghia, in contanti, a sborsare monete sonanti per portarsi a casa una canzone composta lì per lì apposta per loro. Una filastrocca, un gioco di parole: inventato su commissione per esprimere un augurio o recapitare un insulto, per formulare una dichiarazione d?amore o uno slogan per la squadra del cuore, per cantarle belle a qualcuno o dirgliene quattro per le rime.
C?è gente che paga per farsi fare una poesia? C?è gente che campa smerciando le proprie poesie? Ne è la prova vivente questo quarantacinquenne napoletano. Che, lo ammette lui stesso - lo dichiara anzi e declama in rime e ritmi - per sbarcare il lunario le ha tentate e le tenta proprio tutte. Ma alla fine la sua storia di avventuriero alla ventura gli è valsa una fortuna. Ne avrete una sonora riprova spendendo la misera cifra di 9 euro per acquistare la sua esilarante biografia in versi. Ne darete anzi un?inconfutabile dimostrazione versando l?obolo per comprare il suo poemetto appena uscito da Meridiano Zero con il titolo L?acrostico più lungo del mondo. Storia di un satiro religioso.
Avrete speso bene i vostri soldi. Perché, guardatelo bene in tutti i versi: per diritto, alla rovescia, soprattutto di profilo. C?è dentro un filone prezioso. Letti in verticale i capoversi dei suoi endecasillabi burleschi formano il primo canto della Divina Commedia. Burla o meraviglia, talento versatile o estro furbo d?improvvisazione partenopea, barbatrucco o trucco barbino: come che la si voglia vedere, scegliersi l?Alighieri quale «duca segnore e maestro» dà qualche garanzia di mettersi sulla buona strada.
Prima di scendere con Dante giù all?Inferno, Mazzitelli di strade ne ha battute molte altre. È stato predicatore di piazza, filosofo da baraccone, venditore di enciclopedie, redattore, giornalista. Macchinista? «Sì! - ammette -, su un glorioso cargo battente bandiera panamense. Mi imbarcai che avevo vent?anni. Feci il giro del mondo e fui ributtato a riva ai piedi del Vesuvio, dopo una lite con il direttore della sala macchine». Batterista in una band? «Già, ma adesso la batteria la suono solo come il clarinetto Dylan Dog: per pensare. Invece con i ragazzi del gruppo ho lavorato ancora qualche settimana fa, da fabbro e magazziniere».
Prima di misurarsi sul calco della terzina dantesca, aveva tarato metri, lunghezze e prezzi delle sue composizioni su differenti valute e unità. «Una volta mi pagavano in lire», racconta lo «Zingaro vecchio dall?ardita prosa» con qualche nostalgia dei vecchi tempi. «Duemila lire a verso era la mia tariffa quando lavoravo in piazza. Mi piaceva! L?agorà è da mo? una strepitosa fonte di ispirazione. La gente arrivava attratta dalle bancarelle. E io stimolato dalle loro richieste componevo in un minuto le mie invenzioni. Sempre acrostici: un genere antico come il mondo. O antico almeno come la Grecia antica in cui significava ?capoverso?. Me ne hanno fatti inventare sui capoversi formati da tutti i nomi. Dedicati a persone amate o odiate. Commissionati da fidanzati cornuti e così vendicati. Ho messo in rima partecipazioni matrimoniali, intimidazioni legali, buoncompleanni, perfino un vaffanculo».
E alla fine? Il divino poeta l?ha tolto dalla strada? «Sì e no. Cioè: furono i guai di salute a darmi una regolata. Soffro d?asma. Ma proprio la volta che toccai il fondo, quando entrai in coma farmacologico dopo una crisi respiratoria, mi apparve in persona il poeta della Comedìa. Era mastodontico, come la statua che c?è qui a Napoli in piazza Dante. Era superbo, fiero come il leone che lo accompagna, e veniva per dissuadermi dalla perdizione. Dovevo seguirlo». Pedissequo certo no, ma agile a calcarne i passi Mazzitelli è di sicuro. Non ha ripercorso in rime che il primo canto dell?Inferno, e mentre già si appresta a prolungare l?acrostico più lungo del mondo sulle tracce di Purgatorio e Paradiso, già i dantisti, i trecentisti e gli italianisti ragionano sul suo genio prodigioso.
Lo faranno pubblicamente il prossimo 18 dicembre all?Istituto Orientale di Napoli (via Chitamone 62, ore 15): allorché il professor Vittorio Marmo, il critico Marco Lombardi e il filologo Claudio Franchi faranno corona seduti sulla cattedra al redento poeta da strada.

Un saltimbanco d'altri tempi, di cui scrivono che farà ragionare dantisti e trecentisti e italianisti. Questa è la morale della favola. Se i nostri napoletani avranno modo di apprezzarlo dal vivo il 18 sapranno dirci molto di più...

uh, guarda il 18. ci provo ad esserci. ; ) i napoletani so creature strane, assai...

Dovrai raccontarci. Personalmente sono molto molto incuriosito... grazie sin d'ora;)

Solo da un napoletano poteva venir fuori un'idea così.
Curiosa assai.

Manco per poco all'appuntamento di domani, in quella che era la "mia" Università, ma avrei avuto piacere di ascoltare... Peccato le ferie comincino il 22.

Ci affidiamo a Gabriella, dai:)

eccomi a rapporto! ; )
allora?. vediamo un po? da dove cominciare? mi sono sentita un pesce fuor d?acqua. eravamo una ventina al massimo (professori e studenti per lo più che si conoscevano tra loro e conoscevano l?autore) ma, come dire ero l?inviato speciale di lankelot? no?! (ahahhahah rido di me!) ho tirato fuori la maschera della faccia tosta. (facc? e? culo una cos?. si dice da queste parti) mi sono messa buona buona ad osservare ed ascoltare. tra l?altro stamattina ho chiamato per avere conferma di luogo e ora e? (fidarsi è bene. ma, non fidarsi è meglio!) dopo aver parlato con tre persone diverse (addette alle informazioni) beh, nessuno ne sapeva niente. aò, io ce provo lo stesso? mi sono detta. nonostante la pioggia, il freddo, l?orario del cazzo, il traffico? : )
andiamo avanti. in attesa dell?illustre professore Marmo (circa tre quarti d?ora. un ragionevolissimo tempo in terra partenopea!) Lombardi, Franchi e Mazzitelli scherzavano tra loro e non. chiedendo ai pochi il vero motivo della loro presenza? battute a raffica (del tipo li hai pagati, vero?! o ti sono debitori), sulla pesantezza della lettura dello scritto in questione e sulla mancanza di alcol per rendere il pomeriggio più allegro. sul secondo punto mi sono trovata completamente d?accordo! ; )

ha aperto Franchi, riportando alcuni esempi di acrostici in letteratura per niente rari, pare. dalla drammaturgia greca a Boccaccio, Caroll (pare che abbia nascosto il vero nome di alice in al di là dello specchio. non ha detto dove. ed io non ho avuto il coraggio di chiederlo?) e addirittura l?inno olandese nasconde Guglielmo d'Orange. la differenza è nel fatto che fin d?ora è stato utilizzato per nascondere messaggi, mentre Mazzitelli l?ha usato per parlarne.

Lombardi ha accennato a Queneau come esigenza di seguire delle regole (calcolare. del resto era un matematico) nella creatività e Poe che sosteneva che la letteratura è studio e olio di gomito. (in un saggio sulla scrittura, il primo manuale del perfetto scrittore? sempre sfotticchiando, di cui non ricordo il titolo. scusatemi. non ero preparata, so 'na pippa, non solo non c?avevo un registratore.. ma, manco un blocchetto e ?na matita? ; ) ) (considerazione personale? anche Queneau e Poe avrebbero gradito un goccetto!)

Marmo era perplesso. è andato avanti facendo metafore sui chiodi (le iniziali da cui l?acrostico parte), gabbie (le rime), funghi velenosi (la letteratura che si nutre di se stessa donando concime, nel ciclo naturale della vita. mentre, qui sembra il contrario) e metalli pesanti, come la differenza tra uranio arricchito e impoverito? (qua gli scienziati del sito mi potrebbero aiutare a capire, meglio, la differenza! ; ))
tutto su un piano semiserio. (napoletano, direi). scherzosamente hanno commentato che le prossime uscite (purgatorio e paradiso) sono minacce.. ma, Mazzitelli non si fermerà. (ha dichiarato) lo deve a Dante che gli apparso (sotto l?effetto della morfina ridacchiava Franchi? ) e poi, si diverte troppo. in qualche maniera il suo è un ?viaggio? per capire e analizzare se stesso. e, giocare con la sua vita. in ogni caso non mi sembra una banale operazione editoriale. del resto sarebbe incomprensibile, ha puntato troppo in alto. questo è sicuramente positivo? e poi, secondo me, per capire alcune cose, davvero, delle sue esperienze? devi essere napoletano.
questo a caldo. magari nei prossimi giorni, metabolizzando? mi verrà altro. ; )

Ammazza che report.
Fantastico:).
Magnifico lavoro. Inviata speciale ufficiale:)

Altro verrà! Bene. Benissimo:).

(a proposito: so che non serve confermarlo, ma quel Franchi non è mio parente. Purtroppo:) )

(simpatiche coincidenze? ;) e, simpatico anche lui. molto. il più convincente e preparato dei tre, direi...)

;).