Maurensig Paolo

Vukovlad. Il signore dei lupi

Autore: 
Maurensig Paolo

"La storia degli uomini è il sogno degli dei, e anche se tutti cercano di spiegarla con la logica, con la concatenazione di cause ed effetti, e credono di individuare nella necessità primaria delle masse la molla che scatena rivoluzioni e guerre, ogni cosa può essere valutata secondo una duplice visione: una, contingente, che si basa su cause secondarie, le quali, in realtà, non sono dissimili dagli effetti; e un'altra, superiore, che considera le cause prime, le quali vanno ricercate nei miti e nelle leggende. Tutti credono che le cose debbano sempre andare per il meglio, e si dimenticano invece che la natura segue altri percorsi, anzi, che persegue finalità opposte, nessuno ricorda che la distinzione è un fatto primario della vita e dell'evoluzione. Perchè mai le leggende del passato parlano di catastrofi planetarie, di diluvi universali, di una fine del mondo dalle cui rovine nascerà un mondo nuovo?" (Pag. 85)

Anno 1939. La Polonia si prepara ad affrontare uno dei momenti più bui della sua storia: l'invasione nazista sta per travolgere la modesta resistenza militare polacca barricata sui monti Tatra. Il sottotenente Emil Ferenczi si ritrova a presidiare un piccolo villaggio di contadini, aspettando l'arrivo dell'artiglieria pesante e dei rinforzi. E' proprio lui che racconta la storia, sempre in bilico tra verità e menzogna, tra scienza e superstizione. I monti Tatra offrono alla mente dei soldati un paesaggio antico, ancestrale, in cui la natura sembra scatenarsi, volubile e ambigua come il tema del racconto. Una storia nebbiosa, non c'è dubbio. Ma c'è ben altro che incombe su queste terre, ben più oscuro e maligno della nebbia. Ben più pericoloso degli zingari, più misterioso delle incisioni sui muri della chiesa del paese. E - incredibilmente - più minaccioso della guerra stessa, quella tremenda prima ondata tedesca che avrebbe ridotto alla miseria e portato il terrore grigio sulla nazione.

C'è un'ombra che scivola tra le montagne, silenziosa e suadente come si immaginerebbe fosse il diavolo stesso. Una presenza che ha reso sospettosi i già superstiziosi abitanti del villaggio. Si mormora, attorno a questa ombra. Mormorano gli abitanti del villaggio, e mormorano anche i soldati, giovani e bellicosi ma che sembrano distratti da questo mistero. Licantropia, si mormora tra i ranghi. Vukodlak, mormorano gli zingari, demone della notte. Sui monti Tatra tutte le ombre convergono al castello del magravio.

Il castello. Deve molto a Walpole - Il castello di Otranto - , il castello del magravio. Nobiluomo di antiche origini tedesche, Vukovlad ricorda per certi tratti un conte Elettore di Sassonia, una figura machiavellica, un gotico e crudele Hemingway, la sua passione per la caccia che lo portò ad errare per tutto il mondo. Ma l'influsso gotico del romanzo non si ferma certo a questo. E il magravio non va a caccia soltanto di animali, come avrà modo di constatare Emil. Sono le anime degli uomini, perfette prede perchè corruttibili, che rappresentano una vera sfida per un demonio. La figura magnetica del nobile riesce a disgustare e sedurre allo stesso tempo. La sua ombra sembra vivere di una liquida vita propria all'interno del castello, dove sembrano risuonare echi di antiche battute di caccia e dove invece risuonano per davvero urla di giovani fanciulle. Il pensiero non può che andare alle pagine del Dracula stokeriano. Il sottotenente Emil Ferenczi dovrà sforzarsi di difendere se stesso ed il suo scetticismo perchè il suo ospite sembra nascondere diversi segreti che sarebbe meglio mantenere tali.

Il conte è un nemico o un amico? Le sue origini tedesche possono destare sospetti sulla sua presunta lealtà alla nazione? Perchè al villaggio spariscono giovani fanciulle in età da marito? Possibile che il conte stia godendo dello Ius primae nocti? Oppure accade anche di peggio tra le mure del castello?

Maurensig partorisce un racconto breve di genere, esplorando le lande desolate del gotico più classico. Gli elementi del genere ci sono tutti: ambienti e setting perfetti (le montagne ed i boschi sono un set naturale plausibile); effetti atmosferici che hanno un ruolo primario (la pioggia e la neve, protagoniste di molte fiabe gotiche dell'Europa orientale); un antagonista a dir poco affascinante, raffinato ma brutale, colto ma senza scrupoli, e che riesce a far risplendere l'aura di mistero che l'autore gli disegna intorno. Ma l'approccio di Maurensig è scientifico e razionalista. Ogni evento è quindi riconducibile ad una serie di combinazioni di causa-effetto. La conclusione della storia può, di conseguenza, appesantire gli animi. Sicuramente straccia quella splendida scena fiabesca perfettamente dipinta. Maurensig è uno scettico, razionalista come detto prima, ma quello che in realtà non riesce a spiegarsi è la follia dell'uomo nell'aborto (in)civile della guerra, unica vera minaccia nella storia.                                   

 

EDIZIONE ESAMINATA

Paolo Maurensig, Vukovlad - il signore dei lupi

Edizioni Mondadori - 2006

Brevi note biografiche

Paolo Maurensig è nato a Gorizia. Vive e lavora a Udine. Ha pubblicato La variante di Luneburg (Adelphi, 1993) e, con Mondadori, Canone Inverso (1996), L'ombra e la meridiana (1998), Venere lesa (1998), L'Uomo scarlatto (2001), Il guardiano dei sogni (2003).

Presenti su Lankelot.eu: 

 

ISBN/EAN: 
9788804550334

Commenti

A parte "Venere lesa" abbiamo ora la sua produzione completa :)

Devo ancora cominciare a conoscere Maurensig... Ho acquistato di recente Canone inverso e forse sarà anche ora che lo legga. :)

Bene, ti dico subito due cose: che il libro me lo sono regalato proprio dopo aver letto la tua segnalazione, anche se non so quando potrò leggerlo (ho terminato da poco i due volumi di Lester Bangs in edizione Minimum Fax, cominciati ad Agosto. Questo per suggerire il reale stato e la nuova tempistica delle mie letture) e ho il vago sospetto che non mi dirà niente di nuovo. Appena leggo "Seconda Guerra Mondiale" penso a Maurensig, in Letteratura Italiana: è un copione già scritto. La sensibilità gotica mi piace nel momento in cui sa rivelare qualcosa di nuovo e di extra-reminiscenza. Ma non si può non volere bene a un autore che ha sbagliato soltanto un libro davvero, guarda caso l'unico in cui aveva deragliato dal suo DNA - parlo di Venere Lesa.

"quello che in realtà non riesce a spiegarsi è la follia dell?uomo nell?aborto (in)civile della guerra, unica vera minaccia nella storia". > credo non sia l'unica questione che flagella la sua ispirazione e la condiziona, ma ne parleremo altrove.

Il libro non è riuscitissimo, forse perfino troppo breve e con un finale che sembra troncare più che dare l'ultima pennellata. La scrittura resta comunque brillante e la storia è carica di suggestioni. Io ho scoperto Maurensig solo da poco e devo leggere Venere lesa ed il guardiano dei sogni. Venere lesa: un deragliamento di dna?

Era ora che uscisse qualcosa di nuovo di Maurensig: proprio poco tempo fa, riproponendo le mie rec ai suoi testi e rivedendo quelle di Gf, mi chiedevo che fine avesse fatto.
sarei attratta dall'atmosfera gotica, perchè mi piace di solito, quanto al resto non saprei, il fatto che si mescoli alla seconda guerra mondiale e voglia magari fare un discorso anche storico in poche pagine mi lascerebbe un po'perplessa. Vedremo, l'autore comunque mi è molto piaciuto in altri suoi romanzi.

Non ci crederai ma ho letto il libro, per via delle solite controverse scelte del destino. Che dirti: è forse il primo Mondadori di Narrativa che leggo estraneo all'editing. Ci metto le mani sul fuoco: questo libro è stato stampato così come è stato scritto; e non alludo solo a due-tre refusi enormi e a parecchie ridondanze (che aggettivazione gratuita: dappertutto).
Le aporie legate alle amnesie sono il primo topos.
I drammi famigliari sono il secondo.
La vena gotica è libresca e indovinata perché atipica rispetto al panorama italiano. Tempo di lettura un'ora e mezzo.
*
Estraneo al dna? Vedrai. Ha saccheggiato Le Affinità Elettive e non ne è derivato un gran romanzo:).

La cosa più curiosa di questo libro è la lingua e il lessico. Vuole essere letterario ma spesso non lo è:). Ti darò la mia copia piena di scarabocchi quando ci incontreremo, faremo a cambio e tu mi darai la tua. Ti farai quattro risate, è piena di annotazioni e di rilievi sulla struttura binaria della lingua di PM.

7.8. L'ho letto anch'io in pochissimo tempo! Per l'aggettivazione gratuita sono proprio d'accordo: le ridondanze sono sovrabbondanti e a volte mi hanno fatto un effetto soporifero (ma credo si debba dire "ipnotico" ;)). E' stato interessante l'accostamento al gotico, penso che lo scrittore lo meditasse da tempo.

"Gotico rurale" di Eraldo Baldini è forse quanto di meglio ho letto di italiano in merito.

8. La mia copia è ancora intatta. Affare fatto!

(meditato e adottato quando ha potuto, penso in particolare al Guardiano ma non solo: espedienti gotici, in generale, ne ha adottati da sempre. E' nelle corde della letteratura mitteleuropea che più ancora di quella italiana pm va rivendicando;) ).

Baldini? Buio pesto. Ce ne parlerai;).
Per la copia affare fatto, d'accordo. Grosso

A proposito: dio dei libri, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore per aver acquistato un'edizione mondadori; ma gli è che sono affezionato al Maurensig. Non volermene: edizioni di merda sono e rimangono (e è ufficiale, non sanno più nemmeno fare editing, ridicolo)

11. Due spazzolate di editing gli avrebbero giovato sì.

Di questo autore ho letto solo "Venere lesa", immediatamente dopo una trasferta a Roma. Dissi che avevo finito "Le affinità elettive" durante il viaggio e mi fu consigliato di far seguire Maurensig a Goethe. Inutile dirti chi mi diede il consiglio, chè dai commenti alla tua pagina ben si evince. Inutile ribadire quanto c'avesse visto lungo.

Ma chissà di chi si tratta... :)))

l'ho letto la scorsa settimana, ho notato la vena gotica, che in verità mi è piaciuta e che appunto M. ha usato altre volte. É un libro che si legge facilmente, in velocità, lo trovo però inferiore ad altri lavori dell'Autore, prende meno, non so, alle volte mi sembra prevedibile. Mi sembra interessante l'idea che il vero problema del Male probabilmente è costituito dalla guerra, non dalla sola vicenda del margravio.
C'é inoltre una frase finale che mi colpisce: "la «leggenda positiva» potrebbe diffondersi fino a diventare l'antidopo al sortilegio"