“Those who cannot remember the past – scrisse Santayana – are doomed to repeat it”. Storia di una rivalità tra duellanti e storia della tragedia d’un popolo. Tributo alla memoria di ogni individuo, e dunque allo spirito dell’uomo, e tributo alla memoria storica, e dunque al fondamento essenziale del nostro tempo, e di ogni società.
Storia di due avversari che il tempo rivela nemici: e di una rivalità che non conosce oblio, e si risolve con la morte. Storia di un’epoca che non si può dimenticare, borborigmo nazista di “Sangue e Suolo”: l’allegoria è un confronto serrato tra due scacchisti. L’uomo che diverrà Dieter Frisch e l’uomo che diverrà Tabori. Nessuno dei due potrà mantenere il proprio nome e la propria identità, al termine degli anni del conflitto: soffocati dallo spettro d’un passato innominabile, annichiliti, alla deriva dei propri sogni e della propria ricerca, vivranno esistenze distanti e divergenti: si consuma una attesa che pare interminabile. Il ricordo di quel che è avvenuto cristallizza il passato in un presente inalterabile: l’uomo giusto agogna giustizia, ed è pronto ad attendere fino alla fine dei suoi giorni pur di chiudere il cerchio e suturare la ferita dello spirito, che mai poteva cicatrizzare.
L’incipit della narrazione è la misteriosa morte di Dieter. Unica anomalia evidente, la presenza d’una scacchiera di pezze e stoffa con dei bottoni per pedine, a simulare la strategia di gioco che Dieter aveva ribattezzato Variante di Lüneburg. Il narratore racconta che la sentenza di morte risale a due notti prima, sul treno che viaggiava alla volta di Vienna.
E allora viaggiamo in una carrozza dove un giovane pittore interpreta la partita a scacchi tra Dieter e un suo collaboratore, stupendoli per l’insolita brillantezza delle sue osservazioni: quel giovane è il figlio adottivo del narratore, è un campione di scacchi che ha quasi compromesso il suo equilibrio psichico per la sua dedizione al gioco, e si trova adesso al fianco di Dieter perché deve raccontargli una storia. Questo giovane, ennesima splendida incarnazione del Vecchio Marinaio di Coleridge, appare nel testo esclusivamente per poter raccontare questa storia: ed è la storia della sua vita, del suo talento scacchistico e del degrado conosciuto nell’isolamento e nella sofferenza: ed è la storia del suo maestro, e d’una scacchiera misteriosa che aveva il dono di condizionare il giocatore a non decentrarsi, a scanso di infliggergli una scarica elettrica; ed è una storia che allude, evoca, annuncia e infine pronuncia la ragione della dannazione di due anime, e risolve una inimicizia che aveva attraversato il tempo. Questo giovane, poco a poco, si trova a sedere di fronte a una figura che sempre più appare pietrificata dal confronto col proprio passato e con la propria coscienza: un codice segreto contenuto in una strategia scacchistica si rivela eco d’una atroce passata condanna a morte, e d’una prossima eterna maledizione.
Inoltriamoci nella foresta del testo. Appare una via d’elezione e benedizione.
Tu fuggirai il dolore. Tu imparerai dal dolore. Tu non arrecherai dolore.
Tre incisioni su una scacchiera originata nei sogni degli alchimisti.
Ed è in sostanza la sorte dei tre personaggi principali. Dieter fugge dal dolore fino al termine dei suoi giorni, Tabori impara ogni cosa dal dolore, il giovane Hans è incapace di arrecare dolore. Adesso: difficile discutere altri aspetti della trama, per non bruciare a nessuno tra voi il piacere della lettura e dell’incontro con un capolavoro letterario mitteleuropeo – mi limiterò, allora, a segnalare qualche aspetto eccellente dell’opera, senza adottare alcun criterio gerarchico nella discussione.
a) Il rapporto tra Tabori e Hans è l’archetipico legame tra maestro e allievo: si ha la sensazione di assistere ad un’iniziazione all’esistenza, mediante l’adesione totale ad un gioco che è una disciplina, una filosofia e una rappresentazione fedele dello spirito d’ogni individuo. Tattica aggressiva, tattica attendista, tattica difensiva: contenimento, o spregiudicato assalto del nemico. Scacchiera come specchio della psiche, scacchista come dio che domina ordina e controlla il suo esercito. Il legame maestro-allievo sembra procedere lungo il sentiero dell’emulazione, quindi della soggezione, infine del superamento e della comune realizzazione e nell’arte degli scacchi, e nella conclusione del cammino d’una vita – riscatto forse d’un popolo, ed eterna memoria del dolore.
b) Il tema dei due rivali è incarnato, altrove, con splendida ispirazione, da Conrad, ne “I duellanti”: tuttavia io sento il respiro della “Guerra Invernale del Tibet” di Dürrenmatt, dell’individuo che, per così dire, assume senso in funzione del suo nemico- e questo vale assolutamente per Dieter, e in misura differente per Tabori. Tabori riconosce in Dieter il rivale: e sa di doverlo sconfiggere per sempre dopo esser stato costretto a testimoniare la sua malvagità e la sua barbarie. Dieter vive la sua giovinezza per surclassare Tabori: non è una affermazione, quella che desidera, ma una forma di supremazia. Non una vittoria, ma un’umiliazione. Non un confronto, ma una prevaricazione. Odio, dunque, e antagonismo contro rivalità: ma la rivalità si macchia di sangue innocente, e nel sangue sembra destinata a concludersi.
c) Lo stile dell’artista goriziano – in questa sua opera prima – è perfettamente aderente alla sublime tradizione novecentesca mitteleuropea: se per via del meccanismo dell’agnizione può sembrare erede d’una linea che da Scipio Slataper e Roth, attraverso Dürrenmatt, si conclude in Magris, per atmosfera, ambientazione e ispirazione va assolutamente ascritto alla più nobile arte letteraria mitteleuropea.
d) Spesso, leggendo questo romanzo, mi sono ritrovato a pensare all’ “Amico ritrovato” di Fred Uhlman: non solo per via dell’analoga epoca storica, ma soprattutto per via del fatto che mi è parso questo romanzo fosse una sorta di “Nemico ritrovato”. Storie opposte, di nemici che pure sembrano essersi reciprocamente necessari per ammettere l’esistenza dell’altro: eppure entrambe testimonianze monumentali del conflitto non culturale, ma spirituale rappresentato dall’ultima guerra mondiale. Testimonianze monumentali della sofferenza e dell’orrore: e di quel tradimento dell’umanità che ha avuto il nome di nazionalsocialismo, e di quel tradimento di Dio che è stato lo sterminio di milioni di persone in nome della loro appartenenza ad un’altra fede religiosa. All’epoca si parlava di razze: oggi si parla di etnie, scrive Sebastiano Vassalli in “Sangue e Suolo”. Il significato non è cambiato: la parola è nuova, e inganna.
Capolavoro letterario mitteleuropeo, in conclusione, d’un autore che ha conosciuto la prima pubblicazione troppo tardi: nel 1993, a cinquanta anni. Opera prima, questa, che definire promettente è riduttivo, perché è l’annuncio di un nuovo grande romanzo del talento goriziano, il Canone Inverso, che vedrà la luce tre anni dopo- ma di quest’opera, e di molto altro ancora, discorreremo altrove.
EDIZIONE ESAMINATA e BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA:
Paolo Maurensig (Gorizia, 1943), talento letterario mitteleuropeo, narratore.
Paolo Maurensig, “La variante di Lüneburg” Adelphi, Milano, 1993.
Paolo Maurensig, “Canone inverso”, Mondadori, Milano, 1996.
Paolo Maurensig, “L’uomo scarlatto”, Mondadori, Milano, 2001.
Lankelot, G.F., Settembre del 2002.
Commenti
L?incipit della narrazione è la misteriosa morte di Dieter. Unica anomalia evidente, la presenza d?una scacchiera di pezze e stoffa con dei bottoni per pedine, a simulare la strategia di gioco che Dieter aveva ribattezzato Variante di L?neburg.
Tu fuggirai il dolore. Tu imparerai dal dolore. Tu non arrecherai dolore.
Tre incisioni su una scacchiera originata nei sogni degli alchimisti.
Ed è in sostanza la sorte dei tre personaggi principali. Dieter fugge dal dolore fino al termine dei suoi giorni, Tabori impara ogni cosa dal dolore, il giovane Hans è incapace di arrecare dolore.
Dopo aver letto la tua rec, Gianfranco, sono andata a riprendere il libro e sicuramente stasera ripartirò anch'io su quel treno...
Il romanzo è un enigma perfetto, le pedine nella seconda parte della narrazione trovano un riscontro perfetto nella prima, e quando ogni pezzo del puzzle viene collocato nella giusta casella tutto assume i colori giusti, tutto torna, e quello che si prova non è solo angoscia, rabbia, incredulità, ma anche una certa soddisfazione.
Grazie davvero
Raffaella
Grazie a te per la solita, preziosa, impagabile condivisione. E buona rilettura, a questo punto;)
Uno dei migliori libri italiani contemporanei...e lo dice una che diffida sempre dagli autori italiani. Maurensig è un genio, compone in modo meticoloso, affianca "una nota" alla successiva con ossessivo equilibro e crea intrecci perfetti.
Italiani contemporanei. Viventi.
1. Del Giudice. "Lo stadio di Wimbledon". Opera prima, vent'anni fa. Scrive poco e significa qualcosa. Grande lingua letteraria.
2. Magris. "Un altro mare". Mitteleuropeo puro, e zeitgeist del primo Novecento e non solo.
3. Tabucchi. "Piazza d'Italia". Spaccato - partigiano - del Novecento. Opera prima.
4. Ottonieri. "L'album cremisi". Sperimentazione & lingua letteraria. D'avanguardia.
5. Morici. "Matti slegati". Grande opera prima. Autore nato negli anni Settanta.
6. Mascheri. "Poliuretano". Grande opera prima. Autore nato negli anni Settanta.
rileggo con calma, magari dopo aver letto il romanzo, che mi è stata caldamente consigliato altrove. per ora mi appunto la tua lista (Tabucchi condivido, Del giudice l'ho lettos ecoli fa e l'hoo disseminato in qualche file della memoria ormai fuori registro)
("lo stadio" è tutto incentrato su Bobi Bazlen!)
Lo sto giusto leggendo. Di Maurensig conoscevo ben poco ma la recensione mi ha attirato. Al momento sono out, completamente rapito da questo romanzo. Da appassionato dilettante di scacchi non potevo che esserlo. C'è un che di gotico, nel libro, c'è il peso degli autori che hai citato tu, giustamente. Romantico.
Bene. Attendiamo l'esito finale. Impatto, percezione, interpretazione, adesione.